Pensavo una genialaadacquacerzata. Sui dazi di Trump a Europa e quindi Italia, se tutti gli italiani di prima, seconda, terza ecc. generazione che vivono in Usa (in pratica se non la maggioranza, una fetta importante della popolazione americana) volessero esprimere contrarietà a questa tipo di politica che ci danneggia, basterebbe che prendessero un bastone, un manico di scopa ecc. e ad un orario concordato cominciassero a battere sul pavimento di casa propria. Ci sarebbe un terremoto di 10 gradi della scala Richter.
Saluti da Geniale Adacquacerze studioso del vediamochièpiùfortismo
Categoria: Le sperciate di Geniale Adacquacerze
Geniale Adacquacerze è un personaggio che porta il nome che una volta era molto diffuso in paese, il nome del Patrono di Aiello Calabro, mentre il cognome è un programma di vita: adacquare o innaffiare querce, alberi che non hanno bisogno di essere innaffiati, ma Geniale lo fa lo stesso. Fa delle cose totalmente gratuite, e inutili. Ma è contento lo stesso di quello che fa e di come vive la sua vita.
Le sperciate sono pensieri, osservazioni, considerazioni, minime, su come va il mondo.
Adacquacerze è anche il fondatore di Icichipedia, la famosa enciclopedia basata sull’Icica (ovvero sul si dice che…).
E’ pienzicologo, pissicologo, tutthologo e docente di campanilismo antico, moderno e contemporaneo presso l’Accademia della Caniglia. In fase organizzativa il premio internazionale “Trunzu Carrinu d’oru“. Geniale Adacquacerze – Icichipedia si trova anche su fessibuc.
P.s. Le sperciate, originariamente, sono state postate sui social ed ora, pian piano le metto anche qui, retrodatando.
Maturi cumu piersica. Era l’estate del 1985
Una testimonianza di Geniale Adacquacerze raccolta in occasione degli esami di maturità che si tengono oggi e domani (prove scritte) e nei prossimi giorni (prova orale).
“Ho fatto gli esami di maturità esattamente 40 anni fa. Li ho sempre giudicati insensati perché la valutazione seria di uno studente si fa basandosi sui risultati dei 5 anni precedenti. Si può affidare tutto alle prove scritte e a quella orale? E se vanno male, ma sei stato bravo per 5 anni? L’esame di stato è una sciocchezza. E sarebbe bene toglierlo. Questa è la verità dei fatti.
Ricordo come un sogno che feci il compito di italiano sulla tragedia all’Heysel della fine di maggio ’85. Non ricordo come andò la prova di italiano. Ma forse non male. Boh. Ricordo, invece, di più, il compito di matematica (avevo fatto lo scientifico, io… mmah!). In matematica ero e sono una chjonza. Tuttavia, feci il compito e poi confrontammo, prima di consegnare, i risultati con Michele, allora compagno di banco del liceo di Amantea. Ci dava la stessa cifra! E allora è giusto! Ci dicemmo. Naturalmente, era tutto sballato, e a quei numeri ci arrivammo facendo il giro del mondo, facendo tappa sulla Luna e passando anche da Albenga (è uno sfottò di muglierma quando con la macchina faccio giri improbabili). Ma, cazzarola, avevamo come risultato lo stesso numero! E cchi lle fa? L’importante era il risultato giusto, sebbene con procedimenti non solo sbagliati, ma che di matematica non avevano nulla. Regole inventate di sana pianta, le nostre.
Poi, all’orale, ricordo che “portai” storia e inglese. Diciamo che – racconta ancora Geniale – me la cavai. Poi, dopo i risultati di fine luglio, me ne andai al mare. Sole e mare, mare e sole (mi abbrittavo sempre naso e spalle e piedi). E tante nuotate. La sera poi tanto divertimento”.
Annotazione. Quell’anno, nell’estate del 1985, era oltre la metà di luglio, maturi come piersica, LaVuretta e Geniale si misero insieme. Succedeva 40 fa (diconsi qua-ran-ta).
La Commedia inizia a Belliscura, secondo Geniale

Mi dice Geniale Adacquacerze che domani, 25 marzo, è il giorno dedicato a Dante – il Dantedì – e che ormai è risaputo che la Divina Commedia inizia a Valle Oscura, località di Aiello Calabro paese nel quale l’illustre Alighieri aveva un cugino in seconda. “Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai a Belliscura, ca cugginumma a notte avìe pagura…“, declama Geniale, senza arrussicare…
Non contento di queste sperciate, alle quali è difficile credere (ma che icica sono mperodi vere), il noto innaffiatore di cerzinelle, aggiunge che il latino prende origine dal paese di Rose, in provincia di Cosenza, poco distante da Acri e Luzzi (tri paisi culli caxxi). Per convincermi ha cominciato a recitare la prima declinazione… “Rosa, Rosae, Rosae… ha vistu? Cca è natu u latinu…” mi fa notare.
Vida tu, quantu ‘ndaje sèntere. ‘Ntantu tene sulu a mmie cumu amicu… E nente. C’hamu patutu…
La casa senza divani

C’era una volta, in un piccolo villaggio nascosto tra le colline, una famiglia speciale composta da mamma Lucia, papà Carlo, e i loro due bambini, Anna e Marco. La loro casa era piccola e accogliente, ma mancava un elemento fondamentale: i divani. Nonostante questa mancanza, Lucia aveva un dono unico per far sentire le persone benvenute.
Lucia era una donna dal sorriso contagioso e dall’energia inesauribile. Anche senza divani, la casa era sempre piena di cuscini morbidi, coperte colorate e profumi deliziosi di dolci appena sfornati. Aveva trasformato ogni angolo della casa in uno spazio accogliente e confortevole.
Carlo, invece, non riusciva a sopportare la mancanza dei divani. Ogni volta che tornava a casa dopo una lunga giornata di lavoro, desiderava solo potersi distendere su un comodo divano. “Lucia, dobbiamo davvero risolvere questa situazione”, diceva spesso con un tono preoccupato.
Un giorno, mentre passeggiavano nel bosco, Lucia ebbe un’idea. Raccogliendo rami robusti e foglie morbide, creò un’area di seduta improvvisata sotto un grande albero. “Guarda, Carlo, possiamo creare il nostro angolo di relax qui, all’aperto!”, disse con entusiasmo.
Carlo, inizialmente scettico, si sedette sul cuscino di foglie e rami. Sentì immediatamente una sensazione di calma e serenità. Non era un divano, ma era qualcosa di speciale, creato con amore e ingegno. Nel tempo, Carlo iniziò a capire che l’accoglienza non dipendeva dagli oggetti, ma dall’affetto e dalla cura che si mettevano nelle cose.
La famiglia continuò a vivere felice, con il loro angolo di relax nel bosco e la casa sempre piena di amici e risate. Carlo imparò ad apprezzare ogni piccolo gesto di Lucia e a vedere la bellezza nella semplicità. E così, anche senza divani, la loro casa rimase un luogo magico e accogliente, dove ogni ospite si sentiva sempre a casa.
(Tratto da: Geniale Adacquacerze, Sacciu cchi nde Sacciu?, edizioni inutili, 2025)
U tarallu, u telefùnu e lla Prubbidenza
Continuo a vedere automobilisti che parlano ccu llu telefonu davanti allu mussu mentre guidano. Sono persone di affari o presidenti di qualche stato, o sennò non si spiega…
In ogni modo, mi sono chiesto chi potrebbe essere il Santo Protettore di questa tipologia di persone. Con l’aiuto di Monica (chiamo così l’intelligenza artificiale Copilot… Monica, Monica Camo) siamo giunti a questa idea: ci vogliono DUE Santi Protettori. Uno è San Cristoforo patrono dei viaggiatori e degli automobilisti; e l’altro è San Gabriele Arcangelo, patrono delle comunicazioni.
Insomma, solo io con il nuovo codice della strada sono diventato astemio… tutti gli altri s’inde frichenu. Teh Sarbino teh
Vostro Geniale ex cantinieri
Geniale, la banana e lo sparatrappa
La banana attaccata al muro con lo scotch, acquistata per 6 milioni di dollari e poi mangiata (vonprude!) ha fatto assai discutere nei giorni scorsi.
E così, il notissimo critico d’arte, cugino carnale di Adacquacerze, tale Geniale Priestufò, non si è sottratto a chi chiedeva spiegazioni e ha voluto commentare e dire la sua idea.
“Se la lima raspa e la raspa lima, cosa raspa di più la lima o la raspa?” si chiede Priestufò. In buona sostanza, con questa domanda apparentemente senza senso compiuto, il critico ritiene che “se il ferro non si arricioppa e la lana non si arruzza, l’epifania dell’essere allora si sostanzia nell’attaccamento tricologico e dunque, ecco che l’esegesi dell’arte contemporanea si appalesa in maniera icastica nella tautologia dello sparatrap postmoderno“.
Il notevole contributo dello studioso fa finalmente chiarezza sulle nuove frontiere dell’arte e ci aiuta davvero, veramente, a capire il valore delle cose. Grassie di cuore.
Aggiungiamo una foto della “semplificazione” del pensiero del critico d’arte Priestufò, eseguita dall’intelligenza artificiale alla quale abbiamo chiesto un aiuto perché non ci avevamo capito una mazza!

Geniale e CoReCa, ovvero Cosenza, Rende e Castrolibero alla conquista dell’accesso al mare
Appello di Pilerio Adacquacerze (cugino carnale di Geniale) in vista del Referendum del primo dicembre 2024 per la Città Unica | “Ai sostenitori del sì per la città unica di COsenza REnde CAstrolibero (io voto NO), ci avete pensato a chiamarla CoReCa? Una volta uniti, potremo marciare verso Amantea (Carolei, Domanico e Lago si unirebbero alle truppe della grande città), e sconfiggerla, conquistando l’accesso al mare! E così avere anche un porto! Uniti possiamo farcela. Viva i Cuddrurieddri, viva la grande CoReCa!”
Curiosità “storiche” del nostro bel paese: gli abeti bianchi di Monte Faeto e l’albergo di Vallombrosa

TEMA: Ma perché agli inizi del 1900 ad #AielloCalabro c’era un albergo che si chiamava #Vallombrosa?
Svolgimento
Vallombrosa è una foresta ed una località nel comune di #Reggello, della città metropolitana di #Firenze.
Agli inizi del 1900 risale la piantumazione dell’#abetebianco su #MonteFaeto.
Leggo da un interessante articolo di G. F. del 1977, che il postime proveniva dal #VivaioTardo, probabilmente istituito allo scopo del rimboschimento, necessario, dopo che la superficie forestale (circa 110 ettari) nel corso dell’800 venne degradata da pascoli, incendi e tagli eccessivi (ricordate la vicenda del #Turbole o #Mariciellu?), mentre il seme proveniva da #SerraSanBruno (viva il mio Santo!).
Ritornando alla domanda iniziale, mi piace immaginare che chi ha dato il nome all’albergo (l’edificio si può individuare in una parte del caseggiato lungo la parte di corso Vittorio Emanuele, a scendere da San Giuliano verso via Nuova, come si vede dal ritaglio della mappa dei VVFF di Roma del 1905), lo abbia fatto ispirandosi al bosco toscano di abeti bianchi somigliante a quello della Catena costiera calabrese.
Vostro alberologo di nome e di fatto (sia di nome vero che di pseudonimo) Geniale Adacquacerze, nonché “albergologo”, come giustamente suggerisce la signora Maria Luisa Cicero
Vostro alberologo di nome e di fatto (sia di nome vero che di pseudonimo) Geniale Adacquacerze, nonché “albergologo” (suggerimento proposto dalla signora Maria Luisa Cicero)
Tre lustri fa, il 24 ottobre 2009, la grande manifestazione di Amantea. Le considerazioni di Adacquacerze
Tre lustri fa, il 24 ottobre 2009, i Calabresi – nella grande manifestazione nazionale di Amantea, città che vide sfilare nelle sue vie più di 30 mila persone provenienti da ogni comune della regione, e anche da fuori – chiesero a gran voce di vivere senza i veleni nel mare, nei fiumi e nascosti sotto terra. Cosa è cambiato da allora?
Una timida risposta prova ad azzardarla Geniale Adacquacerze, noto studioso del fenomeno tipicamente italiano del “passaojecavenedomani”. “Io crejo – dice – ca mue i veleni non sulu sunu dappertuttamente, ma puru ne li jettano ‘ncuollu d’u cielu, ce li fanu manciare (ogiemmi, grilli, corchje e cacentari), e chi ne t’a dice, puru dintra ssi medicinali ccu lla scusa ca icica cce tenenu alla saluta nostra. Ma io ‘un li cridu. Anzi ‘e quando ‘n’hanu vulutu vaccinare a fforza cumu piecuri, ‘un cridu cchju a nullu e a nente!”
“Tutte le stagioni ci vogliono…” dice Geniale

“Tutte le stagioni ci vogliono”. Dice con un italiano insolito, il noto annologo Geniale Adacquacerze. “Ma vo’ mìntere – aggiunge -, sastàte? Sastàte è una breve poesia, un intenso e nostalgico battito d’ali di un tissitissi”.
Poeta Geniale
