


Siamo ancora in tempo, prima che la giornata si chiuda, per dedicare un pensiero a una ricorrenza che sta a cuore a tanti: oggi, 12 agosto, ricorre San Giuliano Martire.
Il calendario, a dir la verità, conosce diversi Santi con questo nome — celebrati a gennaio, a febbraio e poi ancora verso la fine di agosto — ma per la nostra comunità questa data porta con sé un’eco del tutto particolare, poichè esiste una chiesa intitolata a questo Santo. E anche perché questo luogo di culto è chiuso ormai da sin troppo tempo, poiché in pessimo stato di conservazione. Un luogo del cuore, nascosto e dimenticato.
Il titolo della chiesa si perde nella storia. Non si conservano, infatti, immagini, dipinti o statue di San Giuliano giunte fino a noi. Ma ciò che manca nell’iconografia è ben vivo nella memoria storica del paese.
Negli anni ’50 del secolo passato, si registrava l’ultimo intervento di restauro sul luogo di culto. Da oltre 25 anni le porte della chiesa sono sbarrate: chiusa al pubblico a causa del grave stato di degrado in cui versa. Più di tre quarti di secolo di abbandono per una struttura bellissima e immensamente cara a tutti gli Aiellesi, che l’hanno vista lentamente scivolare nel silenzio.
In questi anni, il patrimonio storico locale ha iniziato a mostrare segni di rinascita. Con i lavori ormai in via di ultimazione dell’ex Convento degli Osservanti e della chiesa di Santa Maria Maggiore, la speranza torna a farsi strada. Il nostro augurìo più grande è che, una volta chiusi questi importanti cantieri, l’attenzione e le risorse possano finalmente posarsi sulla Chiesa di San Giuliano. Restituire questo luogo alla comunità non significa solo recuperare delle pietre, ma ricucire un pezzo di identità e di storia del nostro territorio.
Le immagini a corredo
1 – San Giuliano Martire (Immagine di repertorio);
2 – Ritaglio stampa (Articolo del 2011 dedicato alla situazione della chiesa);
3 – Dettaglio del pannello espositivo della mostra su Pietro Barbalonga. Secondo l’ipotesi dello storico dell’arte Gianfrancesco Solferino, il Barbalonga sarebbe l’autore dell’arco lapideo della Cappella del Carmine, un’opera di straordinario pregio proveniente, verosimilmente, proprio da Santa Maria Maggiore e qui successivamente rimontata.
Qui sotto, aggiungiamo una immagine del calendarietto del 2000, per sensibilizzare a salvare l’arte. In questo caso, gli affreschi di Raffaele Aloisio… ma nulla si mosse.



