Approfondimenti | Legge regionale – Modifiche e integrazioni alla legge regionale 7
dicembre 2009, n. 47 (Tutela e valorizzazione degli alberi monumentali e della flora spontanea autoctona della Calabria). Approvata il 27 novembre 2023
Categoria: Ambiente
Caccia al cinghiale e rischi causati dai SOA, Laghi deposita un’interrogazione
I Sottoprodotti di Origine Animale (SOA), possono rappresentare un grave rischio: il Consigliere regionale ha voluto, quindi, mettere in luce uno degli aspetti più importanti e, al contempo, trascurati della caccia al cinghiale.
Se da un lato la numerosità dei cinghiali in Calabria determina gravi danni alle attività agricole e rappresenta un rischio per la salute umana e animale, dall’altra si aggiungono rischi e danni che possono essere causati dai SOA (Sottoprodotti di Origine Animale) derivanti dall’attività venatoria.
Per questo il Consigliere regionale Ferdinando Laghi ha depositato una interrogazione proprio in merito allo smaltimento dei sottoprodotti, derivati dalla caccia al cinghiale.
Diverse le domande contenute nell’interrogazione. Nello specifico, Laghi chiede anzitutto quale sia il numero dei capi di cinghiale abbattuti complessivamente nell’ultimo triennio sul territorio regionale, e poi, a seguire, a chi sia affidato lo smaltimento dei SOA e attraverso quali modalità; se siano stati adottati provvedimenti atti a garantire che tutte le operazioni relative allo smaltimento siano eseguite secondo la normativa vigente, onde evitare rischi di natura sanitaria e contaminazioni ambientali.
Nell’interrogazione a risposta scritta, inoltre, Laghi chiede alla Giunta regionale se siano state individuate modalità e soggetti deputati al controllo di queste attività e se la regione Calabria abbia stipulato, direttamente o indirettamente, convenzioni con strutture autorizzate allo smaltimento dei SOA.
“La questione dello smaltimento dei sottoprodotti derivanti dalle attività venatorie sui cinghiali rappresenta un problema nel problema – dichiara il Consigliere Laghi – che rischia di aggiungere danno a danno, per l’impatto che i SOA, non correttamente smaltiti, hanno sull’ambiente e, conseguentemente, sulla salute pubblica, anche alla luce della peste suina (PSA) presente sul territorio regionale, che non può non annoverarsi tra i rischi più gravi.”
Ufficio stampa
Tombatura discarica di Campolescio. Laghi: “Dopo 20 anni, finalmente si vede la fine”
Il Commissario di ARRICAL ha inviato anche al Consigliere Laghi una nota di riscontro per tombare la discarica con una riduzione dei costi del 50%.

Dopo l’invio alla Regione, da parte dell’Amministrazione comunale di Castrovillari, del progetto di tombatura della discarica di Campolescio, il Commissario dell’ARRICAL, ing. Bruno Gualtieri, ha inviato una nota di riscontro al Comune e ad altri soggetti, tra cui il Consigliere regionale Ferdinando Laghi, in cui dà la disponibilità dell’Ente a contribuire alla tombatura tramite la fornitura di materiale che permetterebbe di ridurre i costi di chiusura di circa il 50%.
“Può essere, finalmente, la conclusione definitiva di una vertenza durata 20 anni – ha dichiarato il Consigliere Laghi. Gli sforzi congiunti esercitati in tutti questi anni da parte della popolazione di tutta l’area per chiudere una ferita aperta nel tessuto del Distretto Agroalimentare di Qualità di Sibari (DAQ) sembrano aver raggiunto i risultati sperati”.
“L’azione congiunta di Regione e Comune consentirebbe, ove la proposta fosse accolta dall’Amministrazione di Castrovillari, un risparmio di circa un milione di euro sul costo dell’opera e un ulteriore risparmio derivante dalla riduzione dei costi di smaltimento del percolato prodotto dalla discarica. Fin dall’inizio del mio mandato da Consigliere regionale- ha aggiunto Laghi- mi sono adoperato per riportare in primo piano un problema che sembrava dimenticato e che, invece, dormiva come il fuoco sotto la cenere”.
“Mi pare che adesso – ha concluso il Consigliere regionale – ci siano le condizioni per mettere davvero una pietra “tombale” su una vicenda che ha visto, per lunghissimi anni, mobilitazioni e proteste da parte di associazioni, comitati, mondo agricolo del DAQ, semplici cittadini, a tutela di ambiente, salute e lavoro, messi a rischio da una discarica che mai avrebbe dovuto essere situata nel cuore delle attività agricole dell’intero comprensorio.”
Ufficio stampa
Nave cargo “Aya M” nell’Alto Tirreno calabrese. Laghi: «Un su e giù che va tenuto d’occhio!»
«L’anomalo peregrinare in su e giù delle ultime ore, della nave da carico “Aya M”, battente bandiera di Panama, davanti la costa tirrenica fra i comuni di Campora San Giovanni e Cetraro, non poteva passare inosservato». È quanto afferma il Capogruppo in Consiglio Regionale di “De Magistris Presidente”, Ferdinando Laghi, appresa la notizia dell’Up&down (così definita tecnicamente la manovra di “sali e scendi”) che il porta container da 125 metri, partita da Genova lo scorso lunedì pomeriggio, e diretta a Misuraca in Libia, starebbe facendo da alcune ore.
«Abbiamo contezza -continua il consigliere regionale- che questa nave già alcuni mesi fa si trovò a fare la stessa cosa e sempre sul nostro mare. Una situazione anomala -sottolinea- che richiede la dovuta attenzione da parte delle autorità preposte e che ha già sollevato perplessità mista a preoccupazione nell’area dell’Alto Tirreno cosentino. Questo anche perché la storia -aggiunge il Consigliere Laghi- ci ricorda di passati episodi -mi riferisco a quello della “Jolly Rosso” e, in genere, alle cosiddette “carrette del mare” affondate nei mari calabresi- che hanno creato, in quei casi, giustificati allarmi, per ambiente marino e salute delle popolazioni. Ho contattato perciò, conclude Laghi, la Capitaneria di Porto di Cetraro, circa quanto sta avvenendo nel mare prospicente il Comune, ottenendo l’assicurazione che il fatto è noto e che la nave di cui si parla viene opportunamente monitorata, per far fronte ad ogni possibile evenienza, garantendo così il nostro mare e il nostro territorio da ogni possibile problema».
Ufficio Stampa
Leggi l’articolo su Il Corriere della Calabria (di Roberto De santo)
Muoversi con gusto III edizione 2023: Da Casellone di monte Faeto a laghetto Tenise e ritorno

Escursione partecipata quella di domenica 20 agosto, da Casellone di monte Faeto a laghetto Tenise e ritorno, organizzata dal comune di Aiello Calabro per “Muoversi con gusto”, iniziativa arrivata alla terza edizione e finanziata dalla Regione Calabria con la legge 13/85. Quaranta i camminatori che si sono ritrovati nell’area picnic di Casellone per percorrere i 12 km, tra andata e ritorno, di questa passeggiata che si è snodata tra i comuni di Aiello Calabro e Grimaldi. Oltre all’aspetto naturalistico e sportivo, erano previsti dei momenti di approfondimento culturale sul patrimonio boschivo a cura di Giovanni Sicoli, esperto dell’Università della Calabria, e sulle caratteristiche geologiche del territorio a cura di Nino Osso, di Sigea Calabria e Arpacal. A guidare il gruppo Francesco La Carbonara, di Aigae, con il modesto supporto di Jamu a Caminare che quando si tratta di collaborare per organizzare escursioni in natura non si tira mai indietro. Tempi ben calcolati per evitare il previsto temporale che è iniziato intorno alle 15, giusto dopo la pausa pranzo effettuata a Casellone. Soddisfatto chi c’era e apprezzamenti per questo angolo di natura.
Riceviamo pure e postiamo una riflessione del giornalista Francesco Garofalo, tra i partecipanti all’escursione di domenica 20 agosto.
Candelabro di Natura: La Maestosità Rinvenuta tra gli Alberi di Aiello Calabro
Mi trovo dinanzi a un Abete bianco di straordinaria bellezza, eretto lungo il sentiero scelto con cura dagli organizzatori per l’escursione tra i monti di Aiello Calabro. Questo antico borgo ci accoglie, avvolgendoci nella sua storia, mentre ci immergiamo nei sentieri che si dipanano tra il bosco Faeto e il Monte Santa Lucerna.
L’area boschiva che ci circonda è un caleidoscopio di forme e colori, una sinfonia di vita vegetale che, grazie al microclima peculiare di questo luogo, ha osato sfidare le avversità e si è adattata con sorprendente abilità. Queste piante, a prima vista fuori contesto in questo ambiente considerato inospitale, sono un vivido esempio dei miracoli che la natura è in grado di compiere. Qui, la fede nella vitalità della natura è palese: semi destinati all’oblio hanno invece germogliato in splendidi esemplari, un tributo alla sua incrollabile forza.
E in questo scenario, lì di fronte a noi, emerge il protagonista incontestato: il Candelabro. Questo albero, che deve il suo nome alla sua sagoma che ricorda, appunto, un candelabro, evoca il fascino di tempi passati, quando la luce antica possedeva un incanto tutto suo e il progresso non aveva ancora varcato la soglia delle nostre case moderne.
Dopo mezz’ora di cammino, lo incontriamo ai margini di una strada sterrata. Qui, fiero e maestoso, ci si offre in tutta la sua imponenza. Il suo tronco possente si ramifica in arti vigorosi che si frappongono tra gli altri alberi circostanti. Questi ultimi, rispettosi e modesti, sembrano quasi inchinarsi in riverenza di fronte alla magnificenza di questo albero straordinario. Le emozioni scaturite dall’incontro con il Sovrano del bosco di Aiello sono indescrivibili: esso si apre davanti a noi come un antico manoscritto, mentre il vento che danza tra i suoi rami rivela le sue pagine verdi, che il tempo non ha ancora sgualcito o imbiancate, come se volesse sfidare persino la sua denominazione di “abete bianco”. Gli occhi del gruppo si alzano verso l’alto, cercando di percepire l’apice, mentre il cielo azzurro, appena visibile tra le fronde, sembra un mare che ha concesso le sue onde di luce e calore a questa creatura che ci abbraccia.
Le sue diramazioni si aprono come lezioni di vita scolpite nell’aria: ognuna rappresenta la forza, la determinazione e il coraggio di un essere vivente che ha sfidato le aspettative in un ambiente originariamente ritenuto ostile. Eppure, qui, in tutta la sua splendida realtà, ci regala un’’insegnamento prezioso: non esistono ambienti intrinsecamente ostili. E la sua storia diventa un esempio tangibile, una testimonianza di vita che risuona nel nostro spirito.
Con un dolce saluto, lasciamo il Principe degli abeti, grati per la sua breve comparsa nella nostra avventura. Silenziosamente, proseguiamo il nostro cammino, accordando il nostro passo con la sinfonia silente che abbraccia ogni forma di vita in questo luogo magico.
Materiale informativo

Bocciata la Centrale del Mercure. Laghi: “Vinta una battaglia durata venti anni!”
Il Parco del Pollino non ospiterà più la centrale a biomasse a seguito della decisione della Giunta regionale.
Una battaglia durata oltre vent’anni e che, finalmente, ha trovato un felice epilogo per l’ambiente e la salute dei calabresi, oltre che per uno sviluppo certo e sostenibile: bocciata la centrale termoelettrica del Mercure, nel cuore del Parco del Pollino.
A stabilirlo è stata la Giunta regionale della Calabria, presieduta da Roberto Occhiuto, che ha approvando il Piano del Parco, senza concedere deroghe alla potenza della centrale. Il Pollino, perciò, non ospiterà più megacentrali a biomasse, pericolose per la salute dei cittadini e per l’ambiente, ma anche per lo sviluppo turistico ed economico del territorio.
Questa disposizione mette così fine ad una vertenza ambientale tristemente nota in tutta Italia ed anche oltre i nostri confini, caratterizzata dalla presenza di una enorme centrale a biomasse, di 41megawat elettrici, collocata in un parco nazionale, e quello del Pollino è il più grande d’Italia, nonché zona di protezione speciale (ZPS) dell’Unione Europea e patrimonio Unesco.
“In questi lunghi anni non abbiamo mai smesso di lottare – dichiara il consigliere regionale Ferdinando Laghi, vice presidente di ISDE Italia – Medici per l’Ambiente, che ha fatto di questa tematica una delle sue più grandi battaglie di attivismo ambientalista – insieme ai cittadini e a Sindaci della Valle del Mercure, e agli ambientalisti uniti nel Forum “Stefano Gioia” – di cui Laghi, assieme alla lucana Antonietta Lauria è portavoce- comprensivo di oltre 50 associazioni sparse su tutto il territorio nazionale, per contrastare quella che è stata spesso definita una vergogna italiana”.
“Si tratta di una centrale che ogni anno brucia circa 350mila tonnellate di alberi – fa sapere Laghi – ed emette, con la combustione delle biomasse, polveri sottili ed altre sostanze nocive, con un impatto ambientale considerevole, cui si aggiungono i gas di scarico degli oltre 100 TIR -in andata e ritorno- che, tra le altre cose, vanno anche a congestionare la già problematica viabilità del Parco.
“Voglio ringraziare il Presidente Occhiuto che ha dimostrato coraggio e determinazione nel difendere gli interessi veri dei calabresi – continua Laghi – senza valutare vantaggi d’altra e diversa natura, che la deroga avrebbe assicurato. Coraggio e determinazione che in tanti, per troppi anni, non hanno avuto.”
Ufficio stampa
Giornata Mondiale dell’Ambiente. Per il CAI “non differibile l’impegno concreto per la tutela”
Il Club alpino italiano invita i propri Soci e tutti gli amanti della montagna a compiere azioni concrete per ridurre l’impatto delle attività umane sugli ecosistemi, a partire dal contenimento dell’inquinamento da plastica. Il tutto per sensibilizzare le Amministrazioni pubbliche sull’urgenza di politiche di tutela dell’ambiente concretamente rivolte alle generazioni future.
Milano, 1 giugno 2023
Ogni anno il 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 dicembre 1972 con la Risoluzione 2994 e celebrata per la prima volta nel 1973.
Sono trascorsi dunque 50 anni di impegno alla sensibilizzazione del pubblico di ogni latitudine. “Beat Plastic Pollution” (“Sconfiggi l’inquinamento da plastica”) è lo slogan dell’edizione 2023 della Giornata.
«Mai come in questo momento in cui l’emergenza prodotta dai cambiamenti climatici è di tutta evidenza, la celebrazione di questo evento mondiale non dovrà ricadere nella banalità ripetitiva», afferma il presidente della Commissione centrale Tutela ambiente montano del Club alpino italiano Raffaele Marini. «Sotto il termine “ambiente” si racchiudono molti concetti connessi e interdipendenti per cui affrontare il tema proposto per il 2023 richiede un approccio metodologico, un forte contributo scientifico, la grande disponibilità dei Governanti ad ascoltare e l’impegno globale dei cittadini a modificare comportamenti e abitudini consolidate».
L’inquinamento causato dalla plastica | Ogni anno l’Onu stima che 19-23 milioni di tonnellate di plastica vadano ad inquinare fiumi, laghi e mari. Ancor più grave e incidente è l’evolversi delle microplastiche, sulla cui diffusione anche nel cibo, nell’aria e nell’acqua, ci sono segnali molto preoccupanti e parallelamente disinteresse da parte di molti Governanti.
Arrivando alla situazione sulle montagne, Marini si chiede: «quante bottiglie di plastica troviamo ancora lungo i nostri sentieri? Quanti recipienti di plastica rinveniamo alla base delle più frequentate salite alpinistiche? Quanti contenitori di plastica non vengono riciclati correttamente? Quante micro discariche ritroviamo ancora ai margini dei villaggi montani? Tutto questo compromette nel breve e ancor più nel lungo termine l’ambiente montano, deteriora gli ecosistemi che lo caratterizzano, modifica e riduce i servizi ecosistemici che questi ecosistemi generano a favore della collettività».
Passare all’azione concreta | Per il Club alpino italiano questo è il momento di passare all’azione concreta, con l’impegno reale di tutti.
«Il Cai per la sua capillare presenza sui territori può essere vettore di iniziative tangibili coerenti con il tema della Giornata mondiale 2023», evidenzia Marini. «Partendo dai comportamenti dei singoli Soci durante lo svolgimento delle proprie attività, alla scelta dei materiali tecnici, alla responsabilizzazione dei gestori dei rifugi sino ad una capillare sensibilizzazione delle Amministrazioni pubbliche, ad iniziare da quelle territoriali, che hanno in capo la responsabilità della gestione del ciclo dei rifiuti. La plastica, pur rappresentando un grande pericolo per la salubrità dell’ambiente, racchiude potenzialità molto elevate di stimolo all’economia circolare e alla cultura del riciclo e del non abbandono Nel momento in cui il tema della sostenibilità effettiva assume sempre maggiore centralità nelle politiche nazionali ed europee, gli abitanti della montagna, i cittadini tutti e, fra essi, i Soci del Cai non possono voltare la testa altrove».
Gli articoli 9 e 41 della Costituzione, con l’inserimento della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i suoi principi fondamentali, rappresentano oltre a un valore sociale di alto profilo, anche e soprattutto un’indicazione forte per impostare, conclude Marini, «politiche di tutela dell’ambiente concretamente rivolte alle generazioni che verranno, per loro consegnare un ambiente almeno non peggiore di quello che oggi abbiamo sotto gli occhi. E le generazioni future bussano già con forza alle nostre porte per chiedere rispetto dei loro ideali e delle loro attese».
La Presidenza generale del Cai, con il delegato al Coordinamento delle attività ambientali Mario Vaccarella, ribadisce «l’impegno costante del Sodalizio nelle tematiche ambientali, trasversali a tutto quanto viene svolto dalle nostre strutture tecniche, nel giusto equilibrio fra ambiente naturale ed esseri viventi. Opportuno quindi, richiamare l’articolo 1 del nostro Statuto, che, quando recita che fra gli scopi del Cai c’è “la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”, indica la strada, cercando di diffondere una visione inclusiva e rispettosa dei territori».
La stampa nazionale alla scoperta del Sentiero Calabria



Otto giornalisti delle principali testate nazionali, tre giorni di cammino sulle antiche orme dei boscaioli, un patrimonio paesaggistico poco noto e fuori dai consueti circuiti turistici. Il viaggio stampa organizzato dai tre Enti Parco -Aspromonte, Sila, Pollino – ha messo in luce le grandi potenzialità del Sentiero Calabria, che in 654 km attraversa tutto l’entroterra della regione, dalle alture di Reggio Calabria alla frazione di Lorica, tra foreste secolari, grotte carsiche e incontri con gli ultimi carbonai d’Italia.
23 maggio 2023_ Il Sentiero Calabria – 654 km lungo la dorsale della regione – non è solo un cammino: è un’idea, un filo teso attraverso il territorio. Una conversazione che finalmente unisce le voci di tanti borghi dimenticati, imprenditori tenaci, operatori del turismo e abitanti. Lo hanno sperimentato gli otto giornalisti delle principali testate nazionali – Corriere.it, Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Elle, Dove, Touring, Outdoor Magazine, Montagna TV -, che hanno partecipato a un viaggio stampa di tre giorni, lo scorso weekend.
Gli ospiti, accompagnati dai Funzionari del servizio Promozione del Parco Nazionale dell’Aspromonte Giorgio Cotroneo e Sabrina Scalera, sono stati accolti, durante il loro viaggio, dal Direttore del Parco Nazionale Aspromonte Giuseppe Putortì, dal dott. Giovanni Aramini e dalla dott.ssa Anna Maria Corea del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, dal commissario Alfonso Grillo e dal Direttore Francesco Maria Pititto, una volta giunti al Parco Nazionale delle Serre. Giunti al Parco Nazionale della Sila hanno incontrato il Direttore Ilario Trecosti, e infine al Parco Nazionale del Pollino sono stati accolti dal Funzionario Carmelo Pizzuti.
Nei prossimi giorni i loro diari di viaggio, resoconti e consigli racconteranno a un pubblico più ampio questo percorso lontano dalle rotte più battute.
La storia del Sentiero Calabria, inaugurato pochi mesi fa, si fonde con la riscoperta di un territorio a lungo trascurato, ma dalle grandi potenzialità sul piano del turismo e dell’accoglienza. È la prima volta che un percorso valorizza nella sua totalità la diversità paesaggistica della Calabria, unendo i Parchi Nazionali dell’Aspromonte, della Sila e del Pollino ed il Parco Regionale delle Serre. Il progetto, realizzato dalla Regione Calabria con gli Enti dei quattro Parchi Nazionali, ha dato vita a un’unica avventura da vivere a passo d’uomo, in 34 tappe ben strutturate, e si candida a diventare uno dei trekking più interessanti d’Italia.
Di tappa in tappa, il viaggio ha permesso di scoprire i panorami molto vari della Calabria, ma anche il suo patrimonio gastronomico, tra masserie, agriturismi, ristoranti e produttori. I partecipanti sono partiti dall’Aspromonte, percorrendo il tratto da Gambarie a Piani di Carmelia, attraverso boschi e torrenti impetuosi, per poi raggiungere, sulle orme dei boscaioli, Mongiana – con le sue ferriere borboniche – e la Serra San Bruno, dove hanno incontrato gli ultimi carbonai d’Italia, eredi di una tradizione quasi scomparsa.
Il giorno dopo si sono addentrati nella Silva Brutia, antico nome romano della Sila, un vero dedalo di montagne, boschi secolari e corsi d’acqua. Qui, dopo una tappa al Centro visite Antonio Garcea, polo di eccellenza dedicato alla didattica e l’educazione ambientale, e una sosta a Silavventura – dedicato a tutti gli sport praticabili in montagna, i giornalisti hanno potuto ammirare i Giganti della Sila, ovvero gli altissimi alberi secolari dell’omonima riserva naturale, un tesoro naturalistico. Infine, il terzo giorno, spazio al Pollino, un’oasi ricca di strapiombi, gole e massi erratici, con visita alla Grotta di San Michele Arcangelo, un vero “libro” naturale di storia del neolitico.
Tre giorni di cammino, incontri e scoperte hanno permesso ai giornalisti di apprezzare l’idea da cui nasce il Sentiero Calabria: tanti luoghi speciali, paesaggi e testimonianze storiche disseminati in un’area molto vasta si uniscono per la prima volta in un percorso coerente, che si snoda lungo tutta la regione, e compongono una visione unica.
“Sentiero Calabria”: tutta la regione, a piedi, in un unico cammino
Una nuova proposta che si aggiunge ai percorsi più importanti: con i suoi 654 km, il Sentiero Calabria attraversa tutto l’entroterra della regione, dalle alture di Reggio Calabria alla frazione di Lorica, inoltrandosi nei tre parchi (Aspromonte, Sila, Pollino) e nella riserva delle Serre. In un’unica soluzione si passa dal mare alle catene montuose, dagli altopiani alle foreste, dai monoliti rocciosi alle cascate. Si incontrano antichi monasteri, santuari, necropoli e grotte preistoriche, tra una merenda con i pastori e un pranzo in masseria.
E’ nato il Sentiero Calabria, un cammino di 654 km che percorre tutta la dorsale della regione, e si candida ad essere “the next big thing” in termini di riscoperta dell’ecoturismo lento. Per la prima volta, un cammino unisce i Parchi Nazionali dell’Aspromonte, della Sila e del Pollino ed il Parco Regionale delle Serre in un’unica avventura da vivere a passo d’uomo, in 34 tappe ben strutturate.
Un progetto, realizzato dalla Regione Calabria con Enti dei quattro Parchi Nazionali.
L’iniziativa rende merito a una regione che viene sempre più valorizzata sul piano turistico: la Calabria è stata “scoperta” anche oltreoceano, essendo l’unica meta italiana citata dal Time nella sua prestigiosa guida “The World’s Greatest Places Of 2022”, come destinazione ambita per gli appassionati di percorsi storici e naturalistici.
In nessun’altro luogo d’Italia si passa attraverso panorami tanto diversi: è come fare il giro del mondo e al tempo stesso viaggiare nel tempo. Un giorno si passeggia tra monoliti e “meteore” come quelle della Grecia e della Cappadocia, tra monasteri scavati nella roccia, e un altro si cammina tra gigantesche felci preistoriche e montagne aspre e selvagge che ricordano la Scozia. Si attraversa l’altopiano più esteso d’Europa, ci si inoltra nei canyon scavati dai torrenti come negli Usa, si sente il profumo della macchia mediterranea e si incontrano daini e pavoni in libertà. Si scopre una civiltà antichissima, passando dagli insediamenti neolitici agli edifici con influenze bizantine, si scopre la religiosità popolare nei santuari e ci si ferma nelle masserie per gustare i prodotti locali. Ovunque si viene accolti dall’ospitalità dei calabresi, che portano in tavola formaggi di montagna, selvaggina, pasta tradizionale, vini del territorio.
Diario di viaggio: 4 aree naturalistiche uniche | Il Sentiero Calabria è stato completato nel 50esimo anniversario della Convenzione per la Protezione del Patrimonio Mondiale Unesco – tra i quali, dall’anno scorso, si annoverano le antiche faggete dei parchi nazionali dell’Aspromonte e del Pollino. È come un’arteria che percorre la regione in senso longitudinale. Il punto di partenza è il tratto calabrese del Sentiero Italia, a cui si aggiungono percorsi e piste interne: collega l’intero territorio regionale in 34 tappe strutturate in modo da valorizzare borghi, mete e servizi di accoglienza.
· L’Aspromonte | Si parte dalla punta estrema della regione per attraversare l’Aspromonte, che si erge come un’isola tra lo Ionio e il Tirreno. Se il versante ionico appare aspro e selvaggio, quello tirrenico è un verdeggiante susseguirsi di piane, valli, forre e cascate. Alle sue falde sorge la Valle delle Grandi Pietre, monumenti naturali in arenaria, modellate dal clima. Dal punto di vista naturalistico si tratta di una terra antichissima, con gigantesche felci preistoriche e picchi sorvolati da aquile reali. Molto tipici sono i “monoliti” dalle forme suggestive e gli insediamenti rupestri che possono ricordare le Meteore della Cappadocia. L’Aspromonte custodisce monasteri, forti, masserie, insediamenti agricoli. Particolarmente affascinante e leggendario è il Santuario di Polsi, meta di migliaia di pellegrini ogni anno.
· Le Serre | Posizionate tra l’Aspromonte e la Sila, le Serre sono un gruppo montuoso ricco di paesaggi unici, con un ampio altipiano che digrada verso il Mar Ionio e vari tratti pianeggianti nella parte centrale. Abbonda di corsi d’acqua e sorgenti, che formano torrenti impetuosi, gole strette e cascate, come quella del Marmarico, con 90 metri di dislivello. Molto particolare l’area dei monti Mammicomito e Consolino, sede di antiche miniere. Nelle foreste, tra alberi monumentali si aggirano mufloni, daini, caprioli, istrici, rapaci notturni, ma anche pavoni selvatici. All’interno dell’area protetta troviamo anche la secolare Abbazia dei Monaci Certosini di Serra San Bruno, ancora in attività, aree archeologiche come le ferriere Borboniche di Mongiana. Nel parco vivono e lavorano gli ultimi carbonai d’Italia, eredi di una tradizione quasi scomparsa.
· La Sila | Ci troviamo nel più grande altopiano d’Europa, nel cuore della Calabria: 1.700 chilometri quadrati, un’altitudine media di 1300 metri. Coperta di alberi, soprannominata da sempre “Gran Bosco d’Italia”, la Sila è stata sfruttata per millenni per il legname. È la mitica dimora di Silvano, dio della foresta, a cui si consacrava la pece estratta dagli alberi locali usata per incatramare le navi che solcavano il Mediterraneo nell’antichità. Abitata dal neolitico, la Sila è stata un crocevia di popoli, e conserva traccia di una cultura sedimentata nei millenni. In epoca bizantina ha accolto molti monaci basiliani, che hanno lasciato molte testimonianze, come Santa Maria del Patire, vicino Rossano, e successivamente è stata abitata da normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni. Tutte influenze che si ritrovano nella cultura locale.
· Il Pollino | Situato al confine tra Calabria e Lucania, il Pollino è costituito da vari massicci, e si caratterizza per il susseguirsi estremamente vario di pianori, strapiombi di rocce, massi erratici, grotte e gole. Il territorio del Parco mostra una notevole complessità geologica, e dal 2015 fa parte della rete Europea e Mondiale dei Geoparchi come Geoparco Globale UNESCO. Anche dal punto di vista della flora e della fauna il Pollino è un’area unica nel Mediterraneo. Qui si trova un sito preistorico tra i più importanti d’Europa, la Grotta del Romito: su una parete si trova l’incisione di un antico bovino, il bos primigenius, testimonianza eccezionale dell’arte rupestre. Il passato riemerge anche a Laino Borgo, dove sono stati trovati importanti resti di necropoli.
Il progetto | Il Sentiero Calabria è stato realizzato dalla Regione Calabria con gli Enti dei Parchi Nazionali del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte, insieme al Parco Naturale Regionale delle Serre. Questa proposta è sostenuta dai fondi del Programma Operativo della Regione 2014/2020 – Azione 6.6.1, e punta alla promozione di un turismo ecosostenibile, compatibile con il territorio e accessibile a tutti. Questo cammino rappresenta, idealmente, la prima tappa di un progetto ancora più ambizioso, che punta a identificare tutti i percorsi calabresi, anche minori, per unirli in una mappa sentieristica che raggiungerebbe i 1.600 km di sviluppo, da percorrere rigorosamente a piedi.
Laghi all’Unical per parlare di inceneritori e rischi per la salute

Si è tenuto ieri pomeriggio all’Unical un interessante incontro, organizzato dagli studenti di “Welcome to Unical”, sul tema “Inceneritore pro e contro. Effetti sull’atmosfera e sulla salute”.
A relazionare sul tema il capogruppo in Consiglio regionale di “De Magistris Presidente”, Ferdinando Laghi, che, com’è noto, è da sempre impegnato su tematiche che riguardano la tutela di ambiente e salute. I lavori sono stati introdotti dalla professoressa Luana Gallo e moderati dalla rappresentante del corso di laurea in Scienze Naturali e Ambientali Rosalba Rotondaro, con i saluti della vicepresidente di “Welcom to Unical”, Raffaella Nicolaci. La relazione di Laghi è stata una importante occasione per accendere i riflettori sui danni ad ambiente e salute determinati dagli inceneritori di rifiuti. Laghi, che è anche vicepresidente nazionale dell’Associazione Isde – Italia Medici per l’Ambiente, ha evidenziato come i fumi e le nanoparticelle in essi contenuti abbiano un effetto devastante sull’atmosfera e sulla salute. Straordinario il dibattito seguito alla relazione di Laghi, in cui i presenti hanno potuto sciogliere dubbi con domande pertinenti. «Il nostro futuro -ha concluso Laghi, ringraziando per l’attiva partecipazione gli studenti, appartenenti a diversi corsi di laurea- dipende dalle scelte che faremo oggi. Sia a livello individuale, ma anche esercitando attività di coinvolgimento e responsabilizzazione delle istituzioni. Un grazie particolare va a Rosalba Rotondaro e alla professoressa Luana Gallo per il cortese invito».
Ufficio Stampa
Approvata la mozione di Laghi contro il bracconaggio e a tutela del lupo
È stata approvata in Consiglio Regionale la mozione presentata dal Capogruppo di “De Magistris Presidente”, Ferdinando Laghi, a tutela della specie protetta del lupo. La necessità di una specifica mozione è derivata da diversi episodi di bracconaggio registratisi negli ultimi mesi -l’ultimo a fine aprile scorso- che hanno visto, tra l’altro, lupi uccisi a fucilate da anonimi bracconieri. Nella mozione si chiede alla Giunta regionale di adottare misure per contrastare il bracconaggio, supportando, nello stesso tempo, iniziative di formazione dirette agli allevatori e agli altri soggetti che vivono e frequentano la montagna per favorire la giusta convivenza con la specie del lupo. A tale scopo, si punta, tra l’altro, a informare la popolazione, in cooperazione con le associazioni ambientaliste e di volontariato, riguardo i comportamenti corretti da adottare nelle aree di presenza del lupo, per prevenire atteggiamenti maldestri che possano alimentare il conflitto lupo-uomo. Così come viene sottolineata e sollecitata la necessità di un programma di sostegno alle imprese agricole per la realizzazione di presidi di prevenzione dei danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni e alle opere effettuate sui terreni di pascolo.
«Il lupo, animale protetto da leggi nazionali ed europee, è un predatore che sta al vertice della catena alimentare -commenta Laghi-, ed ha negli ungulati -tra cui in primo luogo i cinghiali-, prede preferenziali. Queste sue caratteristiche lo propongono come metodo naturale ed efficace per il contenimento della popolazione di cinghiali, in continuo aumento, evitando altresì, dal punto di vista sanitario, la diffusione di diverse patologie della fauna selvatica, che si possono trasmettere anche al bestiame domestico».
Ufficio Stampa