Rifondazione. “Il Comune di Cosenza fa cassa sui Cittadini”

Da alcune settimane in casa dei cosentini e delle cosentine arrivano le “ingiunzioni di pagamento” per omessa corresponsione del tributo per la verifica degli impianti termici relativa all’anno 2020.
Molte famiglie stanno ricevendo addirittura due diverse ingiunzioni per lo stesso impianto.
I controlli sulle caldaie sono stati introdotti con una legge degli anni ‘90 ed al termine della verifica sulla combustione l’impresa che ha la manutenzione della caldaia rilascia un bollino del costo di € 18,00 che poi provvede a versare nelle casse del Comune.
Ebbene, il Comune di Cosenza ha pensato bene di fare cassa in danno ai cittadini: a fronte di un tassa che doveva essere di 18,00 € ad impianto adesso ne richiede ben 120,00€ per l’anno 2020 (l’anno del lock-down).
Quell’anno i controlli furono posticipati e molti saltarono ma, la beffa più grande, è che la maggioranza dei cittadini è in regola ed il Comune ha richiesto ugualmente la tassa.
La situazione è grave: molti cittadini da giorni fanno la fila presso l’ufficio tributi e, dopo aver atteso per ore, si sentono rispondere di dover tornare con la copia della documentazione da presentare al protocollo. Nell’era del digitale il Comune di Cosenza non ha provveduto a creare una piattaforma cui poter accedere per avere e dare informazioni, per cui al danno si aggiunge la beffa.
Solo un’amministrazione con i bilanci in rosso poteva escogitare una mossa del genere.
Rifondazione Comunista è accanto ai cittadini e invita a chiedere l’annullamento delle cartelle quando dovuto.

Circolo area urbana “Gullo-Mazzotta” Partito della Rifondazione Comunista

Rifondazione Comunista, comunicato su gestione disastrosa del 118

Quella che veniva presentata come una modernizzazione aziendalista del 118 si sta rivelando per ciò che è realmente: un disastro burocratico che scarica le proprie inefficienze sulla pelle dei lavoratori della sanità, delle cittadine e dei cittadini, a cui viene sistematicamente negato il diritto fondamentale alla cura e al soccorso tempestivo.

Il quadro sul fronte del personale è specchio di logiche di precarizzazione e frammentazione del lavoro. Il passaggio ad Azienda Zero, basato su una mobilità volontaria, presenta delle criticità che i lavoratori e le lavoratrici hanno evidenziato poiché rischia di svuotare gli organici. Per rimediare a questo vuoto si è inventato l’assurdo escamotage della “dipendenza funzionale”, un limbo giuridico in cui i sanitari restano pagati dalle vecchie ASP ma operano sotto il comando della nuova centrale unica.

Siamo davanti alla scientifica demolizione della catena di comando e alla precarizzazione organizzativa, aggravata dalla dipendenza cronica dal privato sociale e dalle associazioni di volontariato in convenzione – utilizzate come ammortizzatore per non internalizzare i servizi e non assumere – che però non prevedono figure mediche.

Le conseguenze di queste politiche volte al profitto e non alla cura, si misurano purtroppo in vite umane e in tempo prezioso sottratto al soccorso. I dati ufficiali confermano una media regionale dell’intervallo allarme-target superiore ai ventiquattro minuti. La Calabria è strutturalmente fuori dai parametri minimi di sicurezza assistenziale. Condizione grave che la Regione tenta persino di occultare, centralizzando i flussi informativi verso il Ministero per macro-aree geografiche anziché per singole province. È un gioco di prestigio della statistica: si diluiscono i dati per nascondere il totale abbandono delle zone interne, delle comunità rurali e delle fasce sociali più deboli e isolate, dove l’ambulanza è ormai un miraggio. A questo si aggiunge lo spreco intollerabile di mezzi avanzati con medico a bordo per trasporti secondari o codici minori, una inefficienza che priva le reali emergenze di presidi vitali.

Il collasso tocca il fondo nella gestione amministrativa e patrimoniale, dove la logica del debito e l’inefficienza dei manager pubblici nominati dalla politica hanno permesso alle società di riscossione di sottoporre a fermo amministrativo persino le ambulanze.

Vedere i mezzi di soccorso sequestrati per debiti non saldati, e le ASP costrette a riscattarli con pagamenti d’urgenza, dimostra come la sanità pubblica sia scandalosamente ostaggio degli interessi finanziari. Nel frattempo, la Regione non ha nemmeno il controllo della flotta perché alcune aziende provinciali si rifiutano persino di inviare i dati.

Come Rifondazione Comunista Calabria, denunciamo con forza l’atteggiamento omertoso del Dipartimento Salute. La salute non è una merce e il 118 non può essere gestito come un’azienda in liquidazione. Esigiamo che venga rivisto l’accentramento selvaggio di Azienda Zero, si provveda all’internalizzazione di tutti i servizi in convenzione e si avvii un piano concreto di assunzioni pubbliche, stabili e dignitose, per ridare dignità al lavoro e sicurezza al popolo calabrese.

Angelica PerroneResponsabile regionale Sanità Rifondazione Comunista Calabria

Giornate Dossetti 2026. Ritornare a Keynes, Cosenza 23 maggio 2026

Nell’ambito delle Giornate Dossetti 2026, dedicate quest’anno al tema “Economia di guerra / Economia di pace”, l’Associazione Dossetti promuove un incontro pubblico sul tema delle disuguaglianze economiche e sociali, del neoliberismo e delle implicazioni dell’economia di guerra nel contesto internazionale attuale.

Il convegno, che si terrà nella Sala consliare del Comune di Cosenza il 23 maggio prossimo (a partire dalle ore 10), si propone di rileggere il pensiero di John Maynard Keynes come strumento interpretativo per comprendere le crisi del nostro tempo: dall’aumento delle diseguaglianze alla finanziarizzazione dell’economia, dall’indebolimento dei sistemi di welfare all’accelerazione delle spese militari in Europa e nel mondo.

Programma
Saluti istituzionali: Giuseppe Mazzuca, Presidente del Consiglio Comunale di Cosenza
Introduce: Paolo Palma
Intervengono: Domenico Cersosimo e Pasquale Tridico
Modera: Rosa Principe

Antenne 5G, il territorio come bene comune. Laghi: «Marano Marchesato non sia terreno di forzature tecnologiche»

Il consigliere regionale ha depositato un’interrogazione sulla tutela ambientale e sanitaria del territorio: «L’innovazione tecnologica non può prescindere dal rispetto della salute e dalla salvaguardia di un territorio a rischio idrogeologico».

«La politica ha il compito di farsi interprete non solo delle necessità di ammodernamento dei servizi, ma soprattutto della custodia dell’integrità dei luoghi e della salute di chi li vive. È in questo solco, tracciato dal necessario equilibrio tra innovazione e sicurezza, che si inserisce l’atto di sindacato ispettivo che ho inteso rivolgere alla Giunta regionale in merito alla prevista installazione di un’imponente infrastruttura di telefonia mobile nel cuore urbano di Marano Marchesato, in provincia di Cosenza». È quanto dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
«La vicenda, che vede il progetto di una torre 5G alta 35 metri in un’area densamente popolata, non può essere derubricata a mera pratica amministrativa. Ci troviamo di fronte a una criticità – spiega Laghi – che definirei “multilivello”: da un lato la prossimità estrema alle abitazioni – solo pochi metri -, dall’altro una fragilità geologica certificata. L’area individuata ricade infatti nelle classi R2 e R3 del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), zone a rischio medio ed elevato dove la prudenza non è un’opzione, ma un obbligo morale e normativo».
«La tutela della salute pubblica e la sicurezza del suolo sono i pilastri su cui poggia il benessere di una comunità. Ignorare il grido d’allarme di un’Amministrazione comunale e di un comitato di cittadini – rimarca il segretario questore del Consiglio regionale della Calabria – significa abdicare al ruolo di governo del territorio».
«Il Comune di Marano Marchesato ha agito con estrema responsabilità, non opponendo un diniego ideologico, ma proponendo soluzioni alternative e siti idonei – ricorda anche Ferdinando Laghi nell’interpellanza – che permettano la connettività senza sacrificare la sicurezza. Eppure, ci troviamo dinnanzi al rischio di un’imposizione in dissonanza anche con la Legge Regionale n. 44 dell’ottobre 2023, da me proposta. La norma impone chiaramente il criterio della minimizzazione delle esposizioni e riconosce ai Comuni la potestà di indirizzare la localizzazione degli impianti nel rispetto degli standard urbanistici e sanitari».
«Con questa interrogazione chiedo alla Giunta regionale – afferma ancora il consigliere regionale – di farsi parte attiva di un confronto a più voci – la società Inwit, le autorità locali, i cittadini e, non da ultimo anche la Protezione Civile. È fondamentale verificare la reale distanza strutturale dell’impianto dalle abitazioni e, soprattutto, avviare una mediazione che tenga pienamente conto degli interessi e dei diritti anche della popolazione e non soltanto dell’azienda».
«Non possiamo permettere che la transizione digitale avvenga a scapito della serenità dei residenti e dell’incolumità del territorio. La Calabria ha bisogno di infrastrutture moderne, ma devono essere armonizzate con la bellezza e la fragilità del nostro paesaggio. L’ascolto dei cittadini e delle istituzioni locali – conclude Ferdinando Laghi – non è un intralcio burocratico, ma la linfa vitale di una democrazia che voglia dirsi davvero evoluta».

Rifondazione Comunista: Diritto alla mobilità sempre più in pericolo in Area Urbana

Apprendiamo con forte preoccupazione la decisione del Consorzio Autolinee di aumentare in maniera significativa il costo dei biglietti per la tratta Cosenza–Rende–Unical. Una scelta inaccettabile, che colpisce direttamente studenti, lavoratori e pendolari, già costretti a fare i conti con un servizio pubblico spesso inadeguato.
Come se non bastasse, questo aumento si inserisce in un quadro più ampio di rincari che stanno interessando il trasporto su gomma in tutta la Calabria. Sulla fascia jonica, infatti, dopo le festività pasquali, si è registrato un ulteriore aumento dei prezzi sulle corse gestite da Intersaj. Parliamo di collegamenti fondamentali per unire Calabria, Basilicata e Puglia, dove nel giro di pochi mesi si è arrivati fino a rincari di 6 euro a biglietto, con ulteriori picchi registrati nei giorni a ridosso della Pasqua, quando i prezzi hanno subito aumenti fino a 4 euro in più rispetto a fine marzo.
Questi non sono servizi accessori, ma collegamenti essenziali, spesso privi di valide alternative ferroviarie. In molte aree della regione, prendere il pullman non è una scelta, ma una necessità.
Il sistema del trasporto pubblico locale in Calabria è da anni in condizioni indecenti. In alcune tratte, come lungo la costa jonica, l’assenza di collegamenti ferroviari efficienti ha di fatto consegnato il servizio su gomma a una situazione di monopolio, scaricando sui cittadini costi sempre più alti senza alcun miglioramento della qualità.
Il declino di Amaco a Cosenza è il simbolo di una gestione del servizio pubblico che ha fallito su tutti i fronti, lasciando dietro di sé solo pesanti ripercussioni per l’utenza e gravi incertezze per le lavoratrici e i lavoratori
Rifondazione Comunista denuncia con forza questa deriva: è inaccettabile che un diritto fondamentale come la mobilità venga piegato a logiche di profitto, senza alcuna tutela per le fasce più deboli della popolazione.
Chiediamo alla Regione Calabria di intervenire immediatamente per fermare gli aumenti, garantire tariffe accessibili e avviare un piano serio di rilancio del trasporto pubblico, che metta al centro i bisogni delle comunità e non gli interessi privati.
La mobilità è un diritto, non un lusso.

Domenico Passarelli
Stefano Vento
Rifondazione Comunista – Cosenza

Rifondazione Comunista: il “reddito di merito” di Occhiuto è una misura elitaria e propagandistica

Il Presidente Occhiuto ha annunciato con un video sui social l’introduzione del cosiddetto “reddito di merito” per gli studenti e le studentesse iscritte nelle università calabresi. Per il presidente è necessario incentivare gli studenti a restare a studiare in Calabria, così che non vadano a studiare fuori e vi restino anche dopo l’università.
Da quanto emerge dal protocollo d’intesa firmato mercoledì 15 aprile con gli atenei calabresi, il sussidio andrà da un minimo di 500 euro (media da 27 a 28) fino ad un massimo di 1000 euro (media oltre il 29). Oltre alla media, un altro requisito fondamentale è la regolarità del percorso di studi, che verrà monitorata per ben due volte all’anno. Ciò significa che si richiede non solo di effettuare gli esami entro l’anno accademico, ma proprio entro la fine dei singoli semestri. Inoltre, non ci saranno distinzioni di reddito nell’attribuzione del contributo, ma solo di “merito”. È doveroso mettere tra virgolette questo termine, ormai ampiamente usato dalla destra per giustificare il taglio dei fondi dedicati alla ricerca e all’istruzione, e per promuovere l’idea che solo i più “meritevoli” debbano essere premiati. Il presidente Occhiuto non ha evidentemente tenuto in considerazione tutta una platea di giovani studenti e studentesse che hanno difficoltà a pagare le tasse e ad essere in regola con gli esami, perché impegnati sia a lavorare che a studiare. Tant’è che, secondo le stime, questo incentivo riguarderà il 7-8% degli studenti, un numero che già di per sé rivela l’esclusività della misura.
Riteniamo che un provvedimento del genere non sia affatto sufficiente per limitare la “fuga dei cervelli” perché si configura come una misura elitaria riservata a chi ha già una situazione economica vantaggiosa alle spalle.
Inoltre, come riportato dagli stessi firmatari, il finanziamento di questo reddito in futuro sarà soggetto ad un’analisi statistica sul “comportamento di docenti e studenti”, rendendo di fatto l’attuazione un’incognita di anno in anno. Dunque è possibile immaginare che si tratti solo di un provvedimento di natura temporanea, e che non agirà in alcun modo sulle condizioni di svantaggio sistemico che obbligano i giovani e le giovani a partire. Non possiamo non ribadire che la mancanza di una programmazione a lungo termine che garantisca la possibilità non solo di restare a studiare in Calabria, ma anche di rimanervi a lavorare, fa di queste misure una mossa essenzialmente propagandistica. Il reale benessere degli studenti e delle studentesse passa in secondo piano, e soprattutto si ripropone l’idea che solo attraverso l’impegno personale si possano ottenere dei risultati, quando in realtà è chiarissimo che le condizioni di partenza sono decisive in tal senso, e che una condizione svantaggiosa tende a condizionare il futuro percorso di studi, senza possibilità reale di emancipazione. Dalle dichiarazioni dei rettori e dello stesso Occhiuto emergono parole d’ordine agghiaccianti come “meritocrazia”, “eccellenza”, “classifica del top 10%”, che rivelano una concezione della realtà estremamente preoccupante, oltre che privilegiata.
Come Rifondazione Comunista crediamo fermamente che ogni forma di sussidio che non prenda in considerazione il reddito rinforzi soltanto le condizioni di privilegio già esistenti e accentui le disuguaglianze. Il sistema universitario spesso lascia indietro tutti gli studenti e le studentesse che per motivazioni di natura economica non sono in linea con il pagamento delle tasse, bollandoli come “fuoricorso” e tagliando tutte le agevolazioni che si hanno invece per chi è in corso.
Inoltre, non si può non aggiungere che questo provvedimento non tiene in considerazione le studentesse e e gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento, neurodivergenze o altre difficoltà cognitive e/o psicologiche, per i quali il percorso universitario richiede spesso tempi e modalità differenti.
A questi studenti e a queste studentesse non sarà attribuito alcun reddito di merito, e verranno lasciati indietro per l’ennesima volta da un’amministrazione che preferisce fare propaganda politica permanente piuttosto che garantire le condizioni per una reale libertà di scegliere se andare o restare.

Laura Gigliotti e Caterina Muraca
Rifondazione Comunista – Calabria

Parchi culturali, Bruno (Tridico Presidente) interroga il presidente della Giunta regionale: “Revoca immotivata, chiarire subito e tutelare i territori”

CATANZARO – 17 APRILE 2026. Fare piena luce sull’annullamento dell’avviso “Parchi Culturali Calabresi” e sulle conseguenze per enti locali e operatori coinvolti. È questo l’obiettivo dell’interrogazione a risposta scritta depositata questa mattina dal consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente.
L’atto nasce dalla revoca, disposta con decreto dirigenziale del marzo 2026, del bando finanziato con risorse FSC 2021-2027, che puntava alla valorizzazione del patrimonio culturale regionale e al rafforzamento delle filiere creative attraverso progetti territoriali dedicati ai “Parchi Culturali Calabresi”. Una misura attesa e partecipata, sulla quale per mesi Comuni, professionisti e istituzioni culturali avevano investito tempo, competenze e risorse progettuali.
«Siamo di fronte – afferma Bruno – a una decisione che presenta elementi di forte criticità. Le motivazioni addotte per la revoca appaiono generiche e prive della necessaria chiarezza, mentre viene completamente disatteso il lavoro portato avanti per oltre un anno dai territori».
Nel mirino del capogruppo anche il riferimento alle cosiddette “criticità applicative”, mai dettagliate, e il mancato ricorso a soluzioni alternative meno impattanti, come la modifica o la sospensione dell’avviso. «Non si comprende – prosegue Bruno – perché si sia scelto l’azzeramento totale del procedimento, senza salvaguardare almeno in parte le progettualità già elaborate».
L’interrogazione solleva inoltre dubbi sul ruolo della “Cabina delle Visioni Culturali”, indicata come elemento centrale del nuovo indirizzo strategico regionale. «Chiediamo di sapere quale sia il reale perimetro operativo di questo organismo e se vi sia una correlazione diretta con la revoca dei progetti. Anche perché – evidenzia Bruno – la Cabina era stata istituita mesi prima, senza che nel frattempo si intervenisse sul bando, lasciando gli enti in una situazione di incertezza».
Altro punto centrale riguarda la trasparenza delle nomine e il numero dei soggetti coinvolti nel procedimento revocato, oltre alla stima delle risorse impiegate. «È necessario capire quanti Comuni e operatori abbiano partecipato e quale sia stato l’investimento complessivo, perché non si può cancellare tutto senza assumersi la responsabilità delle ricadute».
Con l’interrogazione, Bruno chiede inoltre chiarimenti sui tempi e sui contenuti del nuovo strumento di programmazione annunciato dalla Regione, sull’eventuale esistenza di un cronoprogramma e sulle modalità con cui si intende valorizzare il lavoro già svolto.
Infine, un passaggio riguarda il rischio di perdita delle risorse: «Vogliamo sapere quali effetti questa scelta produrrà sull’utilizzo dei fondi FSC 2021-2027 e se esiste il pericolo concreto di disimpegno. Sarebbe un danno gravissimo per il sistema culturale calabrese».
«Serve trasparenza – conclude Bruno – ma soprattutto rispetto per i territori, per gli enti locali e per tutti quei soggetti che hanno creduto in un percorso che oggi viene interrotto senza spiegazioni adeguate. La Regione deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte e fornire risposte chiare e puntuali».

Salute, Laghi: «Tuteliamo i minori dal digitale senza regole»

Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato una mozione che impegna la Giunta a promuovere un Piano Regionale per l’educazione digitale e a sollecitare Governo e Parlamento a legiferare con urgenza.

«Ho depositato una mozione in Consiglio regionale sulla necessità di adottare azioni concrete per contrastare le conseguenze dell’uso improprio degli strumenti digitali da parte dei minori. Non è un atto simbolico: è una risposta non più rinviabile». Lo dichiara il consigliere regionale, segretario questore, Ferdinando Laghi.
«I dati e le testimonianze di psicologi, educatori e insegnanti – specifica nell’illustrare il provvedimento – convergono su un quadro inequivocabile. I minori sono esposti, spesso senza alcuna protezione, a dinamiche che generano dipendenza, isolamento, perdita del sonno, aggressività, cyberbullismo. Sempre più spesso emergono forme di disagio profondo che possono sfociare in autolesionismo e, nei casi più gravi, in gesti estremi. Una generazione che rischia di essere al tempo stesso vittima e carnefice di un ecosistema digitale senza regole. Il fenomeno dell’Hikikomori — il ritiro volontario dalla vita sociale — non è una stranezza importata: è già nelle nostre famiglie e nelle nostre scuole, dove ragazzi e genitori si trovano spesso senza strumenti adeguati di fronte al rifugio nella realtà virtuale. Mentre l’Australia ha approvato norme che limitano l’accesso ai social ai minori di sedici anni, l’Italia è ferma ai soli disegni di legge. Mai discussi e approvati. Questa inerzia è inaccettabile».
«La mozione – spiega ancora Laghi – impegna la Giunta su due fronti. Sul piano nazionale, chiedo che la Regione solleciti Governo e Parlamento ad approvare con urgenza misure preventive e limiti sull’uso dei social da parte dei minori. A livello regionale, invito a redigere un Piano che preveda campagne di informazione, progetti di educazione digitale nelle scuole, patti digitali tra famiglie e istituzioni, e supporto psicologico per i minori e le loro famiglie».
«Il benessere di un bambino che cresce in un contesto digitale privo di riferimenti educativi – conclude il consigliere regionale – è una questione di sanità pubblica. Auspico il più ampio sostegno trasversale in Consiglio, perché non si tratta di destra o di sinistra ma dei nostri figli e dei nostri nipoti».

Esondazione del Crati, Ferdinando Laghi a Cassano: “Emergenza da affrontare subito, ma serve prevenzione”

Dopo il maltempo che ha colpito Cassano allo Ionio e Corigliano-Rossano, sopralluogo ai Laghi di Sibari: 500 persone sfollate. Il consigliere sollecita aiuti immediati e una svolta nella gestione del territorio.

L’ondata di maltempo che sta investendo con particolare violenza i territori di Cassano allo Ionio e Corigliano -Rossano, così come molte altre aree della Calabria, sta facendo emergere ancora una volta la vulnerabilità di un territorio che chiede interventi tempestivi e una visione di lungo periodo.
Il consigliere regionale Ferdinando Laghi si è recato nel pomeriggio di sabato 14 febbraio ai Laghi di Sibari, nel territorio di Cassano allo Ionio, duramente colpito, insieme all’area di Lattughelle, dall’esondazione del Fiume Crati che ha provocato allagamenti nelle abitazioni della zona e costretto molte persone a lasciare le proprie case. Nel corso della visita, il consigliere ha effettuato un sopralluogo accompagnato dal sindaco Gianpaolo Iacobini, incontrando rappresentanti del territorio e soccorritori.
«Ora è il momento dell’intervento, dell’urgenza, della solidarietà – ha dichiarato Laghi – ma certamente non si può non tenere presente della concomitanza fra la crisi climatica e una gestione del territorio che da troppi decenni è affrontata con approssimazione o addirittura sciatteria. Su questo bisognerà intervenire per cercare di evitare che fenomeni del genere si possano tornare a ripresentare in un prossimo e magari imminente futuro».
Il Segretario Questore, poi, ha avuto un colloquio telefonico anche con il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, dove la situazione è estremamente complessa. L’emergenza ha messo in ginocchio numerose famiglie residenti e risulta duramente colpito anche il comparto agricolo ed economico del territorio.
Il Consigliere Laghi ha sottolineato la necessità di attivare con la massima rapidità tutte le procedure utili al sostegno delle famiglie sfollate – oltre 500 sono le persone coinvolte da questa emergenza – e delle attività danneggiate, chiedendo interventi immediati per il ripristino delle condizioni di normale agibilità e per la messa in sicurezza dell’area.
«È indispensabile – ha aggiunto – che si apra una fase nuova nella pianificazione e nella manutenzione del territorio. Non possiamo limitarci a intervenire in emergenza: serve una strategia strutturale, capace di coniugare prevenzione, tutela ambientale e sicurezza delle comunità».
Laghi ha infine manifestato la piena vicinanza alle persone colpite da questa grave circostanza tramite i loro rappresentanti istituzionali, ai quali ha garantito l’attenzione costante sull’evolversi della situazione.

Ufficio stampa

Voto per i fuori sede, Laghi: “Basta sperimentazioni, serve una legge strutturale”

Il consigliere regionale, segretario questore, ha depositato una mozione: «Chiediamo alla giunta regionale di sollecitare il Governo. La partecipazione democratica non può essere un privilegio per chi ha la fortuna di vivere vicino al seggio. È un diritto di tutti».

«Ho depositato oggi in consiglio regionale una mozione che impegna la giunta ad attivarsi presso il governo nazionale per l’approvazione urgente di una legge che garantisca il diritto di voto ai fuori sede per tutte le consultazioni elettorali. Non possiamo più permetterci di lasciare a casa milioni di cittadini». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi, primo firmatario della interpellanza.
«Parliamo di oltre 5 milioni di italiani – prosegue – studenti universitari e lavoratori, che vivono stabilmente lontano dal proprio comune di residenza. Per loro, tornare a casa ogni volta che si vota significa affrontare costi spesso insostenibili e perdere giorni di lavoro o di studio. Il risultato? Un astensionismo involontario che mortifica un diritto costituzionale fondamentale».
“Le sperimentazioni condotte alle Europee del 2024 e al referendum dello scorso giugno – sottolinea Laghi – hanno dimostrato che il sistema funziona. Eppure, la recente bocciatura degli emendamenti per estendere il voto per fuori sede ai referendum di marzo rappresenta l’ennesima occasione persa. L’Italia resta uno degli ultimi Paesi in Europa senza una normativa strutturale su questo tema».
«È ora di superare l’approccio delle sperimentazioni una tantum. Servono regole chiare e permanenti – sollecita il segretario questore – che valgano per tutte le consultazioni: politiche, regionali, comunali e referendarie. La Calabria, terra di emigrazione e mobilità, conosce bene questo problema e deve farsi portavoce di un’istanza di civiltà democratica che riguarda l’intero Paese».
«Con questa mozione – conclude Ferdinando Laghi – chiediamo alla giunta regionale di battersi in tutte le sedi istituzionali affinché il Governo assuma un impegno concreto. La partecipazione democratica non può essere un privilegio per chi ha la fortuna di vivere vicino al seggio. È un diritto di tutti».