Riapertura anticipata della caccia, Laghi: «Provvedimento grave e inaccettabile»

Il consigliere regionale e segretario questore: «Dopo gli incendi, con l’avvio anticipato della stagione venatoria, la Regione assesta un duro colpo alla fauna selvatica».

«Il prossimo 2 settembre si riapre la caccia. Così ha deciso la Giunta regionale, con l’approvazione del calendario venatorio 2026-27, nonostante gli innumerevoli roghi che hanno devastato il territorio regionale, assediato centri abitati, incenerito migliaia e migliaia di ettari di boschi, campi e di macchia mediterranea. Una “stagione di fuoco” ben lungi, purtroppo, dall’essersi conclusa. Infatti, lo stesso Piano Regionale per la Prevenzione e la Lotta Attiva agli Incendi Boschivi (Piano AIB) 2026 evidenzia che agosto e settembre rappresentano il periodo di maggior rischio e che quindi l’emergenza non è ancora finita. I dati satellitari indicano che, al 28 luglio, nella nostra regione, sono stati rilevati oltre mille grandi incendi boschivi. Uno scenario terribile, con animali selvatici morti in numero altissimo e che ora – quelli che sono sopravvissuti – dovranno vedersela con migliaia di fucili pronti, puntati su di loro, senza alcuna considerazione per il disastro che ha colpito l’ambiente calabrese e senza tenere conto dei danni subiti dalle specie, in questi giorni di fuoco e di siccità». È quanto dichiara il consigliere regionale, segretario questore, Ferdinando Laghi.

«A parte il danno diretto della morte di migliaia di animali e dei loro piccoli nati – dichiara – gli incendi hanno ridotto e frammentato notevolmente gli habitat idonei, costringendo la fauna a concentrarsi in aree più ristrette. Anticipare l’apertura della caccia, come se nulla fosse accaduto, è dunque un atto che da deplorevole in assoluto, diventa vergognoso, alla luce degli accadimenti di queste settimane».

«La Regione – spiega Laghi – ha “tirato diritto” rispetto anche a quanto prevede la stessa legge nazionale, che fissa l’apertura della caccia alla terza domenica di settembre, in aperto contrasto con la stessa legge quadro, la 157/92, che consente la preapertura solo “a condizione della preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori”, ovviamente relativi alla situazione delle specie oggetto di caccia anticipata. E il piano faunistico calabrese risale addirittura al 2003, ben oltre venti anni fa. Sarebbe stato opportuno e necessario, invece, applicare l’art.19 comma 1, sempre della legge n.157/92, che permette alle Regioni di “vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, per malattie o altre calamità”».

«La Regione, invece si è comportata come se gli animali, anziché essere stati uccisi dalle fiamme e dal caldo torrido – sottolinea ancora il consigliere regionale – si fossero ulteriormente moltiplicati; come se lo spazio a loro disposizione, piuttosto che ridursi in seguito agli incendi, si fosse allargato a dismisura. E la stessa Regione dovrebbe spiegare ai tanti calabresi perché mai gli interventi straordinari invocati a gran voce, debbano interessare solo il patrimonio boschivo o quello agricolo e non lo stesso patrimonio faunistico, che costituisce un tutt’uno con i precedenti».

«La risposta è drammaticamente semplice, anche se inespressa: gli animali non votano – conclude Ferdinando Laghi – i cacciatori sì. Ma dovrebbe esserci pure un limite, e questo limite, con l’apertura anticipata dell’attività venatoria, è stato, con ogni evidenza, ampiamente superato. E, danno che si aggiunge a danno, c’è addirittura l’intenzione da parte della Regione di chiedere la caccia in deroga a specie attualmente protette tra cui il fringuello che pesa circa 20 grammi».

Salario minimo negli appalti, Laghi: «Primo passo in commissione sanità. La proposta di legge presenta anche un valore etico»

Il consigliere regionale e segretario questore lancia la proposta sulla retribuzione minima garantita e rimarca: «Il nostro modello richiama quello pugliese non bloccato dalla Consulta».

«La proposta di legge sulla tutela della retribuzione minima salariale nei contratti pubblici della Regione Calabria ha affrontato il primo passaggio in commissione Sanità. È il provvedimento che introduce, per la prima volta nell’ordinamento regionale, una soglia retributiva minima tabellare di nove euro lordi l’ora per il personale impiegato negli appalti e nelle concessioni della Regione, delle aziende del sistema sanitario, delle agenzie e di tutti gli enti strumentali regionali». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«La soglia dei nove euro opera come un livello minimo di garanzia – evidenzia Laghi –: si applica ai trattamenti oggi più bassi, mentre i contratti collettivi che già assicurano retribuzioni superiori restano pienamente salvaguardati. È, praticamente, un pavimento sotto il quale nessuno può scendere».

«Il meccanismo – prosegue il consigliere regionale – è ancorato all’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, il decreto legislativo 36 del 2023: le stazioni appaltanti indicano il contratto collettivo più pertinente all’attività oggetto dell’appalto e verificano che preveda la soglia dei nove euro l’ora».

«Il nostro modello è quello salvato dalla Consulta – sottolinea Laghi –. Il senso della norma è di natura retributiva ed etica, e per questo non incide sui criteri di valutazione e aggiudicazione delle offerte, riservati alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza. È esattamente il punto su cui la Corte costituzionale, con la sentenza 60 del 2026, ha bocciato la legge della Regione Toscana, costruita sul punteggio premiale in gara. La Puglia, che ha scelto la stessa tecnica normativa che proponiamo per la Calabria, ovvero una soglia retributiva non derogabile, senza incidenza sui criteri di gara, ha visto il ricorso del Governo dichiarato inammissibile dalla Consulta con la sentenza 188 del 2025».

«La proposta di legge, su mia richiesta, verrà approfondita anche in la collaborazione con l’area giuridica e con i dipartimenti regionali competenti – conclude Ferdinando Laghi – ed ho altresì proposto l’audizione di Tecnici qualificati per ulteriori valutazioni di cui la materia, articolata e complessa, si può giovare, affinchè i prossimi passaggi istituzionali possano alla fine portare a decisioni condivise, finalizzate a condizioni di lavoro sempre più rispettose dei diritti dei lavoratori e della loro dignità».

Trasporto pubblico locale, Laghi: «Subito un tavolo regionale sulla vertenza Amaco, a rischio 108 posti di lavoro»

Il consigliere regionale presenta un’interrogazione urgente alla Giunta regionale sulle vicende legate all’azienda di tpl di Cosenza, dopo l’appello dei sindacati lanciato il 28 luglio in Piazza dei Bruzi.

«La vertenza Amaco si trascina ormai da troppi anni e oggi mette a rischio il trasporto pubblico locale nell’area urbana di Cosenza, e non solo, e i 108 posti di lavoro degli attuali dipendenti dell’azienda. Parliamo di un servizio che rappresenta un diritto essenziale per migliaia di cittadini, studenti e lavoratori pendolari, ma anche persone la cui salute è collegata anche alla mobilità loro consentita e assicurata. E di 108 famiglie il cui reddito dipende dalla tenuta dell’azienda. La gestione in esercizio provvisorio garantisce la prosecuzione del servizio, ma non offre alcuna garanzia sugli asset strategici né sul rischio di apertura di una procedura di licenziamento collettivo». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

«Il 28 luglio scorso, in Piazza dei Bruzi, Cgil, Filt-Cgil Calabria e altre organizzazioni sindacali hanno lanciato un appello chiaro: sospendere i licenziamenti e garantire il diritto alla mobilità dei cittadini cosentini – evidenzia Laghi –. Una richiesta che la Regione Calabria deve impegnarsi a raccogliere, trattandosi di un servizio pubblico fondamentale che rientra tra le sue competenze dirette e che non può restare senza risposta».

«Per questo ho presentato un’interrogazione urgente a risposta scritta al presidente della Giunta regionale, per chiedere la convocazione immediata di un tavolo istituzionale con Regione, Comune di Cosenza, curatela e organizzazioni sindacali – afferma ancora il consigliere regionale –. Ho chiesto inoltre quali iniziative la Regione intenda assumere per garantire la continuità del servizio, quali azioni intenda porre in essere per scongiurare qualsiasi procedura di licenziamento, per salvaguardare gli attuali 108 posti di lavoro, e se intenda intervenire per preservare gli asset strategici dell’azienda, indispensabili per qualsiasi prospettiva industriale futura».

«Chiedo, infine, alla Giunta regionale – conclude Ferdinando Laghi – una risposta tempestiva a queste mie domande. Su questa vertenza non è possibile perdere altro tempo, perché in gioco ci sono 108 posti di lavoro e la funzione basilare che il trasporto pubblico locale svolge per l’intera area di Cosenza».

Amianto e rischi cancerogeni. Lo stato dell’arte e prospettive verso il futuro

Il 30 gennaio a Catanzaro la prima grande convention regionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto sul tema.

27 gennaio 2026 – Catanzaro ospiterà la prima grande convention regionale di analisi e approfondimento sull’amianto e sugli altri rischi cancerogeni in Calabria, un appuntamento di alto profilo sanitario, ambientale e istituzionale che accende i riflettori su una delle emergenze più rilevanti e meno raccontate del territorio.
Il convegno, dal titolo “Amianto e altri rischi cancerogeni. Lo stato dell’arte, prospettive verso il futuro”, si terrà venerdì 30 gennaio 2026 alle ore 9.30, presso la Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli” – Cittadella Regionale, ed è patrocinato dalla Regione Calabria, dall’Ordine dei Medici di Catanzaro e da ARPACAL.
Promossa dall’Osservatorio Nazionale Amianto, l’iniziativa – con la guida del presidente avv. Ezio Bonanni e la responsabilità scientifica dell’oncologo clinico dr. Pasquale Montilla – riunirà per la prima volta in Calabria istituzioni, sanità, scienza, diritto e ambiente in un confronto organico e multidisciplinare.
Al centro del dibattito, l’impatto epidemiologico dell’esposizione ad amianto e ad altri agenti cancerogeni, le criticità ambientali ancora aperte e le soluzioni concrete oggi percorribili in termini di prevenzione, sanità pubblica e tutela della salute dei cittadini.
La convention affronterà anche la situazione del SIN di Crotone, tra i siti di interesse nazionale più critici per impatto ambientale e sanitario.
Un appuntamento che si annuncia come un momento di svolta nel dibattito regionale, con l’obiettivo di trasformare l’analisi scientifica in azioni efficaci e politiche di prevenzione strutturate.

AGGIORNAMENTI DEL 30 GENNAIO 2026 – NOTA STAMPA, DATI EPIDEMIOLOGICI E DICHIARAZIONI

OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

Amianto e altri rischi cancerogeni: dalla Calabria un appello forte su prevenzione, bonifiche e tutela della salute
Siti contaminati, rischio tumori e salute pubblica: riflettori accesi sul SIN di Crotone e sulle criticità regionali.


Catanzaro, 30 gennaio 2026 – L’amianto e gli altri rischi cancerogeni di origine ambientale continuano a rappresentare una delle emergenze sanitarie più gravi e meno risolte del Paese. In Calabria, dove persistono siti contaminati, ritardi nelle bonifiche e un impatto epidemiologico significativo, il tema è stato oggi al centro della prima grande convention regionale organizzata dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e dedicata in modo organico alla salute ambientale che si è svolta a Catanzaro, nella Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli” – Cittadella Regionale, con il patrocinio della Regione Calabria, di ARPACAL e dell’Ordine dei Medici di Catanzaro.
Dopo i saluti istituzionali dell’Assessore all’Istruzione, Sport e Politiche Giovanili, Euralia Micheli, delegata dal Presidente Occhiuto, assente per improrogabili impegni, e del Presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro, Enzo Ciconte, dai lavori, che hanno riunito in un unico momento di confronto sanità, ricerca scientifica, diritto, ambiente e mondo associativo, è emerso come la presenza di amianto e di altri agenti cancerogeni ambientali continui a produrre effetti rilevanti sulla salute pubblica, spesso in assenza di una piena consapevolezza dell’impatto reale e delle responsabilità in materia di prevenzione, monitoraggio e bonifica. Partendo dai dati scientifici e dalle evidenze epidemiologiche, la convention ha avuto un duplice obiettivo: da un lato fare il punto sullo stato dell’arte dell’esposizione ambientale e sanitaria in Calabria; dall’altro guardare al futuro, delineando strategie credibili di prevenzione, tutela della salute pubblica, gestione del rischio e riduzione dell’impatto delle patologie asbesto-correlate e dei tumori di origine ambientale. Ampio spazio è stato dedicato al ruolo della sanità pubblica, alle responsabilità ambientali e alle politiche di bonifica, nonché alla tutela giuridica delle vittime e dei territori colpiti.
Il valore dell’incontro è stato ulteriormente rafforzato dall’alto profilo scientifico e istituzionale dei relatori, tra cui l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha richiamato l’attenzione sulla forte sottostima dei dati ufficiali relativi all’impatto dell’amianto in Calabria: «I numeri del Registro Nazionale dei Mesoteliomi fotografano solo la punta dell’iceberg. Riguardano esclusivamente il mesotelioma e non tengono conto dell’intero spettro delle patologie asbesto-correlate, né del sinergismo con altri agenti cancerogeni». Bonanni ha ricordato che, secondo l’VIII Rapporto ReNaM, in Calabria risultano ufficialmente 118 casi di mesotelioma fino al 2021, ma che oltre 500 diagnosi sono state effettuate fuori regione a causa della mobilità sanitaria: «Questo dato da solo dimostra quanto il quadro reale sia sottostimato. Molti casi sfuggono al censimento perché diagnosticati altrove o non intercettati dal sistema regionale di sorveglianza». Particolare preoccupazione è stata espressa per le criticità strutturali del Centro Operativo Regionale (COR) e per il contesto del SIN di Crotone, ancora gravato da ritardi nelle bonifiche: «La presenza diffusa di amianto, la lunga latenza delle malattie e le difficoltà di sorveglianza rendono il carico sanitario reale molto più elevato di quello che emerge dai dati ufficiali».
Secondo le stime dell’ONA, considerando tutte le patologie asbesto-correlate – dai tumori del polmone, della laringe, dell’ovaio e dell’apparato gastrointestinale fino alle asbestosi e alle malattie pleuriche – «il quadro epidemiologico è ben più grave e richiede risposte immediate». «È indispensabile – ha concluso Bonanni – rafforzare la sorveglianza epidemiologica, potenziare il COR Calabria, completare il censimento dell’amianto e garantire una reale presa in carico delle vittime. Solo dati completi e trasparenti consentono di tutelare il diritto alla salute e programmare interventi efficaci di prevenzione, bonifica e assistenza».
Gli ha fatto eco Pasquale Montilla, oncologo e responsabile scientifico dell’ONA che, entrando nel merito sulla situazione dei Siti di Interesse Nazionale, a partire dal SIN di Crotone, indicato come uno dei contesti più critici per la compresenza di fattori di rischio ambientale e sanitario, ha sottolineato il cambio di paradigma emerso dalla convention: «Nel SIN di Crotone siamo di fronte a un modello avanzato di oncologia ambientale, caratterizzato da un’esposizione cronica a metalli e residui industriali che ha inciso direttamente sui processi biologici delle persone. Il modello sviluppato dall’Osservatorio Nazionale Amianto supera la sola lettura epidemiologica e consente di passare dai dati statistici alla misurazione diretta degli effetti biologici delle esposizioni, entrando finalmente nel corpo del paziente attraverso analisi biologiche avanzate. Questo permette di evidenziare una pressione tossica sistemica e persistente e di far emergere indici di rischio onco-tossicologico legati al bioaccumulo di cancerogeni industriali. L’obiettivo è anticipare la malattia, intervenendo prima che l’alterazione biologica diventi patologia conclamata, spostando l’attenzione dalla sola denuncia del danno alla presa in carico clinica degli esposti, in linea con gli indirizzi europei del Beating Cancer Plan».
Sono intervenuti, inoltre, Wanda Ferro (Sottosegretario al Ministero dell’Interno, in collegamento), Michelangelo Iannone (D.G. ARPACAL), Paola Vegliantei (Presidente Accademia della Legalità), Gianfranco Filippelli (oncologo, ASP Cosenza, in collegamento), Orlando Amodeo (epidemiologo, Primo Dirigente Medico Polizia di Stato), Antonio Pileggi (Ordinario di Diritto del Lavoro – Università di Roma Tor Vergata), Salvatore Procopio (ref. Laboratorio fisico Arpacal), Massimo Alampi (coord. ONA Reggio Calabria), Giuseppe Infusini (Pres. ONA Cosenza), Marisa Macrina (neuroanestesista terapia intensiva, già responsabile trapianti d’organo Regione Calabria), Antonio Carmine Sangiovanni (Coordinatore ONA Alto Tirreno Cosentino), Salvatore Siviglia (Capo dip. Ambiente Regione Calabria), Federico Tallarigo (Dir. UOC Anatomia patologica, Asp Crotone, Dir. Sc. COR Calabria), Renata Tropea (Dirigente medico, pronto soccorso Lamezia Terme).
L’evento ha ospitato, inoltre, l’intervento di Enzo Filareto, vicepresidente dell’Associazione Cittadini Liberi di Crotone e paziente oncologico.
Un appuntamento di rilevanza regionale, che segna un possibile punto di svolta per la Calabria, ponendo le basi per un confronto stabile e multidisciplinare e per trasformare la conoscenza in prevenzione, l’analisi in azione e la consapevolezza in politiche concrete.
L’ONA offre consulenza legale e medica gratuita attraverso il numero verde 800 034 294 e il sito
http://www.osservatorioamianto.it. (foto Vincenzo Gabriele)

OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

Catanzaro, 30.01.2026 – convegno: ‘Amianto e altri rischi cancerogeni: lo stato dell’arte, prospettive verso il futuro’ (dati epidemiologici).

EZIO BONANNI
Sintesi delle risultanze epidemiologiche in Calabria

I dati ufficiali disponibili sul mesotelioma in Calabria, forniti dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) e dal Centro Operativo Regionale (COR), rappresentano solo una parte del problema. Il mesotelioma è infatti la “punta dell’iceberg” di un insieme molto più ampio di patologie asbesto-correlate, che comprendono anche tumori del polmone, della laringe, dell’apparato gastrointestinale e delle ovaie, oltre ad asbestosi e malattie pleuriche.
I numeri ufficiali
• In Calabria risultano 118 casi di mesotelioma censiti dal COR fino al 2021.
• I primi casi sono stati registrati nel 2001.
• I dati relativi agli anni 2020 – 2021 risultano ancora incompleti.

La sottostima del fenomeno
Alle segnalazioni ufficiali si affiancano:
• oltre 500 casi di mesotelioma diagnosticati fuori regione, legati alla mobilità sanitaria;
• numerosi casi non intercettati dal sistema regionale di sorveglianza.
Il numero reale dei casi di mesotelioma in Calabria supera quindi le 600 unità negli ultimi 32 anni (1993 – 2025).
Criticità strutturali
• difficoltà operative del COR Calabria;
• incompleto censimento dell’amianto sul territorio;
• mobilità sanitaria passiva, che sottrae casi alla registrazione regionale;
• impossibilità di intercettare in modo sistematico tutte le patologie asbesto-correlate, non solo il mesotelioma;
• mancata integrazione del ruolo del sinergismo con altri cancerogeni ambientali.
Stime ONA sui casi di mesotelioma per provincia
• Cosenza: 190 – 210 casi stimati
• Reggio Calabria: 160 – 180 casi
• Catanzaro: 90 – 110 casi
• Crotone: 70 – 90 casi
• Vibo Valentia: 40 – 55 casi
Le esposizioni sono legate principalmente a edilizia, ferrovie, comparto marittimo, infrastrutture pubbliche e, per Crotone, al polo chimico industriale.
Il dato più rilevante: tutte le patologie asbesto-correlate
Se si considera l’intero spettro delle patologie riconosciute (tumori, asbestosi e malattie pleuriche), le stime complessive per il periodo 1993 – 2025 indicano:
• Cosenza: circa 1.000 casi complessivi
• Reggio Calabria: circa 730 casi
• Catanzaro: circa 380 casi
• Crotone: circa 800 casi, con ulteriore aggravio dovuto al sinergismo con altri cancerogeni presenti nel SIN
• Vibo Valentia: circa 230 casi
Il mesotelioma presenta un indice di mortalità a 5 anni pari al 93%, rendendo il quadro sanitario particolarmente grave.
Conclusione
Il carico sanitario reale delle patologie asbesto-correlate in Calabria è ampiamente sottostimato rispetto ai dati ufficiali. I numeri disponibili devono essere letti come indicatori minimi, non come una fotografia completa della realtà.
È indispensabile:
• rafforzare la sorveglianza epidemiologica;
• potenziare il COR Calabria;
• completare il censimento dell’amianto;
• garantire una reale presa in carico sanitaria e giuridica delle vittime.
Solo dati completi e trasparenti possono consentire politiche efficaci di prevenzione, bonifica e tutela della salute.

Ezio Bonanni: Presidente ONA
«I dati ufficiali del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) relativi alla Regione Calabria, rappresentano intanto solo quelli relativi al mesotelioma, che la punta dell’iceberg delle patologie asbesto correlate, tra le quali debbono essere annoverate [‘-asbestosi, -mesotelioma, -cancro del polmone, -cancro gastrointestinale, -cancro della laringe, -cancro delle ovaie, -malattie pleuriche non maligne’ -direttiva n. 2668/2023, che ha integrato la direttiva n. 477/83/CEE e/o n. 148/2009/CE, perciò questi dati che rappresentano l’unico riferimento istituzionale disponibile, che già di per sé, anche per i soli mesoteliomi non restituisce l’effettiva e reale dimensione del problema, che in Calabria è aggravato dalle condizioni del SIN di Crotone, e dalla esposizione ad altre condizioni di rischio cancerogeno e dal ritardo della bonifica del predetto sito, e perciò, se il dato del ReNaM (VIII rapporto ReNaM) con dati fino al 2021, seppure incompleti, riportano 118 casi di mesotelioma, tenendo conto però che risultano 539 diagnosi effettuate fuori regione. Questi dati sono pur sempre molto sottostimati. È sufficiente osservare che i primi dati censiti e riportati sono quelli del 2001, in n. 3 casi, e via via, si giunge al numero totale di 118, che si sviluppa via via fino al 2021, il che dunque evidenzia come il numero dei casi censiti, come riferiti alla Calabria, è di gran lunga inferiore, anche e soprattutto rispetto alla realtà epidemiologica che emerge dall’osservazione clinica, dalle segnalazioni territoriali e dalle analisi indipendenti condotte negli anni, e dalle diagnosi fuori regione, e del fatto stesso che si deve tener conto di tutti i dati e di tutte le patologie asbesto correlate.
In Calabria persistono criticità strutturali nel sistema di sorveglianza sanitaria, a partire dalle difficoltà operative del Centro Operativo Regionale (COR), che incidono sulla capacità di intercettare tutti i casi di mesotelioma, e a maggior ragione di tutti gli altri casi, e di tutte le altre patologie asbesto correlate e del sinergismo con gli altri cancerogeni. Si deve aggiungere poi il fenomeno della mobilità sanitaria passiva, con numerosi pazienti costretti a rivolgersi a strutture fuori regione per ottenere diagnosi e cure, con il rischio concreto che molti casi non vengano adeguatamente censiti.
La lunga latenza delle patologie asbesto-correlate, unita alla presenza diffusa di amianto sul territorio calabrese e alla mappatura ancora incompleta dei siti contaminati, rende evidente come il carico sanitario reale sia sottostimato rispetto ai numeri ufficiali, peraltro circoscritti al solo mesotelioma, rispetto a tutte le altre patologie. Dunque i dati del ReNaM debbono essere letti come un dato indicativo, che deve essere valutato e definito alla luce del quadro clinico e delle segnalazioni ricevute da ONA, in base alle quali, quindi, il quadro epidemiologico, se riferito alle sole patologie asbesto correlate, fu molto più elevato, e si stima, anche a volere mantenere il numero dei mesoteliomi così come registrati dal COR Regionale, in almeno ulteriori 500 casi di mesotelioma, riferiti a diagnosi fuori regione, ovvero a quelle che sono sfuggite al censimento, perché eventualmente non segnalate, o attribuite ad altre regioni, e in più su queste basi si ritiene che il quadro epidemiologico delle sole patologie asbesto correlate, se riferite all’intero quadro epidemiologico per cancro del polmone, della laringe, ovaie, asbestosi e infiammazioni pleuriche -inserite nella stessa Lista I dell’INAIL-, e del cancro della faringe, del colon, dello stomaco, inserite nella Lista II dell’INAIL-, e del cancro dell’esofago -inserito nella Lista III dell’INAIL-, restituisce una situazione ben più rilevante già solo per le patologie asbesto correlate.
È indispensabile rafforzare la sorveglianza epidemiologica, potenziare il COR Calabria, completare il censimento dell’amianto e garantire un’effettiva presa in carico delle vittime. Solo attraverso dati completi e trasparenti è possibile tutelare il diritto alla salute dei cittadini calabresi e programmare interventi di prevenzione, bonifica e assistenza adeguati alla gravità della situazione».

Pasquale Montilla, oncologo e responsabile scientifico dell’ONA
«Nei SIN di Crotone siamo di fronte a un modello avanzato di oncologia ambientale, con un’esposizione cronica a metalli e residui industriali che ha inciso direttamente sui processi biologici delle persone. Il modello sviluppato dall’ONA supera la sola lettura epidemiologica e consente di passare dai dai dati statistici alla misurazione diretta degli effetti biologici delle esposizioni, entrando finalmente nel corpo del paziente attraverso analisi biologiche avanzate che rivelano una pressione tossica sistemica e persistente. L’obiettivo oggi è non limitarci alle stime ambientali, ma far emergere gli indici di rischio onco-tossicologico da bioaccumulo da cancerogeni di produzione industriale, che consentono di anticipare la malattia, intervenendo prima che l’alterazione biologica diventi patologia conclamata. Un cambio di paradigma che sposta l’attenzione dalla sola denuncia del danno alla presa in carico clinica degli esposti, in linea con gli indirizzi europei del Beating Cancer Plan»

Michelangelo Iannone, Direttore generale ARPACAL
«La prevenzione dei rischi ambientali e sanitari, a partire dall’amianto, richiede un approccio strutturato basato su dati, competenze scientifiche e collaborazione istituzionale. ARPACAL è impegnata a rafforzare il proprio ruolo tecnico a supporto delle decisioni pubbliche, mettendo dati e competenze scientifiche al servizio delle politiche di prevenzione.»

Paola Vegliantei, Presidente Accademia della Legalità

Come Presidente di Accademia della Legalità seguo molto da vicino tutto ciò che riguarda l’ambiente, la salute e ovviamente la legalità in questa nostra Italia. Il Piano Regionale Amianto (PRAC) ha fissato il 2026 come anno target per rendere la Calabria libera dall’amianto, tuttavia, persistono allarmi riguardo alla scadenza di strumenti di censimento efficaci e alla necessità di aggiornare la mappatura dei siti pericolosi. Sono stati sequestrati siti di stoccaggio abusivo di rifiuti speciali contenenti amianto nel centro cittadino e oltre all’amianto, l’attenzione è rivolta ad altre sostanze cancerogene. Questo evento organizzato da Osservatorio nazionale amianto segna un passo avanti per unire le forze per una vera bonifica e sperare nella presa di coscienza di molti negligenti.  La salute è un bene di tutti. 

Orlando Amodeo, Epidemiologo, primo dirig. medico Polizia di Stato
«I dati epidemiologici dell’ultimo Rapporto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio), edizione 2023, relativi all’area del SIN di Crotone, evidenziano:
– un aumento del tasso standardizzato di mortalità prematura per malattie croniche rispetto al riferimento regionale, pari al 6,7% nei maschi e al 10,8% nelle femmine;
– un eccesso di rischio, in entrambi i generi, per la mortalità generale e per tutti i tumori maligni;
– in età pediatrica e pediatrico-adolescenziale, un eccesso di ospedalizzazione per infezioni acute delle vie respiratorie e per tumori dell’encefalo.
Il tutto si inserisce in un territorio caratterizzato da un elevato indice di deprivazione. Nell’indagine 2025 di Italia Oggi/La Sapienza, Crotone si è classificata al 106° posto su 107 province italiane, risultando tra le aree con le peggiori condizioni di vita del Paese, in assenza di un’idonea, indispensabile e reale sorveglianza epidemiologica».

Massimo Alampi, Coordinatore ONA Calabria

“Siamo qui per dare voce a chi è stato sacrificato sull’altare del profitto: salute e sicurezza non sono costi, ma diritti che non si possono barattare. Dalla Calabria parte oggi un grido di dignità e verità per mettere fine, una volta per tutte, a questa giustizia negata.”

Giuseppe Infusini, Pres. ONA Cosenza
“E’ importante che si predisponga una collaborazione tra l’ONA del territorio di Cosenza con la Regione affinché si attui un progetto politico teso a dare attuazione alla legge regionale amianto 14/2011 ed il piano regionale amianto Calabria”.

Salvatore Procopio, Ref. Laboratorio fisico Arpacal
“La popolazione è esposta a livelli di radioattività che comporta gravi problemi per la salute. Se non si procede alla bonifica e/o messa in sicurezza delle aree delle ex fabbriche e dei luoghi già censiti, si espone la popolazione ad un grave rischio: Il sistema immunitario non può sopportare quei livelli di contaminazione.”

Marisa Macrina, Neuroanestesista terapia intensiva già responsabile trapianti d’organo Regione Calabria
«Alla luce delle ricerche effettuate negli ultimi anni, intervengo come testimonianza dei danni arrecati dall’incuria, dalla superficialità e dalla malafede di grandi società anonime che hanno approfittato, prima, della buona fede di una popolazione costretta a non poter difendere la propria salute pur di lavorare nella propria terra; e poi, a ignorare i veleni interrati e lasciati in eredità nel territorio».

Salvatore Siviglia Capo dip. Ambiente Regione Calabria
“Il primo obiettivo è quello di avere una mappatura di tutti i siti dove c’è presenza di amianto e radon in Regione Calabria, Per raggiungere questo obiettivo stiamo interagendo con i Comuni per acquisire elementi di dettaglio che sono nella loro dispnibilità. Abbiamo in calendario di aggiornare la legge regionale per adeguarla alla nuova normativa. Formalizzeremo la collaborazioone con ONA con apposito protocollo di intesa”.

Renata Tropea, Dirigente medico, pronto soccorso Lamezia Terme
“Il Pronto Soccorso oltre che un luogo di cura per le patologie in fase di criticità, deve essere ormai considerato e qualificato come il centro di raccolta dati epidemiologici riguardo al proprio territorio. Questi dati preziosi costituiranno il profilo ambientale della città, e consegnati agli interlocutori istituzionali preposti alla loro analisi, restituiranno ai cittadini la giusta e mirata prevenzione e l’appropriatezza delle cure”.

Antonio Carmine Sangiovanni, Coordinatore Osservatorio Nazionale Amianto Alto Tirreno Cosentino
“Quando parliamo di amianto, parliamo di danno alla salute, di danno psico- fisico, siamo di fronte a dei danni alla salute rilevanti, non solo fisici ma anche morali ed esistenziali irreversibili. Attualmente nel nostro paese l’amianto e le malattie ad esso collegate rappresenta una emergenza ed è diffuso in tutta la penisola. Con riguardo alla Calabria la presenza di manufatti e tetti in amianto è ancora massiccia e preoccupa per i rischi che causa alla salute. L’ultimo piano di intervento in questa materia da parte della Regione Calabria è del 2017 il cosiddetto Prac che è uno strumento strategico finalizzato alla mappatura, bonifica e smaltimento dell’amianto presente negli ambienti di vita e di lavoro. L’obiettivo principale del Prac è quello di eliminare il rischio amianto entro dieci anni, ma ancora al momento poco è stato fatto, e molto si dovrà fare in futuro. I piani di i trecento sono la mappatura dei siti e la conseguente messa in sicurezza e smaltimento secondo le norme in materia”.

Openstreetmap alla scoperta della Calabria

Riceviamo e postiamo
Con una forte anima mediterranea che trova espressione nella sua cultura e tradizione, la Calabria raccoglie l’eredità della Magna Grecia e di tutti quei popoli che ha ospitato. La punta dello stivale custodisce una forte identità locale nei numerosi borghi che la animano, tre dei quali sono stati mappati da OpenStreetMap, la “Wikipedia delle mappe”, nell’ultimo progetto che ha portato alla mappatura di 30 paesini italiani con meno di 1.000 abitanti: Pedivigliano, Motta Santa Lucia e Serrata.

Dallo scorso aprile i volontari di OpenStreetMap promuovono iniziative per arricchire e rendere più complete le mappe digitali, l’ultima delle quali è stata dedicata alla mappatura di 30 piccoli centri italiani, con una popolazione compresa tra i 700 e 1.000 abitanti, distribuiti su 25 province di 10 regioni. La comunità ha aggiornato la cartografia libera e aggiunto oltre 39.000 dettagli utili, di cui 22.600 edifici, di borghi e paesi che spesso non trovano spazio nelle mappe commerciali.


OPENSTREETMAP ALLA SCOPERTA DEI BORGHI NASCOSTI DELLA CALABRIA

LA COMUNITÀ DI OPENSTREETMAP, LA “WIKIPEDIA DELLE MAPPE”, HA DEDICATO IL SUO ULTIMO PROGETTO A MAPPARE I PICCOLI PAESI D’ITALIA. IN CALABRIA PEDIVIGLIANO (CS), MOTTA SANTA LUCIA (CZ) E SERRATA (RC)


Milano, 30 ottobre 2025 – Con una forte anima mediterranea che trova espressione nella sua cultura e tradizione, la Calabria raccoglie l’eredità della Magna Grecia e di tutti quei popoli che ha ospitato. La punta dello stivale custodisce una forte identità locale nei numerosi borghi che la animano, tre dei quali sono stati mappati da OpenStreetMap, la “Wikipedia delle mappe”, nell’ultimo progetto che ha portato alla mappatura di 30 paesini italiani con meno di 1.000 abitanti: Pedivigliano, Motta Santa Lucia e Serrata.

Dallo scorso aprile i volontari di OpenStreetMap promuovono iniziative per arricchire e rendere più complete le mappe digitali, l’ultima delle quali è stata dedicata alla mappatura di 30 piccoli centri italiani, con una popolazione compresa tra i 700 e 1.000 abitanti, distribuiti su 25 province di 10 regioni. La comunità ha aggiornato la cartografia libera e aggiunto oltre 39.000 dettagli utili, di cui 22.600 edifici, di borghi e paesi che spesso non trovano spazio nelle mappe commerciali.

Strade, piazze, aree verdi e punti di interesse: le informazioni raccolte sono ora disponibili e accessibili a cittadini, turisti, enti locali, associazioni e servizi di emergenza. Pedivigliano, Motta Santa Lucia e Serrata sono così rappresentati con maggiore dettaglio e diventano parte di uno strumento aperto a tutti, gratuito e consultabile liberamente. Oltre a rendere più accessibili questi luoghi, l’iniziativa mira a valorizzare l’intrinseca frammentazione del nostro territorio e diffondere il patrimonio diffuso dell’Italia “minore”.

OpenStreetMap è una mappa libera e collaborativa usata in tutto il mondo da app e servizi digitali. In Italia, è supportata da Wikimedia Italia, il capitolo nazionale della Wikimedia Foundation Inc. che gestisce questo e altri progetti di conoscenza libera, tra cui Wikipedia. Grazie all’instancabile lavoro dei volontari, vengono raccolti e condivisi online dati geospaziali aperti, riutilizzabili da tutti per qualsiasi scopo: dagli sviluppatori di app alla pubblica amministrazione, fino ai servizi di pronto soccorso. Le mappe di OpenStreetMap sono infatti alla base di numerose app di navigazioni e siti georeferenziati, nonché in uso presso molte centrali di emergenza.

“Da anni cerchiamo di dare la giusta risonanza a tutta l’Italia, dai grandi centri urbani ai piccoli borghi. L’Italia è un Paese unico, dal territorio frammentato e dalle mille identità, e crediamo fortemente che ognuna di queste meriti la giusta visibilità.” – ha dichiarato Ivan Ruggiero, volontario di OpenStreetMap e tra i principali promotori del progetto.

“Panchine, fontanelle, piccole piazze: dettagli come questi possono sembrare banali ma sono fondamentali per la vita quotidiana dei suoi cittadini e rendono quel luogo unico al mondo. Con questo progetto cerchiamo di sostenere le comunità, di rendere quei luoghi più accessibili e di valorizzare la forte identità locale.” – ha così concluso Ruggiero.

“Una terra contesa da due mari. Testimonianze artistiche in Calabria dal Medioevo all’Età moderna”. Una conferenza in Svizzera con lo storico dell’arte Gianfrancesco Solferino

Una terra contesa da due mari. Testimonianze artistiche in Calabria dal Medioevo all’Età moderna è il titolo della conferenza che si terrà in Svizzera, a Neuchatel, il prossimo 27 giugno, organizzata dalla Società Dante Alighieri del luogo, con Gianfrancesco Solferino, storico dell’arte, che parlerà, tra le altre bellezze calabresi, anche della Cappella Cybo di Aiello Calabro (Cs).

“Nel presentarvi la prossima conferenza sulla storia dell’arte di Calabria – scrive la Società Dante Alighieri svizzera -, il nostro intento è quello di focalizzare l’attenzione su un aspetto poco conosciuto dell’arte italiana, in particolare dal grande pubblico. A parte alcune realtà più vaste, come la città di Napoli, oppure alcuni complessi monumentali, come la Reggia di Caserta, l’arte del Meridione è poco discussa. È invece molto importante che venga non solo studiata, ma anche divulgata a una platea più ampia possibile. Siamo convinti che promuoverne la conoscenza e risvegliare l’interesse dei cittadini italiani per questa materia susciterà nuove occasioni di ricerca e di valorizzazione di questo patrimonio prezioso”.
“In un paese in cui molti rimettono ancora in discussione l’unità culturale dell’Italia, il caso dell’arte calabrese è emblematico della circolazione delle idee tra il nord e il sud della penisola. Gli scambi erano fittissimi e un territorio che poteva sembrare ai margini, come la Calabria, non era affatto all’oscuro delle innovazioni e dei nuovi stili che avevano corso nei grandi centri come Venezia, Firenze o Roma. Non solo, ma gli artisti e le maestranze locali non si limitavano a recepire e replicare le novità provenienti da questi centri, ma le rielaboravano con grande inventiva e originalità. Capitava che questa terra di provincia fosse essa stessa fucina di artisti che a loro volta andavano ad alimentare correnti artistiche prestigiose. È il caso, ad esempio, di Mattia Preti, nato a Taverna, che dopo i primi studi nella cittadina calabra, si sposta a Roma e finirà per essere uno dei maggiori rappresentanti della secolo d’oro della pittura napoletana”.

Rocca Imperiale & Oriolo 10 maggio 2025

Oggi, sabato 10 maggio 2025, per escursioni tra moglie e marito, e per la giornata nazionale dei castelli edizione calabrese, LaVuretta e Geniale hanno fatto giornata pienissima (de stamatina ne simu ricuoti ant’ura). Sono stati a PiovaOriolo! Ovvero Piovarolo, la Rocca Imperiale come è chiamata nel film di Totò (destinazione Piovarolo) e Oriolo. Due castelli e centri storici magnifici! Che giornata!
Buoni passi a tutti.
Vostri girandulieri LaVuretta e Geniale – p.s. Poi se la ‘ncriscienza non prevale, seguirà testo più articolato.

Album foto telefoniche

Rifondazione Comunista Calabria, Sanità e responsabilità politica

Il Presidente della Regione Occhiuto, dalle pagine dei giornali, annuncia pomposamente che nel giro di qualche mese il Governo troverà le risorse per azzerare il debito della sanità calabrese, ponendo fine a quindici anni di commissariamento (salvo poi dichiarare lo stato di emergenza che gli conferisce pieni poteri).
A seguito della sciagurata riforma costituzionale che ha modificato il Titolo V il Sistema Sanitario Nazionale viene trasformato in venti sistemi sanitari regionali differenti e ogni Presidente di Regione assume le caratteristiche di un vero e proprio viceré.
La spesa sanitaria devoluta alle regioni inizia da quel momento a manifestare bizzarri andamenti: la spesa cresce Regione per Regione senza nessuna logica unitaria – spesso privilegiando il rapporto con la sanità privata – alcune volte tenendo al centro il settore pubblico e altre volte ancora, dirottando la spesa sanitaria all’interno di logiche clientelari. Al crescere del debito diventa evidente, soprattutto nei territori più poveri, una insostenibilità strutturale, maggiormente sul lungo periodo.
Il commissariamento non è altro che la presa d’atto della resa di una classe politica a cui, da un lato veniva chiesto di farsi carico anche di una capacità di progettazione e di gestione, dall’altro si mostrava capace soltanto di far esplodere i debiti sanitari e di foraggiare clientele e consorterie mafiose.
In Calabria il debito aumenta in maniera così vorticosa che nell’arco degli anni diventa ingestibile. L’approvazione dei bilanci consuntivi che altrove sono alla base della gestione economica razionale, in Calabria diventano meramente aleatori. Sulla spesa sanitaria, non solo si perde la capacità di controllo e di gestione ma la quantificazione stessa diventa pressoché impossibile con fatture portate in pagamento più volte, oppure lasciate sospese per fa maturare interessi che nel tempo hanno aggravato la situazione debitoria. Quello che si è verificato in Calabria, riporta indietro la Regione a livelli premoderni, con i bilanci approvati per via orale, sulla fiducia. Le aziende sanitarie vengono anch’esse commissariate e a volte ampie parti del sistema sanitario regionale, finiscono tra le maglie dell’antimafia.
Dalle stesse pagine dei giornali, il Presidente Occhiuto riconosce tutto ciò ma si intesta il merito di essere riuscito ad invertire una linea di tendenza più che negativa. Ora, c’è da dire che era difficile fare peggio o continuare nella stessa direzione, ma il paradosso di assommare a sé contemporaneamente la carica di Presidente della Regione e di commissario della sanità lo rende il vero e proprio plenipotenziario Deus ex machina della sanità in Calabria. Sul Presidente si abbatte, come uno tsunami, la necessità di porre all’ordine del giorno la volontà di gran parte del Governo di mettere mano al completamento della riforma del titolo V con la legge, caldeggiata dalla Lega (Nord), che spinge ulteriormente alla separazione delle responsabilità territoriali.
La riforma Calderoli entrerebbe infatti in vigore soltanto nel momento in cui si realizzerebbe una sostanziale parità di condizioni in tutte le regioni. Sono i cosiddetti LEP, i livelli essenziali di prestazione che rappresentano l’unico baluardo a difesa di ciò che resta del SSN.
La mole di debito impedisce la possibilità di realizzare in Calabria livelli di prestazione compatibili con quelli di altre regioni; per fare ciò bisogna in tutti i modi azzerare la massa debitoria, anche in una situazione di assoluta aleatorietà degli impegni finanziari. Nei mesi scorsi, le aziende approvano l’inapprovabile, certificazioni dubbie di debiti inverificabili sono la precondizione affinché lo Stato centrale possa intervenire per aggredire finanziariamente la mole di debiti, lasciando ai calabresi e alle calabresi il compito di contribuire con una fiscalità particolarmente elevata.
Non c’è motivo di non credere a ciò che dice il Presidente Occhiuto, quando sostiene che questa lunghissima fase di sostanziale deresponsabilizzazione politica della gestione del debito ha le ore contate, quello che tace sono le motivazioni attraverso cui il governo, rigorista nei conti, non trova le risorse finanziarie per alleviare le condizioni di vita di milioni di lavoratori e lavoratrici, mentre riesce per contro a sanare, senza colpo ferire, lustri e lustri di malaffare sanitario.
Allora, come Rifondazione Comunista vorremmo porre al Presidente Occhiuto alcune domande:
1) Quanto tempo dovranno aspettare i cittadini e le cittadine calabresi, dopo l’azzeramento del debito, per avere cure al pari delle migliori esperienze nazionali?
2) Oltre al debito, quale riforma strutturale ha in mente di portare avanti per evitare che sperperi e malversazioni possano continuare come se nulla fosse?
3) Come intende affrontare la Spada di Damocle della cosiddetta “secessione dei ricchi”, dal momento che questa non fa che acuire le debolezze di una terra da sempre martoriata dalla arretratezza e dalla incapacità di una classe politica e dirigente non all’altezza?

Angelica Perrone, responsabile Sanità
Mimmo Serrao, segretario regionale
Rifondazione Comunista Calabria

Francesco Magli, vita d’artista e di quartiere a Milano

Trovo in rete, a 4 mesi esatti dalla pubblicazione, che non conoscevo, una bella intervista all’artista Francesco Magli (o Francesco d’Aiello) a cura dell’ANPI Milano. La condivido con i navilettori del sito. Buona visione

Polemiche sulla sanità calabrese

Leggo sulla stampa regionale e nazionale che sul recente intervento al cuore del presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, c’è una polemica accesa dal sindacato USB.
Occhiuto, agli inizi di dicembre, è stato operato alla valvola mitralica in una struttura pubblica con medici della stessa struttura ma con la presenza, anche, di un chirurgo esterno, di chiara fama, esperto di tecnica mini-invasiva. Il sindacato Usb si chiede, in buona sostanza, se tutti i calabresi abbiano l’opportunità al pari del presidente della regione Calabria, nonché commissario governativo alla sanità, di essere operati con questa tecnica all’avanguardia o se invece debbono ripiegare su quella tradizionale, a cuore aperto, che comporta una riabilitazione più lunga ecc.

Non commento perché è una situazione delicata. Potete leggere il botta e risposta qui.

Tuttavia, mi è venuto in mente e lo voglio ricordare, l’episodio che riguarda il sindacalista calabrese, responsabile negli anni ’70 di INCA-CGIL dell’America Latina, Nando Aloisio.
Nel settembre del 1975, mentre Aloisio si trovava in Italia, siccome doveva anche lui operarsi al cuore per sostituire la valvola mitralica, i suoi amici, tra cui Giancarlo Pajetta e Armando Cossutta del PCI, lo avevano pregato di sottoporsi all’intervento in Italia, o in Russia, o a Cuba, dove era stato invitato da Fidel Castro in persona.
Aloisio, invece, decise di farsi operare a Buenos Aires dove abitava e dove era emigrato alla fine degli anni ’40 da Aiello Calabro (Cs).
Purtroppo, quell’intervento gli fu fatale. Morì il 12 novembre del 1975 (l’anno prossimo ricorrono i 50 anni dalla scomparsa).
Quelle opportunità di poter scegliere di farsi operare dove e come avesse voluto, per lui suonavano come privilegi. Quei privilegi che non avrebbero mai potuto permettersi “los pobres” che egli aveva difeso per tutta la sua vita politica e sindacale. Scelse dunque di seguire il suo destino – il destino che devono seguire tutti coloro i quali non hanno altre scelte, altre possibilità, se non quelle di curarsi nel posto in cui vivono, sia che la sanità pubblica funzioni o meno. Prese quella decisione, perché se fosse sopravvissuto all’intervento, non avrebbe poi potuto sopravvivere alla sua coscienza.

Per un profilo del sindacalista si può consultare il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea