Laghi: «Efficienza energetica e meno sprechi: così la Calabria può risparmiare e tutelare l’ambiente»

Il Segretario Questore in Consiglio regionale ha presentato un proposta di legge per limitare l’inquinamento luminoso, proteggere ambiente ed ecosistemi e ridurre gli sprechi.

«È stata depositata in Consiglio regionale una proposta di legge a firma Mattiani, Bevilacqua, Orlandino Greco e Laghi che vuole rispondere, con concretezza, a una sfida ambientale e di sostenibilità energetica, ormai urgente anche nella nostra regione». È quanto dichiara il consigliere regionale della Calabria Ferdinando Laghi, co-firmatario della Proposta di legge n. 36/13 recante: “Misure di efficientamento dei sistemi di illuminazione esterna con finalità di risparmio energetico e di riduzione dell’inquinamento luminoso”.
«Questa iniziativa legislativa nasce dalla consapevolezza che l’inquinamento luminoso sia un fenomeno in crescita – spiega Laghi – e che abbia impatti negativi sulla salute e sulla qualità della vita dei cittadini, nonché sugli equilibri degli ecosistemi e sulla conservazione del nostro patrimonio naturale e paesaggistico. Inoltre, essa consentirà anche di ridurre i consumi energetici, generando ulteriori benefici, questa volta di natura economica per le casse pubbliche. Il tutto in linea con i principi europei sull’efficienza energetica».
«In particolare – continua il Consigliere regionale – la proposta definisce criteri uniformi per la progettazione e la gestione degli impianti luminosi, individua funzioni e compiti della Regione e degli enti locali e promuove tecnologie a basso consumo e maggior qualità luminosa. È una visione che guarda all’innovazione e alla tutela del territorio, riducendo impatti inutili e dannosi e difendendo il cielo notturno, risorsa culturale, scientifica e naturale».
«Questa legge – conclude Ferdinando Laghi – non comporta oneri aggiuntivi per il bilancio regionale, ma rappresenta un investimento nella sostenibilità, nel benessere dei cittadini e nella protezione del nostro ambiente. La Calabria ha bisogno di strumenti moderni per una gestione responsabile delle risorse energetiche con vantaggi immediati e futuri».

Amianto e rischi cancerogeni. Lo stato dell’arte e prospettive verso il futuro

Il 30 gennaio a Catanzaro la prima grande convention regionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto sul tema.

27 gennaio 2026 – Catanzaro ospiterà la prima grande convention regionale di analisi e approfondimento sull’amianto e sugli altri rischi cancerogeni in Calabria, un appuntamento di alto profilo sanitario, ambientale e istituzionale che accende i riflettori su una delle emergenze più rilevanti e meno raccontate del territorio.
Il convegno, dal titolo “Amianto e altri rischi cancerogeni. Lo stato dell’arte, prospettive verso il futuro”, si terrà venerdì 30 gennaio 2026 alle ore 9.30, presso la Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli” – Cittadella Regionale, ed è patrocinato dalla Regione Calabria, dall’Ordine dei Medici di Catanzaro e da ARPACAL.
Promossa dall’Osservatorio Nazionale Amianto, l’iniziativa – con la guida del presidente avv. Ezio Bonanni e la responsabilità scientifica dell’oncologo clinico dr. Pasquale Montilla – riunirà per la prima volta in Calabria istituzioni, sanità, scienza, diritto e ambiente in un confronto organico e multidisciplinare.
Al centro del dibattito, l’impatto epidemiologico dell’esposizione ad amianto e ad altri agenti cancerogeni, le criticità ambientali ancora aperte e le soluzioni concrete oggi percorribili in termini di prevenzione, sanità pubblica e tutela della salute dei cittadini.
La convention affronterà anche la situazione del SIN di Crotone, tra i siti di interesse nazionale più critici per impatto ambientale e sanitario.
Un appuntamento che si annuncia come un momento di svolta nel dibattito regionale, con l’obiettivo di trasformare l’analisi scientifica in azioni efficaci e politiche di prevenzione strutturate.

AGGIORNAMENTI DEL 30 GENNAIO 2026 – NOTA STAMPA, DATI EPIDEMIOLOGICI E DICHIARAZIONI

OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

Amianto e altri rischi cancerogeni: dalla Calabria un appello forte su prevenzione, bonifiche e tutela della salute
Siti contaminati, rischio tumori e salute pubblica: riflettori accesi sul SIN di Crotone e sulle criticità regionali.


Catanzaro, 30 gennaio 2026 – L’amianto e gli altri rischi cancerogeni di origine ambientale continuano a rappresentare una delle emergenze sanitarie più gravi e meno risolte del Paese. In Calabria, dove persistono siti contaminati, ritardi nelle bonifiche e un impatto epidemiologico significativo, il tema è stato oggi al centro della prima grande convention regionale organizzata dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e dedicata in modo organico alla salute ambientale che si è svolta a Catanzaro, nella Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli” – Cittadella Regionale, con il patrocinio della Regione Calabria, di ARPACAL e dell’Ordine dei Medici di Catanzaro.
Dopo i saluti istituzionali dell’Assessore all’Istruzione, Sport e Politiche Giovanili, Euralia Micheli, delegata dal Presidente Occhiuto, assente per improrogabili impegni, e del Presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro, Enzo Ciconte, dai lavori, che hanno riunito in un unico momento di confronto sanità, ricerca scientifica, diritto, ambiente e mondo associativo, è emerso come la presenza di amianto e di altri agenti cancerogeni ambientali continui a produrre effetti rilevanti sulla salute pubblica, spesso in assenza di una piena consapevolezza dell’impatto reale e delle responsabilità in materia di prevenzione, monitoraggio e bonifica. Partendo dai dati scientifici e dalle evidenze epidemiologiche, la convention ha avuto un duplice obiettivo: da un lato fare il punto sullo stato dell’arte dell’esposizione ambientale e sanitaria in Calabria; dall’altro guardare al futuro, delineando strategie credibili di prevenzione, tutela della salute pubblica, gestione del rischio e riduzione dell’impatto delle patologie asbesto-correlate e dei tumori di origine ambientale. Ampio spazio è stato dedicato al ruolo della sanità pubblica, alle responsabilità ambientali e alle politiche di bonifica, nonché alla tutela giuridica delle vittime e dei territori colpiti.
Il valore dell’incontro è stato ulteriormente rafforzato dall’alto profilo scientifico e istituzionale dei relatori, tra cui l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha richiamato l’attenzione sulla forte sottostima dei dati ufficiali relativi all’impatto dell’amianto in Calabria: «I numeri del Registro Nazionale dei Mesoteliomi fotografano solo la punta dell’iceberg. Riguardano esclusivamente il mesotelioma e non tengono conto dell’intero spettro delle patologie asbesto-correlate, né del sinergismo con altri agenti cancerogeni». Bonanni ha ricordato che, secondo l’VIII Rapporto ReNaM, in Calabria risultano ufficialmente 118 casi di mesotelioma fino al 2021, ma che oltre 500 diagnosi sono state effettuate fuori regione a causa della mobilità sanitaria: «Questo dato da solo dimostra quanto il quadro reale sia sottostimato. Molti casi sfuggono al censimento perché diagnosticati altrove o non intercettati dal sistema regionale di sorveglianza». Particolare preoccupazione è stata espressa per le criticità strutturali del Centro Operativo Regionale (COR) e per il contesto del SIN di Crotone, ancora gravato da ritardi nelle bonifiche: «La presenza diffusa di amianto, la lunga latenza delle malattie e le difficoltà di sorveglianza rendono il carico sanitario reale molto più elevato di quello che emerge dai dati ufficiali».
Secondo le stime dell’ONA, considerando tutte le patologie asbesto-correlate – dai tumori del polmone, della laringe, dell’ovaio e dell’apparato gastrointestinale fino alle asbestosi e alle malattie pleuriche – «il quadro epidemiologico è ben più grave e richiede risposte immediate». «È indispensabile – ha concluso Bonanni – rafforzare la sorveglianza epidemiologica, potenziare il COR Calabria, completare il censimento dell’amianto e garantire una reale presa in carico delle vittime. Solo dati completi e trasparenti consentono di tutelare il diritto alla salute e programmare interventi efficaci di prevenzione, bonifica e assistenza».
Gli ha fatto eco Pasquale Montilla, oncologo e responsabile scientifico dell’ONA che, entrando nel merito sulla situazione dei Siti di Interesse Nazionale, a partire dal SIN di Crotone, indicato come uno dei contesti più critici per la compresenza di fattori di rischio ambientale e sanitario, ha sottolineato il cambio di paradigma emerso dalla convention: «Nel SIN di Crotone siamo di fronte a un modello avanzato di oncologia ambientale, caratterizzato da un’esposizione cronica a metalli e residui industriali che ha inciso direttamente sui processi biologici delle persone. Il modello sviluppato dall’Osservatorio Nazionale Amianto supera la sola lettura epidemiologica e consente di passare dai dati statistici alla misurazione diretta degli effetti biologici delle esposizioni, entrando finalmente nel corpo del paziente attraverso analisi biologiche avanzate. Questo permette di evidenziare una pressione tossica sistemica e persistente e di far emergere indici di rischio onco-tossicologico legati al bioaccumulo di cancerogeni industriali. L’obiettivo è anticipare la malattia, intervenendo prima che l’alterazione biologica diventi patologia conclamata, spostando l’attenzione dalla sola denuncia del danno alla presa in carico clinica degli esposti, in linea con gli indirizzi europei del Beating Cancer Plan».
Sono intervenuti, inoltre, Wanda Ferro (Sottosegretario al Ministero dell’Interno, in collegamento), Michelangelo Iannone (D.G. ARPACAL), Paola Vegliantei (Presidente Accademia della Legalità), Gianfranco Filippelli (oncologo, ASP Cosenza, in collegamento), Orlando Amodeo (epidemiologo, Primo Dirigente Medico Polizia di Stato), Antonio Pileggi (Ordinario di Diritto del Lavoro – Università di Roma Tor Vergata), Salvatore Procopio (ref. Laboratorio fisico Arpacal), Massimo Alampi (coord. ONA Reggio Calabria), Giuseppe Infusini (Pres. ONA Cosenza), Marisa Macrina (neuroanestesista terapia intensiva, già responsabile trapianti d’organo Regione Calabria), Antonio Carmine Sangiovanni (Coordinatore ONA Alto Tirreno Cosentino), Salvatore Siviglia (Capo dip. Ambiente Regione Calabria), Federico Tallarigo (Dir. UOC Anatomia patologica, Asp Crotone, Dir. Sc. COR Calabria), Renata Tropea (Dirigente medico, pronto soccorso Lamezia Terme).
L’evento ha ospitato, inoltre, l’intervento di Enzo Filareto, vicepresidente dell’Associazione Cittadini Liberi di Crotone e paziente oncologico.
Un appuntamento di rilevanza regionale, che segna un possibile punto di svolta per la Calabria, ponendo le basi per un confronto stabile e multidisciplinare e per trasformare la conoscenza in prevenzione, l’analisi in azione e la consapevolezza in politiche concrete.
L’ONA offre consulenza legale e medica gratuita attraverso il numero verde 800 034 294 e il sito
http://www.osservatorioamianto.it. (foto Vincenzo Gabriele)

OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

Catanzaro, 30.01.2026 – convegno: ‘Amianto e altri rischi cancerogeni: lo stato dell’arte, prospettive verso il futuro’ (dati epidemiologici).

EZIO BONANNI
Sintesi delle risultanze epidemiologiche in Calabria

I dati ufficiali disponibili sul mesotelioma in Calabria, forniti dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) e dal Centro Operativo Regionale (COR), rappresentano solo una parte del problema. Il mesotelioma è infatti la “punta dell’iceberg” di un insieme molto più ampio di patologie asbesto-correlate, che comprendono anche tumori del polmone, della laringe, dell’apparato gastrointestinale e delle ovaie, oltre ad asbestosi e malattie pleuriche.
I numeri ufficiali
• In Calabria risultano 118 casi di mesotelioma censiti dal COR fino al 2021.
• I primi casi sono stati registrati nel 2001.
• I dati relativi agli anni 2020 – 2021 risultano ancora incompleti.

La sottostima del fenomeno
Alle segnalazioni ufficiali si affiancano:
• oltre 500 casi di mesotelioma diagnosticati fuori regione, legati alla mobilità sanitaria;
• numerosi casi non intercettati dal sistema regionale di sorveglianza.
Il numero reale dei casi di mesotelioma in Calabria supera quindi le 600 unità negli ultimi 32 anni (1993 – 2025).
Criticità strutturali
• difficoltà operative del COR Calabria;
• incompleto censimento dell’amianto sul territorio;
• mobilità sanitaria passiva, che sottrae casi alla registrazione regionale;
• impossibilità di intercettare in modo sistematico tutte le patologie asbesto-correlate, non solo il mesotelioma;
• mancata integrazione del ruolo del sinergismo con altri cancerogeni ambientali.
Stime ONA sui casi di mesotelioma per provincia
• Cosenza: 190 – 210 casi stimati
• Reggio Calabria: 160 – 180 casi
• Catanzaro: 90 – 110 casi
• Crotone: 70 – 90 casi
• Vibo Valentia: 40 – 55 casi
Le esposizioni sono legate principalmente a edilizia, ferrovie, comparto marittimo, infrastrutture pubbliche e, per Crotone, al polo chimico industriale.
Il dato più rilevante: tutte le patologie asbesto-correlate
Se si considera l’intero spettro delle patologie riconosciute (tumori, asbestosi e malattie pleuriche), le stime complessive per il periodo 1993 – 2025 indicano:
• Cosenza: circa 1.000 casi complessivi
• Reggio Calabria: circa 730 casi
• Catanzaro: circa 380 casi
• Crotone: circa 800 casi, con ulteriore aggravio dovuto al sinergismo con altri cancerogeni presenti nel SIN
• Vibo Valentia: circa 230 casi
Il mesotelioma presenta un indice di mortalità a 5 anni pari al 93%, rendendo il quadro sanitario particolarmente grave.
Conclusione
Il carico sanitario reale delle patologie asbesto-correlate in Calabria è ampiamente sottostimato rispetto ai dati ufficiali. I numeri disponibili devono essere letti come indicatori minimi, non come una fotografia completa della realtà.
È indispensabile:
• rafforzare la sorveglianza epidemiologica;
• potenziare il COR Calabria;
• completare il censimento dell’amianto;
• garantire una reale presa in carico sanitaria e giuridica delle vittime.
Solo dati completi e trasparenti possono consentire politiche efficaci di prevenzione, bonifica e tutela della salute.

Ezio Bonanni: Presidente ONA
«I dati ufficiali del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) relativi alla Regione Calabria, rappresentano intanto solo quelli relativi al mesotelioma, che la punta dell’iceberg delle patologie asbesto correlate, tra le quali debbono essere annoverate [‘-asbestosi, -mesotelioma, -cancro del polmone, -cancro gastrointestinale, -cancro della laringe, -cancro delle ovaie, -malattie pleuriche non maligne’ -direttiva n. 2668/2023, che ha integrato la direttiva n. 477/83/CEE e/o n. 148/2009/CE, perciò questi dati che rappresentano l’unico riferimento istituzionale disponibile, che già di per sé, anche per i soli mesoteliomi non restituisce l’effettiva e reale dimensione del problema, che in Calabria è aggravato dalle condizioni del SIN di Crotone, e dalla esposizione ad altre condizioni di rischio cancerogeno e dal ritardo della bonifica del predetto sito, e perciò, se il dato del ReNaM (VIII rapporto ReNaM) con dati fino al 2021, seppure incompleti, riportano 118 casi di mesotelioma, tenendo conto però che risultano 539 diagnosi effettuate fuori regione. Questi dati sono pur sempre molto sottostimati. È sufficiente osservare che i primi dati censiti e riportati sono quelli del 2001, in n. 3 casi, e via via, si giunge al numero totale di 118, che si sviluppa via via fino al 2021, il che dunque evidenzia come il numero dei casi censiti, come riferiti alla Calabria, è di gran lunga inferiore, anche e soprattutto rispetto alla realtà epidemiologica che emerge dall’osservazione clinica, dalle segnalazioni territoriali e dalle analisi indipendenti condotte negli anni, e dalle diagnosi fuori regione, e del fatto stesso che si deve tener conto di tutti i dati e di tutte le patologie asbesto correlate.
In Calabria persistono criticità strutturali nel sistema di sorveglianza sanitaria, a partire dalle difficoltà operative del Centro Operativo Regionale (COR), che incidono sulla capacità di intercettare tutti i casi di mesotelioma, e a maggior ragione di tutti gli altri casi, e di tutte le altre patologie asbesto correlate e del sinergismo con gli altri cancerogeni. Si deve aggiungere poi il fenomeno della mobilità sanitaria passiva, con numerosi pazienti costretti a rivolgersi a strutture fuori regione per ottenere diagnosi e cure, con il rischio concreto che molti casi non vengano adeguatamente censiti.
La lunga latenza delle patologie asbesto-correlate, unita alla presenza diffusa di amianto sul territorio calabrese e alla mappatura ancora incompleta dei siti contaminati, rende evidente come il carico sanitario reale sia sottostimato rispetto ai numeri ufficiali, peraltro circoscritti al solo mesotelioma, rispetto a tutte le altre patologie. Dunque i dati del ReNaM debbono essere letti come un dato indicativo, che deve essere valutato e definito alla luce del quadro clinico e delle segnalazioni ricevute da ONA, in base alle quali, quindi, il quadro epidemiologico, se riferito alle sole patologie asbesto correlate, fu molto più elevato, e si stima, anche a volere mantenere il numero dei mesoteliomi così come registrati dal COR Regionale, in almeno ulteriori 500 casi di mesotelioma, riferiti a diagnosi fuori regione, ovvero a quelle che sono sfuggite al censimento, perché eventualmente non segnalate, o attribuite ad altre regioni, e in più su queste basi si ritiene che il quadro epidemiologico delle sole patologie asbesto correlate, se riferite all’intero quadro epidemiologico per cancro del polmone, della laringe, ovaie, asbestosi e infiammazioni pleuriche -inserite nella stessa Lista I dell’INAIL-, e del cancro della faringe, del colon, dello stomaco, inserite nella Lista II dell’INAIL-, e del cancro dell’esofago -inserito nella Lista III dell’INAIL-, restituisce una situazione ben più rilevante già solo per le patologie asbesto correlate.
È indispensabile rafforzare la sorveglianza epidemiologica, potenziare il COR Calabria, completare il censimento dell’amianto e garantire un’effettiva presa in carico delle vittime. Solo attraverso dati completi e trasparenti è possibile tutelare il diritto alla salute dei cittadini calabresi e programmare interventi di prevenzione, bonifica e assistenza adeguati alla gravità della situazione».

Pasquale Montilla, oncologo e responsabile scientifico dell’ONA
«Nei SIN di Crotone siamo di fronte a un modello avanzato di oncologia ambientale, con un’esposizione cronica a metalli e residui industriali che ha inciso direttamente sui processi biologici delle persone. Il modello sviluppato dall’ONA supera la sola lettura epidemiologica e consente di passare dai dai dati statistici alla misurazione diretta degli effetti biologici delle esposizioni, entrando finalmente nel corpo del paziente attraverso analisi biologiche avanzate che rivelano una pressione tossica sistemica e persistente. L’obiettivo oggi è non limitarci alle stime ambientali, ma far emergere gli indici di rischio onco-tossicologico da bioaccumulo da cancerogeni di produzione industriale, che consentono di anticipare la malattia, intervenendo prima che l’alterazione biologica diventi patologia conclamata. Un cambio di paradigma che sposta l’attenzione dalla sola denuncia del danno alla presa in carico clinica degli esposti, in linea con gli indirizzi europei del Beating Cancer Plan»

Michelangelo Iannone, Direttore generale ARPACAL
«La prevenzione dei rischi ambientali e sanitari, a partire dall’amianto, richiede un approccio strutturato basato su dati, competenze scientifiche e collaborazione istituzionale. ARPACAL è impegnata a rafforzare il proprio ruolo tecnico a supporto delle decisioni pubbliche, mettendo dati e competenze scientifiche al servizio delle politiche di prevenzione.»

Paola Vegliantei, Presidente Accademia della Legalità

Come Presidente di Accademia della Legalità seguo molto da vicino tutto ciò che riguarda l’ambiente, la salute e ovviamente la legalità in questa nostra Italia. Il Piano Regionale Amianto (PRAC) ha fissato il 2026 come anno target per rendere la Calabria libera dall’amianto, tuttavia, persistono allarmi riguardo alla scadenza di strumenti di censimento efficaci e alla necessità di aggiornare la mappatura dei siti pericolosi. Sono stati sequestrati siti di stoccaggio abusivo di rifiuti speciali contenenti amianto nel centro cittadino e oltre all’amianto, l’attenzione è rivolta ad altre sostanze cancerogene. Questo evento organizzato da Osservatorio nazionale amianto segna un passo avanti per unire le forze per una vera bonifica e sperare nella presa di coscienza di molti negligenti.  La salute è un bene di tutti. 

Orlando Amodeo, Epidemiologo, primo dirig. medico Polizia di Stato
«I dati epidemiologici dell’ultimo Rapporto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio), edizione 2023, relativi all’area del SIN di Crotone, evidenziano:
– un aumento del tasso standardizzato di mortalità prematura per malattie croniche rispetto al riferimento regionale, pari al 6,7% nei maschi e al 10,8% nelle femmine;
– un eccesso di rischio, in entrambi i generi, per la mortalità generale e per tutti i tumori maligni;
– in età pediatrica e pediatrico-adolescenziale, un eccesso di ospedalizzazione per infezioni acute delle vie respiratorie e per tumori dell’encefalo.
Il tutto si inserisce in un territorio caratterizzato da un elevato indice di deprivazione. Nell’indagine 2025 di Italia Oggi/La Sapienza, Crotone si è classificata al 106° posto su 107 province italiane, risultando tra le aree con le peggiori condizioni di vita del Paese, in assenza di un’idonea, indispensabile e reale sorveglianza epidemiologica».

Massimo Alampi, Coordinatore ONA Calabria

“Siamo qui per dare voce a chi è stato sacrificato sull’altare del profitto: salute e sicurezza non sono costi, ma diritti che non si possono barattare. Dalla Calabria parte oggi un grido di dignità e verità per mettere fine, una volta per tutte, a questa giustizia negata.”

Giuseppe Infusini, Pres. ONA Cosenza
“E’ importante che si predisponga una collaborazione tra l’ONA del territorio di Cosenza con la Regione affinché si attui un progetto politico teso a dare attuazione alla legge regionale amianto 14/2011 ed il piano regionale amianto Calabria”.

Salvatore Procopio, Ref. Laboratorio fisico Arpacal
“La popolazione è esposta a livelli di radioattività che comporta gravi problemi per la salute. Se non si procede alla bonifica e/o messa in sicurezza delle aree delle ex fabbriche e dei luoghi già censiti, si espone la popolazione ad un grave rischio: Il sistema immunitario non può sopportare quei livelli di contaminazione.”

Marisa Macrina, Neuroanestesista terapia intensiva già responsabile trapianti d’organo Regione Calabria
«Alla luce delle ricerche effettuate negli ultimi anni, intervengo come testimonianza dei danni arrecati dall’incuria, dalla superficialità e dalla malafede di grandi società anonime che hanno approfittato, prima, della buona fede di una popolazione costretta a non poter difendere la propria salute pur di lavorare nella propria terra; e poi, a ignorare i veleni interrati e lasciati in eredità nel territorio».

Salvatore Siviglia Capo dip. Ambiente Regione Calabria
“Il primo obiettivo è quello di avere una mappatura di tutti i siti dove c’è presenza di amianto e radon in Regione Calabria, Per raggiungere questo obiettivo stiamo interagendo con i Comuni per acquisire elementi di dettaglio che sono nella loro dispnibilità. Abbiamo in calendario di aggiornare la legge regionale per adeguarla alla nuova normativa. Formalizzeremo la collaborazioone con ONA con apposito protocollo di intesa”.

Renata Tropea, Dirigente medico, pronto soccorso Lamezia Terme
“Il Pronto Soccorso oltre che un luogo di cura per le patologie in fase di criticità, deve essere ormai considerato e qualificato come il centro di raccolta dati epidemiologici riguardo al proprio territorio. Questi dati preziosi costituiranno il profilo ambientale della città, e consegnati agli interlocutori istituzionali preposti alla loro analisi, restituiranno ai cittadini la giusta e mirata prevenzione e l’appropriatezza delle cure”.

Antonio Carmine Sangiovanni, Coordinatore Osservatorio Nazionale Amianto Alto Tirreno Cosentino
“Quando parliamo di amianto, parliamo di danno alla salute, di danno psico- fisico, siamo di fronte a dei danni alla salute rilevanti, non solo fisici ma anche morali ed esistenziali irreversibili. Attualmente nel nostro paese l’amianto e le malattie ad esso collegate rappresenta una emergenza ed è diffuso in tutta la penisola. Con riguardo alla Calabria la presenza di manufatti e tetti in amianto è ancora massiccia e preoccupa per i rischi che causa alla salute. L’ultimo piano di intervento in questa materia da parte della Regione Calabria è del 2017 il cosiddetto Prac che è uno strumento strategico finalizzato alla mappatura, bonifica e smaltimento dell’amianto presente negli ambienti di vita e di lavoro. L’obiettivo principale del Prac è quello di eliminare il rischio amianto entro dieci anni, ma ancora al momento poco è stato fatto, e molto si dovrà fare in futuro. I piani di i trecento sono la mappatura dei siti e la conseguente messa in sicurezza e smaltimento secondo le norme in materia”.

Salute e ambiente, Laghi: «Sull’installazione degli impianti radioelettrici serve trasparenza e partecipazione democratica. La Regione impugni una norma ingiusta»

Il consigliere regionale e segretario questore ha presentato una mozione per impegnare la Giunta: «Anche se i cittadini non vengono informati, l’autorizzazione resta valida. È scelta gravissima, lesiva dei Diritti».

Il Consigliere regionale e Segretario Questore, Ferdinando Laghi, ha presentato una mozione per chiedere alla Giunta regionale di impugnare davanti alla Corte costituzionale l’articolo 27 della legge nazionale n. 182 del 2025, promulgata recentemente.
La norma modifica le regole sull’installazione degli impianti radioelettrici, stabilendo che la mancata pubblicazione delle richieste di autorizzazione non comporti più l’annullamento del titolo autorizzativo. In sostanza, anche se i cittadini non vengono informati, l’autorizzazione resta valida.
«È una scelta grave – dichiara Laghi – perché svuota di significato l’obbligo di informare la popolazione e limita il diritto dei cittadini a partecipare a decisioni che incidono direttamente sulla loro salute e sul territorio».
Secondo Laghi, la pubblicizzazione delle richieste di installazione è uno strumento essenziale di trasparenza e democrazia. Lo ha ribadito più volte anche la Corte costituzionale, sottolineando come l’informazione serva a coinvolgere le comunità locali e a tutelare in particolare i soggetti più fragili.
«Togliere efficacia alla pubblicazione – prosegue il consigliere regionale – significa ridurre le garanzie su temi delicatissimi come l’esposizione ai campi elettromagnetici, l’impatto ambientale e la tutela del paesaggio».
La norma è stata contestata da associazioni e portatori di interesse, che la ritengono lesiva di diritti fondamentali come la tutela della salute, la trasparenza amministrativa e la partecipazione democratica. Inoltre, essa contrasta anche con il principio di precauzione richiamato anche dal Consiglio d’Europa, che raccomanda agli Stati massima informazione e prudenza sui potenziali rischi dei campi elettromagnetici.
«Chiedo alla Giunta regionale – conclude Laghi – di agire subito per impugnare questa legge. È nostro dovere difendere i diritti dei cittadini, garantire trasparenza e assicurare che decisioni così importanti non vengano prese senza un reale coinvolgimento delle comunità».

“A chi interessa”, il podcast che racconta la storia del Capitano Natale De Grazia

A Chi Interessa è il podcast indipendente in 7 puntate che racconta la storia del Capitano Natale De Grazia, morto misteriosamente mentre stava conducendo un’inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti radioattivi e tossico-nocivi affondati con il sistema delle “navi a perdere”.
Autrice Maria Vittoria Sparano
Podcast Producer Giada Pari

Trenta anni fa moriva il capitano Natale De Grazia

A ricordo del Capitano Natale De Grazia a 30 anni dalla morte
• 19 dicembre 1956, Catona di Reggio Calabria
• 12 dicembre 1995, Nocera Inferiore

Gli alberi giganti di Monte Faeto ad Aiello Calabro (CS)

GLI ALBERI GIGANTI DI MONTE FAETO (AIELLO CALABRO, CS)

Ho letto sulla rivista del CAI a firma di Daniele Zovi di un abete bianco (parla di un albero autoctono), il più alto in Italia, di 53,34 metri e di 3,32 di circonferenza.
Insieme a Giovanni Sicoli, dottore forestale e il gruppo di Jamu a caminare, anni fa, abbiamo misurato un abete bianco al Faeto, di 3,90 metri (con Laura mia moglie ne abbiamo misurati anche di oltre 5 metri, in realtà, sempre al Faeto). Certo, non è alto come quello di cui parla Zovi, ma è pur sempre un albero maestoso… L’altezza, in verità è stata solo stimata, ma possiamo misurare con più precisione anche gli altri più grossi e alti…
In omaggio alla festa degli alberi del 21 novembre 2025.

Vostro Geniale Adacquacerze, moccivò, e pinologo di ereditaria professione 😁

Le Giornate FAI d’Autunno a Scigliano (Cs), 11 e 12 ottobre 2025

Dalla Delegazione FAI di Cosenza | In occasione delle Giornate FAI d’Autunno, che si svolgeranno l’11 e il 12 ottobre prossimi, vi accompagneremo alla scoperta di Scigliano, nella Valle del Savuto: un paese che, in epoca medievale, vantava il titolo di “Università” del Regno di Napoli e che, per ben tre volte, si riscattò dal dominio feudale, diventando Città Regia.
Il territorio di Scigliano è vasto e articolato, suddiviso in 9 frazioni (Quartieri) e ricco di storia, con circa 20 chiese e numerosi palazzi antichi.
Saremo guidati dall’Associazione culturale “La via Popilia” e dalla Pro Loco di Scigliano lungo i seguenti itinerari:
1. Ponte di Annibale (o “di Sant’Angelo”)
Inizieremo con la visita di questo ponte romano risalente al 130 a.C., un manufatto di rara bellezza architettonica e paesaggistica. Si raggiunge a piedi attraverso un sentiero piuttosto impervio: consigliamo questa tappa solo a persone abituate al trekking e in buona forma fisica, poiché il percorso, seppur breve, è in forte discesa all’andata e in salita al ritorno.
2. Centro di Scigliano (frazione Calvise)
Una volta giunti a Calvise, vi invitiamo a lasciare l’auto nel parcheggio pubblico adiacente alla piazza principale. Da lì potrete usufruire delle navette messe cortesemente a disposizione dall’Amministrazione Comunale. Con l’accompagnamento dei volontari FAI, visiteremo:
La Chiesa di San Nicola
Il Santuario di Monserrato, con la guida dello studioso Gabriele Emilio Chiodo
3. Quartiere di Diano
Sempre a bordo della navetta, attraverseremo l’antico quartiere di Diano e faremo tappa al Palazzo Talarico Serena, aperto grazie alla gentile disponibilità della famiglia Talarico.
Proseguiremo poi a piedi tra i vicoli storici fino alla Chiesa di San Giuseppe o dell’Assunzione, principale edificio di culto del paese.
Qui saremo guidati dal Prof. Dott. Gianfrancesco Solferino, e, grazie alla collaborazione del Sindaco e del parroco Don Giuseppe, sarà possibile ammirare preziosi paramenti sacri di epoche diverse e, eccezionalmente, un ostensorio d’argento del ’700, capolavoro napoletano di proprietà della Curia di Scigliano, solitamente custodito nel Museo Diocesano di Cosenza.
4. Convento delle Clarisse
Concluderemo la visita presso il convento di clausura delle Sorelle Povere, dove, in via del tutto straordinaria, ci sarà concesso l’accesso alla piccola Chiesa di Santa Maria delle Grazie, annessa al convento.

Informazioni utili:
Luoghi e orari delle visite:
– Ponte di Annibale: Sabato e domenica in 3 turni: ore 10–11, 11–12, 12–13
– Chiesa di S. Maria delle Grazie: Sabato e domenica ore 15–17
– Palazzo Talarico Serena: Sabato e domenica ore 10–13 e 15–17
– Tutti gli altri luoghi: Tranne che per il Ponte di Annibale, le visite saranno continue ed a rotazione dalle ore 10 alle ore 17 (ultimo turno), partendo dalla piazza principale con gruppi organizzati a bordo delle navette
Pausa pranzo:
Sabato e domenica, dalle 13:30 alle 15:00, sarà possibile degustare un menù a base di prodotti tipici locali, offerto dai produttori del territorio, al costo di €10. Il punto ristoro si troverà nella piazza principale.

Consigli utili:
La visita sarà ricca e articolata: vi suggeriamo di dedicarle l’intera giornata, di indossare scarpe comode, abbigliamento a strati e adatto a muoversi tra i vicoli acciottolati.
Partecipare alle Giornate FAI d’Autunno non è solo un’occasione per conoscere e valorizzare il patrimonio culturale che ci circonda, ma anche un modo concreto per contribuire alla sua tutela.
Vi invitiamo a sostenere attivamente queste iniziative con un contributo volontario consigliato di almeno € 3.
Le GFA sono aperte a tutti, iscritti e non iscritti FAI. Sarà possibile iscriversi in loco e rinnovare le iscrizioni scadute. Chi si iscriverà per la prima volta godrà della riduzione di €10 su ogni tipologia di quota indicata sul sito www.fondoambiente.it

Arboreal imprintis, tracce di natura e memoria a Casali del Manco (Cs)

Sabato 13 settembre 2025 nell’incantevole bosco di castagni monumentali di Pratopiano in località Pedace del Comune di Casali del Manco (CS) si svolgerà la prima edizione del progetto artistico collettivo denominato Arboreal Imprintis (Impronte Arboree) tracce di natura e memoria; l’evento è organizzato dall’Associazione culturale Sguardi Ecologici e il team curatoriale di Arboreal Imprintis in partenariato con l’Universitas Vivariensis, con il supporto logistico della PGS (Polisportive giovanili salesiane) di Spezzano Piccolo e del CISOM (Corpo italiano di soccorso Ordine di Malta) sezione di Cosenza e il patrocinio del Comune di Casali del Manco, ed è rivolto ad artisti, illustratori, pittori, fotografi e creativi, ma anche a chi desidera cimentarsi per la prima volta in un’esperienza artistica. La performance artistica collettiva unisce arte contemporanea, natura e memoria del territorio. L’evento è coordinato dalla docente d’arte Sabrina Marotte e da Flavio Longo. Il progetto si propone di trasformare spazi naturali in un percorso artistico diffuso attraverso installazioni, pitture, stampe, fotografie e interventi site-specifici ispirati alla natura come custode di storie, radici e identità. Gli artisti sono chiamati a realizzare opere che esplorino il legame tra comunità e paesaggio, tra radici e futuro, utilizzando materiali e tecniche libere, con particolare attenzione a pratiche sostenibili e all’uso di pigmenti naturali.
Il presidente di Sguardi Ecologici, Aurelio Morrone, in una nota alla stampa ha dichiarato: «L’evento si svolgerà in due momenti distinti, uno creativo/laboratoriale, relativo alla giornata di sabato 13 settembre 2025 con inizio alle ore 9,30 con l’accoglienza dei partecipanti (ore 13,00 pausa pranzo) e termina alle 16,00 con consegna delle opere realizzate al team curatoriale. Il secondo momento prevede l’esposizione al pubblico dei lavori artistici realizzati. Gli artisti partecipanti riceveranno i supporti pittorici e i materiali di base e le opere saranno create in loco presso il bosco in località Pratopiano del Comune di Casali del Manco (CS), successivamente esposte, entro la fine del mese a Spezzano Piccolo e costituiranno un primo nucleo, questo è nell’auspicio degli organizzatori, di un museo dedicato.
Gli artisti che desiderano partecipare devono far pervenire la propria adesione tramite mail all’indirizzo sguardiecologici1@gmail.com.
Per tutte le altre informazioni ci si può rivolgere ad Aurelio Morrone 338.3642010

No al ponte sullo Stretto: perché il Sud ha bisogno di altro

«Un neonato in Calabria ha un’aspettativa di vita inferiore di oltre due anni rispetto a uno nato al Nord. E mentre qui mancano ospedali, scuole, trasporti, il Governo festeggia un ponte da 13,5 miliardi come fosse la soluzione a tutto. Ma la verità è che ci stanno rubando il futuro con la scusa del progresso».
È un attacco durissimo quello del consigliere regionale Ferdinando Laghi, che torna a denunciare con fermezza il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, all’indomani dell’approvazione definitiva da parte del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile).
«Il Ponte torna alla ribalta dell’attualità -continua Laghi- ma meglio sarebbe dire della propaganda politica. Non è un’opera pensata per il Sud, ma contro il Sud: imposta dall’alto, inutile, costosa e dannosa. È l’ennesimo schiaffo a territori martoriati e a comunità considerate ‘sacrificabili’».
Laghi, che da anni si oppone al progetto con interventi in Aula di Consiglio Regionale, manifestazioni pubbliche -in Calabria e in Sicilia-, convegni e riunioni, sottolinea come le risorse stanziate -oltre 2 miliardi di euro sottratti a Sicilia e Calabria- dovevano servire a colmare il vero divario: quello infrastrutturale, sociale e sanitario.
«Il Sud non ha bisogno di un monumento al cemento -chiosa-. Ha bisogno di scuole vere, di ospedali funzionanti, di treni che non siano da terzo mondo. Ha bisogno di lavoro, di tutela ambientale, di ascolto. E invece si spendono miliardi per una chimera che arricchirà pochi e danneggerà molti».
Secondo il consigliere Laghi, inoltre, il Ponte è il simbolo di una visione vecchia, estrattiva e autoritaria dello sviluppo utile solo “a costruire consenso elettorale”.
«Per questo mi sono battuto: per un Sud che abbia voce e dignità e che tuteli le sue bellezze, capitale vero per una rinascita anche economica, e per questo -conclude- continuerò a battermi anche in futuro, perché i diritti e la ragione abbiamo l’ultima parola».

Ufficio Stampa

Rifondazione Comunista Calabria: “Decisione Cipess su ponte è dichiarazione di guerra contro i territori”

Il Partito della Rifondazione Comunista – Calabria aderisce con convinzione al corteo NO PONTE che si terrà il 9 agosto a Messina, unendosi alla mobilitazione popolare che da decenni si oppone alla devastazione ambientale, al furto di risorse pubbliche e alla logica militarista dietro il progetto del ponte sullo Stretto di Messina.
Il via libera formale arrivato dal CIPESS, con la clausola che impone 1,5 miliardi di euro alle casse pubbliche in caso di stop ai lavori, rappresenta l’ennesimo ricatto ai danni della collettività. Una scelta che premia ancora una volta gli interessi dei grandi gruppi privati come Eurolink, con la complicità del governo Meloni-Salvini, mentre i nostri territori continuano a soffrire per l’assenza di diritti fondamentali come l’accesso all’acqua, ai trasporti pubblici e alla sanità.
In Calabria come in Sicilia, la crisi idrica è ormai una condizione strutturale. Mentre la rete idrica perde il 50% dell’acqua e interi quartieri rimangono a secco, si continua a investire miliardi in un’opera inutile e dannosa che da sola sottrarrebbe 5 milioni di litri di acqua al giorno, il 20% del fabbisogno idrico della città di Messina. Uno schiaffo alla giustizia sociale e ambientale.
Sappiamo bene che non si tratta solo di un’opera infrastrutturale: il Ponte è il simbolo di un modello che privilegia la speculazione, l’oppressione sociale, e che — come denunciato apertamente — viene addirittura presentato come opera di interesse militare e strategico per la NATO. La Sicilia e la Calabria vengono così ridotte a avamposto di guerra nel Mediterraneo, mentre si tagliano i fondi per la viabilità ordinaria, per la prevenzione degli incendi, per la sanità e per l’istruzione pubblica.
Ecco perché essere contro il Ponte vuol dire anche essere contro la guerra e contro il sistema economico e politico che la alimenta. In piazza il 9 agosto porteremo anche la nostra solidarietà al popolo palestinese, oggi vittima di un genocidio sionista, nella convinzione che le lotte contro il Ponte, contro il neoliberismo e contro il militarismo siano tutte parte di un’unica, grande battaglia per la giustizia globale, la pace e l’autodeterminazione dei popoli.
Con 14 miliardi di euro destinati al ponte e oltre 30 miliardi all’anno in spese militari, si potrebbero affrontare concretamente le vere emergenze: scuole sicure, ospedali funzionanti, trasporti pubblici efficienti, bonifiche ambientali e diritto all’acqua per tutte e tutti.
Per tutto questo, il 9 agosto saremo in piazza per unirci al coro del comitato promotore: VOGLIAMO L’ACQUA, NON LA GUERRA, NO AL PONTE!

Partito della Rifondazione Comunista – Calabria