Frascineto & Civita 1 maggio 2026

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Lungro, Primo Maggio 2025

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Tutte le strade, oggi, Primo Maggio 2025, almeno quelle della geografia mentale di Adacquacerze e mugliera, convergevano a Lungro. Un paesone ai piedi del Pollino dove sino a circa 50 anni fa era in funzione una salina. Lungro, dove Geniale e LaVuretta non erano ancora stati – ecco una curiosità – per 10 anni, a cavallo degli anni ’60, fu amministrata da un “Aiellese”, il compagno Peppe Verduci (esperienza sulla quale scrisse anche il libro “I miei dieci anni a Lungro”).
Partiti da Cosenza, percorrendo le stradine che una voce proveniente dal cellulare consiglia loro, a volte anche un po’ cuozzi e valluni, si dirigono al paese dove ha sede l’Eparchia di Lungro. Caffè al bar della piazza (offerto da un ospitale signore) e poi tappa alla Cattedrale di San Nicola da Mira, Patrono del luogo, ma purtroppo arrivano tardi perché c’è stata già poco prima una S. Messa e ora la trovano chiusa. Sarebbe stato interessante visitarla perché molto ricca. Si rifanno subito, intercettando un gruppo di visitatori al museo diocesano e si imbucano come “portoghesi”, ma a dir la verità nemmeno tanto, poiché trovano l’amico storico Giuseppe Pisano che ha organizzato una gita da Soverato, che ha scritto di un Aiellese tra i più famosi, Angelo Manetti, imbarcato sulle navi con Vasco da Gama e poi Cristoforo Colombo. A Manetti – lo sosteniamo insieme a Pisano ormai da quando presentammo ad Aiello il libro del colombista Ruggero Marino nell’agosto 2011 – dovrebbe essere intitolata almeno una via, sia nella sua Aiello che in altri luoghi di Calabria. Comunque, questo è un altro argomento.
Tornando a Lungro, guida d’eccezione del museo, nientepopodimeno che il vescovo Oliverio che ha mostrato e spiegato le ricchezze lì conservate, tra le altre, anche le Reliquie dei 12 Apostoli!
Seconda tappa d’obbligo e nel contempo piacevole, proprio oggi che era la Festa dei Lavoratori, al museo della salina di Lungro, dove due guide hanno spiegato agli oltre 50 partecipanti, per filo e per segno, il lavoro dei minatori e tante altre curiosità legate alla salina.
Giunta l’ora di pranzo, non essendoci nei pressi un ristorante aperto, i due girandulieri si siedono ad una pasticceria e gustano un bel gelato. Prima di mettersi sulla strada del ritorno, incontrano un altro amico che era colà per una iniziativa celebrativa del Primo Maggio e via, secondo caffè offerto. Ora, Cosenza li attende, ma prima, a cagione di un persistente arruoccuolamento di stomaco, non possono, i nostri, non fermarsi sulla via di Tarsia, all’autogrill, per mangiare un “caro” panino alla calabrese.
Buoni passi a tutti e alla prossima
Vostri LaVuretta e Geniale

C’era una volta… il Primo Maggio ad Aiello

Immagini epoca del Primo Maggio ad Aiello Calabro

La piazza del Primo maggio 2014. Poesia di Franco Pedatella

Primo Maggio 2011. Il pensiero dell'artista Magli

L'Arte ed il Lavoro. Un Primo Maggio particolare

“L’arte si è sempre interessata poco del lavoro, della dura fatica quotidiana di quei miliardi di uomini che col sudore hanno contribuito a costruire la storia del mondo, senza che la storia si sia mai ricordata di loro”. 
“Protagonisti dell’Arte e della Storia i lavoratori non lo sono neanche oggi, ma la loro apparizione nell’Olimpo delle Muse non è più impedita dal pregiudizio di classe, sicché l’intuizione artistica può illuminare anche il volgo senza nome”.
L’artista Francesco Magli, di questa “illuminazione”, appena riportata da un testo critico di Alfonso Lorelli, si è sempre fatto artefice nella lunga militanza artistica. Magli ha “illuminato” la sua arte di gente comune, di gente umile, di lavoratori. Il suo “zampognaro” come il “pignataro” ne sono una viva testimonianza.
La foto che correda questo post – e che vogliamo riproporre ai navilettori per celebrare la giornata del Primo Maggio – si riferisce ad una opera in terracotta dell’artista Francesco Magli ubicata a San Pietro in Amantea (Cs). E’ dedicata ad un umile lavoratore. Il lavoratore omaggiato è Michele Veltri “u nanariellu”, “un lavoratore della terra morto tanti anni fa e sconosciuto al di fuori della piccola comunità locale”. Michele Veltri – come leggiamo ancora da Lorelli – “è stato un uomo di giornata, un bracciante agricolo che ha passato la sua intera esistenza insieme ad una zappa e ad una groccia, godendo soltanto di un mursiellu quotidiano e di un bicchiere di vino rosso” che per Magli rappresenta “il simbolo vivente di coloro che, pur naturalmente svantaggiati, lavorano in silenzio, con grande dignità ed umiltà…”.