Domenico Roppi, il profilo di un organaro calabrese (1782–1847)

Dalla pagina social di Laghitani nel Mondo postiamo un profilo di Domenico Roppi, originario di Laghitello. L’artista è l’autore di un organo (vedi scheda dei Beni Culturali), oramai rovinato, che si trova nella collabente chiesa di San Guliano in Aiello Calabro (Cs). Sia l’organo sia soprattutto l’edificio sacro hanno necessità – come chiediamo da almeno 5 lustri – di un restauro conservativo.

di Pino Cino
Nel 179° anniversario della sua scomparsa si ricorda la figura di Domenico Roppi, tra i più significativi organari attivi in Calabria nella prima metà dell’Ottocento. Attraverso la sua opera contribuì allo sviluppo dell’arte organaria regionale, lasciando una preziosa testimonianza della tradizione musicale, liturgica e artigianale del Mezzogiorno.

Nato a Laghitello nel 1782 e morto a San Pietro in Amantea il 20 luglio 1847, Domenico Roppi svolse la propria attività documentata tra il 1828 e il 1845, dedicandosi prevalentemente alla costruzione di organi positivi, strumenti di dimensioni contenute ma di elevato pregio tecnico ed espressivo. Le sue realizzazioni si distinguono per l’accurata qualità costruttiva, l’equilibrio delle soluzioni foniche e la raffinata sensibilità artistica che caratterizzava la migliore tradizione organaria del Mezzogiorno.

La sua produzione si inserisce pienamente nel solco della scuola organaria napoletana del Settecento, della quale assimilò i principali modelli costruttivi ed estetici, reinterpretandoli con competenza e misura per rispondere alle esigenze liturgiche e musicali delle chiese calabresi dell’Ottocento.

Gli strumenti attribuiti alla sua bottega, conservati nelle chiese di Acquappesa, Aiello Calabro, Briatico, Malito, Nicotera, Ricadi e Tropea, costituiscono ancora oggi preziose testimonianze della storia dell’organaria in Calabria e documentano l’elevato livello di eccellenza raggiunto dagli artigiani del tempo. Attraverso il loro lavoro contribuirono alla diffusione della musica sacra e alla conservazione di un patrimonio culturale di straordinario valore.

Un importante contributo alla conoscenza della figura di Domenico Roppi è giunto anche dalle ricerche condotte dall’Associazione Laghitani nel Mondo, che hanno consentito di ricostruirne la genealogia familiare. Questo lavoro ha permesso di delineare con maggiore precisione il contesto familiare e sociale dell’organaro, offrendo nuovi elementi per approfondirne la biografia e valorizzarne la memoria. La ricostruzione genealogica, realizzata attraverso l’esame di fonti archivistiche e documentazione storica e integrata con i repertori genealogici disponibili, rappresenta un significativo tassello per gli studi dedicati a uno dei principali maestri dell’organaria calabrese.

Ricordare Domenico Roppi significa rendere omaggio non soltanto a un abile costruttore di organi, ma anche a una tradizione che ha saputo coniugare arte, tecnica e fede, lasciando un’eredità che ancora oggi merita di essere studiata, tutelata e valorizzata.

Il nome di Domenico Roppi continua infatti a occupare un posto di rilievo nella storia dell’organaria calabrese. I suoi strumenti rappresentano non solo opere d’arte e di ingegneria musicale, ma anche testimonianze della vitalità culturale delle comunità che li commissionarono e li custodiscono ancora oggi. Nel ricordarne il 179° anniversario della morte si rinnova l’impegno a promuovere la conoscenza della sua opera e a preservare un patrimonio che appartiene alla storia religiosa, artistica e musicale della Calabria.

https://it.findagrave.com/memorial/234432992/domenico-roppi

Il paese scomparso di Laghitello in un romanzo

Romanzo Inedito

Laghitello tra i romanzi del Premio Letterario il Borgo Italiano

1 Jun 2019

Laghitello partecipa al Premio Letterario il Borgo Italiano attraverso la sezione Romanzo Inedito grazie a un’opera di Giosina Bifano dal titolo “Io sono Laghitello”.

Laghitello è un paese scomparso che nel corso degli anni è stato accorpato a Lago, comune italiano di 2563 abitanti circa della provincia di Cosenza, in Calabria.

Il piccolo agglomerato nel 1811, venne accorpato alla vicinissima Lago. Fu travolto nel corso del tempo da un segnato destino geologico che agli inizi degli anni ‘50 lo svuota del tutto. È il 1952-3 quando, racconta uno dei due testimoni intervistati per il documentario “Il paese scomparso” del regista Massimo De Pascale, gli ultimi abitanti rimasti si trasferiscono a Lago, nelle case popolari appena costruite.

Il cortometraggio, ideato da Sergio ChiattoGaetano Osso e Francesco Mazzotta, in occasione del bicentenario dell’accorpamento, racconta attraverso le testimonianze di Nicola De Luca e Francesco Piluso, con immagini attuali e frame del passato, la vita che vi si svolgeva. Il mulino, gli orti, le coltivazioni di grano e “grandiano” (granoturco), le processioni votive in onore della Madonna delle Grazie custodita nella piccola chiesetta, il ponte di legno, a vucata delle donne, i suoni della forgia, lo zampillare delle uniche due fontane pubbliche dove prendere l’acqua per bere e per i bisogni, le partite tra ragazzi col pallone di pezza, le goliardate, la fame, la solidarietà tra i vicini.

Sito web del Comune di Lago: www.comune.lago.cs.it

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_(Italia), http://aiellocalabro.blogspot.com/2011/12/storie-di-frane-e-paesi-scomparsi-la.html

Foto: https://lnx.laghitaninelmondo.com/wp/storia/avvenimenti-storici-importanti/storia_clip_image002/

Storie di frane e paesi scomparsi. La vicenda di Laghitello in un convegno a Lago (Cs)

Laghitello anni ’30

In Calabria esistono diversi casi di abbandono di interi paesi. Paesi con secoli di storia alle spalle che scompaiono. Per gli effetti dello spostamento delle popolazioni verso le coste, perché interessati da forti flussi migratori, o perché distrutti da terremoti o alluvioni. A volte vengono abbandonati perché il terreno dove sorgono è interessato da una secolare vicenda di frane e dissesto idrogeologico.

La storia di Laghitello, antico casale di Aiello, è da iscriversi in questo ultimo caso. Ma più che abbandonato, si dovrebbe usare il termine “scomparso”. Il piccolo agglomerato, che proprio 200 anni fa, nel 1811, venne accorpato alla vicinissima Lago, è travolto nel corso del tempo da un segnato destino geologico che agli inizi degli anni ‘50 lo svuota del tutto. È il 1952-3 quando, racconta uno dei due testimoni intervistati per il documentario “Il paese scomparso” del regista Massimo De Pascale, gli ultimi abitanti rimasti si trasferiscono a Lago, nelle case popolari appena costruite. Il cortometraggio, ideato da Sergio Chiatto, Gaetano Osso e Francesco Mazzotta, in occasione del bicentenario dell’accorpamento, racconta attraverso le testimonianze di Nicola De Luca e Francesco Piluso, con immagini attuali e frame del passato, la vita che vi si svolgeva. Il mulino, gli orti, le coltivazioni di grano e “grandiano” (granoturco), le processioni votive in onore della Madonna delle Grazie custodita nella piccola chiesetta, il ponte di legno, a vucata delle donne, i suoni della forgia, lo zampillare delle uniche due fontane pubbliche dove prendere l’acqua per bere e per i bisogni, le partite tra ragazzi col pallone di pezza, le goliardate, la fame, la solidarietà tra i vicini.

La vicenda di Laghitello, che può assomigliare a quella di tanti altri paesini calabresi, sarà al centro di un convegno (Storie di frane e di paesi scomparsi; Laghitello, ricostruzione storica, antropologica e analisi dei fenomeni) che si terrà sabato 17 dicembre a Lago, a partire dalla 11, nell’auditorium delle scuole medie di via Falsetti. Insieme alle associazioni L’Arcipelago e Coccinella onlus che organizzano l’incontro, patrocinato dalla Provincia di Cosenza, ci saranno l’Istituto scolastico G. Mameli di Amantea, i comuni di Lago e Aiello, la Sigea e l’Istituto per gli studi storici di Cosenza. Nel corso nell’incontro, durante il quale verrà proiettato il cortometraggio citato (10 min. riprese e montaggio Nicola Carvello), interverranno: Sergio Chiatto (Laghitello nella storia); Gaetano Osso e Nicola Paoli (Ricostruzione dei fenomeni franosi nel territorio di Laghitello e Lago); Francesco Mazzotta (Il trasferimento dell’abitato di Laghitello e le ripercussioni sull’urbanistica di Lago). E i professori Gioacchino Lena dell’Istituto studi storici di Cosenza, e Vito Teti, docente di Etnologia e Letterature Popolari dell’Unical  che tireranno le conclusioni. Nelle intenzioni degli organizzatori, «il  convegno  si  pone  l’obiettivo  di  dare  una risposta    ai    tanti    interrogativi    che    ancora circondano le vicende di Laghitello e, soprattutto, di  far  conoscere  alle  nuove  generazioni  una pagina  molto  importante  ma  poco  nota  della storia locale». Inoltre, «la ricostruzione delle   vicende   della   piccola comunità rappresenta  quindi  un  vero  e  proprio dovere  e  anche  una  forma  di  tardivo  risarcimento per lo scempio di un luogo di estremo interesse, sia dal punto di vista   geologico che da quello antropologico».