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Tag: Amantea
Amantea 26.08.2025
Rievocazione storica in costume della cerimonia di insediamento del Mastrogiurato di Amantea, 27.10.2024
La sanità ad Amantea, mors tua vita mea
Dal profilo Facebook di Alfonso Lorelli
Amantea può essere considerata il paradigma del servizio sanitario nazionale, muore la sanità pubblica, fiorisce quella privata; quella pubblica non scompare ma si deteriora, si impoverisce, non è più posta nelle condizioni di tutelare la salute dei cittadini e, come contraltare, viene sostituita da quella privata; anche in questo campo si è ormai imposto il maledetto modello americano ” se vuoi essere curato devi pagare, se non puoi pagare muori assistito dai lazzaretti pubblici”. Saltano i principi e le finalità dell’art.32 della Costituzione e della nascita del Servizio sanitario nazionale, trionfa il liberalismo selvaggio anche nella cura delle malattie colpendo senza pietà specialmente i cittadini più poveri. Sono i governi centrali e regionali ad aver sposato ormai questa deriva sociale, sono loro a favorire tutto il processo mediante leggi nazionali e regionali, mediante la disorganizzazione del settore pubblico affidato a personaggi incapaci e conniventi. Sono loro a ripeterci che non ci sono i soldi, che invece potrebbero esserci se si colpisse l’evasione fiscale, si tassassero i grandi patrimoni.
C’è da aggiungere che ci sono molti operatori sanitari, anche eccellenti, ad aver sposato per interessi questo processo; molti di loro pur operando o avendo operato nel settore pubblico favoriscono il suo degrado per avvantaggiare il settore privato dove spesso operano con lauti guadagni. Per molti di loro è saltato il giuramento di Ippocrate sostituito dal giuramento di Giuda.
Ad Amantea, per esempio, mentre il nostro Poliambulatorio si desertifica e decadono i servizi essenziali cresce l’offerta sanitaria privata. La Regione e l’ASP continuano a promettere Case della salute ma intanto riducono o eliminano i servizi essenziali allungando le liste d’attesa, eliminando alcune prestazioni, impoverendo la strumentazione diagnostica, disattivando persino la Guardia medica in un Comune di 13.000 abitanti.
Cianciano a Roma, cianciano a Catanzaro; Meloni ed Occhiuto sono la faccia della stessa medaglia.
Sorge spontaneo un moto di rabbia, insieme alla solita tragica domanda: ma la gente che fa? perchè non si incazza? perchè non lotta per impedire la morte della sanità pubblica ad Amantea, come in Calabria? perchè si è perduto il sentimento, bello e creativo, della rabbia di popolo? delle lotte per una giusta causa? della nostra vecchia ma sempre giovane “lotta dura senza paura”?
Nave cargo “Aya M” nell’Alto Tirreno calabrese. Laghi: «Un su e giù che va tenuto d’occhio!»
«L’anomalo peregrinare in su e giù delle ultime ore, della nave da carico “Aya M”, battente bandiera di Panama, davanti la costa tirrenica fra i comuni di Campora San Giovanni e Cetraro, non poteva passare inosservato». È quanto afferma il Capogruppo in Consiglio Regionale di “De Magistris Presidente”, Ferdinando Laghi, appresa la notizia dell’Up&down (così definita tecnicamente la manovra di “sali e scendi”) che il porta container da 125 metri, partita da Genova lo scorso lunedì pomeriggio, e diretta a Misuraca in Libia, starebbe facendo da alcune ore.
«Abbiamo contezza -continua il consigliere regionale- che questa nave già alcuni mesi fa si trovò a fare la stessa cosa e sempre sul nostro mare. Una situazione anomala -sottolinea- che richiede la dovuta attenzione da parte delle autorità preposte e che ha già sollevato perplessità mista a preoccupazione nell’area dell’Alto Tirreno cosentino. Questo anche perché la storia -aggiunge il Consigliere Laghi- ci ricorda di passati episodi -mi riferisco a quello della “Jolly Rosso” e, in genere, alle cosiddette “carrette del mare” affondate nei mari calabresi- che hanno creato, in quei casi, giustificati allarmi, per ambiente marino e salute delle popolazioni. Ho contattato perciò, conclude Laghi, la Capitaneria di Porto di Cetraro, circa quanto sta avvenendo nel mare prospicente il Comune, ottenendo l’assicurazione che il fatto è noto e che la nave di cui si parla viene opportunamente monitorata, per far fronte ad ogni possibile evenienza, garantendo così il nostro mare e il nostro territorio da ogni possibile problema».
Ufficio Stampa
Leggi l’articolo su Il Corriere della Calabria (di Roberto De santo)
“Voca sia”, una filastrocca della nostra infanzia che ci cantavano per farci addormentare
Per la festa della Liberazione ad Amantea, 25 aprile 2022
Da Franco Pedatella riceviamo e postiamo.
Per la Festa della Liberazione ad Amantea 25 Aprile 2022 All’alba, quando in cielo appare il sole, noi siamo a terra pronte a lavorare; andiam per l’ampie piane di Calabria, olive raccogliendo fino a notte. Guai se drizziam la schiena a respirare! Curve sulle ginocchia ad una ad una tutte le raccogliam. Così il padrone sempre presente vuole, osserva e impone. Ma una mattina udiamo aerei e scoppi squarciare l’aria, giungerci vicini. Gente scappar vediam dal mare ai monti, parte impaurita, parte con l’armi in mano. Capiamo allór: la guerra pría lontana, per noi dogliosa sol perché figlioli e sposi al fronte lottano cadendo, ora è tra noi e l’invasore fugge e semina, ove passa, fame e morte. Perciò anche per noi or suona l’ora: non piú padroni, ma moviam le gambe i viveri a tagliare agli oppressori! I prigionieri chiusi in Ferramonti, che scappano, in casa nascondiamo! I confinati, qui a scontar mandati inesistenti colpe, aiutiamo! Tu, che sei fragil, spia dove s’accampa l’oste oppressor! Tu, che hai le gambe ratte, corri ad avvisare i frati al monte! Io forte son di braccia, l’arma prendo e vo in montagna a unirmi ai combattenti che voglion liberar la patria nostra dal piè straniero, che la opprime e strozza e toglie l’aria e il cibo ai figli infanti. Sbarriam le vie, tagliam la ritirata al vil fascista e al suo nazista amico! Apriamo l’avanzata agli Alleati! Andiamo ai monti e uniamci ai figli e sposi che l’armi non depongon, ma le puntano di contro agli oppressori e in corsa abbracciano fraterni i partigiani che combattono per far l’Italia una, sana e libera! Amantea, 25 aprile 2022 Franco Pedatella
Un ricordo in poesia di Oreste Signorelli
Da Franco Pedatella, riceviamo e postiamo.
Per il professore Oreste Signorelli.
Onora, Amantea, i figli tuoi,
specie se meritevoli di affetto
perché hanno dato lustro agli anni tuoi
ed han guidato i giovani e corretto!
Tra lor c’è anche Oreste Signorelli,
di tanti alunni guida e professore,
venuti al Liceo da giovincelli
e di saper poi ricchi in mente e in cuore.
Or li ha lasciati col dolore in cuore,
ché ascendere su in ciel fu il suo destino,
ma intorno sparge ancor sapere e amore,
giovialità per chi gli fu vicino,
mentre il sorriso il labbro ancor gli move
e avvinti l’amicizia a lui ci tiene.
Amantea, 1° febbraio 2022
Franco Pedatella
Per Claruzzo Segreti che ha chiuso l’edicola
Da Franco Pedatella riceviamo e postiamo.
Per Claruzzo Segreti che ha chiuso l’edicola.
Torno da Roma e trovo la notizia:
Claruzzo i giornali piú non vende.
Mi toglie questo annuncio ogni delizia
e tristi il guardo, il cuor, la mente rende.
D’incontro e scontro, ma ritrovo grato
era il negozio, di vie e idee incrocio.
Di salde idee Claruzzo sempre armato
la guerra combattea con buon approccio
di modi a volte duri ma affettuosi,
e sempre con gentile piglio amico,
quai son talora i torbidi marosi
che a riva impulso cessano nemico.
Accanto avéa la dolce e cara sposa,
Maria, che con modi assai garbati
sapéa far sí ch’ei giusta avesse posa
nel sostenere i duoi princípi amati.
I due fratelli stavangli vicino:
Franco, di note musicali autore,
e l’altro, lo storiografo Cenzino.
L’edicola era al centro d’attenzione.
La foga or viene meno del guerriero
e tace quella voce penetrante.
Tutta Amantea se n’ duole e il circondario,
perch’ella di passione luogo ardente
era civil, politica e morale.
Vi s’incontravan viri di pensiero,
che disponean dibattito leale
sí che ciascun dell’altro andava fiero,
e tanti poi comuni cittadini,
lavoratori ansiosi di sapere
ogni mattina a lor quali destini
voleva riservar chi avéa il potere;
e ad esser s’apprestavan sempre pronti
al giorno della lotta e alla riscossa,
allór che i comunisti dirigenti
per lor suonato avrian “Bandiera rossa”.
Aiello Calabro, 15 gennaio 2022
Franco Pedatella
Amantea, la solidarietà della gente e delle Istituzioni in un Consiglio Comunale straordinario, aperto e partecipato
Se la città doveva dare una risposta questa c’è stata ed è andata al di là delle più rosee aspettative. Gli oltre quattrocento posti dell’auditorium del Campus “Francesco Tonnara” sono stati tutti occupati, non solo dai referenti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e delle associazioni, ma soprattutto dagli studenti delle scuole superiori che hanno mostrato interesse e partecipazione per il difficile momento storico che la comunità amanteana attraversa. Il consiglio comunale straordinario e aperto, dedicato ai gravi atti intimidatori che hanno interessato quattro diversi esponenti dell’esecutivo guidato dal sindaco Monica Sabatino, ha dato nuovo entusiasmo: non solo per la solidarietà da parte dello Stato, rappresentato come non era mai accaduto nel recente passato, ma soprattutto per la vicinanza e l’affetto mostrati dalla società civile che con un lungo applauso ha detto a chiare lettere al primo cittadino di non indietreggiare di un millimetro, di governare la città con la testa alta e la schiena dritta, di continuare ad operare nella massima trasparenza e nel rispetto delle leggi.
Tanti gli elementi di riflessione di questa giornata che passerà alla storia della democrazia nepetina, partendo proprio da coloro che hanno voluto essere presenti per fronteggiare all’unisono l’avanzare della criminalità organizzata: il ministro degli affari regionali Maria Carmela Lanzetta, il prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao, la senatrice Doris Lo Moro e i deputati Enza Bruno Bossio ed Ernesto Magorno. Questi ultimi, nell’ambito dell’azione parlamentare che conducono in prima persona, hanno assicurato massimo sostegno al sindaco e alla città, avviando tutte le procedure possibili per restituire al comune tirrenico la dignità che merita. Hanno presenziato anche il consigliere regionale Ennio Morrone, i due candidati alla carica di governatore della Regione Calabria Wanda Ferro e Mario Oliverio ed i sindaci dei comuni del comprensorio. Ed ancora le forze dell’ordine: l’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, il Corpo Forestale dello Stato e la Guardia Costiera. Un fenomeno, quello mafioso, che come è stato detto più volte e come avevano già evidenziato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si combatte soprattutto dal punto di vista sociale, con la cultura ed il lavoro, operando nella massima normalità possibile.
L’apertura del consiglio comunale è affidata alle parole del presidente Ermelinda Morelli. «Amantea – ha sottolineato la Morelli – viene descritta come una città ridente ed accogliente. Ma oggi c’è poco da ridere: il sindaco Monica Sabatino, il vice sindaco Giovanni Battista Morelli, l’assessore al bilancio Sergio Tempo ed il consigliere di maggioranza Franco Chilelli, sono stati oggetto di gravi intimidazioni in becero stile mafioso. Fatti esecrabili che avrebbero dovuto intimorirci e farci recedere dagli impegni presi con l’elettorato. Non sarà così. L’esecutivo Sabatino è un muro invalicabile. Il nostro obiettivo è progredire insieme alle persone oneste e alla gente perbene».
«A breve – ha dichiarato il delegato del sindaco alla comunicazione, Giusi Osso – verrà convocata la Consulta della legalità composta dai rappresentanti del mondo scolastico, dell’associazionismo, delle parti sociali, delle forze dell’ordine e della Protezione civile. Un primo passo verso quella normalità già invocata e soprattutto un grande passo per consentire ai giovani che oggi frequentano le scuole di avere a propria disposizione un punto di riferimento. Vogliamo riportare alla luce ciò che di buono e sano esiste nella nostra città».
«Siamo tutti colpiti – ha spiegato il consigliere di maggioranza Caterina Ciccia – da questi eventi che nostro malgrado ci rendono protagonisti di vicende a cui siamo estranei, come tradizione e come popolo. Come amministratori abbiamo l’obbligo morale e civile di fare ciò che la legge e il buon senso impongono: sostenere le forze dell’ordine e la magistratura ed operare al meglio per la collettività».
«Nonostante il momento non felice – ha rimarcato il consigliere Elena Arone – il primo cittadino sa bene di avere dietro di sé una squadra forte e coesa che giorno dopo giorno dimostra di essere presente e di fare qualcosa di concreto per la città e non per spirito di protagonismo, ma perché amiamo incondizionatamente Amantea e Campora San Giovanni nella loro interezza».
Anche dalla minoranza non sono mancate le parole di condanna. «È necessario – hanno affermato Miriam Bruno, Sante Mazzei, Sergio Ruggiero, Concetta Veltri e Francesca Menichino – riscoprire il senso di appartenenza alla comunità, rispettando le leggi e le regole, elementi imprescindibili alla libera e civica convivenza».
Il prefetto Gianfranco Tomao non solo è stato testimone della solidarietà dello Stato ma ha confermato la massima attenzione possibile sulla questione “Amantea”: oltre alla normale presenza delle forze dell’ordine che fino ad ora hanno garantito sicurezza e ordine pubblico, è già stato disposto, così come percepito dalla stessa cittadinanza, un dispiego ancora maggiore di uomini e mezzi. «Ed è questo – ha detto il sindaco – ciò di cui abbiamo bisogno».
Chiara e diretta il ministro Lanzetta. «La ‘ndrangheta – ha spiegato la referente del dicastero degli affari regionali – impoverisce i territori, come è successo nella locride, da dove si sono allontanati centinaia di imprenditori e professionisti che avrebbero potuto restare nei loro luoghi d’origine, contribuendo al loro sviluppo. L’attenzione del Governo, della Prefettura e delle Forze dell’ordine è massima e tutto ciò contribuisce a combattere l’isolamento istituzionale e sociale. Non ho voluto citare in quest’elenco la Regione Calabria perché è difficile scorgere interventi significativi da parte di questo ente che vadano al di là delle dichiarazioni di solidarietà e vicinanza, pur sacrosante. E anche la commissione anti ‘ndrangheta, diciamo la verità, è stato solo un palliativo per mettersi a posto la coscienza. Purtroppo non ho trovato la collaborazione dei sindaci che, insieme a me, avevano ricevuto altre intimidazioni. Mi ero ripromessa, infatti, di costituire una rete dei sindaci destinatari delle attenzioni della criminalità organizzata, con lo scopo di stimolare le istituzioni ad una maggiore attenzione alla problematica malavitosa. I sindaci avrebbero dovuto costituire il supporto indispensabile per mettere in atto iniziative e leggi con le quali rendere vane le intimidazioni o quanto meno arginarle, ma nulla si è fatto. Ecco perché ritengo che il prossimo presidente della Regione dovrà affrontare la questione criminale e quella del lavoro con la stessa determinazione. La “resistenza” del sindaco Sabatino è un chiaro segnale della volontà di garantire trasparenza e responsabilità di azione ai cittadini di Amantea e per questo merita un forte sostegno da parte di tutti». «La speranza – ha concluso il ministro – ha due figli: il primo si chiama sdegno, per come stanno le cose, ed il secondo coraggio, per cambiarle. Ciò scriveva Sant’Agostino. Come diceva don Pino Puglisi, se vogliamo avere la speranza di cambiare le cose come stanno ognuno di noi deve fare qualcosa, ognuno di noi deve mettersi in gioco, ognuno di noi deve rifiutare di farsi spettatore di un mondo che sta morendo. Ecco perché è importante creare le giuste prospettive».
Le parole di chiusura sono state affidate al sindaco che con emozione e con la voce rotta dalle lacrime ha descritto il momento del ritrovamento delle pallottole calibro 9. «Ero in giro con mio marito e le mie figlie – ha commentato il primo cittadino – quando ho ricevuto una strana telefonata da mio fratello che mi invitava a raggiungere la casa dei nostri genitori. Mentre camminavo ho pensato a mille cose e molte di queste non erano positive. È stato mio padre a mostrarmi la busta con i proiettili e dopo aver avvisato i Carabinieri e realizzato ciò che era accaduto sono stata pervasa da un senso di sconforto mai provato prima. D’istinto ho detto chi me lo ha fatto fare. Ma dopo qualche minuto ho capito che non dovevo mollare. Non ora e non dopo questo. Non potevo darla vinta a chi avrebbe voluto condizionarmi o intimidirmi. Non avrei potuto guardare le mie figlie negli occhi e dire loro che mi ero arresa. Non è questo l’insegnamento che voglio dar loro, perché non è quello che ho avuto io. Nel mio percorso scolastico mi sono confrontata con le stragi di Capaci e di via D’Amelio che mi hanno fatto capire da che parte stare. La strada da seguire è quella della cultura e della conoscenza. Ed ora mi rivolgo ai ragazzi: la lotta alla delinquenza non è quella che vediamo nei film. La battaglia si fa tutti insieme. Ognuno di noi può contribuire attraverso il proprio operato, il proprio lavoro, il proprio impegno ad indebolire la cultura mafiosa che, come dice Nicola Gratteri, si nutre della codardia, dell’indifferenza, della povertà d’animo degli uomini e della mancanza di volontà di politici e cittadini. È questa la battaglia che propongo ai giovani di Amantea e non solo: svegliate le vostre coscienze dal torpore che è figlio della mancanza di ideali, di punti di riferimento, di messaggi sbagliati e fuorvianti che provengono da più parti. Si vede nella mancanza di commenti e prese di posizione, si sente nelle parole di chi, in maniera subdola, insinua che sia una messa in scena e di chi ti incontra per strada e gira il volto dall’altro lato. Crediamo nella giustizia e nella legalità, nella correttezza e nel rispetto. Crediamo tutti nelle istituzioni».