Laghi in visita al Pronto Soccorso e al Cup di Cosenza: “assumere subito e a tempo indeterminato”

“Spazi inadeguati e personale carente, l’attività amministrativa dell’Asp non rispetta le esigenze di salute dei cittadini”



Continua il tour negli ospedali calabresi del consigliere regionale Ferdinando Laghi. Dopo l’analisi sul Pollino e sulla fascia tirrenica, oltre alla casa della salute di San Marco Argentano, è la volta del pronto soccorso dell’Annunziata di Cosenza, una delle realtà più complesse della provincia.

La visita del consigliere è stata accompagnata, tra gli altri, dal commissario straordinario dell’azienda ospedaliera, Gianfranco Filippelli; dal direttore sanitario, Franco Rose; del
Primario del Pronto Soccorso, Pietro Scrivano e del direttore dell’unità operativa di terapia intensiva, Pino Pasqua.

“Anche a Cosenza abbiamo visionato nel dettaglio le specifiche di questo reparto – ha dichiarato Laghi – e abbiamo trovato le solite carenze che caratterizzano la sanità calabrese come quella del personale sia amministrativo che sanitario. È evidente, però, che ci sono spazi che stanno cercando di essere adeguati, e quindi riorganizzati ed ampliati, ma che restano comunque insufficienti”.

A preoccupare, quindi, è la forte insufficienza di organico non solo per le ricadute negative per il Pronto Soccorso ma, più in generale, fondamentale per poter rendere fruibili e attivi i posti letto nei reparti tutti.

“È evidente poi – continua Laghi – che l’ospedale di Cosenza, unico hub della provincia, è il terminale di tutta la filiera sanitaria e pertanto, per evitare che esploda più di quanto già non avvenga, è necessario creare una sanità territoriale e non smantellare gli spoke e le strutture sanitarie del territorio”.

Per il consigliere Laghi, già primario all’ospedale di Castrovillari, la direzione da seguire è quella delle assunzioni, rapide e a tempo indeterminato: “Se non si fanno a tamburo battente i concorsi e non si monitorano l’andamento di questi concorsi, come tutti chiedono, queste criticità non si risolveranno mai.

L’attività amministrativa dell’Asp di Cosenza – conclude il capogruppo in Consiglio regionale di De Magistris Presidente – non è rispettosa di queste esigenze. Il Governo aziendale deve lavorare in questa direzione, ma gli Uffici devono organizzare e promuovere questo aspetto con assai maggiore solerzia, perché, allo stato, non vi sono risposte adeguate”.

La visita del consigliere si è poi estesa al Centro Unico di Prenotazione (Cup) dell’ospedale civile, dove si è riscontrato, anche questa volta, una struttura inadeguata per il bacino d’utenza e per il comfort degli utenti stessi. La zona d’attesa per i prelievi, ad esempio, è all’aperto e quindi esposta ad ogni variazione climatica.

Per Laghi il tour non finisce qui e al termine delle visite ispettive verrà stilato un documento con le risultanze di quanto visto e verificato, affinché chi deve e la politica tutta possa assumere le iniziative del caso.

Ufficio stampa

Registro tumori Calabria, Laghi chiede audizioni in Commissione sanità


REGGIO CALABRIA – «Giorni addietro avevo denunciato le anomalie relative alla situazione del Registro Tumori della Calabria: uno strumento assai prezioso ai fini della prevenzione ma il cui funzionamento, nella nostra regione, rischia di essere compromesso dalle numerose criticità rilevate. Dalla incompletezza dei dati raccolti, alla mancanza di tempestività nelle rilevazioni con conseguente ritardato invio al Registro nazionale, tanto da renderne sostanzialmente vana l'attività di prevenzione, scopo per il quale il Registro è stato concepito. Non solo: a seguito di accertamenti era emersa, tra le altre cose, la non operatività del Centro di Coordinamento regionale nonché la mancata adozione del Regolamento regionale, fondamentale per la gestione ed il trattamento dei dati sensibili. Al fine di fare piena luce sull’effettiva operatività del Registro Tumori, il 20 settembre scorso ho presentato un’interrogazione al Presidente, nonché Commissario alla Sanità della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, per sapere quali iniziative si intenda intraprendere per rendere trasparenti, efficienti, nonché tempestive le attività dei Centri che operano a livello provinciale all’interno delle Aziende sanitarie calabresi. Facendo seguito a quella richiesta e sempre nell’ottica di ottenere chiarimenti in merito all’argomento in oggetto, il 29 settembre, in qualità di componente della Commissione regionale Sanità, ho depositato formale richiesta al presidente della Commissione, Michele Comito, di audizione del Dirigente generale del dipartimento Tutela della Salute e Servizi socio-sanitari e dei Responsabili dei registri sub-regionali di Cosenza-Crotone, Catanzaro-Vibo Valentia e Reggio Calabria, sull’attività relativa ai Registri Tumori della Regione Calabria».

Lo dichiara, in una nota, il capogruppo di “De Magistris presidente” in Consiglio regionale, Ferdinando Laghi.

Criticità Registro Tumori Calabria, Laghi presenta un’interrogazione

REGGIO CALABRIA - «La Rete nazionale dei Registri Tumori, a cui ciascuna Regione è tenuta a collaborare fattivamente, attraverso l’invio tempestivo e sistematico di dati, rappresenta uno strumento fondamentale nella lotta contro il cancro, in particolare in termini di prevenzione e diagnosi precoce della malattia. Tuttavia, nell’esaminare il sistema di gestione del Registro della Regione Calabria, emergono rilevanti anomalie che ne mettono in discussione l‘efficacia e, dunque, le finalità stesse. Pertanto, questa mattina ho presentato un’interrogazione sul punto, indirizzata al presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, al fine di ricevere alcune importanti delucidazioni». Lo annuncia il capogruppo di “De Magistris Presidente”, Ferdinando Laghi. 

«La nostra Regione ha istituito il proprio Registro Tumori attraverso la legge regionale n. 2 del 12 febbraio 2016, la quale prevede, tra le altre cose, la creazione di un Centro di Coordinamento della Rete dei Registri e l’adozione di un Regolamento regionale. Tuttavia – spiega Laghi -, va rilevato come, sulla base dei dati presenti sul sito Airtum - Associazione Italiana Registri Tumori- , delle informazioni e delle ricerche effettuate, nonché dal confronto con Operatori del settore, siano emerse notevoli e preoccupanti criticità nella operatività del Registro nella Regione Calabria, tra cui: la disomogeneità nella raccolta dei dati da parte dei referenti dei registri delle Asp preposte; la non operatività del Centro di Coordinamento regionale; la mancata adozione del Regolamento regionale, fondamentale per la gestione ed il trattamento di dati sensibili; difficoltà nel reperimento e nella gestione dei flussi informatici di anatomia patologica e dei dati di mortalità. Ma l’aspetto forse più preoccupante – continua il capogruppo Laghi -, è che i dati relativi alla Regione Calabria vengano per lo più trasmessi con un ritardo che li rende sostanzialmente non idonei ad essere utilizzati per le finalità di prevenzione per cui sono stati istituiti i Registri».

«Per tali motivi e vista l’estrema importanza che tale strumento riveste nell’ottica della salvaguardia della salute pubblica – afferma infine il consigliere Laghi – chiediamo al Presidente della Giunta regionale, anche in qualità di Commissario alla Sanità, se sia a conoscenza di quanto evidenziato e se ritenga di dover intervenire urgentemente per rendere pienamente operativo il Registro regionale dei tumori; nonché quali iniziative intenda intraprendere per rendere, efficienti e tempestive le attività dei Centri che operano a livello provinciale, all’interno delle Aziende sanitarie calabresi».

Storia locale. L'influenza Spagnola ad Aiello Calabro nel 1918

La situazione pandemica attuale dovuta al coronavirus, che sta interessando anche l’Italia, in maniera più grave di quanto ci si aspettasse, somiglia molto ad un’altra pandemia – la Spagnola – che un secolo fa, sul finire della Prima Guerra Mondiale, tra il 1917 ed il 1920*, cagionò decine di milioni di morti in tutto il mondo ed in Italia circa 600 mila.
Su questo aspetto, da tempo, avremmo voluto fare una ricerca per sapere cosa successe ad Aiello, quanti furono i morti; come si affrontò la malattia. Bisognerà per questo cercare documentazione dell’epoca.
Nel frattempo, però, grazie alla signora Maria Luisa Cicero che ci ha fornito dei ritagli di giornale, apprendiamo che le vittime Aiellesi per il morbo furono circa un centinaio.
Abbiamo trascritto uno degli articoli di Cronaca di Calabria del 3 novembre 1918, che fotografa abbastanza chiaramente la situazione e ve lo proponiamo.
Buona lettura.
 
 
Situazione Sanitaria grave
(x.y.) – La pandemia d’influenza, apparsa qui, in forma vaga e lieve, negli ultimi di settembre, si è andata man mano accentuando e aggravando.
Nel primo periodo, quando forse era possibile infrenare e debellare il morbo, di botto si restò senza medico e senza ufficiale sanitario e non fu eseguita disinfezione alcuna. Quando arrivò il dott. Luigi Florio d’Amantea, che moltiplicò le sue cento virtù di mente e di cuore, il morbo avea già assunto proporzioni serie e si andava generalizzando. Molti infermi l’egregio Sanitario di Amantea ebbe a strappare alla morte. Quindi venne il sottotenente medico dott. Pasquale Pignataro, nostro conterraneo anche lui giovane valoroso instancabile, dall’animo trasparente al più sconfinato altruismo. È sempre su e giù in giro per l’abitato, per le frazioni; corre per le campagne, visita dì e notte gl’infermi, che superano i duemila. Molti sono stati da lui salvati. Molti nondimeno i decessi**, moltissimi i moribondi. Occorre un altro Sanitario data l’estensione del territorio. Occorrono aiuti adeguati. C’è famiglie intere colpite e languenti, prive di qualsiasi soccorso.
Urge l’invio di un plotone di soldati per far le veci della gente laboriosa, volenterosa, e pietosa, che manca, urge una squadra di disinfezione, urgono medicinali.
Il Comitato locale di salute pubblica, fa del suo meglio, ma fa ben poco, sprovvisto com’è di mezzi adeguati.
Si è avuto un po’ di medicinali dalla Croce Rossa d’America; qualche cassetta di latte condensato dal chiaro Comm. Berardelli e dall’illustre Prefetto e lire trecento, per gli ammalati poveri, dal Comitato Sanitario provinciale.
Il Sindaco Cav. Attilio Solimena ed il presidente della Congregazione di carità, Cav. Luigi Malta, fra le molte cose utili che fanno pensano di istituire una cucina economica pei poveri.
Il presidente del Comitato Sanitario, avv. Cav. Giovanni Solimena, incurante dei pericoli, per sé e e per la numerosa famiglia, ha aperto si può dire la sua casa a tutti: in sua casa si prepara e si distribuisce il latte, il chinino, la tintura di jodio, i sussidi pei poveri.
L’egregio uomo, nella qualità di commissario intercomunale per l’assistenza civile e la propaganda interna, è l’attività e la fattività fatte persone: scrive, telegrafa, provvede, dispone, chiede, prega, ottiene. Molto fa; ma non può però fare quanto la gravissima situazione richiede. Lo stesso cav. Avv. Nicola Viola deputato provinciale, in Cosenza, moltiplica il suo buon volere e le sue molte energie a profitto del suo paese natio; le autorità provinciali lo ascoltano e ne esaudiscono le preci; ma ripeto, occorrono provvidenze energiche adeguate e pronte; ché Aiello corre un’assai funesto autunno.
Chi sa dove andremo a finire…
 
*Il virus si diffuse in tre diverse ondate: primavera 1918, autunno 1918 e gennaio 1919. 
** Nel numero 92 di Cronaca di Calabria del 21 novembre 1918, si accenna a circa cento persone decedute sino a quel momento.
 
 

Rubrica “Post su altri social” | 5 marzo 2020

Dal mio profilo Fb del 5 marzo 2020

Una piccola riflessione che mi permetto di fare in questo sfogatoio che è facebook e che riguarda il sistema sanitario, nella fattispecie quello regionale calabrese. 

Come sappiamo, la regione non ha mai brillato per l'organizzazione ospedaliera. Ci sono tante eccellenze, è vero,  tanti operatori bravi ma non è di questi che vogliamo parlare. Il problema è naturalmente politico.
Il pensiero piccolo piccolo e detto sotto voce è questo in parentesi quadre.

[Se la Calabria è - come è - commissariata, e se uno Stato si deve occupare per Costituzione della Salute dei propri Cittadini, il compito del Commissario non deve essere quello di far quadrare i conti, ma di aumentare, migliorare l'offerta sanitaria, di quadruplicare, centuplicare, milliplicare i LEA, i livelli essenziali di assistenza. 
Il mio cervellino di mediocre ibrido alieno mi suggerisce che dove c'è una guardia medica, e il territorio di riferimento è esteso, il commissario, o quando non commissariata la sanità il presidente della regione o l'assessore al ramo, ce ne deve/devono mettere DUE o più. Dove c'è un solo ospedale pubblico, ce ne deve/devono costruire DUE o quanto ne servono, quando il servizio pubblico non offre alcuni servizi (anche se li offre il privato), o non li offre in tempi brevi e certi, il decisore politico, fornito di ogni strumento di legge e di bilancio, deve provvedere in maniera opportuna! 
Non si può sentire che negli scorsi giorni si parlava di chiudere le guardie mediche in provincia di Catanzaro; non si può sentire che a Castrovillari in questi periodo di diffusione di malattie che colpiscono l'apparato respiratorio chiude il reparto ospedaliero di pneumologia! 
Queste che sentiamo in tv e leggiamo sulla stampa sono  barzellette! Che non fanno affatto ridere!]

Non si può ragionare solo in termini di profitto. La salute pubblica è il patrimonio di uno Stato.

Riconoscimento della Commissione Cultura del Comune di Cosenza per il prof. Remo Naccarato. Le foto della serata

Nella sala Quintieri del teatro Rendano di Cosenza, oggi pomeriggio, 25 settembre, è stato conferito il riconoscimento alla carriera di "Calabrese eccellente nel mondo" all'Aiellese Remo Naccarato, uno dei padri della gastroenterologia italiana.

Dal sito del Comune di Cosenza

Consegnato, alla presenza del Sindaco Occhiuto, riconoscimento alla carriera al Prof.Remo Naccarato, gastroenterologo cosentino di fama internazionale

“Una figura così ricca ed eclettica, con una straordinaria formazione professionale ed accademica, non disgiunta dalle sue evidenti doti umane, avrebbe fatto molto comodo all’interno dei nostri ospedali, ma nel nostro territorio, che pure ha grandi potenzialità ed un capitale umano di assoluto riguardo non c’è stato, purtroppo, l’humus giusto per far sì che eccellenze come il prof. Remo Naccarato potessero restare qui ed arricchire il nostro patrimonio”.
Lo ha detto il Sindaco Mario Occhiuto intervenendo questa sera nella Sala “Quintieri” del Teatro “Rendano” dove era in programma la cerimonia di consegna al prof. Remo Naccarato, uno dei padri della gastroenterologia italiana e personalità di spicco nel campo della ricerca, insigne accademico dell’Università di Padova e figura di primo piano con meriti acquisiti anche a livello internazionale, di un riconoscimento alla carriera attribuito dalla Commissione cultura del Comune di Cosenza, presieduta da Claudio Nigro.
Al prof. Naccarato, nativo di Aiello Calabro, oggi ottantaduenne, ma con un’energia e una capacità comunicativa veramente sorprendenti, si deve la fondazione della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia dell’Università di Padova, da lui diretta dal 1976 al 2003.
Libero docente in Patologia Speciale Medica dal 1965, ha insegnato nell’ateneo del capoluogo veneto Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali, Gastroenterologia e Patologia Speciale Medica.
Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, il prof. Naccarato ha fatto anche parte del Consiglio Superiore della Sanità. 
Il Sindaco Occhiuto si è detto grato al prof. Naccarato per quello che rappresenta a livello nazionale ed internazionale. “Per quanto poca cosa sia questo riconoscimento, rispetto a quelli che è abituato a ricevere – ha aggiunto il primo cittadino – la città di Cosenza è onorata di consegnarglielo, attraverso la Commissione cultura, perché proviene direttamente dal cuore della nostra città e della nostra comunità”. 
La cerimonia, introdotta dal Presidente Nigro, ha visto la relazione del consigliere Mimmo Frammartino che ha ripercorso puntualmente la prestigiosa carriera del prof. Naccarato ricordandone anche i trascorsi da studente, a Cosenza, del Liceo Classico “Bernardino Telesio” (in sala “Quintieri” c’era anche qualche compagno di classe, come Ettore Cozza e Tonino Guzzo). Dal “Telesio” di Cosenza al “Virgilio” di Roma e poi all’Università di Padova dove Remo Naccarato si laureò nel 1957 e dove ottenne, nel 1964, il suo primo incarico al Policlinico dopo aver vinto una borsa di studio per specializzarsi in Olanda e dopo altre due specializzazioni, a New York e a Londra. 
Frammartino ha inoltre ricordato il legame inscindibile tra la Calabria ed il prof. Naccarato anche se “ha eletto l’Università di Padova a sua compagna per sempre”. Un impegno ed una smisurata passione per il sapere che sorprende ma che gli è valsa, di recente, anche la medaglia al merito deontologico attribuitagli in occasione del premio intitolato ad Achille De Giovanni, primo presidente dell’ordine dei medici di Padova. Basta leggere la motivazione per rendersi conto di come il prof. Naccarato sia diventato un punto di riferimento insostituibile per i suoi allievi, alcuni dei quali presenti anche alla cerimonia di Cosenza: “per la spinta motivazionale trasmessa agli allievi della sua scuola e per essere un esempio di etica professionale per tutti i medici padovani”. 
“E in quel veneto dove un altro calabrese, Bruno da Longobucco otto secoli fa, nel 1200, si accorse che era giunto il momento di cambiare la filosofia della medicina, portandola ad un livello colto, Remo Naccarato – è ancora il consigliere Frammartino a parlare – continua a fare scuola”. 
Nel corso della cerimonia sono intervenuti, tra gli altri, la Vice Presidente della Commissione cultura Maria Lucente, il consigliere Francesco Perri, il Sindaco di Aiello Calabro Franco Iacucci e il prof. Giampiero Avruscio, cosentino come l’eccellente cattedratico e primario di angiologia all’Ospedale di Padova, che ha molto insistito sia sulle indiscusse qualità professionali del prof. Naccarato, ma anche sulla sua missione tesa ad umanizzare la medicina. 
Quando prende la parola, il prof. Naccarato, dopo aver ringraziato il Sindaco Occhiuto, la Commissione cultura e tutta la città, comincia a sfogliare l’album dei ricordi. 
La mente va al ponte Mario Martire bombardato durante la guerra e al Liceo “Telesio” dal quale si vedeva anche il “Rendano” bombardato. Non dimentica la sua passione calcistica per il Cosenza, evocandone la prima promozione in serie B “con Vignolini capitano e De Maria coach”. Una passione, quella per il calcio, che ha continuato a coltivare anche negli anni successivi scendendo direttamente in campo ogni mattina, alle 7,00, prima di recarsi in Ospedale. Prima di ritirare il premio, non rinuncia ad una breve, ma profonda lectio su alcuni principi importanti della medicina, richiamando il messaggio, del 1714, di un pioniere come Bernardino Ramazzini: “E’ meglio prevenire che curare”. Raccomanda il riorientamento dei servizi sanitari e virtuose politiche pubbliche per la salute. Tra gli altri consigli: uno stile di vita sano che contempli l’attività fisica e una sana alimentazione. Poi ricorda le 12 regole del codice europeo contro il cancro senza dimenticare due parole ancora per gli anziani, da considerare una risorsa. “Invecchiare bene deve essere una priorità globale e, ultima avvertenza, bisogna continuare a lavorare anche nella terza età”. E la prova provata è il suo costante impegno, nonostante le ottantadue primavere.
La serata è stata conclusa da una performance musicale del “Trio Beethoven” composto dal pianista Fabio Falsetta, dal violinista Davide Stratoti e dal violoncellista Leo Stratoti che hanno eseguito i “Klaviertrios Op.1 n.1 e n.2” di Beethoven.

La Commissione cultura del comune di Cosenza assegnerà venerdì 25 settembre al Teatro “Rendano” il riconoscimento alla carriera al Prof. Remo Naccarato, uno dei padri della gastroenterologia italiana

Il prof. Remo Naccarato, uno dei padri della gastroenterologia italiana, sarà venerdì 25 settembre a Cosenza per ritirare, al Teatro “Rendano”, nel corso di una cerimonia in programma alle ore 17,15 nella Sala “Quintieri”, un riconoscimento alla carriera attribuitogli dalla Commissione Cultura del Comune di Cosenza.
Alla cerimonia di consegna parteciperà il Sindaco Mario Occhiuto.
Al prof. Naccarato, nativo di Aiello Calabro, oggi ottantaquattrenne, si deve la fondazione della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia dell’Università di Padova, da lui diretta dal 1976 al 2003.
Libero docente in Patologia Speciale Medica dal 1965, l’attività accademica del Prof.Naccarato si è svolta all’Università di Padova dove ha insegnato Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali, Gastroenterologia e Patologia Speciale Medica. Nel 1978 divenne, sempre presso la stessa Università, professore ordinario di malattie dell’apparato digestivo.
E’ stato, tra l’altro, fondatore della Società Italiana di Alcologia, fondatore e presidente dell’Associazione Italiana Studio Pancreas e della Società Italiana di Gastroenterologia. All’inizio degli anni ’90 ha diretto anche il dipartimento trapianti d’organo dell’Azienda ospedaliera di Padova e fino al 2003 è stato inoltre direttore del dipartimento di scienze chirurgiche e gastroenterologiche dell’Università del capoluogo veneto. Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, il prof.Naccarato ha fatto parte del Consiglio Superiore della Sanità.
Remo Naccarato si laureò a Padova nel 1957, dopo aver compiuto gli studi classici prima al Liceo “Bernardino Telesio” di Cosenza e poi al “Virgilio” di Roma.
Il suo primo incarico a Padova, al Policlinico, risale al 1964 e nella città veneta giunse dopo la specializzazione a New York e a Londra.
Venerdì al “Rendano” la relazione in Commissione cultura sarà svolta dal consigliere comunale Mimmo Frammartino. Ad introdurre l’ospite sarà il Presidente dell’organismo consiliare Claudio Nigro. Il prof.Remo Naccarato sarà accompagnato a Cosenza dal Prof.Giampiero Avruscio, cosentino come l’eccellente cattedratico e primario di angiologia all’Ospedale di Padova.

Ambiente&Salute. Il Registro Tumori della Calabria, strumento fondamentale per monitorare l’incidenza delle malattie oncologiche e poter calibrare di conseguenza azioni sanitarie di prevenzione

Quando ce n’eravamo occupati a dicembre 2013, il Registro tumori di Cosenza e Crotone pareva sul punto di essere accreditato dall’Airtum (associazione che coordina i Rt italiani e che svolge attività di raccordo metodologico). Invece, si registrano ritardi sulla tabella di marcia, probabilmente dovuti ai concomitanti impegni dell’equipe medica che si dedica alle attività di registro e a quelle di screening oncologico. Una dotazione di pochi addetti, tra medici e rilevatori, che l’Asp dovrebbe potenziare per procedere con maggiore solerzia. Altrimenti si rischia seriamente di vanificare l’impegno profuso da parte degli operatori, ed il lavoro sinora realizzato.

Tra i progressi fatti dal team del Registro che comprende le province di Cosenza e Crotone (popolazione di riferimento 850 mila residenti), si possono annoverare la raccolta dei dati delle tre annualità 2006-2008, e l’acquisizione di un “datawarehouse”, una banca dati, a costo zero, frutto della collaborazione tra Dipartimento informatico dell’Unical ed Asp di Cosenza. Tuttavia, non è stata ancora avanzata, segno che non tutto è pronto, la richiesta di accreditamento all’Airtum. Un requisito fondamentale – così prescrive il regolamento dell’associazione – che certifica la conformita dei dati e delle procedure agli standard qualitativi ritenuti necessari al fine di contribuire alla Banca Dati. Si prevedono, dunque, tempi più lunghi. Tant’è che «il processo di accreditamento – come ci ha detto Emanuele Crocetti, segretario nazionale Airtum – richiede non solo che la registrazione sia iniziata ma che sia in corso da tempo come processo consolidato». E che prevede come ulteriori step, insieme all’invio contestuale della casistica inerente i dati di incidenza, mortalità e popolazione relativi ad almeno tre anni consecutivi, la valutazione della Commissione, con eventuali richieste di chiarimenti, una “site-visit” valutativa, e, quindi, la relazione finale che darà il via libera.

Il Registro Tumori della Calabria era stato istituito con delibera di Giunta regionale del marzo 2010. Il solo che sinora fa parte delle rete Airtum è quello della provincia di Catanzaro (direttore Antonella Sutera Sardo), attivo già dal 2003, istituito formalmente nel 2008, ed accreditato dall’Airtum nel 2010 (le cui pubblicazioni dal febbraio 2013 sono state accettate anche dall’IARC, l’International Agency for Research on Cancer), al quale ora è aggregato anche il Rt di Vibo. Quello di Cosenza e Crotone (dir. Anna Giorno) è istituito formalmente invece dal 2008, mentre quello di Reggio Calabria (dir. Filomena Zappia) è del febbraio 2013. Tutti i tre RT sono coordinati dal Dipartimento regionale di Tutela della Salute.

Lo scorso anno, tra dicembre 2013 e marzo 2014, della questione se n’era occupata, con diverse sedute, la Terza Commissione del Consiglio regionale, sedute nel corso delle quali erano stati auditi comitati civici e associazioni ambientaliste di tutta la regione, che avevano chiesto una velocizzazione dell’operatività dei registri e, prima ancora, la realizzazione delle bonifica dei tanti, troppi, territori inquinati di questa nostra martoriata Calabria. Un’attività istituzionale che ha prodotto, poi, un ampio dossier inviato pure al Ministero della salute. Al di là di queste buone intenzioni, però, ad un anno di distanza, non si registrano novità di rilievo.

Eppure, è di tutta evidenza che il Registro Tumori è uno strumento fondamentale per monitorare l’incidenza delle malattie oncologiche, la loro diffusione territoriale, e le fasce di popolazione coinvolta. Necessario ed utile per risalire scientificamente alle cause di insorgenza dei tumori, per la valutazione dei trattamenti più efficaci, e per poter calibrare di conseguenza azioni sanitarie di prevenzione. Il diritto alla salute è una priorità ineludibile. Come priorità ineludibili – e gli amministratori regionali non potranno sottrarsi al compito di reperire le risorse necessarie – sono le bonifiche ambientali da fare, che abbisognano di parecchi milioni di euro. Solo per quella della valle Oliva vicino Amantea (Cs), tanto per fare un esempio, servono circa 21 milioni di euro.

 

La pagina del Quotidiano del Sud di giovedì 27 novembre 2014.

LINK UTILI

Il Registro tumori della Calabria. Lo stato dell’arte (Post del dicembre 2013)
L’argomento trattato sul Blog (su blogspot)

Medicina, dalla Calabria al Canada studiando la Cle. La storia di Marietta Iacucci

La CLE, acronimo in lingua inglese che sta per Confocal Laser Endomicroscopy, è una nuova pratica endoscopica che permette di ottenere immagini microscopiche-istologiche in tempo reale, e di effettuare biopsie per la diagnosi precoce di malattie infiammatorie e di tumori gastrointestinali.

A tale tecnica, già in sperimentazione da qualche anno, prima in Germania, successivamente in Italia e Gran Bretagna, e ora anche in Canada, nell’Alberta, presso l’Università di Calgary, si dedica con buoni e apprezzabili risultati, la ricercatrice italiana Marietta Iacucci, professore associato nella Divisione di Gastroenterologia presso la Facoltà di Medicina dell’ateneo canadese.

La giovane studiosa di origini calabresi – è nata a Cosenza, ha vissuto a Castrolibero, ed è molto legata ad Aiello Calabro, paese dei nonni paterni -, non nasconde la soddisfazione per i traguardi professionali che dedica alla famiglia che l’ha seguita e sostenuta.

Come ci ha spiegato, la CLE – rispetto all’endoscopio classico, col quale si potevano eseguire diagnosi ottiche ed eventuali biopsie da sottoporre a successive analisi istologiche in laboratorio – può invece analizzare, in modo approfondito e a livello cellulare, i tessuti sottoposti a monitoraggio, e quindi agevolare le necessarie biopsie mirate in vivo. I vantaggi sono evidenti. Permette innanzitutto di aumentare di molto la possibilità di diagnosi precoci, in modo più efficace, e di calibrare gli adeguati trattamenti terapeutici.

La dott.ssa Iacucci, che sino allo scorso anno svolgeva la sua attività di gastroenterologo al S. Camillo-Forlanini di Roma, è interessata in particolar modo allo studio della patogenesi  “mucosal healing” e alla sorveglianza endoscopica delle IBD, malattie infiammatorie intestinali (in inglese, inflammatory bowel disease), come il morbo di Crohn e la retto colite ulcerosa. Secondo le sue ricerche, riportate peraltro in un recente articolo pubblicato sulla rivista medica dell’Università di Calgary, i pazienti che presentano tale condizione potrebbero sviluppare forme tumorali nell’arco di 10 anni. In virtù della tecnica endoscopica, però, è ora possibile sapere di più sulle alterazioni della mucosa colica. E proprio su questo aspetto si concentra il lavoro portato avanti dalla ricercatrice italiana e dal team di colleghi.

«Oggi siamo in grado di capire con la endomicroscopia confocale – ci ha detto – la patogenesi, l’infiammazione e le lesioni precancerose delle malattie infiammatorie intestinali. Nel prossimo futuro – ha aggiunto – potremmo cambiare la storia naturale delle IBD e trovare terapie mirate per i tumori».

Laureata alla “Sapienza” di Roma nel 1994 in medicina e chirurgia, Marietta Iacucci ha conseguito la specializzazione in Gastroenterologia nel 1998.

Gente di Calabria. Rosanna Capparelli, ricercatrice alla Federico II di Napoli e i virus al posto degli antibiotici

Fonte: Il Quotidiano della Calabria di sabato 6 giugno ’09, pag. 58 (di Bruno Pino)

Ci si può curare con i virus? A quanto pare l’ipotesi non è tanto remota. Non sempre i virus, responsabili di forme più o meno gravi di influenza – come la spagnola per esempio – godono di brutta reputazione. Nel caso di cui parliamo, i virus fanno la parte dei buoni. Di quelli che si incaricano di debellare le malattie provocate da batteri.
Sinora, sapevamo che per curare alcune malattie l’unico metodo valido fosse l’uso di antibiotici. Ma a quanto pare, l’uso a tappeto di tale presidio medico induce i batteri ad adattarsi a un ritmo elevato, dando vita a nuove generazioni di supermicrobi, invulnerabili anche ai farmaci più potenti.
Nel mondo, attualmente, ci sono diversi gruppi di ricerca che stanno concentrando gli studi sui batteriofagi o semplicemente fagi, i virus “terminator” di batteri. Secondo tale approccio, è la natura a sostituirsi al laboratorio.
Tra questi ricercatori, va annoverata l’equipe dell’Università Federico II di Napoli, che fa capo a Rosanna Capparelli. Calabrese, originaria di Aiello Calabro, un paesino del cosentino, la professoressa Capparelli è una dei tanti studiosi che si sono laureati all’Unical e che poi hanno trovato lavoro fuori dalla nostra regione. Dal 2006 è professore associato di Immunologia ed immunologia molecolare presso la Facoltà di Scienze Biotecnologiche dell’Ateneo napoletano; e dal 2008 è direttore del Centro di Ricerca Regionale di Immunogenetica (CIG). È autrice di numerose pubblicazioni su riviste internazionali e collabora con il Max-Plank Institute di Berlino, con l’Istituto Pasteur di Parigi e con l’università di Ottawa.
Lo studio che sta conducendo con altri giovani ricercatori, sul quale di recente hanno puntato l’attenzione i media, è certamente di grande interesse scientifico. In buona sostanza, a guardare gli esperimenti effettuati sui topi, la terapia fagica – che consiste in un differente meccanismo di distruzione della cellula batterica -, rispetto alla farmacoterapia, è risultata molto più efficace e proficua. I fagi, infatti, alla pari dei batteri, hanno la capacità di mutare e rapidamente contrattaccare il nemico senza peraltro causare effetti collaterali nell’organismo, come può fare invece un normale antibiotico. In aggiunta, in virtù di questa che potremmo chiamare versatilità dei batteriofagi, i costi per lo sviluppo di una nuova terapia fagica sarebbero di gran lunga inferiori a quelli necessari per la sintesi di un nuovo farmaco.
Secondo i dati a disposizione, soltanto in Europa, circa 40 mila persone muoiono per infezioni causate da batteri come lo stafilococco aureo. Un dato allarmante che ha spinto l’equipe napoletana a considerare la possibilità di applicare la terapia come efficace strategia di prevenzione. Dopo un primo passo in cui sono stati isolati i fagi attivi contro vari ceppi di stafilococchi aurei da pazienti presso le cliniche ospedaliere della Federico II, si è passati ad una serie di sperimentazioni in modelli animali per testare il loro potenziale antimicrobico. «I risultati ottenuti – racconta la Capparelli – sono stati sorprendenti. Sia che si trattava di un’infezione sistemica che locale, i fagi hanno mostrato un potenziale terapeutico elevato riuscendo sempre a debellare i batteri».
Il successo di questa ricerca – se vogliamo anche un po’ calabrese -, pubblicata su una rivista di spessore internazionale come la “Antimicrobial Agents and Chemotherapy”, potrebbe portare nel prossimo futuro all’applicazione sull’uomo. Almeno a questo punta l’equipe della Federico II. E sono pure tanti i malati che dopo essere ricorsi senza successo ad antibiotici vorrebbero curarsi con questa metodologia. «Purtroppo, considerato il macchinoso iter per l’approvazione di nuovi farmaci – chiosa la Capparelli – al momento non resta che aspettare, verificare e continuare. Consapevoli che la sfida finale contro i batteri è ormai partita da Napoli».