Ospedale di Castrovillari. Ferma da un anno e mezzo una centrifuga per la ricerca di cellule tumorali. Laghi: “Inaccettabile disservizio, si intervenga subito”

Si tratta della rottura di una apposita centrifuga che, malgrado le continue richieste dei pazienti, non viene sostituita. Costerebbe poche migliaia di euro.

Continua a destare indignazione la situazione dell’U.O. Anatomia Patologica dell’Ospedale di Castrovillari dove, da oltre un anno e mezzo, è ferma la centrifuga necessaria per l’esecuzione delle analisi citologiche sulle urine, per individuare precocemente anche la presenza di cellule tumorali.
Nonostante le ripetute segnalazioni e le sollecitazioni da parte di cittadini, operatori sanitari e associazioni, l’apparecchiatura non è stata ancora sostituita. Un intervento dal costo di poche migliaia di euro che, se tempestivamente effettuato, avrebbe consentito di evitare i pesanti disagi che stanno subendo tantissimi pazienti.
A causa del guasto, infatti, molti utenti sono costretti a rivolgersi a laboratori privati o a spostarsi in altri ospedali della provincia, con inevitabili scomodità e costi aggiuntivi, quando addirittura non rinunciano del tutto all’esecuzione dell’esame.
Non solo. Non sono stati forniti neppure i microfiltri che, possono essere utilizzati per sopperire a queste problematiche, dal costo di 50 centesimi l’uno.
Sulla vicenda è intervenuto il consigliere regionale Ferdinando Laghi, che conosce molto bene lo spoke del Pollino e non abbassa la guardia sui disservizi che emergono.
“È inconcepibile che un presidio sanitario importante come quello di Castrovillari resti paralizzato per la mancata sostituzione di un’apparecchiatura dalla cifra irrisoria. Si tratta di un disservizio che mette a rischio la prevenzione oncologica e la tutela della salute dei cittadini. Chiedo ai vertici dell’Azienda sanitaria di Cosenza di attivarsi immediatamente per ripristinare il corretto funzionamento del laboratorio e garantire un servizio essenziale”.
Il consigliere Laghi ha inoltre ribadito la necessità di una gestione più attenta e responsabile delle risorse e della manutenzione negli ospedali della provincia, affinché episodi del genere non si ripetano.
Nel frattempo, la cittadinanza di Castrovillari continua a chiedere con forza un intervento rapido e risolutivo, affinché l’ospedale possa tornare a garantire pienamente le prestazioni sanitarie di base e specialistiche previste.

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Ferdinando Laghi: «L’Ambulatorio Multidisciplinare di Cosenza per le Vittime di Tortura deve continuare a operare. Chiudere quel presidio sarebbe un atto di disumanità istituzionale»

L’Ambulatorio di Cosenza per le Vittime di Tortura rischia di essere sgomberato dalla sede in cui opera da anni. A denunciarlo è l’équipe multidisciplinare che gestisce il servizio, nell’unica struttura del genere attiva da Roma in giù, che si caratterizza per la capacità di offrire assistenza medica, psicologica e sociale a persone sopravvissute a torture e violenze nei luoghi di detenzione o di conflitto.
A fronte della richiesta di aiuto ricevuta, il consigliere regionale Ferdinando Laghi, appena rieletto, ha incontrato i referenti del centro e ha chiesto e ottenuto un report dettagliato delle attività, per comprendere la portata del lavoro svolto. I dati parlano chiaro: decine di pazienti presi in carico ogni anno, centinaia di colloqui terapeutici, valutazioni mediche, sostegno psicologico e sociale a persone provenienti da percorsi di dolore e migrazione. Un’attività di straordinario valore umano e sanitario, che oggi rischia di essere cancellata per motivi burocratico-amministrativi e una presunta mancanza di spazi.
«Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa situazione -dichiara il consigliere Laghi-. Stiamo parlando di un presidio che rappresenta una speranza concreta per donne e uomini segnati dalla violenza e dall’esilio, un punto di riferimento riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Sgomberarlo sarebbe un atto di disumanità istituzionale oltre che un gravissimo errore sanitario, politico e morale».
Laghi sottolinea che il centro non è soltanto un luogo di cura, ma anche un presidio di civiltà che racconta la parte migliore della Calabria: quella che accoglie, ascolta e tutela. «La difesa dei diritti umani -aggiunge- non può essere trattata come una pratica d’ufficio o una voce di bilancio da spostare altrove. Qui si curano ferite -visibili e non-, si restituisce dignità alla Persona. È dovere delle istituzioni difendere e sostenere questo lavoro, non ostacolarlo».
Il consigliere regionale annuncia di voler portare immediatamente la questione all’attenzione del Consiglio regionale e di tutte le istituzioni interessate, chiedendo un intervento urgente della Regione, del Comune e della Prefettura per garantire la continuità del servizio.
«Chiedo alle autorità competenti -evidenzia ancora il Consigliere Laghi- di sospendere ogni procedura che possa interrompere le attività dell’équipe e di convocare subito un tavolo istituzionale con Regione, ASP e Comune. Serve una soluzione immediata e certa che metta in sicurezza questa esperienza e riconosca ufficialmente il valore del prezioso lavoro svolto. Non si può lasciare che l’indifferenza amministrativa distrugga anni di impegno e di professionalità al servizio dei più fragili. Difendere il Centro per le Vittime di Tortura -conclude- significa difendere l’idea stessa di umanità su cui dovrebbe reggersi la nostra Regione. Mi impegnerò personalmente, dentro e fuori le istituzioni, perché questo presidio non sospenda la sua attività nemmeno per un giorno».

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No al ponte sullo Stretto: perché il Sud ha bisogno di altro

«Un neonato in Calabria ha un’aspettativa di vita inferiore di oltre due anni rispetto a uno nato al Nord. E mentre qui mancano ospedali, scuole, trasporti, il Governo festeggia un ponte da 13,5 miliardi come fosse la soluzione a tutto. Ma la verità è che ci stanno rubando il futuro con la scusa del progresso».
È un attacco durissimo quello del consigliere regionale Ferdinando Laghi, che torna a denunciare con fermezza il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, all’indomani dell’approvazione definitiva da parte del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile).
«Il Ponte torna alla ribalta dell’attualità -continua Laghi- ma meglio sarebbe dire della propaganda politica. Non è un’opera pensata per il Sud, ma contro il Sud: imposta dall’alto, inutile, costosa e dannosa. È l’ennesimo schiaffo a territori martoriati e a comunità considerate ‘sacrificabili’».
Laghi, che da anni si oppone al progetto con interventi in Aula di Consiglio Regionale, manifestazioni pubbliche -in Calabria e in Sicilia-, convegni e riunioni, sottolinea come le risorse stanziate -oltre 2 miliardi di euro sottratti a Sicilia e Calabria- dovevano servire a colmare il vero divario: quello infrastrutturale, sociale e sanitario.
«Il Sud non ha bisogno di un monumento al cemento -chiosa-. Ha bisogno di scuole vere, di ospedali funzionanti, di treni che non siano da terzo mondo. Ha bisogno di lavoro, di tutela ambientale, di ascolto. E invece si spendono miliardi per una chimera che arricchirà pochi e danneggerà molti».
Secondo il consigliere Laghi, inoltre, il Ponte è il simbolo di una visione vecchia, estrattiva e autoritaria dello sviluppo utile solo “a costruire consenso elettorale”.
«Per questo mi sono battuto: per un Sud che abbia voce e dignità e che tuteli le sue bellezze, capitale vero per una rinascita anche economica, e per questo -conclude- continuerò a battermi anche in futuro, perché i diritti e la ragione abbiamo l’ultima parola».

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Mercure, incostituzionale la legge Laghi. Il Consigliere: “sentenza da leggere bene. Esplicita tutela delle aree protette, rischi delle biomasse”

“Nessun posto di lavoro a rischio, anche se la centrale chiudesse. Reazioni scomposte anche da colleghi Consiglieri che esultano per una vittoria di Pirro”.

E’ stata giudicata incostituzionale la norma che imponeva alle centrali a biomasse, all’interno delle aree protette, di ridurre la potenza sotto i 10Mw termici, più nota come “legge Laghi”.
A stabilirlo è la Corte Costituzionale che ieri ha reso nota la sentenza che, di fatto, cancella l’articolo 14 della legge regionale n.36/2024 della Calabria, ma certamente non senza se e senza ma. L’articolo in questione riguardava le altre aree protette calabresi, introducendo quanto previsto nel Piano del Parco Nazionale del Pollino, in cui è previsto il contingentamento della potenza delle centrali a biomasse nell’area del Parco più grande d’Italia. Piano del Parco che, dopo la sua recente approvazione anche da parte della Regione Basilicata, entra finalmente in vigore, dopo oltre 30 anni di attesa.
La “legge Laghi” solo indirettamente tirava in ballo la mega centrale del Mercure, situata nel cuore del Parco del Pollino e oggetto da ben oltre venti anni di proteste e mobilitazioni popolari da parte degli abitanti della Valle. Alla centrale sono addebitati i danni provocati in passato e i rischi – collegati all’incenerimento di 350.000 tonnellate di alberi all’anno e alle emissioni di centinaia di TIR adibiti al trasporto delle biomasse – per la salute dei residenti, a causa dell’emissione di sostanze nocive derivanti dai processi di combustione.
“Al di là delle scomposte reazioni di alcuni, tra cui qualche disinformato collega Consigliere regionale, – commenta Ferdinando Laghi – la sentenza, per chi ha avuto la cura di leggerla, apre prospettive assai interessanti per le aree protette. Prospettive che, certo, non possono essere oscurate dalle miserabili e consuete bugie su assai presunte migliaia di posti lavoro a rischio e su uno sviluppo di un Parco Nazionale “sostenuto” da un mega impianto industriale. In ogni caso, se anche la centrale chiudesse i battenti domani – continua Laghi – i posti di lavoro a rischio sarebbero pari a zero! L’enorme deficit di biomasse da parte delle altre centrali calabresi, che costringe all’importazione da aree lontane o lontanissime di molte centinaia di migliaia di tonnellate di legname l’anno, resterebbe deficit, anche assorbendo totalmente le biomasse destinate alla centrale del Mercure. Senza dimenticare che quelle raccolte localmente rappresentano solo un’esigua percentuale delle biomasse necessarie al funzionamento della centrale. Le fandonie, poi, su uno sviluppo industriale pesante, definito “sostenibile”, in un Parco Nazionale che ha la sua ragion d’essere in tutt’altro ambito, quello della tutela dell’ambiente e della biodiversità, si commenta da sè”.
“In ogni caso, gli spunti, importantissimi, della sentenza, che a mio modo di vedere è una classica “vittoria di Pirro”, sono tanti e confortanti – entra nel merito Laghi -. In primo luogo, viene sottolineata l’importanza prioritaria della tutela delle aree protette e dell’ambiente in generale, anche sulla base del più volte richiamato articolo 9 della Costituzione, nella sua più recente formulazione che gli attribuisce il rango legislativo più elevato, cioè quello costituzionale.
Ma anche la potestà legislativa riconosciuta alle Regioni di individuare aree idonee e non idonee per impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, con la specificazione che le biomasse, per le loro caratteristiche climalteranti derivanti dalla combustione, devono indurre a particolare cautela, anche nell’ambito delle stesse Fonti di Energia Rinnovabile (FER). Lo stesso strumento utilizzato nella “norma Laghi” – conclude il Consigliere-, cioè una legge piuttosto che un atto amministrativo, è stato giudicato dalla Corte utilizzabile, seppur a determinate condizioni.
In definitiva penso si possa dire che la Corte Costituzionale abbia “apprezzato” lo spirito della legge, pur non condividendone le modalità di realizzazione. Ne prendiamo atto e ne faremo tesoro – termina il Consigliere Laghi -, certo è che l’impegno per la tutela della salute, dell’ambiente e dello sviluppo vero e duraturo della Calabria, secondo le vocazioni della nostra terra, continuerà con rinnovato slancio”.

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Ennesimo taglio di alberi a Rende. Laghi: “Assumerò azioni formali contro queste criticabili iniziative”

Il Consigliere Regionale intende intraprendere azioni concrete affinché venga rispettata e applicata la legge regionale sul verde urbano, da lui proposta. Continuano le segnalazioni di capitozzature e tagli di alberi, in tutta la regione. Nel caso del Comune di Rende, solo pochi giorni fa sono stati tagliati, precisamente su Viale Leonardo da Vinci, numerosi pini presenti da molti decenni, tra le proteste di associazioni e cittadini, in particolare quelle di tutela ambientale. Fatto che è, tra l’altro, la replica di quanto già accaduto, sempre a Rende, nel recente passato.
Sul fenomeno interviene nuovamente il Consigliere regionale e Vicepresidente della Commissione Consiliare Ambiente, Ferdinando Laghi, che intende assumere concrete iniziative al riguardo. Questo anche alla luce del fatto che la Calabria è l’unica regione a godere di una legge “ad hoc” – la numero 7 del 2024, proposta proprio da Laghi – a difesa del verde urbano, che vieta, tra l’altro, anche la capitozzatura oltre che i tagli indiscriminati di alberi.
“Ho già inviato una richiesta di accesso agli atti al Comune di Rende – ha dichiarato il Consigliere – per conoscere le motivazioni per cui la legge regionale non sia stata applicata e coinvolgerò anche il Consiglio Regionale attraverso la presentazione di una specifica interrogazione”.
“La legge regionale di tutela del verde urbano, vigente ormai da oltre un anno, tutela un importante patrimonio comune, fondamentale non solo sotto l’aspetto estetico, ma anche della salute dei cittadini e del miglioramento delle condizioni ambientali. E’ perciò fondamentale che venga rispettata e messa in pratica – ha concluso Laghi – e non ci stancheremo di ribadirlo. Per questo è necessario fare chiarezza su quanto accaduto a Rende come in altri Comuni della Regione”.

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Centrale del Mercure, Laghi: “Posizione del Governo prevedibile e non conclusiva”

“Esultanza scomposta che fa felice Sorgenia, ma non rispecchia la volontà del territorio”.

Non si ferma il polverone sugli ultimi risvolti in merito alla “Norma Laghi” che prevede di estendere alle altre aree protette calabresi quanto previsto – da un anno e mezzo- nel Piano del Parco Nazionale del Pollino. Provvedimento approvato in Consiglio Regionale, sostenuto dallo stesso Presidente della Giunta, Roberto Occhiuto e ora impugnato dal Governo.
“La posizione del Consiglio dei Ministri – ha dichiarato il consigliere regionale, Ferdinando Laghi – non è predittiva di quanto ancora potrà avvenire, né tantomeno definitiva. Per questo invito i sostenitori di Sorgenia ad un atteggiamento più cauto”.
“A dimostrarlo – continua Laghi – sono i fatti: ci sono precedenti, anche recenti, di leggi approvate nel Consiglio Regionale calabrese, impugnate dal Governo e poi ripristinate, in tutto o in parte, dalla Corte Costituzionale (si pensi a quella sulla Fibromialgia, oppure a quella concernente il Noleggio Con Conducente –NCC-, ad esempio). Il percorso, quindi, è lungi dall’essere concluso”.
“In ogni caso, questa impugnativa, comunque evolva – prosegue Laghi -, non va a modificare quanto previsto nel Piano del Parco Nazionale del Pollino –che esplicitamente prevede, nel territorio del Parco del Pollino, centrali a biomasse con una potenza massima di 10 Mw termici, dal quale la norma, che io ho proposto e il Consiglio Regionale approvato, è stata estrapolata”.
Laghi si rimette così alle dichiarazioni dello stesso Occhiuto che con forza continua a sostenere che “una centrale a biomasse nel cuore del Parco più grande d’Italia non ci può stare”.
“L’esultanza di oggi, che trovo un po’ prematura e a tratti eccessiva – conclude il consigliere Ferdinando Laghi – fa certamente felice Sorgenia ma non rappresenta una situazione definitiva, né, soprattutto, rispecchia la volontà del territorio che, negli anni e ancora oggi, ha già fatto sentire la sua avversione nei confronti del “Mostro del Mercure”.

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Caso Centrale del Mercure: Laghi coinvolge i vertici di Sorgenia

Il Consigliere regionale ha inviato una comunicazione ufficiale al Presidente e all’AD della società che controlla la Mercure s.r.l. dopo le mancate risposte del Presidente di quest’ultima, Vaccarella, nell’ultima seduta della Sesta Commissione.

Non si placa il clamore suscitato sulla Centrale del Mercure dopo il “caso” del Presidente della Mercure srl che ha, di fatto, rifiutato di rispondere alle domande del Consigliere Laghi, per come invece esplicitamente concordato in sede di Sesta Commissione Consiliare. Laghi ha infatti inviato una comunicazione ufficiale ai Vertici della società “madre”, Sorgenia SpA.
“Ho inviato al Presidente del Gruppo Sorgenia – cui fa capo la Mercure srl, proprietaria dell’impianto -, Ettore Francesco Sequi, e all’Amministratore Delegato, Michele Enrico De Censi, una nota che ho inoltrato per conoscenza anche al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto ed al Presidente del Consiglio Regionale, Filippo Mancuso” –esordisce il Consigliere Laghi.
Laghi ha sempre attivamente partecipato alle battaglie dei tanti cittadini del territorio che negli anni si sono mobilitati contro la centrale a biomasse, sita nel cuore del Parco del Pollino, e dopo la seduta della Sesta Commissione Regionale ha pubblicamente accusato l’attuale proprietà di avere un atteggiamento “non collaborativo”, proprio per il voltafaccia del Presidente della Mercure srl, circa la richiesta di informazioni sull’impianto, prima garantita e poi negata.
“Ciò che mi ha spinto ad informare i vertici di Sorgenia –spiega a tal proposito Laghi- è stato l’inqualificabile comportamento del Presidente della Mercure s.r.l. -ing. Alberto Vaccarella-, che, nel corso dell’ultima seduta della Sesta Commissione è venuto meno all’impegno concordato pubblicamente durante la sua audizione, cioè quello di rispondere per iscritto a specifiche domande sull’impianto, comunicandomelo, per di più, solo mentre usciva dall’aula della seduta. Comportamento ancor più inaccettabile in quanto da lui verbalmente motivato per le mie “posizioni” sui problemi oggetto dell’audizione. Quanto accaduto – conclude Laghi-, oltre ad essere oggettivamente censurabile, in quanto infrange un accordo esplicito, pubblicamente e liberamente assunto, è, a mio parere, lesivo della dignità dell’Istituzione – il Consiglio Regionale della Regione Calabria- di cui mi onoro di far parte, oltre, ovviamente, a ingenerare dubbi e interrogativi sui reali motivi di questo diniego”.
Il capogruppo di De Magistris Presidente in Consiglio regionale, nonché vice presidente della Commissione Consiliare Ambiente, ha richiesto, nella nota inviata, di adottare ogni opportuna iniziativa, affinché quanto concordato in Commissione abbia concreta attuazione.

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Centrale del Mercure, Laghi al Presidente della Mercure srl: “comportamento vergognoso”

Il consigliere regionale: “Il Rappresentante Sorgenia non ha voluto rispondere alle mie domande, mortificando così la stessa Istituzione Regionale”.

Dopo la lunga discussione in Sesta Commissione Consiliare sull’abrogazione dell’articolo 14 della Legge regionale 36/2024, proposto dal Consigliere regionale Ferdinando Laghi e che prevede il contingentamento della potenza delle centrali a biomasse nelle aree protette calabresi, arriva il commento al veleno del Capogruppo di De Magistris Presidente.
Per Laghi “anche Sorgenia, dopo Enel, considera con ogni evidenza i diritti dei calabresi opzioni che possono essere tranquillamente ignorate. Forse anche grazie al supporto che la Società riesce a ottenere con i generosi supporti economici elargiti localmente, che tuttavia sono solo briciole rispetto a quanto incassato con la produzione di energia ma, soprattutto, con gli incentivi economici collegati (soldi di tutti noi!)”.
“Il comportamento tenuto dal Presidente della Mercure srl, società gestore della Centrale del Mercure, controllata da Sorgenia, durante l’audizione del 7 gennaio in Sesta Commissione Regionale, è stato tanto illuminante, quanto riprovevole – continua il capogruppo in Consiglio Regionale di De Magistris Presidente -. Per non prolungare i tempi di una seduta già lunghissima, ho chiesto al Presidente della Mercure srl, mentre effettuava il suo intervento, la disponibilità a fornire per iscritto le risposte alle numerose domande che mi ero preparate, riguardanti la Società da lui rappresentata, come per altro già fatto, a suo tempo, con Enel. Ottenuto una risposta affermativa (data al microfono, udita dai presenti e registrata agli atti della Commissione), evitavo perciò di porre le domande alle quali, per altro, avevo cercato di ottenere già da tempo risposta, attraverso una interlocuzione, sia verbale che scritta, con la Società, ottenendo sempre un ostinato e immotivato rifiuto. Sono perciò rimasto esterrefatto quando, al termine delle audizioni, uscendo dall’aula il Presidente della Mercure srl mi comunicava che ci aveva ripensato e che non avrebbe fornito alcuna risposta alle domande che gli fossero pervenute”.
“Un atteggiamento prepotente e arrogante che, a mio avviso, mortifica non tanto me, come persona, ma l’Istituzione Regionale stessa e dà forte l’immagine di un comportamento padronale che non può essere tollerato. Rimane il fatto, assai grave e che induce a gravi dubbi – conclude il Consigliere Laghi – che una necessaria e dovuta trasparenza venga negata, senza alcun accettabile motivo, da parte di chi dovrebbe sentirsi ben diversamente obbligato nei confronti di una terra che non è, né deve più essere considerata terra di conquista”.

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Praia a Mare. Laghi interviene per la tutela della flora protetta

«È assurdo che, nonostante una legge regionale e una mia specifica interrogazione in merito, il comune di Praia a Mare abbia individuato una zona di alaggio per le piccole imbarcazioni proprio su un’area protetta per la presenza dei gigli di mare».
È quanto affermato dal Consigliere Regionale Ferdinando Laghi, capogruppo di “De Magistris Presidente”, dopo la protesta apparsa sui giornali nei giorni scorsi, mossa dagli ambientalisti della Sezione dell’Alto Tirreno Cosentino di Italia Nostra.
«La scelta degli amministratori di Praia – continua Laghi – di individuare quest’area di alaggio, proprio in quel lembo di terra dove, fortunatamente, ancora crescono i gigli di mare, è assai infelice e del tutto inopportuna. Infatti, proprio in virtù di una legge regionale vigente – la 47 del 2009, modificata dalla LR 1 del 2019 -, determinate scelte non dovrebbero proprio essere prese in considerazione. Le aree endemiche con i gigli di mare dovrebbero anzi essere previste, comprese e valorizzate nel PSC. Questo tipo di flora dovrebbe essere perciò tenuto in seria considerazione, mentre iniziative come quella dell’Amministrazione di Praia a Mare rappresentano un serio rischio per l’esistenza di questa specie protetta. Invito gli amministratori comunali a ridisegnare l’area di alaggio al fine di preservare l’esistenza dei gigli di mare e rimanere nell’alveo di quanto prevedono le leggi della nostra Regione».
Il consigliere Laghi, inoltre, fa sapere che presto sarà presentata una nuova interrogazione al Presidente della Giunta Regionale.

Spoke Castrovillari, timide le risposte dell’Asp: il Comitato e Laghi annunciano una nuova manifestazione all’ASP di Cosenza

Intanto, giovedì 14 novembre un’Assemblea pubblica nella Sala Consiliare di Castrovillari, per informare la popolazione a iniziare dai tanti cittadini che hanno partecipato alla manifestazione dell’11 ottobre e alla sede dell’Asp.

Non sono state ritenute sufficienti dal Comitato delle Associazioni le risposte e le promesse dell’Asp di Cosenza, per l’ospedale di Castrovillari.
E’ per questo che Pino Angelastro, Portavoce del Comitato – che comprende AVO, AVIS, Medici Cattolici, AFD, Amici del Cuore e Solidarietà e Partecipazione – ha comunicato che giovedì 14 novembre, presso la Sala Consiliare del Comune, si terrà un’assemblea civica per dare informazioni su quanto già accaduto e sulla nuova mobilitazione in programma sempre sotto la sede dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. “Vogliamo soluzioni concrete che possano concretamente e rapidamente realizzarsi”, conclude Angelastro.
“Non siamo soddisfatti delle risposte dell’Asp di Cosenza per l’ospedale di Castrovillari”, affermano anche Paola Montagna ed il consigliere regionale Ferdinando Laghi. Nei giorni scorsi l’Azienda Sanitaria ha bandito due concorsi per reclutare i nuovi primari dell’Ortopedia e della Medicina ma resta il problema dei tempi di realizzazione, quando cioè verranno completati i concorsi, portando effettivamente in servizio i professionisti. Problema già altre volte riscontrato per lo spoke di Castrovillari.
“Ci siamo resi conto, inoltre, che ci sono stati forniti, come abbiamo avuto modo di verificare “sul campo”, continua la dottoressa Paola Montagna – dati sul personale diversi da quelli effettivi. Nel quotidiano, poi, il Comitato raccoglie le istanze di pazienti e cittadini che registrano, purtroppo, risposte sempre più deficitarie, da parte del “Ferrari”, rispetto alle esigenze di salute del territorio”.
“Ciò che dispiace particolarmente – conclude il Consigliere Laghi anche in qualità di Presidente di una delle associazioni aderenti al Comitato – è la gestione diseguale e a tratti discriminatoria da parte dell’Asp nei confronti delle popolazioni del centro nord della provincia di Cosenza. E questo non può essere accettato in alcun modo”.

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