Coltivato si unisce al ricordo del prof. Angelo Garibaldi, il “Dottor Fiori” che ha salvato il pesto

Torino, 10 luglio 2026. È morto ieri, 9 luglio 2026, Angelo Garibaldi, professore emerito di Patologia vegetale all’Università di Torino e per decenni punto di riferimento della fitopatologia italiana e internazionale. Coltivato, il Festival Internazionale dell’Agricoltura, lo ricorda con profondo affetto e gratitudine: Garibaldi è stato tra le voci scientifiche con cui il Festival ha avuto l’onore di collaborare, portando in città il rigore e la passione di una vita intera dedicata allo studio delle malattie delle piante.

Nato nel 1938 a Cipressa, in provincia di Imperia, da una famiglia di floricoltori, ha dedicato la sua intera vita allo studio delle malattie delle piante e all’insegnamento. Preside della Facoltà di Agraria dal 1990 al 1996, Pro-Rettore con il Rettore Rinaldo Bertolino dal 1996 al 2004, Presidente del Centro di Competenza Agroinnova, da lui co-fondato dal 2002 al 2025, Angelo Garibaldi ha messo la sua intera carriera scientifica al servizio degli studenti e degli agricoltori. Ha formato centinaia di laureati, che hanno continuato a restare in contatto con lui con affetto, e lasciato una produzione scientifica che supera le mille pubblicazioni, sempre tenendo insieme ricerca di base e applicazioni concrete: pioniere del trasferimento tecnologico e della divulgazione, ha risolto innumerevoli problemi reali agli agricoltori, ai quali si sentiva profondamente legato anche per le proprie origini. Fino agli ultimi mesi, Garibaldi è rimasto pieno di progetti e di idee, con ancora tante cose che avrebbe voluto realizzare.

In sessant’anni di ricerca era diventato, per amici e colleghi, il “Dottor Fiori”: un cacciatore di spore capace di individuare centinaia di nuovi patogeni delle piante ornamentali, tra i più grandi esperti al mondo in questo campo. È a lui, tra l’altro, che si deve una delle pagine più note della sua attività: gli studi sulle malattie del basilico che hanno permesso di proteggere una delle colture più identitarie del territorio, tanto da valergli l’appellativo di “salvatore del pesto”.

“Ci lascia un uomo di scienza autentico, che ha saputo guardare avanti fino all’ultimo giorno”, ricorda Maria Lodovica Gullino, direttore scientifico di Coltivato, che con Angelo Garibaldi ha condiviso gran parte del proprio percorso accademico e umano. “Aveva ancora tante cose da fare, tanti progetti a cui teneva. Ci mancherà la sua curiosità, la sua gentilezza, e quel rigore che ha insegnato a intere generazioni di ricercatori e agricoltori. Che la terra gli sia lieve, e si ricopra di quei fiori che ha amato, studiato e curato per tutta la vita.”

Un pesce fossile di 50 milioni di anni fa, anello mancante dell’evoluzione delle razze. La straordinaria scoperta dei ricercatori di UniTo

Il lavoro ha permesso di ricostruirne non solo l’aspetto, dieta e modo di vita, ma anche di appurare come questa nuova specie di razza miliobatiforme, Dasyomyliobatis thomyorkei, dedicata al cantante dei Radiohead, rappresenti una forma di transizione tra le specie attuali più primitive che si nutrono di prede dal corpo molle e vivono principalmente nei fondali, e quelle più evolute che si nutrono di prede dal guscio duro e vivono in mare aperto.

Dasyomyliobatis thomyorkei, la razza fossile di 50 milioni di anni oggetto dello studio, scoperta nel dicembre 2020 nel giacimento paleontologico di Bolca (VR). Foto di Giuseppe Marramà.

Uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Palaeontology a firma di un team italo-austriaco guidato dai paleontologi Giuseppe Marramà e Giorgio Carnevale, rispettivamente ricercatore e professore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, risolve un dibattito decennale della paleontologia: come e quando si è evoluta la durofagia e lo stile di vita pelagico nelle razze?

Il fossile oggetto dello studio è stato portato alla luce nel dicembre 2020 nel famoso giacimento paleontologico di Bolca (Monti Lessini, Verona), durante i recenti scavi condotti dal Museo di Civico di Storia Naturale di Verona. Conosciuta fin dal XVI secolo, Bolca è una delle località paleontologiche più conosciute al mondo per ricchezza, diversità ed eccezionale stato di conservazione dei suoi fossili, soprattutto pesci, che documentano la presenza di un antico mare tropicale poco profondo associato a barriere coralline di circa 50 milioni di anni fa, in un’epoca chiamata Eocene, dove oggi sorgono i Monti Lessini. E proprio per la loro importanza paleontologica, i giacimenti fossiliferi di Bolca, insieme ad altre località paleontologiche della Val d’Alpone, sono stati recentemente inseriti nella lista dei siti italiani candidati a diventare patrimonio UNESCO.

Fin dalle prime analisi era chiaro che si trattava di un esemplare eccezionale, non solo per la sua completezza e la qualità della sua conservazione ma anche per il suo significato evolutivo”, spiega il Dr. Roberto Zorzin,geologo e curatore del museo che ha supervisionato gli scavi e coautore dello studio.

Il fossile oggetto dello studio è una bellissima razza fossile che rappresenta una nuova specie appartenente ai miliobatiformi, un gruppo molto diversificato di razze oggi rappresentate da trigoni, pastinache, aquile di mare e mante, note per una caratteristica peculiare: la presenza di uno o più aculei veleniferi sulla coda che usano come arma di difesa contro altri pesci predatori e occasionalmente contro l’uomo. Queste razze possono essere raggruppate in due forme, o meglio due ecomorfotipi molto distinti sia dal punto di vista morfologico che ecologico: la superfamiglia Dasyatoidea comprende razze bentoniche e non-durofaghe come i trigoni e le pastinache che, avendo un disco pettorale discoidale con raggi poco mineralizzati hanno un nuoto di tipo ondulatorio e vivono principalmente sul fondale; grazie a batterie di piccoli e numerosi denti con radice bilobata catturano prede dal corpo molle, principalmente vermi policheti, piccoli pesci e crostacei. Al contrario, le razze della superfamiglia Myliobatoidea come le aquile di mare e le mante sono pelagiche o bentopelagiche, ovvero vivono in mare aperto grazie alla presenza di pinne pettorali a forma di ali sostenute da robusti raggi mineralizzati che permettono un nuoto di tipo oscillatorio, una sorta di “volo” subacqueo nella colonna d’acqua. Possiedono inoltre i lobi cefalici, proiezioni delle pinne pettorali posti anteriormente alla testa, utilizzate per localizzare e dissotterrare le prede. Alcune di queste razze pelagiche come le aquile di mare sono durofaghe, ovvero hanno pochi, grandi e robusti denti con radici multiple con cui frantumano i duri gusci dei molluschi e crostacei di cui si nutrono, mentre altre come le mante si nutrono di plancton.

La presenza di due ecomorfotipi oggi così diversi e senza forme intermedie rende difficile definire come e da chi abbiano avuto origine le razze pelagiche durofaghe, poiché fino ad oggi non avevamo forme di transizione fossili che potevano chiarire questo aspetto”, sottolinea il Prof. Giorgio Carnevale.

Lo studio di questa nuova razza fossile ha permesso non solo di ricostruirne aspetto, dieta e modo di vita, ma anche di appurare che essa rappresenta una sorta di “anello mancante”, o meglio, una forma di transizione tra le più primitive razze bentoniche non-durofaghe e le più derivate razze pelagiche durofaghe. Questa razza fossile possiede infatti un mix di caratteri comuni a entrambi i gruppi di razze: come trigoni e pastinache, aveva piccoli denti laterali a radice bilobata e raggi delle pinne pettorali poco mineralizzati, mentre come le aquile di mare possedeva pinne pettorali a forma di ali, lobi cefalici, e una fila di denti centrali con radici multiple.

Questa combinazione di caratteristiche consentiva a Dasyomyliobatis thomyorkei (nome ispirato a Thom Yorke, leader dei Radiohead) di passare dal nuoto ondulatorio a quello oscillatorio, consentendo a questa razza di sfruttare l’ampia gamma di habitat che offriva l’antico mare tropicale di Bolca, dall’eterogeneo ambiente marino poco profondo al mare aperto, ma anche di nutrirsi di un’ampia varietà di prede, sia dal corpo molle che dai gusci più robusti.

Questo nuovo fossile fornisce la prova diretta che la durofagia e lo stile di vita pelagico nelle razze miliobatiformi si sono evoluti a partire da circa 100 milioni di anni fa da un antenato comune appartenente ad una famiglia oggi estinta (chiamata Dasyomyliobatidae) che possedeva caratteristiche anatomiche comuni ad entrambi gli ecomorfotipi oggi esistenti, di cui Dasyomyliobatis thomyorkei fu probabilmente uno degli ultimi rappresentanti”, spiega il Dr. Giuseppe Marramà.

Lo studio dimostra che la paleontologia è una Scienza viva nel contesto italiano, e che la conservazione e valorizzazione a lungo termine del patrimonio paleontologico di Bolca sono necessarie in un’ottica di promozione culturale e turistica della Val d’Alpone e, in generale, di tutto il patrimonio paleontologico italiano.

I geologi esprimono soddisfazione per gli esiti dell’esercitazione “Sisma dello Stretto”­­­

Francesco Violo, presidente dell’Ordine Nazionale dei Geologi
Roma, 8 novembre 2022_ Il Dipartimento della Protezione Civile nazionale ha organizzato, d’intesa con le Regioni Calabria e Sicilia e le Prefetture-UTG di Messina e di Reggio di Calabria, un’esercitazione nazionale di protezione civile sul rischio sismico, denominata “EXE Sisma Stretto 2022”. L’esercitazione si è svolta a Reggio di Calabria Messina, dal 4 al 6 novembre 2022, e ha compreso diverse iniziative volte a testare l’efficacia del sistema di risposta delle varie componenti e delle strutture operative del Servizio Nazionale di Protezione Civile, nell’ipotesi di un terremoto di Magnitudo 6, con conseguente allerta maremoto e significativo impatto su abitazioni e popolazione. In accordo con il Codice della Protezione Civile, gli Ordini e i Collegi professionali e i rispettivi Consigli Nazionali concorrono alle attività di Protezione Civile. Pertanto, anche i geologi liberi professionisti sono stati coinvolti nelle attività esercitative per l’esecuzione di sopralluoghi sul territorio interessato dallo scenario di evento, a supporto della “Funzione Tecnica e di Valutazione – Rischi indotti” e della "Funzione Censimento Danni e Agibilità post evento delle costruzioni", attivate durante l’esercitazione presso la Direzione di Comando e Controllo (DiComaC). Il CNG e gli Ordini regionali dei Geologi di Calabria e Sicilia, coordinati rispettivamente dai delegati Lorenzo Benedetto (Consigliere nazionale dei geologi), Giulio Iovine (Presidente dell’O.R. Calabria) e Davide Siragusano (Vice Presidente dell’O.R. Sicilia), sono stati coinvolti nell’organizzazione e nella realizzazione delle attività esercitative, con l’impiego di diversi geologi liberi professionisti. L’esperienza maturata in occasione dell’esercitazione, con la partecipazione attiva in sopralluoghi e riunioni di approfondimento, hanno consentito di affinare le competenze e la capacità di risposta dei professionisti in occasione di eventi critici improvvisi e potenzialmente distruttivi.Gli Ordini dei Geologi di Calabria e Sicilia, di concerto con il Consiglio Nazionale dei Geologi, desiderano esprimere grande soddisfazione per il supporto tecnico e umano fornito durante questa iniziativa, e auspicano l’organizzazione sistematica di eventi formativi analoghi (anche inerenti ad altri tipi di rischi naturali), per estendere maggiormente la platea di tecnici qualificati, pronti ad offrire il proprio contributo specialistico in occasione delle emergenze che potrebbero interessare il territorio. Al contempo, auspicano una crescente attenzione nei riguardi della pianificazione d’emergenza a scala comunale, per fare in modo che simili strumenti – di rilevanza vitale per la popolazione – non restino nei cassetti degli uffici tecnici ma vengano effettivamente implementati e aggiornati, pubblicizzandoli mediante azioni di informazione capillare ed esercitazioni periodiche, al fine di avere comunità più resilienti.

La micologia in Calabria, 14, 15 e 16 ottobre a Lorica

Dettagli in locandina

Geoantropologia e Geomitologia: leggende, tradizioni popolari e mito. Si parlerà anche di S. Lucerna

appuntamento il 24 febbraio 2022

Il Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia – ISPRA, la Società Geografica Italiana e la SIGEA propongono la giornata di studio “Geontropologia e Geomitologia: leggende, tradizioni popolari e mito.“
Tale giornata è la seconda del secondo ciclo “Giornate di studio di Geologia e Storia”, appuntamenti organizzati per fare il punto sull’attuale stato delle conoscenze riguardo l’importanza delle fonti storiche e cartografiche per lo studio dei fenomeni geologici e degli eventi catastrofici naturali.
Le tematiche affrontate in questa giornata di studio saranno gli studi geo-umanistici, le correlazioni tra la mitologia, l’antropologia, gli usi, i costumi e le tradizioni popolari e la geologia e i rischi naturali.
I grandi terremoti registrati in Italia in epoca storica, gli tsunami, le eruzioni vulcaniche, le grandi alluvioni, gli eventi di dissesto in genere hanno da sempre condizionato la vita degli uomini originando miti, leggende e tradizioni popolari che si sono poi tramandate nella storia.
Questa Giornata di studio riguardante la Geo-antropologia e la Geo-mitologia sarà occasione per discutere l’origine di tali miti e tradizioni popolari, per analizzare quanto gli eventi catastrofici, il territorio e la geologia ne hanno costituito un fattore condizionante. Sarà un’occasione per confrontarsi con il mondo scientifico e soffermarsi sull’importanza della multidisciplinarità delle ricerche nonché sulla necessità della ricerca storica e cartografica da affiancare a quella geologica al fine di fornire uno studio completo dei fenomeni naturali che rendono fragile il nostro territorio. (Fonte sito web ISPRA)

Si parlerà anche, a cura di Gaetano Osso, presidente di Sigea Calabria, dei misteri di Santa Lucerna. Si potrà seguire la giornata di studio sul Canale Youtube di ISPRA.

Il video completo. L’intervento di Gaetano Osso è da 2.52.30 in poi
Il programma degli interventi

Storia locale. L'influenza Spagnola ad Aiello Calabro nel 1918

La situazione pandemica attuale dovuta al coronavirus, che sta interessando anche l’Italia, in maniera più grave di quanto ci si aspettasse, somiglia molto ad un’altra pandemia – la Spagnola – che un secolo fa, sul finire della Prima Guerra Mondiale, tra il 1917 ed il 1920*, cagionò decine di milioni di morti in tutto il mondo ed in Italia circa 600 mila.
Su questo aspetto, da tempo, avremmo voluto fare una ricerca per sapere cosa successe ad Aiello, quanti furono i morti; come si affrontò la malattia. Bisognerà per questo cercare documentazione dell’epoca.
Nel frattempo, però, grazie alla signora Maria Luisa Cicero che ci ha fornito dei ritagli di giornale, apprendiamo che le vittime Aiellesi per il morbo furono circa un centinaio.
Abbiamo trascritto uno degli articoli di Cronaca di Calabria del 3 novembre 1918, che fotografa abbastanza chiaramente la situazione e ve lo proponiamo.
Buona lettura.
 
 
Situazione Sanitaria grave
(x.y.) – La pandemia d’influenza, apparsa qui, in forma vaga e lieve, negli ultimi di settembre, si è andata man mano accentuando e aggravando.
Nel primo periodo, quando forse era possibile infrenare e debellare il morbo, di botto si restò senza medico e senza ufficiale sanitario e non fu eseguita disinfezione alcuna. Quando arrivò il dott. Luigi Florio d’Amantea, che moltiplicò le sue cento virtù di mente e di cuore, il morbo avea già assunto proporzioni serie e si andava generalizzando. Molti infermi l’egregio Sanitario di Amantea ebbe a strappare alla morte. Quindi venne il sottotenente medico dott. Pasquale Pignataro, nostro conterraneo anche lui giovane valoroso instancabile, dall’animo trasparente al più sconfinato altruismo. È sempre su e giù in giro per l’abitato, per le frazioni; corre per le campagne, visita dì e notte gl’infermi, che superano i duemila. Molti sono stati da lui salvati. Molti nondimeno i decessi**, moltissimi i moribondi. Occorre un altro Sanitario data l’estensione del territorio. Occorrono aiuti adeguati. C’è famiglie intere colpite e languenti, prive di qualsiasi soccorso.
Urge l’invio di un plotone di soldati per far le veci della gente laboriosa, volenterosa, e pietosa, che manca, urge una squadra di disinfezione, urgono medicinali.
Il Comitato locale di salute pubblica, fa del suo meglio, ma fa ben poco, sprovvisto com’è di mezzi adeguati.
Si è avuto un po’ di medicinali dalla Croce Rossa d’America; qualche cassetta di latte condensato dal chiaro Comm. Berardelli e dall’illustre Prefetto e lire trecento, per gli ammalati poveri, dal Comitato Sanitario provinciale.
Il Sindaco Cav. Attilio Solimena ed il presidente della Congregazione di carità, Cav. Luigi Malta, fra le molte cose utili che fanno pensano di istituire una cucina economica pei poveri.
Il presidente del Comitato Sanitario, avv. Cav. Giovanni Solimena, incurante dei pericoli, per sé e e per la numerosa famiglia, ha aperto si può dire la sua casa a tutti: in sua casa si prepara e si distribuisce il latte, il chinino, la tintura di jodio, i sussidi pei poveri.
L’egregio uomo, nella qualità di commissario intercomunale per l’assistenza civile e la propaganda interna, è l’attività e la fattività fatte persone: scrive, telegrafa, provvede, dispone, chiede, prega, ottiene. Molto fa; ma non può però fare quanto la gravissima situazione richiede. Lo stesso cav. Avv. Nicola Viola deputato provinciale, in Cosenza, moltiplica il suo buon volere e le sue molte energie a profitto del suo paese natio; le autorità provinciali lo ascoltano e ne esaudiscono le preci; ma ripeto, occorrono provvidenze energiche adeguate e pronte; ché Aiello corre un’assai funesto autunno.
Chi sa dove andremo a finire…
 
*Il virus si diffuse in tre diverse ondate: primavera 1918, autunno 1918 e gennaio 1919. 
** Nel numero 92 di Cronaca di Calabria del 21 novembre 1918, si accenna a circa cento persone decedute sino a quel momento.
 
 

Lo stagno Turbole o della morte. Se ne parla in un articolo dell'ultimo numero della rivista "Geologia dell'Ambiente"

L’articolo a firma di GAETANO OSSO Referente per la Geologia – Arpacal Dipartimento
di Cosenza
FRANCESCO MAZZOTTA Responsabile UTC Settore Urbanistica – Comune
di Lago
GABRIELE CHIAPPETTA Pediatra
GIOACCHINO LENA Vice Presidente Sigea

Riconoscimento della Commissione Cultura del Comune di Cosenza per il prof. Remo Naccarato. Le foto della serata

Nella sala Quintieri del teatro Rendano di Cosenza, oggi pomeriggio, 25 settembre, è stato conferito il riconoscimento alla carriera di "Calabrese eccellente nel mondo" all'Aiellese Remo Naccarato, uno dei padri della gastroenterologia italiana.

Dal sito del Comune di Cosenza

Consegnato, alla presenza del Sindaco Occhiuto, riconoscimento alla carriera al Prof.Remo Naccarato, gastroenterologo cosentino di fama internazionale

“Una figura così ricca ed eclettica, con una straordinaria formazione professionale ed accademica, non disgiunta dalle sue evidenti doti umane, avrebbe fatto molto comodo all’interno dei nostri ospedali, ma nel nostro territorio, che pure ha grandi potenzialità ed un capitale umano di assoluto riguardo non c’è stato, purtroppo, l’humus giusto per far sì che eccellenze come il prof. Remo Naccarato potessero restare qui ed arricchire il nostro patrimonio”.
Lo ha detto il Sindaco Mario Occhiuto intervenendo questa sera nella Sala “Quintieri” del Teatro “Rendano” dove era in programma la cerimonia di consegna al prof. Remo Naccarato, uno dei padri della gastroenterologia italiana e personalità di spicco nel campo della ricerca, insigne accademico dell’Università di Padova e figura di primo piano con meriti acquisiti anche a livello internazionale, di un riconoscimento alla carriera attribuito dalla Commissione cultura del Comune di Cosenza, presieduta da Claudio Nigro.
Al prof. Naccarato, nativo di Aiello Calabro, oggi ottantaduenne, ma con un’energia e una capacità comunicativa veramente sorprendenti, si deve la fondazione della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia dell’Università di Padova, da lui diretta dal 1976 al 2003.
Libero docente in Patologia Speciale Medica dal 1965, ha insegnato nell’ateneo del capoluogo veneto Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali, Gastroenterologia e Patologia Speciale Medica.
Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, il prof. Naccarato ha fatto anche parte del Consiglio Superiore della Sanità. 
Il Sindaco Occhiuto si è detto grato al prof. Naccarato per quello che rappresenta a livello nazionale ed internazionale. “Per quanto poca cosa sia questo riconoscimento, rispetto a quelli che è abituato a ricevere – ha aggiunto il primo cittadino – la città di Cosenza è onorata di consegnarglielo, attraverso la Commissione cultura, perché proviene direttamente dal cuore della nostra città e della nostra comunità”. 
La cerimonia, introdotta dal Presidente Nigro, ha visto la relazione del consigliere Mimmo Frammartino che ha ripercorso puntualmente la prestigiosa carriera del prof. Naccarato ricordandone anche i trascorsi da studente, a Cosenza, del Liceo Classico “Bernardino Telesio” (in sala “Quintieri” c’era anche qualche compagno di classe, come Ettore Cozza e Tonino Guzzo). Dal “Telesio” di Cosenza al “Virgilio” di Roma e poi all’Università di Padova dove Remo Naccarato si laureò nel 1957 e dove ottenne, nel 1964, il suo primo incarico al Policlinico dopo aver vinto una borsa di studio per specializzarsi in Olanda e dopo altre due specializzazioni, a New York e a Londra. 
Frammartino ha inoltre ricordato il legame inscindibile tra la Calabria ed il prof. Naccarato anche se “ha eletto l’Università di Padova a sua compagna per sempre”. Un impegno ed una smisurata passione per il sapere che sorprende ma che gli è valsa, di recente, anche la medaglia al merito deontologico attribuitagli in occasione del premio intitolato ad Achille De Giovanni, primo presidente dell’ordine dei medici di Padova. Basta leggere la motivazione per rendersi conto di come il prof. Naccarato sia diventato un punto di riferimento insostituibile per i suoi allievi, alcuni dei quali presenti anche alla cerimonia di Cosenza: “per la spinta motivazionale trasmessa agli allievi della sua scuola e per essere un esempio di etica professionale per tutti i medici padovani”. 
“E in quel veneto dove un altro calabrese, Bruno da Longobucco otto secoli fa, nel 1200, si accorse che era giunto il momento di cambiare la filosofia della medicina, portandola ad un livello colto, Remo Naccarato – è ancora il consigliere Frammartino a parlare – continua a fare scuola”. 
Nel corso della cerimonia sono intervenuti, tra gli altri, la Vice Presidente della Commissione cultura Maria Lucente, il consigliere Francesco Perri, il Sindaco di Aiello Calabro Franco Iacucci e il prof. Giampiero Avruscio, cosentino come l’eccellente cattedratico e primario di angiologia all’Ospedale di Padova, che ha molto insistito sia sulle indiscusse qualità professionali del prof. Naccarato, ma anche sulla sua missione tesa ad umanizzare la medicina. 
Quando prende la parola, il prof. Naccarato, dopo aver ringraziato il Sindaco Occhiuto, la Commissione cultura e tutta la città, comincia a sfogliare l’album dei ricordi. 
La mente va al ponte Mario Martire bombardato durante la guerra e al Liceo “Telesio” dal quale si vedeva anche il “Rendano” bombardato. Non dimentica la sua passione calcistica per il Cosenza, evocandone la prima promozione in serie B “con Vignolini capitano e De Maria coach”. Una passione, quella per il calcio, che ha continuato a coltivare anche negli anni successivi scendendo direttamente in campo ogni mattina, alle 7,00, prima di recarsi in Ospedale. Prima di ritirare il premio, non rinuncia ad una breve, ma profonda lectio su alcuni principi importanti della medicina, richiamando il messaggio, del 1714, di un pioniere come Bernardino Ramazzini: “E’ meglio prevenire che curare”. Raccomanda il riorientamento dei servizi sanitari e virtuose politiche pubbliche per la salute. Tra gli altri consigli: uno stile di vita sano che contempli l’attività fisica e una sana alimentazione. Poi ricorda le 12 regole del codice europeo contro il cancro senza dimenticare due parole ancora per gli anziani, da considerare una risorsa. “Invecchiare bene deve essere una priorità globale e, ultima avvertenza, bisogna continuare a lavorare anche nella terza età”. E la prova provata è il suo costante impegno, nonostante le ottantadue primavere.
La serata è stata conclusa da una performance musicale del “Trio Beethoven” composto dal pianista Fabio Falsetta, dal violinista Davide Stratoti e dal violoncellista Leo Stratoti che hanno eseguito i “Klaviertrios Op.1 n.1 e n.2” di Beethoven.

Ambiente&Salute. Il Registro Tumori della Calabria, strumento fondamentale per monitorare l’incidenza delle malattie oncologiche e poter calibrare di conseguenza azioni sanitarie di prevenzione

Quando ce n’eravamo occupati a dicembre 2013, il Registro tumori di Cosenza e Crotone pareva sul punto di essere accreditato dall’Airtum (associazione che coordina i Rt italiani e che svolge attività di raccordo metodologico). Invece, si registrano ritardi sulla tabella di marcia, probabilmente dovuti ai concomitanti impegni dell’equipe medica che si dedica alle attività di registro e a quelle di screening oncologico. Una dotazione di pochi addetti, tra medici e rilevatori, che l’Asp dovrebbe potenziare per procedere con maggiore solerzia. Altrimenti si rischia seriamente di vanificare l’impegno profuso da parte degli operatori, ed il lavoro sinora realizzato.

Tra i progressi fatti dal team del Registro che comprende le province di Cosenza e Crotone (popolazione di riferimento 850 mila residenti), si possono annoverare la raccolta dei dati delle tre annualità 2006-2008, e l’acquisizione di un “datawarehouse”, una banca dati, a costo zero, frutto della collaborazione tra Dipartimento informatico dell’Unical ed Asp di Cosenza. Tuttavia, non è stata ancora avanzata, segno che non tutto è pronto, la richiesta di accreditamento all’Airtum. Un requisito fondamentale – così prescrive il regolamento dell’associazione – che certifica la conformita dei dati e delle procedure agli standard qualitativi ritenuti necessari al fine di contribuire alla Banca Dati. Si prevedono, dunque, tempi più lunghi. Tant’è che «il processo di accreditamento – come ci ha detto Emanuele Crocetti, segretario nazionale Airtum – richiede non solo che la registrazione sia iniziata ma che sia in corso da tempo come processo consolidato». E che prevede come ulteriori step, insieme all’invio contestuale della casistica inerente i dati di incidenza, mortalità e popolazione relativi ad almeno tre anni consecutivi, la valutazione della Commissione, con eventuali richieste di chiarimenti, una “site-visit” valutativa, e, quindi, la relazione finale che darà il via libera.

Il Registro Tumori della Calabria era stato istituito con delibera di Giunta regionale del marzo 2010. Il solo che sinora fa parte delle rete Airtum è quello della provincia di Catanzaro (direttore Antonella Sutera Sardo), attivo già dal 2003, istituito formalmente nel 2008, ed accreditato dall’Airtum nel 2010 (le cui pubblicazioni dal febbraio 2013 sono state accettate anche dall’IARC, l’International Agency for Research on Cancer), al quale ora è aggregato anche il Rt di Vibo. Quello di Cosenza e Crotone (dir. Anna Giorno) è istituito formalmente invece dal 2008, mentre quello di Reggio Calabria (dir. Filomena Zappia) è del febbraio 2013. Tutti i tre RT sono coordinati dal Dipartimento regionale di Tutela della Salute.

Lo scorso anno, tra dicembre 2013 e marzo 2014, della questione se n’era occupata, con diverse sedute, la Terza Commissione del Consiglio regionale, sedute nel corso delle quali erano stati auditi comitati civici e associazioni ambientaliste di tutta la regione, che avevano chiesto una velocizzazione dell’operatività dei registri e, prima ancora, la realizzazione delle bonifica dei tanti, troppi, territori inquinati di questa nostra martoriata Calabria. Un’attività istituzionale che ha prodotto, poi, un ampio dossier inviato pure al Ministero della salute. Al di là di queste buone intenzioni, però, ad un anno di distanza, non si registrano novità di rilievo.

Eppure, è di tutta evidenza che il Registro Tumori è uno strumento fondamentale per monitorare l’incidenza delle malattie oncologiche, la loro diffusione territoriale, e le fasce di popolazione coinvolta. Necessario ed utile per risalire scientificamente alle cause di insorgenza dei tumori, per la valutazione dei trattamenti più efficaci, e per poter calibrare di conseguenza azioni sanitarie di prevenzione. Il diritto alla salute è una priorità ineludibile. Come priorità ineludibili – e gli amministratori regionali non potranno sottrarsi al compito di reperire le risorse necessarie – sono le bonifiche ambientali da fare, che abbisognano di parecchi milioni di euro. Solo per quella della valle Oliva vicino Amantea (Cs), tanto per fare un esempio, servono circa 21 milioni di euro.

 

La pagina del Quotidiano del Sud di giovedì 27 novembre 2014.

LINK UTILI

Il Registro tumori della Calabria. Lo stato dell’arte (Post del dicembre 2013)
L’argomento trattato sul Blog (su blogspot)

Medicina, dalla Calabria al Canada studiando la Cle. La storia di Marietta Iacucci

La CLE, acronimo in lingua inglese che sta per Confocal Laser Endomicroscopy, è una nuova pratica endoscopica che permette di ottenere immagini microscopiche-istologiche in tempo reale, e di effettuare biopsie per la diagnosi precoce di malattie infiammatorie e di tumori gastrointestinali.

A tale tecnica, già in sperimentazione da qualche anno, prima in Germania, successivamente in Italia e Gran Bretagna, e ora anche in Canada, nell’Alberta, presso l’Università di Calgary, si dedica con buoni e apprezzabili risultati, la ricercatrice italiana Marietta Iacucci, professore associato nella Divisione di Gastroenterologia presso la Facoltà di Medicina dell’ateneo canadese.

La giovane studiosa di origini calabresi – è nata a Cosenza, ha vissuto a Castrolibero, ed è molto legata ad Aiello Calabro, paese dei nonni paterni -, non nasconde la soddisfazione per i traguardi professionali che dedica alla famiglia che l’ha seguita e sostenuta.

Come ci ha spiegato, la CLE – rispetto all’endoscopio classico, col quale si potevano eseguire diagnosi ottiche ed eventuali biopsie da sottoporre a successive analisi istologiche in laboratorio – può invece analizzare, in modo approfondito e a livello cellulare, i tessuti sottoposti a monitoraggio, e quindi agevolare le necessarie biopsie mirate in vivo. I vantaggi sono evidenti. Permette innanzitutto di aumentare di molto la possibilità di diagnosi precoci, in modo più efficace, e di calibrare gli adeguati trattamenti terapeutici.

La dott.ssa Iacucci, che sino allo scorso anno svolgeva la sua attività di gastroenterologo al S. Camillo-Forlanini di Roma, è interessata in particolar modo allo studio della patogenesi  “mucosal healing” e alla sorveglianza endoscopica delle IBD, malattie infiammatorie intestinali (in inglese, inflammatory bowel disease), come il morbo di Crohn e la retto colite ulcerosa. Secondo le sue ricerche, riportate peraltro in un recente articolo pubblicato sulla rivista medica dell’Università di Calgary, i pazienti che presentano tale condizione potrebbero sviluppare forme tumorali nell’arco di 10 anni. In virtù della tecnica endoscopica, però, è ora possibile sapere di più sulle alterazioni della mucosa colica. E proprio su questo aspetto si concentra il lavoro portato avanti dalla ricercatrice italiana e dal team di colleghi.

«Oggi siamo in grado di capire con la endomicroscopia confocale – ci ha detto – la patogenesi, l’infiammazione e le lesioni precancerose delle malattie infiammatorie intestinali. Nel prossimo futuro – ha aggiunto – potremmo cambiare la storia naturale delle IBD e trovare terapie mirate per i tumori».

Laureata alla “Sapienza” di Roma nel 1994 in medicina e chirurgia, Marietta Iacucci ha conseguito la specializzazione in Gastroenterologia nel 1998.