L’allarme di Laghi: «Quasi 500 gli addetti delle pulizie delle strutture sanitarie senza stipendio. Asp di Cosenza e Regione vigilino sulla vertenza»

Il consigliere regionale nelle prossime ore depositerà una nuova interrogazione su un problema che rischia di deflagrare. «Si faccia grande attenzione anche al passaggio tra vecchio e nuovo appalto»
«Gli undici addetti al servizio di igiene dell’ospedale di Cariati ed i circa 70 impiegati nello spoke di Corigliano Rossano sul piede di guerra, sono solo la punta dell’iceberg di un problema che sta per deflagrare. Come denunciato anche dai sindacati, sono quasi 500 i lavoratori in servizio nelle strutture sanitarie gestite dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, a trovarsi nelle medesime condizioni. Quindi con tre mesi di stipendi arretrati, in molti casi in situazioni familiari monoreddito e sotto la gestione di società a quanto pare in crisi. Tant’è che la stessa Asp sembra stia per affidare il servizio di pulizie ad altri. Si tratta di lavoratori che svolgono un lavoro delicato e di una commessa assai rilevante – circa 45 milioni di euro –: aspetti che richiedono una stretta vigilanza. Nei giorni scorsi ho già presentato un’interrogazione per chiedere lumi sulla situazione in cui versano i lavoratori dell’ospedale di Cariati e nelle prossime ore ne depositerò un’altra perché serve fare luce sull’intera vertenza che, come ormai acclarato, coinvolge tra 450 e 500 dipendenti. Chiederemo anche grandissima attenzione nella tutela dei livelli occupazionali, al momento del passaggio di lavoratori da un’azienda all’altra. Asp e Regione vigilino su tutti i processi in atto e intervengano, ove necessario, a ristorare i lavoratori, in attesa della riorganizzazione del servizio di igiene degli ospedali e di tutte le strutture sanitarie che rientrano nella governance dell’Asp. In un momento così delicato dell’anno, alla vigilia delle festività natalizie, non si possono lasciare intere famiglie senza un’entrata, per di più da mesi». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

Laghi: «Ai lavoratori da tre mesi senza stipendio all’ospedale di Cariati servono risposte e chiarezza»

Il consigliere regionale annuncia un’interrogazione in Consiglio. «Solidarietà agli operatori del servizio d’igiene. Intervenga l’Asp di Cosenza, non si può calpestare la dignità delle persone».

«Non si può rimanere inermi quando la dignità delle persone viene calpestata, come nel caso degli undici lavoratori del servizio di igiene dell’ospedale di Cariati, dipendenti della Cooperativa Csf Costruzioni e Servizi Srl, da tre mesi senza stipendio. Ci troviamo di fronte ad un gruppo di persone che seppur oggettivamente sfruttato, continua a svolgere la sua opera di pubblica utilità, nonostante gli operatori versino in condizioni di grave difficoltà economica. Serve un intervento celere e risolutivo per alleviare le difficoltà personali e delle famiglie, ancora più urgente ove si consideri il delicato periodo dell’anno, quello delle festività natalizie. Ma, in aggiunta a ristori immediati, sono necessarie anche azioni utili a chiarire i termini della vicenda per tentare di sanare definitivamente la vertenza, per la quale si impone un intervento dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Voglio, infine, manifestare la mia personale solidarietà agli operatori coinvolti, in appoggio dei quali ho già predisposto una interrogazione in Consiglio regionale». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.

Emodinamica di Castrovillari: arriva la dura replica di Laghi all’ASP

Il Sit-in di domenica scorsa, all’Ospedale di Castrovillari, promosso dal Comitato delle Associazioni (AVO, AVIS, Amici del Cuore, AMCI, Solidarietà e Partecipazione, AFD) e che ha visto grande partecipazione popolare, comincia a dare i suoi frutti.
Nello specifico, un Comunicato Stampa dell’ASP di Cosenza, in cui si cerca di “calmare le acque”, dando assicurazioni sulla centralità del Servizio di Emodinamica della Cardiologia di Castrovillari e sulla ferma volontà aziendale di potenziarlo.
“Assicurazioni che non convincono, anche perché si scontrano con la realtà dei fatti. Come si fa ad affermare “nessun trasferimento” il giorno dopo che i trasferimenti di Medico e Infermiera hanno avuto luogo?” – esordisce il Consigliere Regionale Ferdinando Laghi. “E poi -continua –, tanto per precisare e confutare quanto affermato nella nota dell’ASP, il depotenziamento è nei fatti, cioè nei due trasferimenti. Il timore della chiusura dell’emodinamica -magari con trasferimento ad altro ospedale! – invece è solo una paventata ipotesi, resa però ancora più preoccupante da analoghe strategie che, in precedenza, hanno portato alla chiusura di interi reparti dello spoke del Pollino. Basti ricordare, uno per tutti, la sciagurata cancellazione dell’Ortopedia, fatta “morire” una prima volta non sostituendo i medici che andavano man mano in pensione e poi una seconda volta, attraverso il doloso, gravissimo trasferimento (sempre “temporaneo”!) di due ortopedici mai più ritornati.”
Ma il Segretario Questore del Consiglio Regionale non si ferma qui. “Trovo francamente ridicola la scusa della formazione del Personale di Rossano, quale giustificazione del trasferimento. Anzitutto mi pare poco lusinghiero per la professionalità che so essere propria degli Operatori della Cardiologia di Rossano. E poi, chi deve essere formato, di norma, va nella sede dei formatori, non il contrario!”.
Ma Laghi contesta anche date e numeri forniti dall’ASP. “Non è possibile, che mentre si parla di potenziamento (che può avvenire solo con nuove assunzioni), invece, si trasferiscono Operatori. Si continua ormai da mesi e mesi ad annunciare ufficialmente l’ampliamento del Servizio di emodinamica da 6 a 12 ore – un Servizio che dovrebbe funzionare, e in passato ha funzionato H24! , senza che questi annunci si concretizzano mai. Ma vorrei anche dire che i numeri che l’ASP dà, non corrispondono alla realtà reale. Ai tredici medici indicati nella nota stampa, infatti, vanno sottratti il medico trasferito, un altro che va in pensione in queste settimane ed una terza unità che svolge la gran parte dell’orario di servizio in altro presidio. E così siamo a dieci! , non tredici.”
Infine la stoccata alla Direzione dell’ASP: “Se qualcuno, poi, pensa di intimidire chi si batte per il diritto alla salute delle popolazioni del Pollino, Esaro e Sibaritide, tra cui il sottoscritto, è completamente fuori strada. La battaglia continuerà in pieno partendo da fatti e dati reali, controllati e veritieri. Anzi, invito la Direzione dell’ASP a procedere senz’altro a perseguire anche strade legali – vedi il paventato e sbandierato reato di “procurato allarme”- sarà un’ottima occasione per far emergere, anche in sede giudiziaria, una politica sanitaria lesiva del diritto alla salute dei cittadini”.

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Aggressione all’Ospedale di Castrovillari

Ferdinando Laghi: «Trasferire personale dalla Cardiologia di Castrovillari è un’aggressione. Chi vuole smantellare il nostro ospedale deve assumersene la responsabilità»

Quanto sta accadendo all’Ospedale di Castrovillari è di una gravità inaudita. Con una comunicazione improvvisa, senza alcun preavviso, a firma del Direttore Generale Antonello Graziano, si dispone che dal 1° dicembre una infermiera dell’Emodinamica -articolazione fondamentale della Cardiologia e servizio salvavita per i pazienti colpiti fa infarto- venga trasferita e così un medico cubano, cardiologo clinico, “transitoriamente” presso la Cardiologia di Rossano.
Una formula abusata: scrivono “temporaneo”, ma sappiamo bene come finiscono questi trasferimenti, come, per altro, è sempre successo in passato. Sono in realtà definitivi!
Il consigliere regionale Ferdinando Laghi denuncia con fermezza ciò che definisce «l’ennesima, violentissima aggressione all’Ospedale di Castrovillari e, soprattutto, alle popolazioni e ai pazienti dell’intera fascia centro-settentrionale della provincia di Cosenza».
«Stiamo parlando –afferma Laghi– del fiore all’occhiello dell’ospedale di Castrovillari, di un reparto che per anni ha salvato vite e rappresentato un punto di riferimento insostituibile, anche per la sua baricentricità nell’ambito della provincia di Cosenza. E mentre l’ASP decide di trasferire personale chiave, corre anche, insistentemente, voce che il 31 dicembre si voglia addirittura chiudere e spostare l’Emodinamica. Una scelta che, se confermata, equivarrebbe a un colpo mortale per il diritto alla salute delle nostre comunità».
La situazione è resa ancora più grave dal fatto che il reparto ha già subito la perdita di un medico andato in pensione poche settimane fa e ne perderà un altro a breve, per identico motivo. «Invece di assumere, potenziare, stabilizzare –continua Laghi– si procede allo svuotamento, attuato con scientifica premeditazione, di un servizio essenziale. Tutto questo nel silenzio assordante di chi dovrebbe difendere l’ospedale».
E su queste note, Laghi chiama alle proprie responsabilità tutti gli attori istituzionali coinvolti: «Il primario della Cardiologia non può accettare che vengano spazzati via decenni di lavoro, sacrifici e risultati eccellenti, la Direzione sanitaria di presidio deve difendere le strutture interne e non restare a guardare. Il sindaco, primo garante della salute pubblica, non può a tacere. Ma anche -sottolinea il Segretario Questore del Consiglio Regionale- i colleghi Consiglieri regionali Riccardo Rosa e Gianluca Gallo, che a Castrovillari abitano e con i voti di Castrovillari e del suo comprensorio sono stati eletti, devono prendere posizione e intervenire fattivamente: non si può far finta di nulla mentre alla città viene tolto un servizio vitale».
Laghi annuncia iniziative politiche, istituzionali e di mobilitazione pubblica immediate: «Non permetteremo che il pernicioso depotenziamento della sanità pubblica del territorio venga mascherato da riorganizzazione. Non accetteremo altri scippi, non accetteremo altre bugie. Lo spoke di Castrovillari non sarà smantellato nel silenzio. Difenderemo l’ospedale con ogni democratica iniziativa a nostra disposizione».

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Urgente il riconoscimento del Distaccamento dei Vigili del Fuoco di Trebisacce come struttura permanente. Laghi presenta una mozione

“La sicurezza dei cittadini non può attendere”. E’ per questo che il consigliere Ferdinando Laghi ha presentato in Consiglio regionale una mozione finalizzata a sollecitare la trasformazione del distaccamento volontario dei Vigili del Fuoco di Trebisacce in distaccamento permanente, rispondendo a un’esigenza da anni evidenziata dai territori.
Laghi richiama innanzitutto il ruolo cruciale che i Vigili del Fuoco svolgono nella tutela delle comunità e nella protezione del territorio, soprattutto in una provincia complessa come quella di Cosenza – la più vasta della Calabria-, caratterizzata da una morfologia complessa e articolata. Nonostante questa complessità, la distribuzione attuale dei presidi VVF presenta una forte criticità sulla fascia ionica nord, dove l’unico distaccamento permanente è a Corigliano-Rossano e quello di Trebisacce, volontario, è chiuso dal luglio 2024 per mancanza di personale.
“Il risultato – spiega Laghi – è un aumento insostenibile del carico di lavoro sui distaccamenti permanenti di Castrovillari e Corigliano-Rossano, che faticano a garantire interventi tempestivi su un’area vasta, complessa e ad alta vocazione turistica. Si tratta di una grave problematica, che espone i cittadini e gli stessi vigili del fuoco a rischi gravi e inaccettabili”.
Eppure, Trebisacce dispone oggi di un immobile completamente ristrutturato e consegnato a titolo gratuito dal Comune, perfettamente idoneo a ospitare un presidio permanente. Inoltre, il distaccamento – durante i periodi di operatività – ha garantito oltre mille interventi all’anno su 16 Comuni, numeri che testimoniano quanto la sua presenza sia indispensabile.
Lo stesso Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Cosenza, insieme alle amministrazioni comunali dell’Alto Ionio cosentino, ha più volte ribadito al Ministero dell’Interno la necessità non più rinviabile di un distaccamento permanente, ricordando che “la vastità e la complessità del territorio impongono una continuità operativa che solo una struttura stabile può garantire”.
Per queste ragioni, Laghi chiede formalmente che la Giunta regionale e il Presidente della Regione si attivino immediatamente presso il Governo nazionale per ottenere le risorse necessarie al potenziamento degli organici dei Vigili del Fuoco in Calabria e che sollecitino con urgenza la trasformazione del Distaccamento volontario di Trebisacce in Distaccamento permanente, così da garantire interventi più rapidi, maggiore sicurezza per i cittadini e standard qualitativi più elevati nelle attività di soccorso.
“La Regione Calabria – conclude Laghi – ha il dovere di sostenere questa battaglia insieme ai territori. Non si tratta di una richiesta meramente politica, ma di una necessità vitale per la sicurezza di migliaia di cittadini, a cui bisogna dare risposte concrete”.

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Ospedale di Castrovillari. Ferma da un anno e mezzo una centrifuga per la ricerca di cellule tumorali. Laghi: “Inaccettabile disservizio, si intervenga subito”

Si tratta della rottura di una apposita centrifuga che, malgrado le continue richieste dei pazienti, non viene sostituita. Costerebbe poche migliaia di euro.

Continua a destare indignazione la situazione dell’U.O. Anatomia Patologica dell’Ospedale di Castrovillari dove, da oltre un anno e mezzo, è ferma la centrifuga necessaria per l’esecuzione delle analisi citologiche sulle urine, per individuare precocemente anche la presenza di cellule tumorali.
Nonostante le ripetute segnalazioni e le sollecitazioni da parte di cittadini, operatori sanitari e associazioni, l’apparecchiatura non è stata ancora sostituita. Un intervento dal costo di poche migliaia di euro che, se tempestivamente effettuato, avrebbe consentito di evitare i pesanti disagi che stanno subendo tantissimi pazienti.
A causa del guasto, infatti, molti utenti sono costretti a rivolgersi a laboratori privati o a spostarsi in altri ospedali della provincia, con inevitabili scomodità e costi aggiuntivi, quando addirittura non rinunciano del tutto all’esecuzione dell’esame.
Non solo. Non sono stati forniti neppure i microfiltri che, possono essere utilizzati per sopperire a queste problematiche, dal costo di 50 centesimi l’uno.
Sulla vicenda è intervenuto il consigliere regionale Ferdinando Laghi, che conosce molto bene lo spoke del Pollino e non abbassa la guardia sui disservizi che emergono.
“È inconcepibile che un presidio sanitario importante come quello di Castrovillari resti paralizzato per la mancata sostituzione di un’apparecchiatura dalla cifra irrisoria. Si tratta di un disservizio che mette a rischio la prevenzione oncologica e la tutela della salute dei cittadini. Chiedo ai vertici dell’Azienda sanitaria di Cosenza di attivarsi immediatamente per ripristinare il corretto funzionamento del laboratorio e garantire un servizio essenziale”.
Il consigliere Laghi ha inoltre ribadito la necessità di una gestione più attenta e responsabile delle risorse e della manutenzione negli ospedali della provincia, affinché episodi del genere non si ripetano.
Nel frattempo, la cittadinanza di Castrovillari continua a chiedere con forza un intervento rapido e risolutivo, affinché l’ospedale possa tornare a garantire pienamente le prestazioni sanitarie di base e specialistiche previste.

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Ferdinando Laghi: «L’Ambulatorio Multidisciplinare di Cosenza per le Vittime di Tortura deve continuare a operare. Chiudere quel presidio sarebbe un atto di disumanità istituzionale»

L’Ambulatorio di Cosenza per le Vittime di Tortura rischia di essere sgomberato dalla sede in cui opera da anni. A denunciarlo è l’équipe multidisciplinare che gestisce il servizio, nell’unica struttura del genere attiva da Roma in giù, che si caratterizza per la capacità di offrire assistenza medica, psicologica e sociale a persone sopravvissute a torture e violenze nei luoghi di detenzione o di conflitto.
A fronte della richiesta di aiuto ricevuta, il consigliere regionale Ferdinando Laghi, appena rieletto, ha incontrato i referenti del centro e ha chiesto e ottenuto un report dettagliato delle attività, per comprendere la portata del lavoro svolto. I dati parlano chiaro: decine di pazienti presi in carico ogni anno, centinaia di colloqui terapeutici, valutazioni mediche, sostegno psicologico e sociale a persone provenienti da percorsi di dolore e migrazione. Un’attività di straordinario valore umano e sanitario, che oggi rischia di essere cancellata per motivi burocratico-amministrativi e una presunta mancanza di spazi.
«Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa situazione -dichiara il consigliere Laghi-. Stiamo parlando di un presidio che rappresenta una speranza concreta per donne e uomini segnati dalla violenza e dall’esilio, un punto di riferimento riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Sgomberarlo sarebbe un atto di disumanità istituzionale oltre che un gravissimo errore sanitario, politico e morale».
Laghi sottolinea che il centro non è soltanto un luogo di cura, ma anche un presidio di civiltà che racconta la parte migliore della Calabria: quella che accoglie, ascolta e tutela. «La difesa dei diritti umani -aggiunge- non può essere trattata come una pratica d’ufficio o una voce di bilancio da spostare altrove. Qui si curano ferite -visibili e non-, si restituisce dignità alla Persona. È dovere delle istituzioni difendere e sostenere questo lavoro, non ostacolarlo».
Il consigliere regionale annuncia di voler portare immediatamente la questione all’attenzione del Consiglio regionale e di tutte le istituzioni interessate, chiedendo un intervento urgente della Regione, del Comune e della Prefettura per garantire la continuità del servizio.
«Chiedo alle autorità competenti -evidenzia ancora il Consigliere Laghi- di sospendere ogni procedura che possa interrompere le attività dell’équipe e di convocare subito un tavolo istituzionale con Regione, ASP e Comune. Serve una soluzione immediata e certa che metta in sicurezza questa esperienza e riconosca ufficialmente il valore del prezioso lavoro svolto. Non si può lasciare che l’indifferenza amministrativa distrugga anni di impegno e di professionalità al servizio dei più fragili. Difendere il Centro per le Vittime di Tortura -conclude- significa difendere l’idea stessa di umanità su cui dovrebbe reggersi la nostra Regione. Mi impegnerò personalmente, dentro e fuori le istituzioni, perché questo presidio non sospenda la sua attività nemmeno per un giorno».

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No al ponte sullo Stretto: perché il Sud ha bisogno di altro

«Un neonato in Calabria ha un’aspettativa di vita inferiore di oltre due anni rispetto a uno nato al Nord. E mentre qui mancano ospedali, scuole, trasporti, il Governo festeggia un ponte da 13,5 miliardi come fosse la soluzione a tutto. Ma la verità è che ci stanno rubando il futuro con la scusa del progresso».
È un attacco durissimo quello del consigliere regionale Ferdinando Laghi, che torna a denunciare con fermezza il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, all’indomani dell’approvazione definitiva da parte del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile).
«Il Ponte torna alla ribalta dell’attualità -continua Laghi- ma meglio sarebbe dire della propaganda politica. Non è un’opera pensata per il Sud, ma contro il Sud: imposta dall’alto, inutile, costosa e dannosa. È l’ennesimo schiaffo a territori martoriati e a comunità considerate ‘sacrificabili’».
Laghi, che da anni si oppone al progetto con interventi in Aula di Consiglio Regionale, manifestazioni pubbliche -in Calabria e in Sicilia-, convegni e riunioni, sottolinea come le risorse stanziate -oltre 2 miliardi di euro sottratti a Sicilia e Calabria- dovevano servire a colmare il vero divario: quello infrastrutturale, sociale e sanitario.
«Il Sud non ha bisogno di un monumento al cemento -chiosa-. Ha bisogno di scuole vere, di ospedali funzionanti, di treni che non siano da terzo mondo. Ha bisogno di lavoro, di tutela ambientale, di ascolto. E invece si spendono miliardi per una chimera che arricchirà pochi e danneggerà molti».
Secondo il consigliere Laghi, inoltre, il Ponte è il simbolo di una visione vecchia, estrattiva e autoritaria dello sviluppo utile solo “a costruire consenso elettorale”.
«Per questo mi sono battuto: per un Sud che abbia voce e dignità e che tuteli le sue bellezze, capitale vero per una rinascita anche economica, e per questo -conclude- continuerò a battermi anche in futuro, perché i diritti e la ragione abbiamo l’ultima parola».

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Mercure, incostituzionale la legge Laghi. Il Consigliere: “sentenza da leggere bene. Esplicita tutela delle aree protette, rischi delle biomasse”

“Nessun posto di lavoro a rischio, anche se la centrale chiudesse. Reazioni scomposte anche da colleghi Consiglieri che esultano per una vittoria di Pirro”.

E’ stata giudicata incostituzionale la norma che imponeva alle centrali a biomasse, all’interno delle aree protette, di ridurre la potenza sotto i 10Mw termici, più nota come “legge Laghi”.
A stabilirlo è la Corte Costituzionale che ieri ha reso nota la sentenza che, di fatto, cancella l’articolo 14 della legge regionale n.36/2024 della Calabria, ma certamente non senza se e senza ma. L’articolo in questione riguardava le altre aree protette calabresi, introducendo quanto previsto nel Piano del Parco Nazionale del Pollino, in cui è previsto il contingentamento della potenza delle centrali a biomasse nell’area del Parco più grande d’Italia. Piano del Parco che, dopo la sua recente approvazione anche da parte della Regione Basilicata, entra finalmente in vigore, dopo oltre 30 anni di attesa.
La “legge Laghi” solo indirettamente tirava in ballo la mega centrale del Mercure, situata nel cuore del Parco del Pollino e oggetto da ben oltre venti anni di proteste e mobilitazioni popolari da parte degli abitanti della Valle. Alla centrale sono addebitati i danni provocati in passato e i rischi – collegati all’incenerimento di 350.000 tonnellate di alberi all’anno e alle emissioni di centinaia di TIR adibiti al trasporto delle biomasse – per la salute dei residenti, a causa dell’emissione di sostanze nocive derivanti dai processi di combustione.
“Al di là delle scomposte reazioni di alcuni, tra cui qualche disinformato collega Consigliere regionale, – commenta Ferdinando Laghi – la sentenza, per chi ha avuto la cura di leggerla, apre prospettive assai interessanti per le aree protette. Prospettive che, certo, non possono essere oscurate dalle miserabili e consuete bugie su assai presunte migliaia di posti lavoro a rischio e su uno sviluppo di un Parco Nazionale “sostenuto” da un mega impianto industriale. In ogni caso, se anche la centrale chiudesse i battenti domani – continua Laghi – i posti di lavoro a rischio sarebbero pari a zero! L’enorme deficit di biomasse da parte delle altre centrali calabresi, che costringe all’importazione da aree lontane o lontanissime di molte centinaia di migliaia di tonnellate di legname l’anno, resterebbe deficit, anche assorbendo totalmente le biomasse destinate alla centrale del Mercure. Senza dimenticare che quelle raccolte localmente rappresentano solo un’esigua percentuale delle biomasse necessarie al funzionamento della centrale. Le fandonie, poi, su uno sviluppo industriale pesante, definito “sostenibile”, in un Parco Nazionale che ha la sua ragion d’essere in tutt’altro ambito, quello della tutela dell’ambiente e della biodiversità, si commenta da sè”.
“In ogni caso, gli spunti, importantissimi, della sentenza, che a mio modo di vedere è una classica “vittoria di Pirro”, sono tanti e confortanti – entra nel merito Laghi -. In primo luogo, viene sottolineata l’importanza prioritaria della tutela delle aree protette e dell’ambiente in generale, anche sulla base del più volte richiamato articolo 9 della Costituzione, nella sua più recente formulazione che gli attribuisce il rango legislativo più elevato, cioè quello costituzionale.
Ma anche la potestà legislativa riconosciuta alle Regioni di individuare aree idonee e non idonee per impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, con la specificazione che le biomasse, per le loro caratteristiche climalteranti derivanti dalla combustione, devono indurre a particolare cautela, anche nell’ambito delle stesse Fonti di Energia Rinnovabile (FER). Lo stesso strumento utilizzato nella “norma Laghi” – conclude il Consigliere-, cioè una legge piuttosto che un atto amministrativo, è stato giudicato dalla Corte utilizzabile, seppur a determinate condizioni.
In definitiva penso si possa dire che la Corte Costituzionale abbia “apprezzato” lo spirito della legge, pur non condividendone le modalità di realizzazione. Ne prendiamo atto e ne faremo tesoro – termina il Consigliere Laghi -, certo è che l’impegno per la tutela della salute, dell’ambiente e dello sviluppo vero e duraturo della Calabria, secondo le vocazioni della nostra terra, continuerà con rinnovato slancio”.

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Ennesimo taglio di alberi a Rende. Laghi: “Assumerò azioni formali contro queste criticabili iniziative”

Il Consigliere Regionale intende intraprendere azioni concrete affinché venga rispettata e applicata la legge regionale sul verde urbano, da lui proposta. Continuano le segnalazioni di capitozzature e tagli di alberi, in tutta la regione. Nel caso del Comune di Rende, solo pochi giorni fa sono stati tagliati, precisamente su Viale Leonardo da Vinci, numerosi pini presenti da molti decenni, tra le proteste di associazioni e cittadini, in particolare quelle di tutela ambientale. Fatto che è, tra l’altro, la replica di quanto già accaduto, sempre a Rende, nel recente passato.
Sul fenomeno interviene nuovamente il Consigliere regionale e Vicepresidente della Commissione Consiliare Ambiente, Ferdinando Laghi, che intende assumere concrete iniziative al riguardo. Questo anche alla luce del fatto che la Calabria è l’unica regione a godere di una legge “ad hoc” – la numero 7 del 2024, proposta proprio da Laghi – a difesa del verde urbano, che vieta, tra l’altro, anche la capitozzatura oltre che i tagli indiscriminati di alberi.
“Ho già inviato una richiesta di accesso agli atti al Comune di Rende – ha dichiarato il Consigliere – per conoscere le motivazioni per cui la legge regionale non sia stata applicata e coinvolgerò anche il Consiglio Regionale attraverso la presentazione di una specifica interrogazione”.
“La legge regionale di tutela del verde urbano, vigente ormai da oltre un anno, tutela un importante patrimonio comune, fondamentale non solo sotto l’aspetto estetico, ma anche della salute dei cittadini e del miglioramento delle condizioni ambientali. E’ perciò fondamentale che venga rispettata e messa in pratica – ha concluso Laghi – e non ci stancheremo di ribadirlo. Per questo è necessario fare chiarezza su quanto accaduto a Rende come in altri Comuni della Regione”.

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