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Categoria: Varie
In memoria di Lina Marghella, poesia di Franco Pedatella
Per Lina Marghella
di Franco Pedatella
In casa, mi ricordo, da bambino
c’era una foto bella: era Lina
Marghella, cui il viso era divino
e un animo era dolce di bambina.
La vedo ancora a casa affaccendata
al fianco ed in aiuto a zia Antonietta
salir le scale e scender, mai stancata
dalla fatica quotidiana fatta,
quando venía d’estate ad Aiello
con tutta la famiglia ad estivare
e féasi il tempo tra i parenti bello,
ché insieme si tornava a conversare.
Regnava l’armonia nel vicinato:
incontro al sol che cala a ricamare
le donne intente féano il “curunatu”;
tentava i maschi il gioco o il chiacchierare
o “ ‘a rrobba d’ ‘a Jisterna” che aspettava
mani cui fichi offrire ed altri frutti,
che féano gola quando si pranzava
o si era in casa in comunione tutti.
Si andava a Ferragosto su in montagna:
Giulietta e Adele esperte con maestria
bei piatti preparavan di lasagna
e d’altro e mangiavamo in allegria.
Con altri si faceva comunella,
venuti anch’ei per svago su in montagna
a festeggiare la giornata bella
che torna ogni anno e porta la cuccagna.
Poi dopo il pasto Enrico e Franco i funghi
coglievano e le fragole operosi;
con motti Gino e Gianni fra erbe e giunchi
gli amici intrattenevano scherzosi.
Costante era presente Franco Ianni
di giorno e a sera in lunghe passeggiate.
Empièa la gioia a noi quei bei verdi anni
con scherzi, giochi e lunghe “arraggiunate”.
Venía Pino Vairo piccolino,
che al buio delle vie avéa paura;
per questo stava ai grandi assai vicino
e resistéa cosí a ogni ombra scura.
Dinanzi a una bottega di artigiano
“zz” s’udía di sega che tagliava:
era la mano di mastro Gaetano
che con “Bandiera rossa” co’ arte oprava.
Lina era giunta a Roma giovinetta
seguendo i genitori ed i fratelli.
Negli occhi avéa il sorriso e speme in petto
che avrebbe qui incontrato gli anni belli.
Vi costruì difatti una famiglia
con l’uom del cuore e diede a lui due figli,
che il cuore le adornâro e fêr le ciglia
liete perché per lei fuôr come gigli.
Non sempre poi la vita le sorrise,
anzi talór fu a lei la sorte ingrata.
Ella lottò con forza e mai si arrese
e coraggiosa fu e determinata.
Di questi giorni or l’asprezza volle
su quelle labbra spegnere il sorriso,
ma a noi rimane in cuor della sua stella
il lume acceso che ci alluma il viso.
Ciao Madre Rosaria
“Suor Rosaria Sana, pioniera con suor Concetta ad Aiello è volata in cielo“. La notizia della morte della prima superiora delle FSCJ, arriva dalle suore della Casa di Aiello Calabro. Martedì 4 maggio alle 18.00 – informano ancora le religiose – sarà celebrata una S. Messa in suo ricordo, nella chiesa di S. Maria Maggiore.
Ciao Madre Rosaria.
Tratto dal libretto curato da Gisa Guidoccio, del 2006, segue un testo sulla storia delle religiose e della loro attività.
Dalle Memorie della Casa di Aiello
Anno 1976
L’opera delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù si è diffusa un po’ in tutto il mondo. Quasi in ogni continente della terra è sorta una comunità di suore pronte a dare sé stesse e la loro vita a beneficio degli altri, fossero stati italiani, africani, brasiliani o albanesi. Il loro operato, sincero e disinteressato, ha raggiunto le zone più disparate e ovunque hanno portato istruzione, laboriosità, sostegno morale e fisico, ma soprattutto hanno portato la Parola di Dio.
Fra tutte le località anche la nostra di Aiello Calabro.
La piccola cittadina tirrenica in passato ha dunque conosciuto glorie ma anche dolori dovuti soprattutto all’emigrazione che dagli anni cinquanta in poi ha più che decimato la popolazione.
In quel periodo ad Aiello viveva una piccola comunità di suore le così dette “cappellone” che però andarono via “con una scusa e non sono più tornate”, lasciando tutti nella sconsolazione.
In quegli anni erano moltissime le donne sole con figli a carico, in quanto i loro mariti erano all’estero per lavoro. Quindi il sostegno, anche solo morale, delle religiose era di fondamentale importanza per tutti. Capitò così che un sindaco della Calabria, e precisamente, di Aiello Calabro, il signor Giacomo Marinaro, stimolato dalla sua popolazione, nutriva il desiderio ardente di ridare alla gente questo tipo di presenza: “le suore”. Recatosi a Roma nel novembre del 1975 per degli affari amministrativi, una mattina in albergo prese in mano una rubrica telefonica deciso di chiedere a qualche Istituto della capitale una piccola comunità di almeno tre suore per il paese. La scritta I.F.S.C. colpì la sua attenzione, così telefonò e prese appuntamento con la Madre Generale la quale non deluse la sua richiesta, anzi ne incrementò la speranza data dal fatto che da tempo l’Istituto aveva quasi accarezzato l’idea di fondare una nuova casa nella Italia Meridionale, dove c’era particolarmente bisogno della presenza religiosa tra i poveri . A quell’incontro seguirono le lettere di raccomandazione da parte del parroco Don Ortensio Amendola e del vescovo di Cosenza, Monsignor Enea Selis.
Nel frattempo il sindaco, tornato ad Aiello, si prodigò per preparare una casa decente alle sorelle, così il 3 ottobre del 1976, partirono da Roma Suor Rosaria Sana, Suor Concetta Spiridigliozzi e Suor Assunta Rugolotto, accompagnate da Madre Maria Soregaroli e da Suor Ezia Montagni, per entrare a far parte della piccola comunità calabrese.
Il viaggio fu lungo e faticoso, ma le sorelle ne approfittarono per osservare la brulla natura che le circondava, e per notare come era diversa dalla vegetazione dai loro monti settentrionali. Dopo diverse ore di viaggio giunsero alla contrada detta Acquafredda, erano finalmente nel territorio vastissimo di Aiello. Qui trovarono ristoro alla fontana che ancora oggi scorre, e furono sorprese di trovare là qualcuno che le attendesse, nelle “Memorie” infatti scrivono: “Ci rinfreschiamo alle fonti di acqua sorgiva freschissima: questo è un ristoro ambito dopo un così lungo viaggio. Una signorina, che noi poi chiameremo la sentinella, lì appostata su invito del sindaco, per segnalare il nostro arrivo, ci saluta calorosamente allo stile calabrese; ci sono baci e abbracci e poi corre a telefonare”.
Erano quasi le 17 quando giunsero alla nuova abitazione sita in Largo S. Giuliano, nel cuore del paese; in breve tempo la piccola dimora si riempì di tanta gente festosa: bambini, uomini, donne, tutti volevano dare il benvenuto. A tal proposito scrivono: “quanti baci e quanti abbracci abbiamo ricevuto quella sera…! Le donne ci offrivano il caffè, qualche cosa di fresco e non mancavano i fiori. Dopo mezz’ora…in corteo con la gente, ci dirigemmo verso la chiesa parrocchiale, le campane suonavano a festa, la gente al passaggio ci batteva le mani”.
Fu una vera soddisfazione per tutti riavere le religiose in mezzo alla comunità aiellese, un sospiro di sollievo generale per tutti coloro che credevano nell’importanza della loro presenza. Ora c’era solo da rimboccarsi le maniche, Aiello era ed è un paese vastissimo come territorio, ma povero, senza alcuna risorsa naturale…I bambini erano numerosi, come pure le donne e i vecchi soli, pochi i giovani e pochissimi gli uomini; le persone più valide emigravano in cerca di lavoro. Molte erano le persone al di sopra dei cinquant’anni che non sapevano né leggere né scrivere…La gente era semplice, cordiale, rispettosa e generosa con le suore. Quel poco che avevano lo condividevano.
Fin dai primi giorni le tre sorelle si diedero da fare. Infatti, al pomeriggio, facevano qualche passeggiata nei dintorni del paese con i bambini che in massa, erano sotto le finestre della loro abitazione. La gente, vedendole passare, le invitava ad entrare nelle loro case per prendere qualche cosa in segno di augurio. Inoltre, fino a che il tempo lo permise, si recavano coi ragazzi al castello per giocare, in particolare la domenica era una giornata piena, ma non era certo la fatica a fermarle, anzi, solevano affermare: “siamo felici, la stanchezza si dimentica, quando si ama”.
Il 15 ottobre dello stesso anno aprì la scuola materna, inizialmente le lezioni si svolgevano nella saletta attigua alla chiesa di Santa Maria e i bambini erano sedici. Certo non era una classe numerosa, ma negli anni a seguire furono tantissimi i genitori che scelsero di affidare a loro i propri figli. Nel giro di pochi mesi, oltre che ad Aiello e nelle numerose contrade, le suore raggiunsero anche la vicina parrocchia di Cleto in aiuto al parroco Don Rosario Brunetti e successivamente a Serra. Le attività svolte erano diverse: scuola di taglio e ricamo, lezioni ai meno dotati, visite agli infermi, catechismo, animazione liturgica, ecc. In pratica non si fermavano mai in quanto quando per gli altri è tempo di vacanza il loro lavoro continua.
Madre Pia Rosati diceva: “Possiamo dire che la Parrocchia è la nostra famiglia: i suoi problemi sono i nostri, le sue gioie e dolori, sono pure le nostre gioie e i nostri dolori. Guardiamo questi nostri fratelli con tanta speranza e amore, sicure che dando, riceviamo”.
Negli anni successivi
Non è facile elencare tutte le attività che le nostre suore hanno svolto in trent’anni nel nostro paese, vero è che molto spesso grazie a loro si sono potute realizzare cose altrimenti irraggiungibili. In passato l’economia di Aiello era basata sull’artigianato per cui la possibilità di poter frequentare un corso di taglio e ricamo con tanto di qualifica a seguire, significava avere la possibilità di avviare un’attività lavorativa vera e propria. In tante, donne e ragazze, frequentarono il corso che poi avrebbe dato loro un lavoro, e molte di esse, come da tradizione, ebbero la possibilità di confezionarsi da sé il proprio corredo nuziale.
Un’altra attività, fondamentale per la nostra comunità, è l’assistenza al prossimo; in passato come anche oggi diverse sono le persone, soprattutto anziani, che per diversi motivi rimangono sole e abbandonate a sé stesse. In silenzio, senza clamori e senza pretesa alcuna, le suore si recano nelle case portando conforto, allegria e quando serve anche sostentamento. L’assistenza agli indifesi, agli ammalati, agli emarginati, è il loro modo per rendere lode a Dio, perché non c’è opera più grande che saper donare un sorriso.
Grazie alle suore è andata avanti l’ACR, che radunava tantissimi ragazzi nella preghiera, nella meditazione, ma anche nel gioco e nel divertimento. Quante gite e quante scampagnate all’aperto, quante gare hanno organizzato insieme. In fondo bastava avere un pallone o giocare a nascondino per fare la felicità di decine di fanciulli.
Riunirsi in preghiera è lo spirito che contraddistingue i campi scuola per adulti e per ragazzi. Quasi ogni anno, nel periodo estivo, ci si reca per una settimana in località tranquille, spesso immerse nella natura, per raccogliersi in preghiera, per incontrarsi con i coetanei di altre comunità, per approfondire quella spiritualità e quello spirito di condivisione che li accompagnerà nei mesi a seguire.
Da oltre un decennio le suore hanno fondato l’ANSPI , associazione di oratorio che ha rivoluzionato il vivere quotidiano di tutti gli aiellesi. Sotto questo nome sono raccolte tutte le generazioni e le attività svolte sono le più disparate: teatro, canto, danza, gioco, pellegrinaggio. La Festa della Famiglia poi è l’occasione giusta per unificare il tutto in una giornata che è sempre un’occasione di incontro e di confronto, un modo per trascorrere una giornata all’insegna dell’allegria, della preghiera, della musica, dei giochi ed anche per gustare un delizioso pranzo all’aperto.
Tra le ultime iniziative, non per questo di minore importanza, è la fondazione del Centro Anziani intitolato proprio alle Figlie del Sacro Cuore di Gesù. Si tratta della prima, concreta opera dedicata agli “evergreen” aiellesi. Non è per fare retorica, ma il ruolo degli anziani, nella società moderna, spesso è sottovalutato ed è causa di emarginazione un po’ dappertutto. Ma grazie alla tenacia e alla caparbietà delle suore, i nostri anziani hanno modo di sentirsi ancora importanti ed hanno la possibilità di confrontarsi in un ambiente diverso dalle mura domestiche. Il centro è frequentato da uomini e donne adulti, ma non manca il sostegno e la presenza dei giovani, compresi gli operatori del servizio civile che annualmente si danno il cambio. Cosa di non poco conto se si pensa alla disoccupazione che attanaglia il Sud! Qui si gioca a carte, si raccontano storie della vita quotidiana, si inventano scenette e non solo: si organizzano gite, campi scuola, pranzi collettivi. È sicuramente la medicina migliore contro ogni forma di solitudine e di abbandono della persona.
In luglio, per il secondo anno consecutivo, è stato organizzato il GREST , ovvero una settimana all’insegna del gioco finalizzato all’apprendimento della Parola di Dio, un modo per riunire bambini e ragazzi nel divertimento e nella gioia di stare insieme.
Il bello di tutto ciò è la collaborazione, la solidarietà che si crea tra la gente grazie alle suore. Dall’animazione del Santo Natale alle allegre sfilate del carnevale, dalle gite all’estero ai campi scuola, dalla festa della famiglia al pranzo degli anziani, dal GREST all’incontro coi bisognosi, ci rendiamo conto che sarebbe difficile immaginare la nostra vita senza la presenza delle nostre sorelle. Esse sono per noi un esempio di vita da seguire perché la loro opera è assolutamente sincera, costante, disinteressata… e scusate se è poco!
Esse guardano alla vita di ognuno, cercando di far capire che ogni persona davanti a Dio è grande, perché da Lui amato; guardano al futuro con la fiducia e la speranza che scaturisce solo dal Cuore di Gesù.
Su imitazione di tale Cuore e di Teresa Verzeri, la ricerca della “volontà di Dio” è il loro “primo amore” e il servizio ai fratelli le vede sempre pronte ad “andare” seguendo il motto che Teresa ha, loro, lasciato “ANDIAMO”
“Il futuro ci aspetta. Ci aspetta la gloria di Dio”.
Escursioni cletesi
Cleto custodisce nel suo territorio tantissime ricchezze storico-culturali, naturalistiche ed enogastronomiche. La presenza di due castelli medioevali nello stesso territorio è una particolarità unica che pochissimi comuni in Italia possono vantare.
Oltre a questo, il territorio possiede una serie di attrattive naturalistiche raggiungibili grazie ad antichi percorsi e sentieri che permettono di ammirare gole, cascate, grotte, uliveti centenari, aree archeologiche, colline, montagne, Chiese e ruscelli che, unite all’usanze del luogo, alle leggende e alla gastronomia locale regalano esperienze uniche.
Da un po’ di anni ci siamo posti l’obiettivo di far vivere queste esperienze e siamo riusciti ad individuare 6 percorsi che variano tra loro per tipologia e livello di difficoltà.
• SABUCI il guardiano del fiume
• IL SENTIERO DELL’OLIO
• SULLE TRACCE DI TEMESA
• MONTE SANT’ANGELO
• PIETRAMALA il borgo di pietra
• IL SENTIERO DEI TRE CASTELLI (Savuto, Cleto, Aiello Calabro)
Famiglie, appassionati ed escursionisti potranno scegliere l’escursione più adatta alle loro necessità e ammirare e conoscere Cleto da nuovi punti di vista.
In questo opuscolo maggiori info.
Libri. Il cane Billy – Le rondinelle fortunate
Arriva nelle librerie il terzo libro di Gisa Guidoccio. Dopo L’Italiano dice, il dialetto spiega, raccolta di proverbi, storie e cose antiche, e Il Pirata Lord Coraggio, un altro libro di fiabe: Il cane Billy – Le rondinelle fortunate, edito da Officine editoriali da Cleto.
Il cane Billy – Le rondinelle fortunate. Nuove appassionanti avventure sono lì per essere scoperte con un’esperienza multimediale: cartaceo, e-book in pdf, e (novità) anche in formato audiolibro, tutto insieme. L’esperienza per i bambini non finisce qui, perché all’interno del volume c’è anche un bel disegno da colorare.
Ad un certo punto Billy non si accontentò più di ciò che conosceva, e così, spinto dalla curiosità e dallo spirito d’avventura, volle partire per il mondo. Intanto le rondinelle nacquero e… mamma mia quanti pericoli e quante avventure! Ce la faranno ad arrivare nei Paesi caldi del sud sane e salve?
Il tema delle favole narrate in questo libro sono il viaggio e la scoperta, del mondo, attraverso due esperienze affascinanti e dense di significati. Voi, piccole lettrici e piccoli lettori, sarete accompagnati da Gisa nel mondo di Billy sulla terra, e nel mondo delle rondinelle fortunate, volteggiando nell’aria.
L’esperienza non finirà con la lettura, perché all’interno del libro troverete una sorpresa, che vi renderà protagonisti di questo viaggio fantastico e spettacolare.
Una recensione di una lettrice
Oggi ho fatto un viaggio, uno di quelli che non facevo più da tanto tempo. Ho camminato sulla soffice erba primaverile dei campi, ho saltato un rigagnolo per non bagnarmi i piedi, mi sono arrampicata come un muflone su un vecchio sentiero ormai perso, mi sono fermata sulla cima del monte ad osservare il cielo infinito, le piccole nuvole soffici e il volo maestoso degli uccelli. Con un po’ di fortuna anche lo scoiattolo si è fatto vedere. Ma tutto questo succede nel dolce silenzio che ci è compagno durante le reali avventure che ci regaleremo presto e in dolce compagnia perché il silenzio è bello quando lo interrompi con una terapeutica risata.
Grazie per avermi fatto dono di questo biglietto di andata e ritorno.
Al via il Novenario di San Geniale 2021
Il 23 aprile è iniziato in novenario di preparazione alla festa canonica della prima domenica di maggio (il 2 quest’anno) dedicata al Santo Patrono di Aiello Calabro. Un evento che si ripete dal 1668.
Il Programma religioso reso noto dal Parroco di S. Maria Maggiore, Sac. Jean Paul Mavungu.
Festa Patronale S. Geniale Martire
Domenica 2 Maggio 2021.
Da Venerdì 23 Aprile all’1 Maggio – Novenario di preparazione
- Ore 18 – Rosario, Novena, S. Messa.
Domenica 2 maggio – Festa di San Geniale Martire
- Ore 9 – S. Messa;
- Ore 11 – S. Messa con offerta del Cero al Martire da parte dell’Amministrazione Comunale;
- Ore 18 – Rosario e Santa Messa di Ringraziamento al nostro Patrono Martire S. Geniale per il sostegno incondizionato alla nostra Comunità e a tutti fratelli e sorelle Aiellesi nel mondo.
A tutti Buona Festa.
Per la storia del Culto vi rimandiamo a questo link: https://aiellesinelmondo.blogspot.com/p/il-culto-di-san-geniale-martire-patrono.html
Vi proponiamo, inoltre, le gallerie fotografiche degli ultimi tre anni, poiché quella dello scorso anno si è svolta in forma ridotta per via della pandemia. Buona visione.
- San Geniale 2019 – https://www.flickr.com/photos/brunopino66/albums/72157691317321473
- San Geniale 2018 – https://www.flickr.com/photos/brunopino66/albums/72157695904975914
- San Geniale 2017 – https://www.flickr.com/photos/brunopino66/albums/72157680861362302
Cogliamo l’occasione, ancora, per ricordarvi l’idea del Cammino di Tarquinia (leggi qui), da Amantea ad Aiello, che ripercorre il tragitto “ipotetico” che la donna aiellese ha percorso, quel 26 luglio 1667, portando in paese le Sacre Reliquie di S. Geniale.
Viva San Geniale!
Aiello Calabro, storia e natura. Passeggiata CAI rinviata
Sabato 17 aprile, l’antico borgo di Aiello Calabro avrebbe dovuto essere tappa di una delle escursioni in programma per il 2021 del CAI Cosenza (organizzazione Sottosezione Mendicino e associazione Mistery Hunters), ma per l’attuale situazione pandemica la passeggiata è stata rinviata a data da destinarsi. Accoglieremo con molto piacere gli ospiti quando sarà possibile. Intanto teniamo caldi bastoncini e scarpe da trekking, proponendovi qualche notizia su Aiello Calabro (vedi il programma escursionistico 2021 completo). Buona lettura da Jamu a Caminare
Santa Lucerna, una montagna di misteri e leggende
L’11 aprile 2021, era in programma l’escursione organizzata dal CAI sottosezione di Mendicino da località Romitorio (Grimaldi) a Potame e ritorno. Ma per via della situazione pandemica, al momento, le uscite sono rinviate.
Si tratta di un percorso di circa 15 o più km (si potrebbe partire anche da Grimaldi, grazie al lavoro di pulitura di un tratto di sentiero da parte dei ragazzi della Proloco presieduta da Giovanni Fata), percorso che passa nei pressi di Monte S. Lucerna e monte Scudiero, e che si congiunge verso Potame al Sentiero Italia.
L’appuntamento però è solo rimandato. Per ora, ci piace riproporvi uno scritto di qualche anno fa su S. Lucerna.
Santa Lucerna, una montagna di misteri e leggende
Le montagne calabresi nascondono ancora dei segreti? Certamente sì. Alcune, poi, sono state ispiratrici nel passato di leggende che ancora oggi vengono raccontate. È il caso, per esempio, di monte Santa Lucerna, in territorio di Grimaldi (Cs).
Monte Santa Lucerna domina le vallate circostanti dai suoi 1.256 s.l.m in provincia di Cosenza, compreso nei territori dei comuni di Lago e Grimaldi. L’origine è ancora sconosciuta, e presenta una conformazione rocciosa complessa.
Intorno a questa montagna aleggiano pure vecchie storie. Sono delle leggende di origine longobarda che parlano – come ci informa Antonio Guerriero su un numero di “Grimaldi 2000” che cita un precedente scritto di Luigi Silvagni in Cronaca di Calabria – di una chioccia con sette pulcini d’oro, immensi tesori nelle viscere di S. Lucerna lì depositati «da una regina, padrona e signora delle fu antichissime e doviziose città di Alba-Longa, di Tirirocca e Serralonga e, a guardia di essi, sta un enorme serpente dall’alito asfissiante con doppia filiera di acutissimi denti e dalla coda biforcuta e tagliente a mo’ di rasoio, raggomitolato tra le sue formidabili spire al di sopra dei grandi vassoi di argento che contengono oro e pietre preziose. Allo scoccar della mezzanotte dal principio d’ogni plenilunio, sul Pizzone, dalle profondità della montagna – racconta Guerriero -, balza un gallo dalle penne d’argento, dai piedi e dalla cresta d’oro, con gli occhi di grossi zaffiri, che canta tre volte e subito sparisce, per dar posto ad una chioccia con sette pulcini, tempestati tutti di oro e di brillanti che, per pochi minuti, razzolano ed indi spariscono anch’essi. Al fortunato che cattura il gallo, la chioccia ed i pulcini, si spalanca dinanzi ai piedi il nascondiglio degli ambiti tesori, e ne sarà assolutamente padrone, allorquando avrà sostenuto e vinto un impari lotta con il mostruoso serpente».
S. Lucerna – secondo quanto ci aveva spiegato il geologo Nino Osso nel corso di una escursione di diversi anni fa – è una finestra tettonica costituita da dolomie triassiche, con i versanti che si affacciano verso il mare ripidi e scoscesi, accidentati per la presenza di guglie, balze e dirupi dovuti ai fenomeni di erosione e dissoluzione dei costituenti carbonatici. L’interno è invece contraddistinto da numerose spianate sommitali e dalla presenza di doline, che nella porzione centrale deprimono l’acrocoro fino alla quota di 1213 m s.l.m..
Di grande interesse anche l’aspetto archeologico non ancora sufficientemente indagato. L’area è caratterizzata dalla presenza di numerosi filari in muratura costituiti da pietre con diverso orientamento, piccole strutture in elevato di varia misura con evidenti riutilizzi e formanti piccoli ambienti. L’area edificata si sviluppa in modo irregolare, seguendo la morfologia del sito, per una lunghezza di oltre 700 metri e una larghezza massima di circa 300. La tecnica costruttiva, irregolare e grossolana, non presenta alcun tipo di legante tra i componenti della tessitura.
L’ipotesi – lo ripetiamo – sebbene sia solo tale e che andrà supportata da scavi e da studi approfonditi, è che i numerosi resti possano essere parte di un sito archeologico.
A parte tutto, la montagna di S. Lucerna, e le altre cime vicine (Marmorino, Scudiero, Difesa o Iliche, e Faeto) sono dei luoghi da cui lo sguardo e lo spirito possono spaziare dalla vallata del Crati, a quella del Savuto, alla costa del basso Tirreno cosentino, da sua maestà Monte Cocuzzo, alle isole Eolie e all’Etna, ai monti dell’Orsomarso, alla Sila (bp).
Jamu a caminare
Su Santa Lucerna vedi anche:
Aiello, Pasqua 2021. Il programma delle funzioni religiose della Settimana Santa
Riceviamo dal sac. Don Jean Paul Mavungu, parroco di S. Maria Maggiore in Aiello Calabro (CS) il programma Pasquale 2021
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Giovedì Santo: 1 Aprile: Cena del Signore – ore 18.00 S. Messa e Adorazione
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Venerdì Santo: 2 Aprile: Via Crucis e Comunione
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Sabato Santo: 3 Aprile: Veglia Pasquale ore 20.00
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Domenica: 4 Aprile Resurrezione del Signore.
Ore: 09: 00 S. Messa
Ore: 11: 00 S. Messa
Ore: 18.00 Vespri della Resurrezione .
Avviso Urgente
Parrocchia di Maria Maggiore Aiello Calabro
La Confessione Comunitaria prevista per mercoledì è rinviata a Giovedì Santo alle ore 17.30.
Qualche immagine dei riti della settimana Santa di qualche anno fa.
In memoria di Elio Naccarato, un ricordo in poesia di Franco Pedatella
In memoria di Elio Naccarato
di Franco Pedatella
Se sali in Piazza e tendi orecchio attento
verso il parapetto su Via Roma,
di fronte al Tabacchino di Settuzzo,
o sopra il muretto del giardino
di Ciccio Nitti, prima della Posta,
o in altro luogo tra la Piazza e il Corso,
ancora senti l’eco di battute
gioiose e di risate affezionate.
È l’eco del sorriso spensierato
del caro amico Elio Naccarato
che or piú non ci rallegra le giornate
coi lieti suoi racconti quotidiani.
Uscito dalla sartoria operosa
di mastro Geniale Naccarato,
ogni mattina in pullman raggiungeva,
per frequentar la bella Scuola Media,
Grimaldi, ché ad Aiello ancor non c’era.
Ricca la colazione ad Acquafredda
in casa del fedèl Tonino Rino,
col quale poi si proseguiva il viaggio
fino a Grimaldi coi compiti già fatti!
Di Geometra il Diploma conseguito,
dopo esperienza giovanile a Roma,
gli valse l’assunzione pe ‘l lavoro
presso il Genio Civile di Cosenza.
Quivi portò il suo spirito felice,
il far suo spensierato e incline al gioco,
che non lo vide mai piegato a sdegno
né per alcun motivo corrucciato.
Volevi tu la mappa del terreno
o i dati catastali della casa?
Non ti dovevi all’alba alzar dal letto
e andar col freddo in pullman a Cosenza.
Elio era pronto a far quel che volevi
e ti forniva i dati che cercavi,
senza che tu a Cosenza una giornata
perdessi a procurar quel che serviva.
A fin del mio mandato di governo
Elio, da Consiglier d’Opposizione,
rompendo gli steccati divisori
che c’eran nella vecchia tradizione
tra Maggioranza ed Opposizione,
mi ringraziò del gran lavoro fatto
con spirito altruista e con passione
in cinque anni di amministrazione,
con Giunta e Maggioranza Consiliare.
Per tutto questodel comportamento
di Elio a me rimane e ai conoscenti
sacra e indelebile memoria
e la persona sua ci resta cara.
L’aver Franca Belmonte poi sposato,
compagna mia di scuola affezionata
(quando Ovidio Notti e Rosario
Colistro, latinisti e professori,
a scrivere e a parlare c’insegnavano
di Cesare la lingua e Cicerone
e le espressioni algebriche spiegava
Tilde Gagliardi materna e affettuosa,
mentre il timon tenéa della barchetta
con mano ferma il preside Iachetta)
e anche comare per voler dimamme,
le due comari Rita ed Artemisia,
che avéan tra loro stretto il bel legame
del “commaraggio”, com’era allor chiamato,
mi aveva reso Elio piú vicino.
Perciò lo voglio ancora ricordare
or che tra noi non è, ma s’è involato,
perché del suo bel far, della persona
e del nome si conservi la memoria.
Roma, 21 febbraio 2021









