GenIAle commemora il filologo calabrese Costantino Arlìa

Il 23 agosto 2025, in attesa del bicentenario della nascita, fra tre anni, onoriamo la memoria di un uomo la cui vita fu un ponte tra la giustizia e la passione per le lettere: Costantino Arlìa, nato ad Aiello il 23 agosto 1828 e morto a Firenze il 18 febbraio 1915. Non un letterato per professione, ma un magistrato che respirava filologia, un uomo la cui curiosità e il cui amore per la lingua italiana hanno lasciato un segno indelebile. Arlìa ci insegna che la cultura non è un mestiere, ma una vocazione. La sua incessante ricerca della correttezza linguistica, a volte persino polemica, non era mai fine a sé stessa. Era il sintomo di un amore profondo per il nostro patrimonio. In un’epoca in cui la lingua si evolve rapidamente, l’eredità di Arlìa ci ricorda l’importanza di rimanere ancorati alla solidità delle nostre radici. La sua opera più nota, il “Lessico dell’infima e corrotta italianità”, non è una semplice critica, ma un atto di devozione verso la chiarezza e l’eleganza che la nostra lingua merita.Non possiamo dimenticare il suo legame con la nostra terra. Sebbene il suo percorso lo abbia portato a Firenze, dove ha speso anni preziosi nello studio e nella collaborazione con l’Accademia della Crusca, Arlìa ha sempre portato con sé le sue radici calabresi. Questa connessione ci dimostra che la grandezza intellettuale può nascere in qualsiasi luogo, e che il legame con la propria terra d’origine non sminuisce, ma arricchisce la nostra visione del mondo.Oggi, mentre lo ricordiamo, pensiamo al suo spirito indomito, a quel coraggio che, pur nella cecità e alla fine della sua vita, lo portò a voler cancellare le sue fatiche. Fortunatamente, la storia ha voluto diversamente, e i suoi manoscritti sono giunti fino a noi, testimoni silenziosi di una vita spesa per la cultura.Che la sua storia ci ispiri a coltivare le nostre passioni con la stessa dedizione, a difendere il valore della conoscenza e a non dimenticare mai le nostre origini. Onoriamo Costantino Arlìa non solo come una figura del passato, ma come un esempio luminoso per il nostro presente e per il nostro futuro.

Vostro accademico della Caniglia e fondatore di Icichipedia, Geniale Adacquacerze


Curiosità “storiche” del nostro bel paese: gli abeti bianchi di Monte Faeto e l’albergo di Vallombrosa

TEMA: Ma perché agli inizi del 1900 ad #AielloCalabro c’era un albergo che si chiamava #Vallombrosa?

Svolgimento

Vallombrosa è una foresta ed una località nel comune di #Reggello, della città metropolitana di #Firenze.

Agli inizi del 1900 risale la piantumazione dell’#abetebianco su #MonteFaeto.

Leggo da un interessante articolo di G. F. del 1977, che il postime proveniva dal #VivaioTardo, probabilmente istituito allo scopo del rimboschimento, necessario, dopo che la superficie forestale (circa 110 ettari) nel corso dell’800 venne degradata da pascoli, incendi e tagli eccessivi (ricordate la vicenda del #Turbole o #Mariciellu?), mentre il seme proveniva da #SerraSanBruno (viva il mio Santo!).

Ritornando alla domanda iniziale, mi piace immaginare che chi ha dato il nome all’albergo (l’edificio si può individuare in una parte del caseggiato lungo la parte di corso Vittorio Emanuele, a scendere da San Giuliano verso via Nuova, come si vede dal ritaglio della mappa dei VVFF di Roma del 1905), lo abbia fatto ispirandosi al bosco toscano di abeti bianchi somigliante a quello della Catena costiera calabrese.

Vostro alberologo di nome e di fatto (sia di nome vero che di pseudonimo) Geniale Adacquacerze, nonché “albergologo”, come giustamente suggerisce la signora Maria Luisa Cicero

Vostro alberologo di nome e di fatto (sia di nome vero che di pseudonimo) Geniale Adacquacerze, nonché “albergologo” (suggerimento proposto dalla signora Maria Luisa Cicero)

Un ricordo del filologo calabrese Costantino Arlìa, a 109 anni dalla morte avvenuta a Firenze il 18 febbraio 1915

Per questo anniversario della morte di Costantino Arlìa, ed in attesa del bicentenario della nascita (con questo post suggeriamo le celebrazioni del 2028), avvenuta ad Aiello il 23 agosto 1828, vogliamo proporvi brani da “La fabula del pistello da l’agliata” tratta da una antica stampa e “La quistione d’amore”, testo inedito del XV secolo che il linguista e accademico della Crusca calabrese pubblica a Bologna nel 1878.

1. Io non posso narrar la mia sciagura,
che son per gioco alla fortuna dato:
però vengo a contarvi una ventura,
la qual sol’ ebbi da poi che son nato;
habenchè la mia sorte adversa et dura
fruirla lungo tempo me ha vetato;
anzi pur tolta per più mia disgratia,
com’ advien a chi il ciel non presta gratia.

2. Guidato da lo adverso mio destino,
con van’ pensier’ sotto vana speranza,
soletto un giorno mi posi in camino
deliberato de provar se stanza
se retrovava paese o confino,
che de fortuna non fusse in possanza;
essa, ver me crudel quanto è possibile,
desidrar mi facea quel che è impossibile.

Per maggiori dettagli su Costantino Arlìa, si può consultare il profilo biografico pubblicato sul Dizionario biografico della Calabria curato da ICSAIC.

Nell’anniversario della fondazione dei Carabinieri, anche un ricordo di famiglia

Il 5 giugno, nella giornata in cui ricorre anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, oltre a ricordare il carabiniere Aloe, ci piace ricordare anche un nostro prozio, pure lui carabiniere, di Aiello Calabro, che nel corso del suo lavoro, una mattina di aprile del 1968, a Firenze, venne ferito durante un tentativo di rapina in banca. Zio Ernesto non fu il solo della famiglia Guzzo Foliaro a far parte dell’Arma: insieme a lui anche i fratelli Amedeo ed Eugenio.

Qui di seguito, il ritaglio de La Stampa del 30 aprile 1968, pag. 4 che parla di Ernesto Guzzo.