Ferdinando Laghi: «L’Ambulatorio Multidisciplinare di Cosenza per le Vittime di Tortura deve continuare a operare. Chiudere quel presidio sarebbe un atto di disumanità istituzionale»

L’Ambulatorio di Cosenza per le Vittime di Tortura rischia di essere sgomberato dalla sede in cui opera da anni. A denunciarlo è l’équipe multidisciplinare che gestisce il servizio, nell’unica struttura del genere attiva da Roma in giù, che si caratterizza per la capacità di offrire assistenza medica, psicologica e sociale a persone sopravvissute a torture e violenze nei luoghi di detenzione o di conflitto.
A fronte della richiesta di aiuto ricevuta, il consigliere regionale Ferdinando Laghi, appena rieletto, ha incontrato i referenti del centro e ha chiesto e ottenuto un report dettagliato delle attività, per comprendere la portata del lavoro svolto. I dati parlano chiaro: decine di pazienti presi in carico ogni anno, centinaia di colloqui terapeutici, valutazioni mediche, sostegno psicologico e sociale a persone provenienti da percorsi di dolore e migrazione. Un’attività di straordinario valore umano e sanitario, che oggi rischia di essere cancellata per motivi burocratico-amministrativi e una presunta mancanza di spazi.
«Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa situazione -dichiara il consigliere Laghi-. Stiamo parlando di un presidio che rappresenta una speranza concreta per donne e uomini segnati dalla violenza e dall’esilio, un punto di riferimento riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Sgomberarlo sarebbe un atto di disumanità istituzionale oltre che un gravissimo errore sanitario, politico e morale».
Laghi sottolinea che il centro non è soltanto un luogo di cura, ma anche un presidio di civiltà che racconta la parte migliore della Calabria: quella che accoglie, ascolta e tutela. «La difesa dei diritti umani -aggiunge- non può essere trattata come una pratica d’ufficio o una voce di bilancio da spostare altrove. Qui si curano ferite -visibili e non-, si restituisce dignità alla Persona. È dovere delle istituzioni difendere e sostenere questo lavoro, non ostacolarlo».
Il consigliere regionale annuncia di voler portare immediatamente la questione all’attenzione del Consiglio regionale e di tutte le istituzioni interessate, chiedendo un intervento urgente della Regione, del Comune e della Prefettura per garantire la continuità del servizio.
«Chiedo alle autorità competenti -evidenzia ancora il Consigliere Laghi- di sospendere ogni procedura che possa interrompere le attività dell’équipe e di convocare subito un tavolo istituzionale con Regione, ASP e Comune. Serve una soluzione immediata e certa che metta in sicurezza questa esperienza e riconosca ufficialmente il valore del prezioso lavoro svolto. Non si può lasciare che l’indifferenza amministrativa distrugga anni di impegno e di professionalità al servizio dei più fragili. Difendere il Centro per le Vittime di Tortura -conclude- significa difendere l’idea stessa di umanità su cui dovrebbe reggersi la nostra Regione. Mi impegnerò personalmente, dentro e fuori le istituzioni, perché questo presidio non sospenda la sua attività nemmeno per un giorno».

Ufficio Stampa

Rifondazione Comunista interviene su Hub a Cosenza e Policlinico a Rende

Il Consiglio Comunale di Rende, convocato con un’urgenza eccessiva — tale da impedire la partecipazione di alcuni consiglieri, tra cui la nostra — ha adottato all’unanimità un ordine del giorno dal contenuto e dalla forma paradossali, recante la dicitura: “Realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza” (a Rende!). Inadeguatezza di forme, tempi e dibattito democratico intorno alla questione, dentro e fuori il consiglio, appaiono di una gravità sconcertante e paradossale. Perché questa improvvisa accelerazione da parte del Comune di Rende? In che modo l’INAIL potrebbe finanziare un nuovo ospedale a Rende, atteso che le decisioni precedenti ne prevedevano la costruzione a Cosenza, nell’area di Vagliolise?
L’inaspettata convergenza politica tra Occhiuto, Principe, Bilotti e Ghionna — quest’ultimo presumibilmente assente in aula per motivi personalistici, essendo membro della commissione di gara — sostenuta dall’uscente rettore dell’Unical, rischia di generare un preoccupante caos politico e istituzionale e di rallentare o compromettere sia la realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza sia quella del futuro policlinico universitario.
È bene ricordare che l’attuale Ospedale dell’Annunziata soffre di gravi criticità strutturali: posti letto insufficienti, spazi angusti e inadeguati, difficoltà nel garantire standard di sicurezza e igienico-sanitari. Alla luce di tali problemi, la realizzazione di un nuovo Hub ospedaliero a Cosenza — come già previsto dagli accordi e secondo elementari principi di pianificazione sanitaria — rappresenta una necessità urgente e non più rinviabile. Tale intervento realizzato in una zona baricentrica e facilmente raggiungibile con i trasporti pubblici offrirebbe anche un’importante occasione di riqualificazione urbana per un quartiere, quello di Vagliolise, da troppo tempo trascurato dalle istituzioni.
L’alternativa tra nuovo ospedale cittadino e la costruzione di un policlinico universitario ad Arcavacata è chiaramente una finta alternativa dal momento che le due strutture risponderebbero a funzioni diverse e complementari e attingerebbero nella realizzazione, almeno sulla carta, a canali di finanziamento diversi. Le polemiche campanilistiche sulle due sponde del Campagnano oscurano le reali esigenze dei calabresi e delle calabresi. Un qualsiasi nuovo ospedale, per quanto moderno e tecnologicamente avanzato, non potrà risolvere le carenze del sistema se non sarà accompagnato da un piano di assunzioni stabile e strutturale: senza medici e operatori adeguati, si rischia di continuare a costruire solo cattedrali nel deserto. Un sistema sanitario efficace deve assicurare prossimità, tempestività e continuità assistenziale su tutto il territorio. I calabresi e le calabresi vogliono l’Hub ospedaliero a Cosenza, il policlinico ad Arcavacata e molto di più: case della cura, consultori, guardie mediche e altre strutture sanitarie ben presidiate su tutto il territorio per evitare la strage quotidiana di malasanità.
Riteniamo pertanto inadeguato e fuorviante il livello del dibattito emerso in Consiglio comunale a Rende ed in generale quello in essere sulla carta stampata e sui social. La salute dei cittadini non può essere subordinata a tatticismi, campanilismi o interessi estranei al bene collettivo.
Così come ci siamo espressi contro fusioni di comuni imposte dall’alto in nome dell’interesse generale, nello stesso modo respingiamo decisioni in materia sanitaria prive di un reale confronto democratico. Solo attraverso sinergia, trasparenza e cooperazione tra i territori sarà possibile costruire una sanità calabrese equa, efficiente e degna dei cittadini e delle cittadine che ne devono usufruire. L’ormai famigerato metodo Occhiuto, condiviso ora da Principe, Leone e loro sodali, basato sulla forzatura e sulla prepotenza impiegate nell’utilizzo dei poteri derivanti dal ruolo istituzionale svolto hanno creato e continuano a creare soltanto problemi nella vita dei calabresi e delle calabresi.

La segreteria provinciale di Cosenza e il circolo area urbana Cosenza-Rende del Partito della Rifondazione Comunista

Medici “senza argento”. La sofferenza, la cura, l’assenza…

Di Gianfrancesco Solferino

Per uno strano scherzo del destino (qualora il destino esistesse!) per il secondo anno consecutivo vengo chiamato per un ricovero il 26 settembre, giorno in cui la Chiesa universale celebra i fratelli siriani, medici e martiri, Cosimo e Damiano. Il loro culto, diffuso capillarmente nell’orbe cattolico, riscuote ab immemorabili una devozione particolare in tutto il Meridione italiano. Cosimo (o, più correttamente Cosma) e Damiano, infatti, esercitarono, secondo il Martirologio, la missione del chirurgo e del farmacista, cerusici di un tempo lontano (IV secolo), armati di una scienza empirica e pochi, pochissimi mezzi ma capaci di dispensare, prima dell’arte medica, il dono superno e lenitivo della Carità.
Non sappiamo se i Fratelli siriani, operando nella loro pur breve vita, furono ispirati dal principio ippocratico “Divinum est opus sedare dolorem”. Certamente ebbero ben chiaro il monito del Maestro divino che ai Dodici intimò: “… Rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni” (Matteo 5, 6-8). E, con altrettanta perentorietà Cristo soggiunse: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Una frase troppo scomoda per questo mondo, soprattutto per coloro i quali, pur potendo dispensare sollievo alle sofferenze altrui, hanno fatto e continuano a fare della medicina uno strumento di arricchimento, di speculazione, di benessere personale. Per quell’applicazione sine glossa del monito evangelico, Cosimo e Damiano si fecero largitori instancabili di cure e di aiuto gratuiti a persone di ogni condizione sociale. Per questo meritarono dalla Chiesa il commovente appellativo di “Anargiri” che letteralmente tradotto dal greco significa “senza argento”. Si, i Medici senza argento! Peccato che i primi a tradire la vocazione dei Medici siriani furono i loro colleghi, molti dei quali ancora oggi sono sempre più convinti di dover “spremere” succo dalle pietre e condannare alla disperazione quanti, pur non potendo, devono comunque ricorrere privatamente alle cure mediche con costi inverosimili e spesso, troppo spesso, erogate lontano da casa.
E mentre i signori politicanti tornano a litigarsi per gli scranni di Palazzo Campanella promettendo una nuova e “taumaturgica” sanità pubblica, con ospedali all’avanguardia, strade nuove e nuovi ponti che li colleghino, migliaia e migliaia di calabresi soffrono indicibili disagi, spesso costretti a costosissime migrazioni fuori regione oppure a rimanere succubi dell’approssimazione diagnostica di chi convintamente sostiene di poterli curare allungando i tempi di agonia o velocizzando quelli del trapasso. Lungi da chi scrive l’idea di fare di tutte le erbe un fascio e condannare senz’appello l’intera classe medica. Ma non posso che unirmi al coro di quanti che, come me, sono stati colpiti da una malattia degenerativa e, pur insistendo a rimanere in Calabria, devono ora pagare le spese di una Sanità allo sfascio, di nosocomi chiusi o fantasma, di ospedali non attrezzati o, comunque, non idonei a fronteggiare una patologia grave. Ospedali come il G.O.M. di Reggio Calabria dove i medici sono pochi, spesso soffocati dall’utenza troppo numerosa, le strutture sono antidiluviane e insufficienti, per non dire scomode e inadeguate. La quotidiana esperienza che sto vivendo al G.O.M. in questo frangente, è uno schiaffo sonoro alle bugie dei politici, in primis per via dello sforzo imposto al personale medico e paramedico che vi lavora, costretto ad un inaccettabile surplus di lavoro, senza tralasciare la vergogna delle stanze, arredate con mobilio di venticinque anni fa (raffazzonato, cadente, non detergibile) dei letti (completamente affossati e spesso senza comandi funzionanti per la mobilità), passando per l’inaccettabile stato dei bagni (senza pavimentazione antiscivolo, senza presidi per i portatori di handicap, senza docce, o perché rotte o perché non fruibili) e finendo con la sciatteria della refezione (consegnata ai pazienti senza un vassoio e senza un fazzoletto di carta) e alla pulizia (sommaria e troppo frettolosa per essere definibile igiene, men che meno “sanificazione”).
Confesso che mi ha ferito la leggerezza e la presunzione di chi, il 20 marzo scorso, con un’ischemia cerebrale in corso, mi ha dimesso dal Pronto Soccorso del G.O.M. sostenendo che ero semplicemente affetto da una crisi epilettica. Mi ha ferito ancor di più l’apatica freddezza di chi, dovendomi prescrivere una risonanza magnetica, ha sbagliato i nuovi codici regionali per l’esecuzione dell’esame, lasciando passare più di due mesi per avere – finalmente! – la dicitura corretta. Dal 20 di marzo la risonanza è stata quindi eseguita privatamente soltanto il 10 luglio. Con la visita di controllo del 26 agosto, constatato lo stato di avanzamento della mia patologia – la Sclerosi Multipla Progressiva – e l’ennesimo episodio di ischemia cerebrale verificatasi il 20 marzo, di cui ancora è ignorata l’eziologia, mi sono state consigliate analisi che, per il CUP CALABRIA, non erano prescrivibili perché somministrabili solo in regime di ricovero. Un altro errore burocratico, una nuova leggerezza a mio danno. Ed ora eccomi qui, sotto le cure di un altro specialista che, scandalizzatosi per quanto accaduto, ha pensato bene di sottopormi a nuovi accertamenti per fare finalmente chiarezza sullo status quo e su cosa si potrà fare per provare a rallentare questa malattia, diagnosticabile già nel 2012 ma che per colpa dei numerosi “scienziati” che mi hanno visitato nel frattempo, è stata riconosciuta con grave ritardo soltanto nel 2019.
La mattina del 26 settembre, mentre prendevo posto nel letto assegnatomi nel reparto di Neurologia, ho pensato intensamente alla spumeggiante bagarre di fedeli che in quei momenti brulicava per le strade di Riace e stava accompagnando le statue dei Santi Medici dalla chiesa madre al loro antico santuario extra moenia. La bellezza diafana delle venerate immagini lignee, “tradita” da un recente restauro che ha offuscato i colori originali e la tenerezza affabile dei loro volti, rimane comunque scolpita nella mia mente, nel mio cuore, parimenti alla loro potente gestualità, che guarda oltre i confini del tempo e dello spazio e continua ancora a rassicurarci, a infonderci coraggio. A infondere speranza in quella folla incontenibile che senza sosta porge loro doni e offerte pur dimenticando che Cosimo e Damiano sono e saranno sempre i Medici Anargiri, cioè medici per vocazione, non per denaro.
Mi sembra di risentire in questo momento, pur nel vociare ospedaliero, i canti dialettali intonati da Immacolata Pisani, “vicina di casa” di San Cosimo e di San Damiano (abitava proprio accanto al campanile!), custode della tradizione riacese, depositaria di un patrimonio immateriale che il tempo e l’insipienza della modernità sembrano a tutti i costi voler lentamente cancellare. “Mmeculata – così la chiamavano affettuosamente i Riacesi – oggi non è più tra noi, ma in tanti ancora oggi ci emozioniamo ricordando la sua voce ferma e roboante mentre intonava una delle “razioni” più antiche, un canto in minore severo e dal forte potere evocativo.

“E San Cosimu e Domianu / ed era medicu e suvranu / Chi sanava la carna rutta / e ccù lu meli e ccù la bucca. / Cù la bucca l’avìa sanatu / E lu regnanti ch’era ammalatu!” /
Narrata la guarigione miracolosa di “nu tala regnanti”, il canto si sofferma sul toccante dialogo tra il re miracolosamente risanato e i suoi Benefattori:
“Chjiamati la rigina, mia mugghjieri / La mia rrobba vi vogghjiu rigalari!”
Rispondono di rimando Cosimo e Damiano:
“Nui no ‘mbulimu no rrobba e no dinari / Fumma mandati de’ nostru Signuri. / Cu’ li dinari nui facimu arruri / Si po’ cadira ‘mpeccatu mortala!”

Rifondazione Comunista Calabria, Sanità e responsabilità politica

Il Presidente della Regione Occhiuto, dalle pagine dei giornali, annuncia pomposamente che nel giro di qualche mese il Governo troverà le risorse per azzerare il debito della sanità calabrese, ponendo fine a quindici anni di commissariamento (salvo poi dichiarare lo stato di emergenza che gli conferisce pieni poteri).
A seguito della sciagurata riforma costituzionale che ha modificato il Titolo V il Sistema Sanitario Nazionale viene trasformato in venti sistemi sanitari regionali differenti e ogni Presidente di Regione assume le caratteristiche di un vero e proprio viceré.
La spesa sanitaria devoluta alle regioni inizia da quel momento a manifestare bizzarri andamenti: la spesa cresce Regione per Regione senza nessuna logica unitaria – spesso privilegiando il rapporto con la sanità privata – alcune volte tenendo al centro il settore pubblico e altre volte ancora, dirottando la spesa sanitaria all’interno di logiche clientelari. Al crescere del debito diventa evidente, soprattutto nei territori più poveri, una insostenibilità strutturale, maggiormente sul lungo periodo.
Il commissariamento non è altro che la presa d’atto della resa di una classe politica a cui, da un lato veniva chiesto di farsi carico anche di una capacità di progettazione e di gestione, dall’altro si mostrava capace soltanto di far esplodere i debiti sanitari e di foraggiare clientele e consorterie mafiose.
In Calabria il debito aumenta in maniera così vorticosa che nell’arco degli anni diventa ingestibile. L’approvazione dei bilanci consuntivi che altrove sono alla base della gestione economica razionale, in Calabria diventano meramente aleatori. Sulla spesa sanitaria, non solo si perde la capacità di controllo e di gestione ma la quantificazione stessa diventa pressoché impossibile con fatture portate in pagamento più volte, oppure lasciate sospese per fa maturare interessi che nel tempo hanno aggravato la situazione debitoria. Quello che si è verificato in Calabria, riporta indietro la Regione a livelli premoderni, con i bilanci approvati per via orale, sulla fiducia. Le aziende sanitarie vengono anch’esse commissariate e a volte ampie parti del sistema sanitario regionale, finiscono tra le maglie dell’antimafia.
Dalle stesse pagine dei giornali, il Presidente Occhiuto riconosce tutto ciò ma si intesta il merito di essere riuscito ad invertire una linea di tendenza più che negativa. Ora, c’è da dire che era difficile fare peggio o continuare nella stessa direzione, ma il paradosso di assommare a sé contemporaneamente la carica di Presidente della Regione e di commissario della sanità lo rende il vero e proprio plenipotenziario Deus ex machina della sanità in Calabria. Sul Presidente si abbatte, come uno tsunami, la necessità di porre all’ordine del giorno la volontà di gran parte del Governo di mettere mano al completamento della riforma del titolo V con la legge, caldeggiata dalla Lega (Nord), che spinge ulteriormente alla separazione delle responsabilità territoriali.
La riforma Calderoli entrerebbe infatti in vigore soltanto nel momento in cui si realizzerebbe una sostanziale parità di condizioni in tutte le regioni. Sono i cosiddetti LEP, i livelli essenziali di prestazione che rappresentano l’unico baluardo a difesa di ciò che resta del SSN.
La mole di debito impedisce la possibilità di realizzare in Calabria livelli di prestazione compatibili con quelli di altre regioni; per fare ciò bisogna in tutti i modi azzerare la massa debitoria, anche in una situazione di assoluta aleatorietà degli impegni finanziari. Nei mesi scorsi, le aziende approvano l’inapprovabile, certificazioni dubbie di debiti inverificabili sono la precondizione affinché lo Stato centrale possa intervenire per aggredire finanziariamente la mole di debiti, lasciando ai calabresi e alle calabresi il compito di contribuire con una fiscalità particolarmente elevata.
Non c’è motivo di non credere a ciò che dice il Presidente Occhiuto, quando sostiene che questa lunghissima fase di sostanziale deresponsabilizzazione politica della gestione del debito ha le ore contate, quello che tace sono le motivazioni attraverso cui il governo, rigorista nei conti, non trova le risorse finanziarie per alleviare le condizioni di vita di milioni di lavoratori e lavoratrici, mentre riesce per contro a sanare, senza colpo ferire, lustri e lustri di malaffare sanitario.
Allora, come Rifondazione Comunista vorremmo porre al Presidente Occhiuto alcune domande:
1) Quanto tempo dovranno aspettare i cittadini e le cittadine calabresi, dopo l’azzeramento del debito, per avere cure al pari delle migliori esperienze nazionali?
2) Oltre al debito, quale riforma strutturale ha in mente di portare avanti per evitare che sperperi e malversazioni possano continuare come se nulla fosse?
3) Come intende affrontare la Spada di Damocle della cosiddetta “secessione dei ricchi”, dal momento che questa non fa che acuire le debolezze di una terra da sempre martoriata dalla arretratezza e dalla incapacità di una classe politica e dirigente non all’altezza?

Angelica Perrone, responsabile Sanità
Mimmo Serrao, segretario regionale
Rifondazione Comunista Calabria

Rifondazione: Pronto Soccorso o girone infernale?

Nel corso del tempo il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cosenza ha vissuto diverse ristrutturazioni e altrettanti proclami di migliorie apportate, con tanto di inaugurazioni in pompa magna. Nei fatti però, come tutte e tutti quelli che vi sono capitati negli ultimi mesi ben sanno, è cambiato solo qualche cartello, sono state imbiancate le pareti, sono state persino introdotte alcune nuove denominazioni ma la qualità del servizio sanitario è rimasta pessima, nonostante un impegno ai limiti dello sfruttamento da parte dei bravi medici cubani.
Il punto più delicato del nosocomio cosentino continua perciò ad essere una specie di girone infernale, un posto in cui si registrano esperienze per lo più sconcertanti, di cui spesso resta traccia nelle “recensioni” lasciate da utenti e pazienti su social e sul web. A conferma dei giudizi pesanti espressi dai cittadini-utenti, arrivano le considerazioni impietose rinvenibili, proprio su questo reparto, sui report nazionali più considerati, dove si certificano tempi di permanenza media di ben CINQUE giorni!
Abbiamo raccolto in questo senso, dalla voce diretta di familiari e pazienti, diverse testimonianze. L’ultima, che ci ha colpito molto, è quella dolorosa e forte di Antonio Ruffolo, sindacalista Cgil che con sua madre, dopo una serie di vicissitudini e passaggi tra l’Ospedale ed una Clinica, e dopo aver avuto una polmonite (riceviamo segnalazioni di troppi casi del genere che si ripetono a seguito del ricovero in strutture sanitarie), ha dovuto essere portata, in condizioni aggravate, di nuovo al Pronto Soccorso. In tali condizioni, la signora è stata comunque seguita con una scarsissima assistenza; questo perché, sottolinea responsabilmente il figlio della signora Anna Rosaria, vi è un’assoluta mancanza di personale.
Ed è questa la cosa più forte che vogliamo far presente, ovvero che a seguito del depotenziamento anche degli altri plessi di Pronto Soccorso della provincia ed a fronte di un numero molto ampio di utenza, ricordiamo che Cosenza è la provincia più grande e più popolosa della Calabria, corrisponde un numero assolutamente inadeguato di personale, che arranca e fatica duramente per cercare di portare avanti il proprio lavoro.
È necessario, dopo una immediata attivazione dell’insoddisfacente – a volte anche parassitaria – struttura burocratico-amministrativa, programmare ed effettuare assunzioni in tempi rapidissimi per avere una adeguata pianta organica, prevedendo concorsi per il settore del Pronto soccorso, magari con forti incentivi. La Regione e i vertici sanitari devono far di tutto per chiudere la stagione dell’improvvisazione, del pressappochismo e delle scelte emergenziali.
Mentre è proprio la dimensione della emergenza quella che quasi sempre non viene rispettata nei PS, a fronte, appunto, di un’affluenza altissima che accusa il colpo soprattutto della mancanza, oltre che del personale anche di una buona rete distribuita sul territorio, la cosiddetta “medicina territoriale” o “medicina di prossimità”. Per questi motivi, e per la ormai cronica mancanza di posti letto – nell’Annunziata ne mancano più di TRECENTO! -i pazienti ed i loro familiari stazionano in condizioni indecenti e per diversi giorni nel PS.Antonio e sua mamma si sono dovuti confrontare, o sarebbe meglio dire “scontrare”, con questo ulteriore disagio, anche se la loro vicenda si è conclusa con un lieto fine, grazie all’intervento, caso unico se non raro, di una dipendente interna, la dottoressa Bartucci che si è prodigata molto, come dovrebbe avvenire per tutti senza chiamare né amici, né politicanti e né compari. Il fine ultimo deve rimanere sempre uno: assicurare ai pazienti come la signora Anna Rosaria un posto letto in un reparto di cura, per ottenere tutte le prestazioni sanitarie ed assistenziali necessarie. Un diritto costituzionale fondamentale, troppo spesso trascurato e negato!

Gianmaria Milicchio segretario provinciale Prc-se Cosenza
Domenico Passarelli cosegretario circolo “Gullo-Mazzotta” Prc-se Cosenza
Rita Dodaro cosegretaria circolo “Gullo-Mazzotta” Prc-se Cosenza

Polemiche sulla sanità calabrese

Leggo sulla stampa regionale e nazionale che sul recente intervento al cuore del presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, c’è una polemica accesa dal sindacato USB.
Occhiuto, agli inizi di dicembre, è stato operato alla valvola mitralica in una struttura pubblica con medici della stessa struttura ma con la presenza, anche, di un chirurgo esterno, di chiara fama, esperto di tecnica mini-invasiva. Il sindacato Usb si chiede, in buona sostanza, se tutti i calabresi abbiano l’opportunità al pari del presidente della regione Calabria, nonché commissario governativo alla sanità, di essere operati con questa tecnica all’avanguardia o se invece debbono ripiegare su quella tradizionale, a cuore aperto, che comporta una riabilitazione più lunga ecc.

Non commento perché è una situazione delicata. Potete leggere il botta e risposta qui.

Tuttavia, mi è venuto in mente e lo voglio ricordare, l’episodio che riguarda il sindacalista calabrese, responsabile negli anni ’70 di INCA-CGIL dell’America Latina, Nando Aloisio.
Nel settembre del 1975, mentre Aloisio si trovava in Italia, siccome doveva anche lui operarsi al cuore per sostituire la valvola mitralica, i suoi amici, tra cui Giancarlo Pajetta e Armando Cossutta del PCI, lo avevano pregato di sottoporsi all’intervento in Italia, o in Russia, o a Cuba, dove era stato invitato da Fidel Castro in persona.
Aloisio, invece, decise di farsi operare a Buenos Aires dove abitava e dove era emigrato alla fine degli anni ’40 da Aiello Calabro (Cs).
Purtroppo, quell’intervento gli fu fatale. Morì il 12 novembre del 1975 (l’anno prossimo ricorrono i 50 anni dalla scomparsa).
Quelle opportunità di poter scegliere di farsi operare dove e come avesse voluto, per lui suonavano come privilegi. Quei privilegi che non avrebbero mai potuto permettersi “los pobres” che egli aveva difeso per tutta la sua vita politica e sindacale. Scelse dunque di seguire il suo destino – il destino che devono seguire tutti coloro i quali non hanno altre scelte, altre possibilità, se non quelle di curarsi nel posto in cui vivono, sia che la sanità pubblica funzioni o meno. Prese quella decisione, perché se fosse sopravvissuto all’intervento, non avrebbe poi potuto sopravvivere alla sua coscienza.

Per un profilo del sindacalista si può consultare il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea

Spoke Castrovillari, timide le risposte dell’Asp: il Comitato e Laghi annunciano una nuova manifestazione all’ASP di Cosenza

Intanto, giovedì 14 novembre un’Assemblea pubblica nella Sala Consiliare di Castrovillari, per informare la popolazione a iniziare dai tanti cittadini che hanno partecipato alla manifestazione dell’11 ottobre e alla sede dell’Asp.

Non sono state ritenute sufficienti dal Comitato delle Associazioni le risposte e le promesse dell’Asp di Cosenza, per l’ospedale di Castrovillari.
E’ per questo che Pino Angelastro, Portavoce del Comitato – che comprende AVO, AVIS, Medici Cattolici, AFD, Amici del Cuore e Solidarietà e Partecipazione – ha comunicato che giovedì 14 novembre, presso la Sala Consiliare del Comune, si terrà un’assemblea civica per dare informazioni su quanto già accaduto e sulla nuova mobilitazione in programma sempre sotto la sede dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. “Vogliamo soluzioni concrete che possano concretamente e rapidamente realizzarsi”, conclude Angelastro.
“Non siamo soddisfatti delle risposte dell’Asp di Cosenza per l’ospedale di Castrovillari”, affermano anche Paola Montagna ed il consigliere regionale Ferdinando Laghi. Nei giorni scorsi l’Azienda Sanitaria ha bandito due concorsi per reclutare i nuovi primari dell’Ortopedia e della Medicina ma resta il problema dei tempi di realizzazione, quando cioè verranno completati i concorsi, portando effettivamente in servizio i professionisti. Problema già altre volte riscontrato per lo spoke di Castrovillari.
“Ci siamo resi conto, inoltre, che ci sono stati forniti, come abbiamo avuto modo di verificare “sul campo”, continua la dottoressa Paola Montagna – dati sul personale diversi da quelli effettivi. Nel quotidiano, poi, il Comitato raccoglie le istanze di pazienti e cittadini che registrano, purtroppo, risposte sempre più deficitarie, da parte del “Ferrari”, rispetto alle esigenze di salute del territorio”.
“Ciò che dispiace particolarmente – conclude il Consigliere Laghi anche in qualità di Presidente di una delle associazioni aderenti al Comitato – è la gestione diseguale e a tratti discriminatoria da parte dell’Asp nei confronti delle popolazioni del centro nord della provincia di Cosenza. E questo non può essere accettato in alcun modo”.

Ufficio stampa

Castrovillari, banditi due concorsi a primario: Laghi “finalmente. Ma portiamoli a compimento in fretta!”

Laghi non abbassa la guardia sulla questione sanità: “bene bandire i concorsi, ma altro è portare effettivamente i primari a Castrovillari”.

L’Asp di Cosenza ha bandito per l’ospedale spoke di Castrovillari, dopo anni di attesa, i concorsi a primario per i reparti di Medicina e Ortopedia. È un dato sicuramente importante questo che, secondo il consigliere regionale Ferdinando Laghi, arriva anche a seguito delle insistenti battaglie condotte assieme al Comitato delle Associazioni per la tutela dell’ospedale di Castrovillari, che di recente aveva portato oltre duecento persone a manifestare sotto la sede di via degli Alimena, per un confronto con il direttore generale Graziano.
“Un risultato apprezzabile ma soprattutto dovuto, dopo anni e anni di attesa – commenta Laghi – su cui, tuttavia, bisogna vigilare fino all’effettivo espletamento. Un conto è bandire i concorsi, un altro è portare davvero i primari nei reparti. Castrovillari non ha felici esperienze al riguardo, come dimostrano i concorsi durati anni e altri che non sono mai stati conclusi e che, sempre dopo anni, è stato necessario ribandire”.
È per questo che secondo il capogruppo di De Magistris Presidente in Consiglio Regionale bisogna non abbassare il livello di attenzione. I tempi di realizzazione delle iniziative – a cominciare dai concorsi – devono essere compatibili con le necessità delle popolazioni e quindi brevissimi.

Ufficio stampa

Incendio ospedale della Sibaritide, Laghi: “Si faccia chiarezza sulle cause”

Il Consigliere Regionale e capogruppo di De Magistris Presidente ha espresso preoccupazione sull’accaduto che rischia di dilatare i tempi per il presidio sanitario.
“Sono fortemente dispiaciuto e preoccupato per il vasto incendio scoppiato sul cantiere del nuovo ospedale della Sibaritide. Dalle prime informazioni, parrebbe che si sia trattato di un rogo sorto per cause naturali: è quanto spero fortemente ma, anche in qualità di componente della Commissione Consiliare antimafia, ritengo sia necessario fare chiarezza sull’accaduto per escludere con certezza un eventuale dolo.
Quel che è certo è che quanto accaduto rischia di prolungare i tempi di conclusione dei lavori di una importante struttura sanitaria. Sento, infine, la necessità di esprimere solidarietà a tutti i lavoratori la cui sicurezza spero e credo non sia stata in alcun modo minacciata”.
Così il Consigliere regionale Ferdinando Laghi sul maxi incendio scoppiato sul cantiere dell’ospedale della Sibartitide.

Il Comitato e Laghi incontrano Graziano: “Insoddisfatti! Poche garanzie per l’ospedale di Castrovillari”

Il Comitato delle Associazioni ha consegnato al Direttore Generale dell’Asp di Cosenza un ulteriore e dettagliato documento con tutte le attuali criticità e le puntuali richieste per lo spoke “Ferrari”.

Dopo la grande manifestazione dell’11 ottobre, il Comitato delle Associazioni per la tutela dell’ospedale di Castrovillari è stato ricevuto, insieme al Consigliere regionale Ferdinando Laghi, dal Direttore Generale dell’ASP di Cosenza, Antonio Graziano.
Al DG è stato consegnato un ulteriore documento del Comitato – coordinato dal suo Portavoce, Pino Angelastro – contenente i dati dettagliati sulle troppe carenze e problemi dello spoke “Ferrari” che interessano quasi tutti i reparti presenti.
“Non siamo soddisfatti di questo incontro in ASP – hanno dichiarato i rappresentanti delle associazioni AVO, AVIS, AFD, Amici del Cuore, AMCI e Solidarietà e Partecipazione – perchè si è voluta difendere, ancora una volta, una linea che ha portato al progressivo smantellamento dell’ospedale di Castrovillari. Siamo convinti – hanno continuato – che la strada per rilanciare la sanità del territorio e quindi il diritto alla salute delle persone, passi attraverso una realistica valutazione della situazione – clinica e organizzativa- del Presidio del Pollino, anche attraverso un’attenta lettura dei dati e delle proposte che noi abbiamo messo nero su bianco”.
“Abbiamo avuto delle indicazioni sul perché, secondo l’ASP, molte cose non si possano fare – ha aggiunto il Consigliere Laghi, anche in veste di presidente dell’Associazione Solidarietà e Partecipazione, aderente al Comitato -, cosa su cui abbiamo esplicitato il nostro assoluto dissenso. Mentre ci è stato comunicato che sta per prendere servizio il nuovo primario dell’U.O.C. di Ginecologia e Ostetricia. Il problema di fondo è che per troppe cose si continua a parlare di future prospettive e non di azioni immediate, di difficoltà e non di opportunità, di responsabilità in capo alla Regione, che sarebbero del tutto insormontabili. Anche su questo le nostre opinioni divergono completamente. Gli aspetti di gestione della sanità pubblica locale vengono sviluppati dalle singole ASP in rapporto dialettico, non subalterno, con i Vertici regionali”.
Le Associazioni aderenti al Comitato si riuniranno nei prossimi giorni per decidere la linea da adottare per ribadire la necessità che anche le popolazioni del centro-nord della Provincia di Cosenza abbiano pari dignità e attenzione rispetto al resto del territorio dell’ASP.