di Carmelina Sicari
Ci riempie di gioia la notizia che Melicuccà, il paese che ha dato i natali al grande poeta Calogero e Montemurro che li ha dati al suo più convinto lettore, Sinisgalli, sono uniti in nome della poesia da un gemellaggio. Se trionfasse questo metodo cioè l’unione di posti disparati e lontani non avremmo bisogno del riarmo.
A Melicuccà si è anche tenuto un festival della poesia. E dobbiamo ricordarci che se ogni riarmo prelude sempre alla guerra, la poesia è il più sicuro antidoto ad essa. E per questo motivo la modernità anziché optare per essa ha scelto colpevolmente le armi.
Manzoni sorrideva con tristezza al fatto che il mentecatto del paese venisse chiamato ‘poeta’ ed in un bellissimo racconto di Corrado Alvaro Rinaldo che aveva ammirato il poeta-celebratore nelle feste e nei conviti, alla madre che gli chiedeva cosa volesse fare da grande, rispondeva: – Il poeta. E la madre piangeva per la delusione.
Sì, Lorenzo Calogero di Melicuccà è un grande poeta, nonostante che il titolo non gli sia stato attribuito se non con grande fatica molto tardi e molto dopo il suo suicidio. Ma la sua presenza che lievita nella sua poesia intensamente come in Leopardi è solo un aspetto della sua cosmicità. Così come Il pastore errante nell’Asia del recanatese il poeta sente il figlio che gli nasce dall’Oceano e dialoga con le stelle, abbraccia l’universo intero in un impeto di vitalità e di amore. Grande poeta chi ci solleva dagli sterili ripetitivi motivi di una tradizione letteraria ormai desueta. Ma c’è un modulo critico riguardi la poesia che bisogna rivedere. È il rifiuto del dannunzianesimo attraverso la formula della poesia contemporanea come erede del Leopardi. Gozzano con l’esaltazione dell’odore dell’aglio e della cedrina certo appartiene a questa frontiera antidannunziana, così come Montale de I limoni. Ma dobbiamo considerare che il vate d’Italia sapeva perfettamente che l’essenza poetica è la parola vibrante se diceva Poeta, divina è la parola e il verso è tutto. Si tratta di individuare i punti intermedi tra Leopardi e le figurine che popolano gli idilli e la ricerca dannunziana. Tra questi va collocato Calogero.
La morte m’innamora
e la vorrei condurre a quel sito
in cui ella come amante amata
mi ama ancora.
Questi versi rendono evidente l’eredità di Leopardi ma sono ben oltre il dannunzianesimo nella ricerca linguistica. Calogero è un profeta della nuova poesia, quella che vincerà le guerre.
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