Il Presidente della Regione Occhiuto, dalle pagine dei giornali, annuncia pomposamente che nel giro di qualche mese il Governo troverà le risorse per azzerare il debito della sanità calabrese, ponendo fine a quindici anni di commissariamento (salvo poi dichiarare lo stato di emergenza che gli conferisce pieni poteri).
A seguito della sciagurata riforma costituzionale che ha modificato il Titolo V il Sistema Sanitario Nazionale viene trasformato in venti sistemi sanitari regionali differenti e ogni Presidente di Regione assume le caratteristiche di un vero e proprio viceré.
La spesa sanitaria devoluta alle regioni inizia da quel momento a manifestare bizzarri andamenti: la spesa cresce Regione per Regione senza nessuna logica unitaria – spesso privilegiando il rapporto con la sanità privata – alcune volte tenendo al centro il settore pubblico e altre volte ancora, dirottando la spesa sanitaria all’interno di logiche clientelari. Al crescere del debito diventa evidente, soprattutto nei territori più poveri, una insostenibilità strutturale, maggiormente sul lungo periodo.
Il commissariamento non è altro che la presa d’atto della resa di una classe politica a cui, da un lato veniva chiesto di farsi carico anche di una capacità di progettazione e di gestione, dall’altro si mostrava capace soltanto di far esplodere i debiti sanitari e di foraggiare clientele e consorterie mafiose.
In Calabria il debito aumenta in maniera così vorticosa che nell’arco degli anni diventa ingestibile. L’approvazione dei bilanci consuntivi che altrove sono alla base della gestione economica razionale, in Calabria diventano meramente aleatori. Sulla spesa sanitaria, non solo si perde la capacità di controllo e di gestione ma la quantificazione stessa diventa pressoché impossibile con fatture portate in pagamento più volte, oppure lasciate sospese per fa maturare interessi che nel tempo hanno aggravato la situazione debitoria. Quello che si è verificato in Calabria, riporta indietro la Regione a livelli premoderni, con i bilanci approvati per via orale, sulla fiducia. Le aziende sanitarie vengono anch’esse commissariate e a volte ampie parti del sistema sanitario regionale, finiscono tra le maglie dell’antimafia.
Dalle stesse pagine dei giornali, il Presidente Occhiuto riconosce tutto ciò ma si intesta il merito di essere riuscito ad invertire una linea di tendenza più che negativa. Ora, c’è da dire che era difficile fare peggio o continuare nella stessa direzione, ma il paradosso di assommare a sé contemporaneamente la carica di Presidente della Regione e di commissario della sanità lo rende il vero e proprio plenipotenziario Deus ex machina della sanità in Calabria. Sul Presidente si abbatte, come uno tsunami, la necessità di porre all’ordine del giorno la volontà di gran parte del Governo di mettere mano al completamento della riforma del titolo V con la legge, caldeggiata dalla Lega (Nord), che spinge ulteriormente alla separazione delle responsabilità territoriali.
La riforma Calderoli entrerebbe infatti in vigore soltanto nel momento in cui si realizzerebbe una sostanziale parità di condizioni in tutte le regioni. Sono i cosiddetti LEP, i livelli essenziali di prestazione che rappresentano l’unico baluardo a difesa di ciò che resta del SSN.
La mole di debito impedisce la possibilità di realizzare in Calabria livelli di prestazione compatibili con quelli di altre regioni; per fare ciò bisogna in tutti i modi azzerare la massa debitoria, anche in una situazione di assoluta aleatorietà degli impegni finanziari. Nei mesi scorsi, le aziende approvano l’inapprovabile, certificazioni dubbie di debiti inverificabili sono la precondizione affinché lo Stato centrale possa intervenire per aggredire finanziariamente la mole di debiti, lasciando ai calabresi e alle calabresi il compito di contribuire con una fiscalità particolarmente elevata.
Non c’è motivo di non credere a ciò che dice il Presidente Occhiuto, quando sostiene che questa lunghissima fase di sostanziale deresponsabilizzazione politica della gestione del debito ha le ore contate, quello che tace sono le motivazioni attraverso cui il governo, rigorista nei conti, non trova le risorse finanziarie per alleviare le condizioni di vita di milioni di lavoratori e lavoratrici, mentre riesce per contro a sanare, senza colpo ferire, lustri e lustri di malaffare sanitario.
Allora, come Rifondazione Comunista vorremmo porre al Presidente Occhiuto alcune domande:
1) Quanto tempo dovranno aspettare i cittadini e le cittadine calabresi, dopo l’azzeramento del debito, per avere cure al pari delle migliori esperienze nazionali?
2) Oltre al debito, quale riforma strutturale ha in mente di portare avanti per evitare che sperperi e malversazioni possano continuare come se nulla fosse?
3) Come intende affrontare la Spada di Damocle della cosiddetta “secessione dei ricchi”, dal momento che questa non fa che acuire le debolezze di una terra da sempre martoriata dalla arretratezza e dalla incapacità di una classe politica e dirigente non all’altezza?
Angelica Perrone, responsabile Sanità
Mimmo Serrao, segretario regionale
Rifondazione Comunista Calabria
Tag: Sanità
Ospedale di Castrovillari. Laghi: “Troppe falle. Interventi insufficienti”
Il capogruppo in Consiglio Regionale per “De Magistris Presidente” torna a intervenire sull’Ospedale di Castrovillari, dopo aver partecipato, con le locali Associazioni, ad una trasmissione televisiva in diretta dal nosocomio del Pollino.
“Una emodinamica che funzioni 6 ore al giorno, anziché 24 su 24 dà troppo poche garanzie di efficace e tempestivo intervento per chi è colpito da un infarto. È quanto succede all’ospedale di Castrovillari, per carenza di personale -esordisce Laghi. Mentre ormai da diversi giorni la Risonanza magnetica della locale Radiologia è ferma per infiltrazioni d’acqua nei locali!”.
Così Ferdinando Laghi nel corso della puntata in diretta dall’ospedale di Castrovillari di “Dentro la notizia”, condotta da Pasquale Motta su LaC TV.
“Tante altre…cronicità, poi, continuano a peggiorare – ha proseguito Laghi – Anestesia-Rianimazione ha un personale ridotto sempre più al lumicino, con una negativa ricaduta anche per l’attività delle sale operatorie. La Neurologia è presidiata da un solo medico (e sulle carte si parla addirittura di una Stroke-Unit), Ortopedia rimane desolatamente chiusa e inesistente, se non nelle promesse carte, la Riabilitazione intensiva fisiatrica. E l’elenco potrebbe continuare, purtroppo, a lungo – continua il Consigliere Laghi. È triste, sconfortante e, soprattutto, ingiusto nei confronti delle popolazioni cui, di fatto, continua ad essere negato il diritto alla salute. L’attesa dell’Atto Aziendale non giustifica affatto né queste né tante altre carenze, né può giustificare la mancata sostituzione di chi va in pensione o la carenza di concorsi a tempo pieno per TUTTE le figure sanitarie necessarie. I concorsi, inoltre, non vanno poi abbandonati a loro stessi, ma rapidamente espletati, come la situazione richiede e va dato immediatamente corso alle assunzioni già oggi possibili, sfruttando le graduatorie esistenti”.
“E dato che si parla del nuovo Atto Aziendale – ha concluso Laghi -, l’attuale ripartizione territoriale dei Distretti sanitari tra l’area Esaro-Pollino e Costa jonica va assolutamente ribadita e mantenuta, rispettando l’inquadramento storico che è anche quello più funzionale. La politica non spadroneggi, continuando a far guasti, sui diritti e sui bisogni dei cittadini. E mentre la sanità pubblica si scopre sempre più in crisi, quella privata, non sta certo a guardare”.
Ufficio stampa
Ambiente&Salute. Il Registro Tumori della Calabria, strumento fondamentale per monitorare l’incidenza delle malattie oncologiche e poter calibrare di conseguenza azioni sanitarie di prevenzione
Quando ce n’eravamo occupati a dicembre 2013, il Registro tumori di Cosenza e Crotone pareva sul punto di essere accreditato dall’Airtum (associazione che coordina i Rt italiani e che svolge attività di raccordo metodologico). Invece, si registrano ritardi sulla tabella di marcia, probabilmente dovuti ai concomitanti impegni dell’equipe medica che si dedica alle attività di registro e a quelle di screening oncologico. Una dotazione di pochi addetti, tra medici e rilevatori, che l’Asp dovrebbe potenziare per procedere con maggiore solerzia. Altrimenti si rischia seriamente di vanificare l’impegno profuso da parte degli operatori, ed il lavoro sinora realizzato.
Tra i progressi fatti dal team del Registro che comprende le province di Cosenza e Crotone (popolazione di riferimento 850 mila residenti), si possono annoverare la raccolta dei dati delle tre annualità 2006-2008, e l’acquisizione di un “datawarehouse”, una banca dati, a costo zero, frutto della collaborazione tra Dipartimento informatico dell’Unical ed Asp di Cosenza. Tuttavia, non è stata ancora avanzata, segno che non tutto è pronto, la richiesta di accreditamento all’Airtum. Un requisito fondamentale – così prescrive il regolamento dell’associazione – che certifica la conformita dei dati e delle procedure agli standard qualitativi ritenuti necessari al fine di contribuire alla Banca Dati. Si prevedono, dunque, tempi più lunghi. Tant’è che «il processo di accreditamento – come ci ha detto Emanuele Crocetti, segretario nazionale Airtum – richiede non solo che la registrazione sia iniziata ma che sia in corso da tempo come processo consolidato». E che prevede come ulteriori step, insieme all’invio contestuale della casistica inerente i dati di incidenza, mortalità e popolazione relativi ad almeno tre anni consecutivi, la valutazione della Commissione, con eventuali richieste di chiarimenti, una “site-visit” valutativa, e, quindi, la relazione finale che darà il via libera.
Il Registro Tumori della Calabria era stato istituito con delibera di Giunta regionale del marzo 2010. Il solo che sinora fa parte delle rete Airtum è quello della provincia di Catanzaro (direttore Antonella Sutera Sardo), attivo già dal 2003, istituito formalmente nel 2008, ed accreditato dall’Airtum nel 2010 (le cui pubblicazioni dal febbraio 2013 sono state accettate anche dall’IARC, l’International Agency for Research on Cancer), al quale ora è aggregato anche il Rt di Vibo. Quello di Cosenza e Crotone (dir. Anna Giorno) è istituito formalmente invece dal 2008, mentre quello di Reggio Calabria (dir. Filomena Zappia) è del febbraio 2013. Tutti i tre RT sono coordinati dal Dipartimento regionale di Tutela della Salute.
Lo scorso anno, tra dicembre 2013 e marzo 2014, della questione se n’era occupata, con diverse sedute, la Terza Commissione del Consiglio regionale, sedute nel corso delle quali erano stati auditi comitati civici e associazioni ambientaliste di tutta la regione, che avevano chiesto una velocizzazione dell’operatività dei registri e, prima ancora, la realizzazione delle bonifica dei tanti, troppi, territori inquinati di questa nostra martoriata Calabria. Un’attività istituzionale che ha prodotto, poi, un ampio dossier inviato pure al Ministero della salute. Al di là di queste buone intenzioni, però, ad un anno di distanza, non si registrano novità di rilievo.
Eppure, è di tutta evidenza che il Registro Tumori è uno strumento fondamentale per monitorare l’incidenza delle malattie oncologiche, la loro diffusione territoriale, e le fasce di popolazione coinvolta. Necessario ed utile per risalire scientificamente alle cause di insorgenza dei tumori, per la valutazione dei trattamenti più efficaci, e per poter calibrare di conseguenza azioni sanitarie di prevenzione. Il diritto alla salute è una priorità ineludibile. Come priorità ineludibili – e gli amministratori regionali non potranno sottrarsi al compito di reperire le risorse necessarie – sono le bonifiche ambientali da fare, che abbisognano di parecchi milioni di euro. Solo per quella della valle Oliva vicino Amantea (Cs), tanto per fare un esempio, servono circa 21 milioni di euro.
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| La pagina del Quotidiano del Sud di giovedì 27 novembre 2014. |
LINK UTILI
Il Registro tumori della Calabria. Lo stato dell’arte (Post del dicembre 2013)
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