Incidente sul lavoro ad Aiello. Deceduto un giovane di 37 anni

Il Quotidiano della Calabria 11 ottobre 2012, pag. 21
Località Acquafredda – Courtesy of Google Maps

Sanità. Nuova organizzazione per l'Asp

Il Quotidiano della Calabria del 18 settembre 2012

Suona la campanella. Inizia la scuola per figli e genitori.

Oggi è iniziata la Scuola, una nuova avventura per figli, e per noi genitori. 
Qui di seguito, vogliamo condividere con i Navilettori del Blog il pezzo di Roberto Grandinetti, pubblicato su Il Quotidiano della Calabria, in cui ci siamo visti e riconosciuti… A tutti gli scolari, grandi e piccini, il nostro in bocca al lupo.
Il Quotidiano del 17.09.2012 – Cronaca di Cosenza

Aiello. L'incontro dei Giovani Udc e di AdP sui veleni dell'Olivo. "Insieme, per far rinascere il territorio"



AIELLO CALABRO – Dell’Olivo e dei suoi veleni si è parlato, ancora una volta, nel corso dell’incontro tenutosi domenica 10 giugno nella cittadina che sovrasta la vallata.
Hanno aperto il dibattito, coordinato dal presidente di AdP Ernesto Cicero, l’on. Roberto Occhiuto che ha riconfermato l’attenzione alla vicenda, oggetto peraltro di una sua interrogazione parlamentare di qualche mese fa; e il segretario provinciale Udc Giovani Andrea Bruni il quale ha promosso l’iniziativa assieme al gruppo consiliare di minoranza di Alleanza di Progresso. Bruni, introducendo, ha posto l’accento sui rischi per la salute provenienti dalle sostanze nocive stipate nell’Olivo, chiedendo che le istituzioni, tutte insieme, per fare rinascere il territorio, così come recita l’auspicio contenuto nel titolo dell’incontro, si muovano in fretta per avviare le operazioni di risanamento. A seguire, gli interventi della consigliera di AdP Naccarato che ha espresso le preoccupazioni e le ansie delle mamme per la salute dei propri figli.
Proprio sui dati dell’inquinamento riscontrato nell’alveo fluviale, ha basato l’intervento Alfonso Lorelli, che già dal 2004 con il benemerito Comitato civico De Grazia di Amantea si occupa del caso. In modo chiaro, ha esplicitato come stanno le cose, ricordando i valori delle sostanze tossiche presenti, e la loro pericolosità per la salute, come peraltro aveva evidenziato il prof. Massimo Lopez, oncologo di fama mondiale già direttore del Regina Elena di Roma, in un recente convegno ad Amantea. Lorelli, inoltre, ha chiesto alla regione Calabria – rivolgendosi alla Fagà e a Dattolo presenti al tavolo dei relatori – che si adoperi per ripristinare subito la salubrità dei luoghi, almeno di quelli con maggiore indice di pericolosità.
La presidente dell’Arpacal, rassicurando sugli impegni verso il territorio, ha parlato della latitanza, negli anni, delle istituzioni che non hanno vigilato abbastanza, e nel contempo ha esortato i giovani a continuare a seguire l’esempio di cittadinanza attiva, per fermare quello che ha definito “stragismo ambientale”. La dirigente dell’agenzia ambientale ha pure annunciato che a breve sarà avviato nella zona, dai laboratori Arpacal, una ricerca epidemiologica sull’incidenza tumorale.
In questi termini anche il contributo del presidente della commissione ambiente della regione, on. Dattolo, che ha condiviso l’analisi della Fagà  circa la scarsa attenzione in passato sui territori verso i quali si sono perpetrati danni incalcolabili. Per quanto riguarda i costi della bonifica ha ipotizzato grandi cifre, ed ha altresì auspicato la restituzione ai cittadini delle terre bonificate.
A parte gli impegni di cui tutti si sono fatti carico – e gli apprezzamenti per il lavoro svolto alla Procura di Paola e al dott. Giordano che in questi anni ha cercato la verità, e di assicurare alla giustizia gli untori dell’Olivo, così come allo stesso Comitato De Grazia per continuare a tenere sotto i riflettori la vicenda – c’è da registrare la polemica sollevata dall’intervento del sindaco di Aiello Franco Iacucci. La contesa è, nonostante gli acclarati risultati ufficiali delle analisi e della caratterizzazione dei siti indagati, se nella vallata vi sia radioattività artificiale, ovvero il cesio 137, o più semplicemente naturale, derivante da rocce radioattive. Per Iacucci, che ha citato brani della relazione Ispra-Arpacal, non risultano tracce di radioattività artificiale, né la relazione Brancati sulle malattie oncologiche si baserebbe su dati scientifici.
Pronte le ribattute, in particolare di Lorelli che ha riletto i passaggi chiave della relazione Ispra-Arpacal in cui si evince, in modo patente, che la radioattività artificiale è presente (in alcune zone è attestata pure quella naturale, che non esclude però la esistenza conclamata di terreno contaminato da cesio 137, proveniente, probabilmente, da altrove, ndc), insieme ad altre sostanze inquinanti oltre i limiti di legge e di tante altre porcherie, e che, dunque, è doverosa una bonifica al più presto. Un obiettivo da raggiungere, “Senza contrapposizioni”, invita in ultimo la presidente Fagà. “Mettiamoci insieme, perché insieme risolviamo i problemi”.
(Testo integrale aggiunto il 12.06.2012, ore 15 – Articolo uscito su Il Quotidiano della Calabria del 12 giugno 2012, pag. 32)

VII Rapporto Italiani nel Mondo

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La comunità di Aiello alla cerimonia di accensione della lampada votiva di S. Francesco

Paola 2 maggio 2012. Il film della giornata… 
Il gruppo della comunità Aiellese all’arrivo al Santuario di Paola
Uno dei settori occupati dagli Aiellesi
La Statua del Santo
Il corteo con il sindaco Iacucci di Aiello, tra i comuni che hanno donato l’olio; il sindaco di Paola, Perrotta, P. Francesco Marinelli – Reverendissimo Padre Generale dei Minimi; e il presidente della regione Calabria, on. Scopelliti.
Per le altre foto clicca QUI

GALLERIA FOTO SU GOOGLE+
Il Blog ringrazia L. Zagordo per le foto 141, 142 e 168.

AUDIO INTERVENTO PADRE ROCCO BENVENUTO E SINDACO IACUCCI
VIDEO – SALUTO DEL SINDACO DI AIELLO CALABRO

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Da Il Quotidiano della Calabria – 2.05.2012 – 19.24

LA CERIMONIA PER IL PATRONO

Scopelliti accende la lampada votiva per san Francesco di Paola davanti a fedeli arrivati da tutta la Calabria. E con le parole del santo più amato della regione, i frati minimi rivolgono un invito per uscire dalla crisi: «Si deve far riscoprire il gusto e la gioia di partecipare e di condividere» – PER LEGGERE CLICCA QUI.

Il volto ritrovato. Il crocefisso restaurato di S. Francesco a Ripa, pregevole scultura lignea del calabrese Fra Angelo da Pietrafitta

Ci sono opere dell’ingegno che travalicano il tempo e che si proiettano nella storia per la loro bellezza e per la loro valenza artistica. Come il Crocefisso di Angelo da Pietrafitta († 1699), fratello laico dei francescani Riformati. Un capolavoro del seicento conservato a Roma nella chiesa di S. Francesco a Ripa, il cui restauro, appena eseguito, è stato oggetto di un incontro inaugurale nel luogo di culto trasteverino. Tra gli ospiti della conferenza moderata dal giornalista RAI Andrea Marini, padre Giovanni Rossi ministro provinciale dei Frati Minori del Lazio (sebbene in programma, non ha potuto presenziare padre Francesco Lanzillotta, min. prov. dei Frati Minori della Calabria); la dott.ssa Laura Gigli, storico dell’arte della Soprintendenza PSAE; la dott.ssa Alessia Scazzuso, che ha eseguito il restauro; padre Stefano Tamburo, superiore e parroco di S. Francesco a Ripa; e lo storico dell’arte Gianfrancesco Solferino, conservatore del Convento che ha tenuto una relazione sui Crocefissi di Calabria del Seicento. A lui abbiamo chiesto di parlarci dell’opera e dell’autore pietrafittese di cui poco si conosce della vita.

Probabilmente di umili condizioni, molto legato al suo paese di origine, Fra Angelo fu allievo del calabrese Fra Diego da Careri (1606-1661), il quale aveva lavorato a Roma presso il convento di San Francesco a Ripa. Qualche anno più tardi, sarà fra Bernardino da Bisignano, procuratore generale della riforma francescana, a chiamare Fra Angelo, in virtù della sua grande fama di crocifissista, per scolpire l’opera in parola.
Frate Angelo, di grande devozione e dotato di spiccato spirito mistico, che prima di scolpire pregava chiedendo l’illuminazione al Signore, quando realizza l’opera di S. Francesco a Ripa, è il 1686. La sua è una formazione artistica che si ispira ai crocefissi di Fra Umile da Petralia, come quelli di Cutro e Bisignano. «I Crocefissi di frate Angelo, però, sono meno drammatici – spiega Solferino -, ma non per questo meno efficaci. Hanno questa bellezza, questa semplicità e questa cura per l’intaglio. Le anatomie sono perfette. Frate Angelo dà al crocefisso questa espressione di rassegnazione e nello stesso tempo di accondiscendenza totale alla volontà di Dio». Quella del frate calabrese è, come aggiunge ancora lo storico dell’arte, «un crocefisso sereno in volto, anche se le labbra sono livide, il volto scavato, emaciato, il corpo pallidissimo di un bianco cadaverico. Però nelle braccia, nelle gambe – fa notare Solferino – le vene pulsano di vita. Una scultura perfetta anatomicamente parlando».
Il restauro è stato eseguito da Alessia Scazzuso, che ha fatto uno splendido lavoro, grazie alla diagnostica, ed al sostegno scientifico della Soprintendenza capitolina, in particolare della dott.ssa Laura Gigli, e dello stesso Solferino.
Il bel Crocefisso di Angelo da Pietrafitta, unico blocco ligneo eccetto le braccia, questo “Volto ritrovato”, è ritornato dunque, dopo ben 10 mesi, nel suo luogo naturale. Ora è custodito nella prima cappella della navata destra, in un sacello realizzato dall’architetto romano Carlo Fontana negli anni ’90 del seicento, per committenza del nobile cardinale Giovambattista Ricci.
Bruno Pino
Pubblicato su Il Quotidiano della Calabria del 3 aprile 2012, pag. 52

Nuova veste grafica per Il Quotidiano della Calabria, "più voce e più rispetto per la Calabria"

Giornalismo. Centocinquant'anni di stampa calabrese. Dalle riviste ai quotidiani: esordio e declino in una terra di pochi lettori

Il Quotidiano della Calabria del 21.03.2012

Medicina, dalla Calabria al Canada studiando la Cle. La storia di Marietta Iacucci

La CLE, acronimo in lingua inglese che sta per Confocal Laser Endomicroscopy, è una nuova pratica endoscopica che permette di ottenere immagini microscopiche-istologiche in tempo reale, e di effettuare biopsie per la diagnosi precoce di malattie infiammatorie e di tumori gastrointestinali.

A tale tecnica, già in sperimentazione da qualche anno, prima in Germania, successivamente in Italia e Gran Bretagna, e ora anche in Canada, nell’Alberta, presso l’Università di Calgary, si dedica con buoni e apprezzabili risultati, la ricercatrice italiana Marietta Iacucci, professore associato nella Divisione di Gastroenterologia presso la Facoltà di Medicina dell’ateneo canadese.

La giovane studiosa di origini calabresi – è nata a Cosenza, ha vissuto a Castrolibero, ed è molto legata ad Aiello Calabro, paese dei nonni paterni -, non nasconde la soddisfazione per i traguardi professionali che dedica alla famiglia che l’ha seguita e sostenuta.

Come ci ha spiegato, la CLE – rispetto all’endoscopio classico, col quale si potevano eseguire diagnosi ottiche ed eventuali biopsie da sottoporre a successive analisi istologiche in laboratorio – può invece analizzare, in modo approfondito e a livello cellulare, i tessuti sottoposti a monitoraggio, e quindi agevolare le necessarie biopsie mirate in vivo. I vantaggi sono evidenti. Permette innanzitutto di aumentare di molto la possibilità di diagnosi precoci, in modo più efficace, e di calibrare gli adeguati trattamenti terapeutici.

La dott.ssa Iacucci, che sino allo scorso anno svolgeva la sua attività di gastroenterologo al S. Camillo-Forlanini di Roma, è interessata in particolar modo allo studio della patogenesi  “mucosal healing” e alla sorveglianza endoscopica delle IBD, malattie infiammatorie intestinali (in inglese, inflammatory bowel disease), come il morbo di Crohn e la retto colite ulcerosa. Secondo le sue ricerche, riportate peraltro in un recente articolo pubblicato sulla rivista medica dell’Università di Calgary, i pazienti che presentano tale condizione potrebbero sviluppare forme tumorali nell’arco di 10 anni. In virtù della tecnica endoscopica, però, è ora possibile sapere di più sulle alterazioni della mucosa colica. E proprio su questo aspetto si concentra il lavoro portato avanti dalla ricercatrice italiana e dal team di colleghi.

«Oggi siamo in grado di capire con la endomicroscopia confocale – ci ha detto – la patogenesi, l’infiammazione e le lesioni precancerose delle malattie infiammatorie intestinali. Nel prossimo futuro – ha aggiunto – potremmo cambiare la storia naturale delle IBD e trovare terapie mirate per i tumori».

Laureata alla “Sapienza” di Roma nel 1994 in medicina e chirurgia, Marietta Iacucci ha conseguito la specializzazione in Gastroenterologia nel 1998.