Francesco Magli accusato di aver imbrattato un muro della stazione di Isola a Milano. Ma l’artista che l’ha solo colorata, dice: «Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore»?

Il Corriere della Sera 22.02.2022

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San Francesco di Paola ad Ajello

Statua di San Francesco da Paola nella chiesa di S. Maria Maggiore in Aiello Calabro
Dipinto di San Francesco di Pagliaro nella chiesa di Cannavali

È un antico legame quello tra la comunità aiellese e il taumaturgo paolano (Paola 27 marzo 1416 – Tours 2 aprile 1507). Di questa devozione ne erano testimonianza le sacre effigi conservate nelle chiese cittadine. Oltre alla bella statua del santo conservata sull’altare della navata sinistra di S. Maria Maggiore, in cartapesta leccese (databile tra fine ottocento e inizio novecento), che andrebbe restaurata, si contavano altre opere d’arte, come riporta un inventario di metà ‘700 del Regio Tavolario Schioppa.
Nella chiesa di Santa Maria Maggiore, per esempio – ci informa lo storico Rocco Liberti – erano custoditi: un quadro nella cappella di juspatronato della famiglia Manetta della Madonna del Carmine con S. Caterina e S. Francesco di Paola, e un altro dipinto nella Cappella dei Giannuzzi dedicato al santo taumaturgo. Nella chiesa di S. Giuliano si conservava un quadro dell’Addolorata con S. Giuliano e S. Francesco. In un’altra cappella ora distrutta, quella di S. Giuseppe sita nell’omonimo largo, era custodito un quadro della Beata Vergine ed i Santi Giuseppe e Francesco di Paola.
Oltre alle opere d’arte citate, di cui oggi purtroppo non rimane nessuna traccia, nel centro dell’abitato, c’era e c’è tuttora, nell’omonimo spiazzo, la cappella devozionale dedicata a San Francesco di Paola, il santo calabrese “onnipresente – fa notare Liberti – in quasi tutti gli spazi sacri di Aiello”. La chiesetta venne costruita nel 1718 per volere della famiglia Giannuzzi, e reca sullo stipite del portoncino d’entrata la scritta: «Chi vuol Gratie del Ciel corre a’ Francesco».
Nelle prime 3 foto, la statua di S. Francesco di Paola (fine 800 inizi del 900), in cartapesta leccese, restaurata i primi anni ’40, custodita nella chiesa di S. Maria Maggiore (altare navata di sinistra) in Aiello Calabro. Il bastone d’argento era stato realizzato grazie alle offerte del Popolo Aiellese raccolte subito dopo il terremoto dell’8 settembre 1905. Nell’ultima foto un dipinto di San Francesco che si trova nella chiesa della Madonna del Rosario a Cannavali.

L'Arte ed il Lavoro. Un Primo Maggio particolare

“L’arte si è sempre interessata poco del lavoro, della dura fatica quotidiana di quei miliardi di uomini che col sudore hanno contribuito a costruire la storia del mondo, senza che la storia si sia mai ricordata di loro”. 
“Protagonisti dell’Arte e della Storia i lavoratori non lo sono neanche oggi, ma la loro apparizione nell’Olimpo delle Muse non è più impedita dal pregiudizio di classe, sicché l’intuizione artistica può illuminare anche il volgo senza nome”.
L’artista Francesco Magli, di questa “illuminazione”, appena riportata da un testo critico di Alfonso Lorelli, si è sempre fatto artefice nella lunga militanza artistica. Magli ha “illuminato” la sua arte di gente comune, di gente umile, di lavoratori. Il suo “zampognaro” come il “pignataro” ne sono una viva testimonianza.
La foto che correda questo post – e che vogliamo riproporre ai navilettori per celebrare la giornata del Primo Maggio – si riferisce ad una opera in terracotta dell’artista Francesco Magli ubicata a San Pietro in Amantea (Cs). E’ dedicata ad un umile lavoratore. Il lavoratore omaggiato è Michele Veltri “u nanariellu”, “un lavoratore della terra morto tanti anni fa e sconosciuto al di fuori della piccola comunità locale”. Michele Veltri – come leggiamo ancora da Lorelli – “è stato un uomo di giornata, un bracciante agricolo che ha passato la sua intera esistenza insieme ad una zappa e ad una groccia, godendo soltanto di un mursiellu quotidiano e di un bicchiere di vino rosso” che per Magli rappresenta “il simbolo vivente di coloro che, pur naturalmente svantaggiati, lavorano in silenzio, con grande dignità ed umiltà…”.

L'Estro dell'arte

Si chiama l’Estro dell’arte ed è una pagina sul social network Facebook dedicata interamente all’artista Aiellese Francesco Magli, che va ad aggiungersi al gruppo Fb (Francesco Magli Artista Fan Club) che conta pure circa 250 adesioni.

Sul nuovo spazio web si potranno ammirare diversi scatti che ritraggono, all’interno del laboratorio  di Scesa Lavatoio 15 ad Aiello Calabro, l’artista e diversi suoi estimatori e le opere in corso di realizzazione.

Il Futurismo al Museo del Presente di Rende. Zang Sud Sud. In mostra cinquanta artisti fra Bocconi, Balla, Severini e Carrà

La Calabria celebra il Centenario del Futurismo (1909-2009). “ZANG SUD SUD. Boccioni, Balla, Severini e il Futurismo meridionale”, a cura di Tonino Sicoli e Alessandro Masi, che sarà inaugurata venerdì 4 dicembre presso il Museo del Presente di Rende alle ore 17. Dopo il saluto del presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, del Presidente della Provincia di Cosenza Mario Oliverio, del consigliere regionale Sandro Principe, del sindaco di Rende Umberto Bernaudo, del Sindaco di Rogliano Giuseppe Gallo, del direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro Rocco Pangaro, dal presidente del Centro Capizzano Franco Sammarco e del presidente della Dante Alighieri Ambasciatore Bruno Bottai, i curatori dell’evento parleranno del Primo e del Secondo Futurismo, in rapporto anche alla diffusione del Movimento nell’Italia Meridionale.

La mostra è un POR Calabria 2007-2013 ed è realizzata dal Centro “A. Capizzano” con un vasto partenariato. Si tratta dell’unico evento a carattere storico organizzato in Calabria per le celebrazioni del centenario futurista.Esso consentirà anche un’approfondita conoscenza di artisti calabresi che occupano un posto di rilievo nella storia dell’arte italiana e la cui opera potrà essere messa a confronto con quella di autori del contesto. Molte sono le opere degli anni Dieci e Venti, anni cruciali di battaglie e proposte, realizzate da artisti audaci e innovatori. I quadri sono un centinaio e provengono da alcune collezioni private italiane fra le più interessanti per varietà e complessità.

Fra le figure artistiche principali, anche i calabresi Umberto Boccioni, Antonio Marasco, Enzo Benedetto, con i grandi autori come Giacomo Balla, Gino Severini, Carlo Carrà, Enrico Prampolini. E inoltre Luigi Russolo, Ardengo Soffici, Mario Sironi, Gerardo Dottori, Fortunato Depero, Francesco Cangiullo, Arturo Ciacelli, Tullio Crali, Benedetta Marinetti, Emilio Notte, Mino Delle Site, Julius Evola, Ginna, Virgilio Marchi, Bruno Munari, Ivo Pannaggi, Ugo Pozzo, Pippo Rizzo, Joseph Stella, Tato, Alberto Bragaglia, Angelo Savelli, Armiro Yaria, Giulio D’Anna, Angelo Rognoni, Aligi Sassu, Ricas, Luigi Rapuzzi, Guglielmo Peirce, Mario Pompei, Novo, Angelo Maino, Mario Lepore, Achille Lega, Carlo Erba, Augusto Favalli, Mario Guido Dal Monte, Attilio Crepas, Vasco Battistoni, Aterol.

Il catalogo edito da Edimond pubblica testi di Alessandro Masi, Tonino Sicoli, Matteo D’Ambrosio, Alessio Vlad, Giuliano Arnaldi e Valentina Spata con interviste a Lucio Villari, Marcello Veneziani e Giorgio Muratore, sul rapporto fra futurismo e questione meridionale. Il libro pubblica anche gli studi e gli esami diagnostici compiuti su un’opera di Antonio Marasco, appartenuta alla collezione Marinetti, che ritorna ad essere esposta al pubblico dopo cinquant’anni.