Rassegna libraria a Montalto Uffugo, da mercoledì 16 a giovedì 17 luglio 2025

Ritornano gli incontri letterari organizzati dall’Accademia degli Inculti, dall’Auser di Montalto Uffugo, con la collaborazione di Universitas Vivariensis e Unesco, da mercoledì 16 a giovedì 17 luglio 2025 nel bellissimo chiostro di San Domenico nel centro storico di Montalto Uffugo, che ospiterà alcuni appuntamenti culturali dedicati agli scrittori montatesi.
L’obiettivo che si propongono le associazioni che hanno dato vita all’evento è quello di incidere sull’esistenza della memoria umana che è il motore che muove anche l’avventura della conoscenza rendendo fruibile alle nuove generazioni ciò che si pubblica nei libri soprattutto della Calabria e dell’ambiente locale, di cui questa prima edizione vuole promuovere i diversi argomenti che verranno approfonditi dagli stessi autori, attraverso un dialogo introspettivo con le casi editrici, che hanno investito su autori in erba.
I temi che saranno affrontati sono la poesia, la cultura locale e regionale, quella turistica religiosa e, perché no, la scienza nelle sue diverse sfaccettature. Inoltre, in questa prima edizione uno spazio speciale sarà dedicato all’approfondimento della politica e della musica, argomenti che sono trattati nei volumi esposti.
Mattatori principali saranno soprattutto le case editrici i cui rappresentanti avranno la possibilità di presentare le nuove proposte editoriali e interagire con essi. Questa rassegna del libro è un evento culturale che celebra la lettura e la scrittura, riunendo autori, lettori e appassionati di libri.
Sono previsti dibattiti, performance artistiche e momenti formativi, con un focus particolare sulla nostra storia locale, promossa anche dal trentennale contributo apportato dalla Accademia degli Inculti.
La cerimonia di apertura si terrà mercoledì 16 luglio alle 18,00 con i saluti istituzionali degli amministratori comunali e degli organizzatori dell’evento e proseguirà con la conversazione degli scrittori locali che hanno pubblicato i volumi con la casa editrice Progetto 2000, rappresentata dal suo fondatore e direttore editoriale Demetrio Guzzardi, attraverso le tematiche trattate nei loro lavori, a cui seguiranno altri incontri con scrittori montaltesi che hanno pubblicato con altre case editrici.
Giovedì 17 luglio alle ore 18,00 sempre nel suggestivo chiostro dei Domenicani, verrà presentato il libro di Matteo Olivieri, I banchieri di Cosenza nel Rinascimento. Ascesa e declino delle grandi dinastie finanziarie, evento che sarà moderato da Enrico Marchianò, presidente del Club Unesco di Cosenza. Un libro di grande valenza culturale che contiene anche un capitolo relativo al paese di Montalto Uffugo.
Ci sarà anche spazio a una serie di incontri con gli scrittori montaltesi per fare il punto sulla loro esperienza culturale elaborata nelle loro diverse pubblicazioni.
Le case editrici che hanno aderito alla rassegna letteraria “INCONTRI MONTALTESI” sono: Falco editore, Le Pecore nere, il Filo rosso, Bartolina, Editoriale Progetto 2000, Criscé, Bottega editoriale, Alimena-Orizzonti meridionali e ASEmit.

Presentazione del saggio di Francesco Capocasale, “Pagine di impegno meridionalistico”

La Commissione Cultura della città di Cosenza, presieduta da Mimmo Frammartino, lunedì 14 luglio 2025, con inizio alle ore 17,15, a Cosenza, nella sala consiliare di Palazzo dei Bruzi, ha organizzato la presentazione in anteprima nazionale del nuovo saggio di Francesco Capocasale, Pagine di impegno meridionalistico, pubblicato dalla casa editrice cosentina Progetto 2000.
Alla manifestazione interverranno: il sindaco di Cosenza Franz Caruso, la vice Maria Locanto e il presidente della Commissione cultura Mimmo Frammartino.
Tra i relatori Francesco Lo Giudice (già sindaco di Bisignano) e Angela Robbe (già presidente regionale di Legacoop Calabria); è previsto anche un intervento dell’editore del volume Demetrio Guzzardi; i lavori saranno coordinati dalla giornalista Carmela Formoso.
Sarà l’occasione per riparlare di meridionalismo e di nuove prospettive per la Calabria; l’autore periodicamente sulle pagine di quotidiani e periodici scrive di: Territorio, cooperazione, economia sociale; Sviluppo sostenibile; Autonomia differenziata e Movimento Cattolico. Abbiamo bisogno che il dibattito su questi temi non si affievolisca, anzi, si torni con forza a prospettare una nuova visione di Sud, dal Sud. Scrive Capocasale: «Questi miei scritti, vogliono essere uno stimolo a fare di più e meglio avvertendo e praticando la responsabilità di compiere un dovere per contribuire, ai diversi livelli – politico, culturale, imprenditoriale, manageriale – al riscatto e all’emancipazione del Mezzogiorno e della Calabria, non continuando a relegare nell’archivio delle occasioni mancate l’impegno di ciascuno di noi e di quanti percepiscono la sensibilità e l’aspirazione alla necessaria partecipazione sociale, per avvicinare il Sud al Nord del nostro Paese».

L’AUTORE
Francesco Capocasale è nato a Dipignano (CS) il 3 luglio 1955. È stato segretario diocesano degli studenti cosentini di Azione cattolica, delegato provinciale dei giovani DC e consigliere nazionale del Movimento giovanile democristiano. Vicinissimo al ministro Riccardo Misasi, a 24 anni diventa sindaco di Dipignano (CS) e lo resterà per un decennio dal 1980 al 1990. Dal 2000 al 2002 è stato commissario ASI delle aree industriali Sibari-Crati. Si è formato alla scuola del pensiero cattolico democratico. Laureato in scienze politiche, ha lavorato nella Carical, poi banca Carime. Con l’Editoriale Progetto 2000 ha già curato: La politica come servizio. A quarant’anni dalla scomparsa di Franco Locanto cattolico democratico e amministratore (2015); la nuova edizione del volume di don Luigi Nicoletti, Qui parlano le bestie (2019); Don Ciccio Cozza parroco decardoniano di Dipignano (2024); …E noi cantavamo Bianco fiore. I miei anni giovanili nella Dc calabrese (1973-1993) (2025).

LA NOTA EDITORIALE FIRMATA DA DEMETRIO GUZZARDI
Meridionalisti e meridionalismi
All’indomani dell’Unità d’Italia, alcuni studiosi di ispirazione liberale (Giustino Fortunato, Sidney Sonnino, Leopoldo Franchetti), di matrice liberal socialista (Gaetano Salvemini), marxista (Antonio Gramsci) e cattolica (don Luigi Sturzo, don Carlo De Cardona) posero nel dibattito politico, le problematiche dell’integrazione del Mezzogiorno d’Italia nel nuovo contesto socio-economico, che si era originato con la costituzione del nuovo Stato unitario.Per la prima volta tante unità regionali si ritrovarono insieme: dal Piemonte e dalla Sardegna sabauda, al Nord Est tutto proteso verso l’impero austriaco, ai toscani con la loro autonomia da Granducato, ai territori dell’ex Stato pontificio, che rispetto agli altri era considerato una nazione cuscinetto per i cambi – quasi decennali – delle politiche attuate dai papi che reggevano la cosa pubblica, al Sud e alla Sicilia che erano sotto il governo borbonico.
Queste diversificate identità furono chiamate a costruire una nuova nazione; il compito non era facile tant’è che rimase celebre la frase: «Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani». Solo chi era rimasto invaghito da un eccessivo furore anticlericale, non vedeva le grandi disuguaglianze che l’Italia targata casa Savoia aveva accentuato. Il brigantaggio postunitario – da alcuni visto in modo troppo romantico – e l’apertura della via per le Americhe, furono i due bubboni che fecero capire che qualcosa non aveva funzionato, come i padri della Patria – tutti rigorosamente di fede massonica – avevano previsto. La letteratura ci ha aiutato a capire che specialmente il Mezzogiorno d’Italia stava subendo un gap, che nel corso del tempo si è allargato sempre di più. Il romanzo Il Gattopardo, scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, in qualche modo ci introduce nel clima che in quegli anni si stava vivendo. La famosa frase pronunciata da Tancredi: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», indica in modo inequivocabile come la pensavano i ricchi proprietari terrieri meridionali, che, per mantenere lo status quo, adottarono il metodo dell’apparenza del cambiamento.
Le condizioni dei contadini del Sud erano drammatiche, inchieste parlamentari studiarono il fenomeno e solo la massiccia emigrazione al di là dell’Oceano attenuò questo grande problema. L’unico che si accorse che nei grandi porti l’Italia si stava svuotando fu mons. Giovambattista Scalabrini. Famiglie intere avevano creduto al sogno americano abbandonando quel poco che avevano, in cerca di miglior fortuna. Forse il momento più unitario lo vissero quei giovani che furono mandati al fronte per conquistare Trento e Trieste. Nelle trincee ci si accorse subito che gli austriaci e i veneti, con il loro dialetto, si capivano più dei calabresi e dei napoletani, che pur avevano la stessa divisa. Fu una mattanza; al Sud si comprese che l’Unità d’Italia era stata scritta con il sangue dei soldati.
Negli anni del regime fascista la questione meridionale venne volutamente sottaciuta; il Sud forniva le braccia per le imprese coloniali e Mussolini era tutto proteso alla costruzione del grande impero. Campania, Calabria e Sicilia non erano più il Sud d’Italia, ma Libia, Eritrea ed Etiopia spostavano il baricentro della politica coloniale del duce.
La storia del Sud è molto diversa da quella del Nord anche nella seconda guerra mondiale: gli attacchi degli aerei americani e inglesi («le bombette al Sud» come venivano chiamate dai gerarchi fascisti a Roma) nel 1943 staccarono questa parte dell’Italia da quella che fino al 1945 fu chiamata la Repubblica sociale di Salò.
Con il 25 aprile 1945 rinasce una nuova Italia unita, una nazione che aveva subìto per un ventennio la dittatura e dal 1940 la guerra degli inglesi e degli americani contro il nazifascismo. Anche allora si fece sentire l’eco dei meridionalisti; nelle riaperte aule parlamentari, oltre al soffio della libertà, si respirava nuovamente aria di democrazia. Furono tanti i costituenti meridionalisti che nella scrittura della Carta costituzionale fecero valere le idee che l’Italia era una nazione unica, fondata sul lavoro e sul ripudio della guerra. Le politiche meridionalistiche approntate dai governi democristiani prima e laico-socialisti dopo, hanno cercato di dare nuovo smalto alle tematiche care a chi desiderava un Sud al passo con il Nord. Prima dell’avvento di tangentopoli, il fondatore della Lega, Umberto Bossi ribaltò il tema del meridionalismo ponendo invece nella discussione politica il problema del Nord. Bossi, con il suo modo di fare, riuscì a spostare l’attenzione dei governi verso quello che lui chiamava federalismo e qualche anno dopo secessione. Con l’avvento della seconda Repubblica, ci fu anche la fine dei partiti ideologici (Democrazia cristiana, Partito socialista, Partito comunista) e le politiche per il Mezzogiorno si sono impoverite, anche perché i nuovi poteri – in modo particolare le televisioni berlusconiane – hanno guardato poco al Sud per far sviluppare un modello industriale, tipico delle zone del Nord Italia. Altro tema caro agli uomini del Carroccio, la cosiddetta Autonomia differenziata, una secessione tricolore, moneta di scambio per la poltrona di Palazzo Chigi per Giorgia Meloni.
Il Sud resta però il baluardo dell’Europa, e in special modo l’isola di Lampedusa – ma anche alcuni porti siciliani e calabresi – per l’approdo dei migranti. Uomini, donne e bambini che bussano alle porte del vecchio continente, per scappare da fame, desolazione, guerre e che approdano sulle nostre coste, quale primo lembo di un possibile Paradiso. Il libro di Francesco Capocasale è uno stimolo per capire il nostro appena ieri, ma anche per guardare con maggior consapevolezza l’oggi della storia. Articoli già apparsi su quotidiani e periodici ci richiamano a non stare alla finestra, ma a sporcarci le mani, per poter consegnare alle nuove generazioni la nostra terra: bella, feconda e attrattiva.

Festa della dottrina sociale della chiesa allo Scalo di San Marco Argentano

DA LEONE XIII A LEONE XIV
La prima festa calabrese della Dottrina Sociale della Chiesa si terrà giovedì 15 maggio 2025 allo scalo di San Marco Argentano (CS).


Il 15 maggio 1891 papa Leone XIII promulgava l’enciclica Rerum novarum (Delle cose nuove) in cui la Chiesa dava un giudizio sulla questione sociale; da quella data nasce e si struttura la Dottrina Sociale della Chiesa; quasi tutti i papi hanno dedicato, negli anniversari più significativi, un nuovo testo sulle questioni più importanti della società.
Da alcuni anni il Centro studi calabrese “Cattolici Socialità Politica”, nato all’interno dell’Universitas Vivariensis, sta proponendo alcune tra le figure valoriali più interessanti, nate dall’attuazione della Dottrina Sociale della Chiesa, in Calabria, un particolar modo l’opera di don Carlo De Cardona.
“Era nostra intenzione – dicono i responsabili del Centro studi – celebrare annualmente, il 15 maggio, la Rerum novarum, per sottolineare l’importanza che il documento di papa Leone XIII ha avuto per la Chiesa e la società. Dopo l’elezione al soglio pontificio di papa Leone XIV, che già nel nome ricorda il papa degli operai e della questione sociale, è stato naturale indire la prima festa calabrese della Dottrina Sociale della Chiesa, in una parrocchia rurale della nostra regione. Grazie alla disponibilità di don Sergio Ponzo, parroco allo Scalo di San Marco Argentano (CS) e appassionato studioso della Dottrina Sociale della Chiesa, che giovedì 15 maggio 2025 (ore 18.30) ci incontreremo per discutere e approfondire i temi che i vari documenti pontifici offrono alla riflessione di tutti.
All’incontro interverranno: Demetrio Guzzardi, rettore dell’Universitas Vivariensis, il magistrato Biagio Politano; l’ecologista Aurelio Morrone; il presidente regionale del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) della Calabria, Leonardo De Marco; la vice sindaco di Cosenza, Maria Locanto e don Sergio Ponzo che è anche l’autore del pregevole testo Il Vangelo nella contemporaneità. Dottrina Sociale della Chiesa dalla Rerum novarum di Leone XIII alla Fratelli tutti di papa Francesco.

IL LIBRO DI DON SERGIO PONZO SULLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
UNA BUSSOLA PER ORIENTARE LE SCELTE PER IL BENE COMUNE

di Biagio Politano

Don Sergio Ponzo, un sacerdote della diocesi di San Marco Argentano-Scalea ha da poco pubblicato un interessante libro che merita di essere letto, consultato e conservato con la cura destinata a un lavoro che appare prezioso a quanti hanno a cuore l’annuncio del Vangelo nella contemporaneità – come recita il titolo – e non solo.
Il lavoro di don Sergio, analizza con agile profondità l’insegnamento sociale della Chiesa nell’arco di 130 anni; un’analisi che si muove valorizzando i testi che i pontefici hanno dedicato alla Dottrina Sociale dal 1891 al 2020: dalla Rerum Novarum di Leone XIII alla Fratelli Tutti di Francesco. E se meritoria appare l’iniziativa della casa editrice Progetto 2000, costante e approfondita è l’opera dell’autore, evidentemente appassionato dei temi sociali, come testimonia la redazione risalente all’anno 2001 del Dizionario della Dottrina Sociale della Chiesa, in anticipo di qualche anno rispetto al Compendio della DSC ad opera del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
Meritevole di considerazione è l’incipit del volume, che si apre con la citazione del n. 1 della Mater et Magistra di Giovanni XXIII con l’abbraccio – “amplexus” – che la Chiesa rivolge agli uomini. Il linguaggio di Giovanni XXXIII e la cura che Chiesa dedica alla promozione dell’uomo, nei vari contesti della vita, offrono le chiavi di lettura del libro, fedelissimo nel tracciare la storia dell’annuncio del Vangelo provocato dalla contemporaneità.
La DSC non si profila – e il tema viene costantemente ripreso attraverso ripetute citazioni – come una proposta di strutturazione od organizzazione della società o addirittura come suggerimenti per soluzioni a questioni tecniche; assume semmai la forma di un’offerta di spunti di riflessione e indirizzo nella consapevolezza di una proposta antropologica che mette al centro il valore dell’uomo.
E così tutti i temi tradizionali della DSC – che vengono costantemente richiamati e ben esplicitati con sintetiche slide riepilogative – consentono al lettore di orientarsi e riconoscere il procedere unitario dell’insegnamento sociale, cogliendone i tratti di fedeltà e profezia nelle varie epoche. Potrebbe stupire scoprire nella Quadragesimo Anno di Pio XI (1931, l’affermazione del principio di sussidiarietà, oppure nella Pacem in Terris di Giovanni XXIII (1963) l’affermazione del diritto di migrare dei popoli. In realtà, scorrendo le pagine segnate dalla chiara scrittura di don Sergio Ponzo, quel che stupisce di più è la forza profetica dell’insegnamento sociale, che lascia il lettore quasi stupefatto della riscontrata assenza di traduzione dei principi in buone prassi.
Numerosi sono gli interrogativi che questo lavoro genera. Spetta solo al Papa (o ai Vescovi) l’intervento in tema di DSC? I laici che vivono ed operano nella “contemporaneità”, quali responsabilità in tema di contributo alla formazione della DSC hanno oggi? Perché oggi il laicato cattolico sui temi della DSC è sostanzialmente afono e irrilevante, tanto da far sì che i vescovi o il papa siano gli unici a intervenire correndo il rischio di assumere un ruolo che tradisce in parte il loro ministero? Quali errori sono stati compiuti in questi anni perché dal protagonismo fondante – si pensi al Codice di Camaldoli del 1943 – si è giunti a questo silenzio?
Mentre questi e altri pensieri si affollano nella mente di chi legge, il testo procede e interroga, stupendo per le citazioni operate dell’autore, che sceglie testi che evidenziano la sua fedeltà e al tempo stesso colgono le brucianti domande di questo tempo, segnato dalla proposta provocatoria e profetica della “ecologia integrale” della Laudato sì e dall’irretrattabile vocazione alla fraternità universale della Fratelli Tutti.
Si domanda don Sergio Ponzo se abbia ancora un senso parlare di Dottrina Sociale della Chiesa; la sua risposta, positiva, è impeccabile dinanzi «alle rapide trasformazioni in ambito socio-culturale, politico, economico … alla globalizzazione, al pluralismo sociale, allo sviluppo scientifico e tecnologico, all’esplosione dei nazionalismi, dei fondamentalismi, alla crisi delle ideologie, alla scristianizzazione, alla società mediatica». In questo contesto, continua a risuonare forte la provocazione della Centesimus Annus: «Per la Chiesa insegnare e diffondere la Dottrina Sociale appartiene alla sua missione evangelizzatrice e fa parte essenziale del messaggio cristiano. Perché tale dottrina ne propone le dirette conseguenze nella vita della società e inquadra il lavoro quotidiano e le lotte per la giustizia nella testimonianza a Cristo Salvatore» (n. 5). In un tempo contrassegnato dalla perdita di punti di riferimento e di criteri di lettura del mondo, ricorrere alla Dottrina Sociale della Chiesa – questo pare il messaggio essenziale del libro – significa scegliere una preziosa bussola per credenti e non per orientare le proprie scelte al bene comune.

CAI Edizioni, in libreria il nuovo libro di Daniele Zovi “Voci dal bosco. Incontri silenziosi con piante e alberi”

Milano, 29 gennaio 2025
Larici, faggi, lecci, abeti, tigli, cembri: sono loro i protagonisti del libro Voci dal bosco. Incontro silenziosi con piante e alberi di Daniele Zovi, che inaugura la collana “Il Rifugio delle Idee” di CAI Edizioni, il nuovo marchio editoriale del Club alpino italiano.
L’opera, da oggi in libreria, offre ritratti piccoli e densi di alberi e foreste, tratteggiati dalla penna sapiente e coinvolgente di un autore che da anni è punto di riferimento per la narrazione naturalistica in Italia.
Lungo le pagine trovano spazio la fotosintesi, i cicli vitali delle piante e la loro resilienza, ma anche aneddoti inediti: piccole grandi storie del mondo vegetale, strettamente connesso a tutti gli esseri viventi, compresi gli esseri umani che troppo spesso si considerano al di fuori e al di sopra degli elementi naturali.
“Un albero ci può raccontare le sue mille storie, come altri racconti nascono dall’ammirare questi boschi che vincono sull’asfalto, ospitano tassi, caprioli e un gran numero di uccelli e ci accolgono con straordinari paesaggi e forti emozioni”. Sono le parole di Daniele Zovi riportate nella quarta di copertina.
Voci dal bosco. Incontro silenziosi con piante e alberi (96 pagine a colori), impreziosito dalle illustrazioni di Giuliano Dall’Oglio, è acquistabile in libreria e su store.cai.it a un prezzo di dodici euro.

La collana “Il Rifugio delle Idee”
La nuova collana “Il Rifugio delle Idee” di CAI Edizioni raccoglie contenuti inediti di studiosi, esperti, divulgatori e autori che accendono l’attenzione su specifiche tematiche, dalla natura all’antropologia, dalla storia all’ambiente, veicolando conoscenza e consapevolezza. La collana darà spazio, inoltre, agli approfondimenti dell’omonima sezione della Rivista del Club Alpino Italiano.

L’autore
Daniele Zovi è nato a Roana e cresciuto tra l’Altopiano di Asiago e Vicenza. Laureato in Scienze Forestali, ha prestato servizio nel Corpo Forestale. Ha pubblicato opere che hanno riscosso grande successo, saggi narrativi dal linguaggio molto divulgativo come Alberi sapienti, antiche foreste (premio Vallombrosa), Italia selvatica, Autobiografia della neve (premio ITAS), In bosco e Caccia al topo con Utet; Ale e Rovere, Ale e i lupi, I racconti del bosco e I racconti dell’inverno con De Agostini, Sguardi nella natura con Ronzani e Sulle Alpi – Un viaggio sentimentale con Raffaello Cortina Editore. Dal 2023 collabora con la Rivista del Club Alpino Italiano.

Omaggio a Strati

di Carmelina Sicari
Ho curato per Gangemi Editore l’introduzione al racconto-romanzo di Saverio Strati Tibi e Tascia e, sarò di parte, ma mi sembra il più bel libro dello scrittore di S. Agata che come dice nell’intervista pubblicata sul Quotidiano, si porta la Calabria nel cuore. È un racconto senza idillio, crudo, crudele anzi nel suo finale certo non lieto. Dei due ragazzi protagonisti, Tiberio detto Tibi e Teresa detta Tascia, solo uno si riscatta e guarda ad un futuro diverso, Tiberio. È un racconto che non ha nulla a che vedere con la ricerca linguistica né con la creazione di tipi, di caratteri collegati all’ambiente e da esso determinati come accadeva in La Cava. Un racconto dove la parentela con Alvaro si avverte fortissima per l’ingiustizia della sorte e per la crudezza della realtà lì rappresentata. Il mondo di Tibi e Tascia oscilla come per Antonello di Alvaro tra due realtà, quella dell’abbondanza che è il mondo dei signori, dei padroni e l’altro della necessità a cui appartengono Tibi e Tascia. Essi vivono l’adolescenza con un mito, il gioco. Un gioco primitivo quello della noccioline che finirà con l’essere anche nella sua elementarietà fagocitato dagli adulti. La necessità per Tascia è rappresentata dal bambino che si porta in collo, il fratellino a cui deve badare e per Tibi il non poter accedere agli studi. E la Calabria con le sue acque dilavanti, le fiumare, terra dura come la fatica. Non conosce rivendicazioni questa Calabria. Non è ancora il nostro turno. Eppure è forte e vera, come ne Il giorno della Calabria di Repaci, la sua bellezza sta nella sua forza. Mentre Tibi si allontana su una macchina rombante, Tascia riprende in braccio il fratellino, accetta il suo destino, la lotta, la resistenza. Certo non è il senso di rivalsa di Antonello che alla fine incontra la giustizia nella figura dei carabinieri che sono venuti a prenderlo. Non c’è il colore dei racconti di Rea. C’è un senso epico della storia e della vita. Metamorfosi ed evoluzione.

“Vite di cristallo” ad Aiello per il 25 novembre

Fabrizio Ruffo di Caridi, altre riflessioni di Carmelina Sicari

di Carmelina Sicari
Il testo apparso presso Rubbettino dello storico Giuseppe Caridi è fondamentale per comprendere il Sud. La condizione del saggio, la sua penetrazione accorta e ricca di documentazione consente una riflessione aggiuntiva. Perché è così importante la figura del cardinale Fabrizio Ruffo? È il primo quesito che emerge impellente e quale è la sua configurazione umana e storica nell’attualità? La controversia sul giudizio da dare sul cardinale attraversa certo come uno spartiacque il dibattito tra giacobinismo e sanfedismo nella realtà meridionale sulle pulsioni cioè rivoluzionarie che su quelle reazionarie della società stessa. Le prime sono elitarie, appartengono all’emergente classe borghese, estese e popolari le seconde. Ma tale dibattito è superato da quello sulla figura del Cardinale che prende il comando in assenza del Borbone fuggito all’avanzare della rivoluzione. Chi è Fabrizio Ruffo che si mette a capo dei Lazzaroni? È un condottiero che scopre sul campo la sua vocazione o in homo novus che si improvvisa guerriero? La risoluzione dell’interrogativo è fondamentale per comprendere non solo una pagina di storia ma l’intero meridione. Dalle testimonianze storiche e anche dal saggio di Caridi, appare piuttosto un interprete della mentalità meridionale ed un anticipatore della mentalità che avrà la sua affermazione nel Congresso di Vienna una mentalità non solo e soltanto di conservazione ma di restaurazione. Che egli sia interprete della mentalità popolare del sud è dimostrato dal fatto che la raccolta dei lazzaroni in massa sia avverata quasi spontaneamente in un moto dunque che affonda le sue radici in una diffusa pietas devozionale che si erge contro il laicismo giacobino. Ruffo è anche anticipatore della cultura della restaurazione di cui si fa fautore il Congresso di Vienna. Non solo il ritorno dei legittimi sovrani, il legittimismo appunto ma la restaurazione dei valori tradizionali e in primo piano la fede. Non tanto condottiero dunque il cardinale quanto apostolo del rinnovamento della tradizione a livello nazionale ma soprattutto europeo.

Santuario di San Francesco di Paola. Mostra filatelica su Giovanni Paolo II e visita alla Biblioteca Charitas, 5 ottobre 2024

Album fotografico

Con il tempo piovoso della mattina di sabato 5 ottobre, decidiamo che una passeggiata all’aperto (in qualche paese o anche per funghi o castagne) sarebbe stata inopportuna (u sa cumu ne conzavemu). Cosicché, dal momento che era un po’ che non andavano al Santuario di Paola, LaVuretta e Geniale inforcano la popò e se ne vanno nella città del Santo Patrono di Calabria. Visita in chiesa, alla Cappella di San Francesco (realizzata dal Nostro Petruzzu Barbalonga nel 1595, due anni prima della Cappella Cybo ad Ajello), poi al chiostro, dove, senza saperlo (teh cchi combinazione), arriviamo subito dopo l’inaugurazione della mostra filatelica dedicata a Giovanni Paolo II, San Carlo Wojtyla, in occasione dei 40 anni della sua visita in Calabria (ieri la Reliquia della maglietta dell’attentato era a Cosenza nella chiesa di San Francesco d’Assisi e poi al Duomo). Facendo il giro del Chiostro, ci inoltriamo seguendo le indicazioni “Biblioteca” e con sommo piacere verifichiamo che è aperta (da marzo scorso ci dicono). Una bella sorpresa! Geniale non perde occasione, parlando con le bibliotecarie, per fare dono del volume “Aiello ad Litteram” che casualmente aveva in auto. Libro graditissimo e apprezzato. Insomma, mattinata molto proficua, terminata con un bel caffé prima del ritorno a Cosenza. Recupereremo panino e birricella la prossima uscita.
Buoni passi a tutti, Vostri LaVuretta e Geniale

“Il cardinale Ruffo e la straordinaria avventura del 1799” di Caridi. Una recensione di Carmelina Sicari

Giuseppe Caridi, storico di grande vaglia, presidente della Deputazione di storia patria di Reggio Calabria, dedica alla figura del cardinale Fabrizio Ruffo un interessante saggio apparso ora per la Rubbettino, con ampia e nuova documentazione e con una notevole capacità narrativa che riesce a conquistare il lettore medio.
Fabrizio Ruffo si mise a capo della controrivoluzione dopo il 1799, in nome della Santa Fede. A favore del Borbone riunì un esercito mentre i patrioti libertari venivano giustiziati ed altri come Vincenzo Cuoco finivano esuli. Figura controversa è stato da sempre oggetto di analisi e di giudizi contrastanti. L’interrogativo fondamentale si aggira intorno al suo ruolo ed alla definizione conclusiva. Eroe o antieroe? La rivoluzione napoletana ha avuto un cultore, Gaetano Cingari con il volume fondamentale, Giacobini e sanfedisti, opera straordinaria per acume storico. Ma ancor prima, Vincenzo Cuoco ci ha lasciato un saggio classico ormai. Nella biografia manzoniana vengono ricordati gli incontri con l’esule napoletano dell’autore dei Promessi Sposi. Giuseppe Caridi è consapevole della lunga ed importante schiera degli studiosi che l’hanno preceduto. Certo, la figura del cardinale a capo dei Lazzaroni ha un fascino straordinario ma corre tra le righe del saggio di Caridi un’altra impressione. Che il Sud in qualche modo abbia trovato nell’azione del cardinale un ruolo inusitato e straordinario. Ogni azione di rinnovamento sembra partire dal Sud. Dal Sud i Normanni tentavano di costruire uno stato unitario e dal Sud Garibaldi con la sua spedizione riuscì nell’intento da altri fallito. Campanella sognava proprio far partire dal Sud la lotta di liberazione dalla Spagna. Ne era consapevole Fabrizio Ruffo? Proveniente da un ramo secondario della nobile famiglia che aveva il suo centro principale in Bagnara, egli certo sogna di riportare a grandezza la sua dinastia che tuttavia non ha statura e vocazione guerriere. Eppure viene definito condottiero. La repubblica partenopea deve anche a lui, se non soprattutto a lui, la sua tragica fine. Giuseppe Caridi può definirsi, senza con questo intendere una limitazione, storico meridionalista. La sua opera, La Calabria dai Normanni ai Savoia, è davvero importante per la regione. Lo studio del Cardinale si aggiunge ad essa come pietra miliare.

Una antologia di scritti sul Magistero rossanense dell’Arcivescovo Mons. Serafino Sprovieri

Si preannuncia un evento culturale molto seguito, la presentazione dell’antologia degli scritti di mons. Serafino Sprovieri, volume appassionatamente curato da don Giuseppe De Simone, che si terrà nel Salone degli stemmi dell’Arcivescovado a Rossano (CS) lunedì 19 agosto 2024, con inizio alle ore 19.
Alla manifestazione interverranno: don Gianni Citrigno, nipote di mons. Sprovieri, l’editore di Progetto 2000 Demetrio Guzzardi e il curatore don Giuseppe De Simone; sono previste alcune testimonianze sia di sacerdoti che di laici che hanno conosciuto il presule che dal 1980 fino agli inizi del 1992 ha guidato la Chiesa diocesana di Rossano-Cariati. Le conclusioni sono affidate all’arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Maurizio Aloise.
Durante l’episcopato rossanese di mons. Sprovieri erano stati già pubblicati due volumi che raccoglievano il suo magistero (I primi passi insieme 1980-1982 e L’Anno Mariano per il XIV centenario dell’icona Achiropita in Rossano), ma poi l’imprevisto e subitaneo trasferimento alla sede episcopale metropolitana di Benevento, non aveva dato tempo per poter mettere insieme tutti i testi dal 1984 al 1992. L’operazione più volte è stata messa in cantiere, ma varie difficoltà non hanno permesso di arrivare alla pubblicazione.
Don Giuseppe (Pino) De Simone, che ha avuto “don Serafino” come rettore nel Seminario minore di Cosenza e poi nel “San Pio X” di Catanzaro e che l’ha ordinato presbitero per la Chiesa diocesana di Rossano-Cariati, ha fortemente voluto (in tempo di Covid) curare l’antologia, ritrovando i testi che compongono questo libro di 256 pagine, di cui una quarantina di immagini.
Il titolo del volume “Serafino Sprovieri padre, maestro e amico. Il suo magistero nella Chiesa diocesana di Rossano-Cariati (1984-1992)” è stato pubblicato dall’editoriale Progetto 2000; dopo la presentazione di mons. Maurizio Aloise, il curatore ha scritto alcuni testi (da pagina 9 a pagina 27) in cui viene tracciato il magistero rossanese di un “instancabile cercatore di Dio e dell’uomo”.
L’antologia è suddivisa per anni ed è una sintesi perfetta del cammino che la Chiesa rossanese ha compiuto in quel decennio, tra l’altro si ritrovano parole profetiche come Chiesa sinodale, tanto cara a papa Francesco. L’opera presenta in appendice 3 testi: “Gioacchino da Fiore che fu profeta in patria”; “Divina – omelia al funerale della cara sorella” e il “Testamento spirituale” di mons. Serafino Sprovieri, redatto durante gli esercizi spirituali a Cetraro (21-25 novembre 2010).

MONS. SERAFINO SPROVIERI IL SUO RICORDO E’ UNA BENEDIZIONE
dalla presentazione di mons. Maurizio Aloise – arcivescovo di Rossano-Cariati
“Il verbo ricordare, nel suo significato di portare nel cuore, è molto importante per la vita della Chiesa, perché ci richiama all’essenziale della nostra fede, che è il memoriale della Pasqua di Cristo, vivo e operante nella storia dell’umanità. Perciò, il ricordo dei pastori che hanno guidato una diocesi, non è semplicemente un rievocare eventi del passato, ma è espressione del desiderio profondo di sentirsi inseriti nel solco vitale che, con la Pentecoste, ha lanciato il seme della Parola di Dio e, attraverso la predicazione e la testimonianza degli apostoli, è giunta fino a noi. Plaudo perciò a quest’opera editoriale, che significativamente porta il titolo: Serafino Sprovieri padre, maestro, amico. Il suo magistero nella Chiesa diocesana di Rossano-Cariati (1984-1992). Il testo è un dono, frutto di un’intuizione di mons. Santo Marcianò, che ha pensato di pubblicare gli atti del magistero di mons. Sprovieri e che ora viene consegnato alla nostra diocesi. Grazie al lavoro di ricerca attento e meticoloso, propri della competenza e passione di don Pino De Simone, il progetto è stato portato a termine. Anche don Gianni Citrigno, presbitero della diocesi di Cosenza-Bisignano, nonché nipote amato di don Serafino, ha offerto il suo fattivo contributo per la realizzazione di questo testo, che esce nella collana Ecclesia/Chiesa e Magistero dell’Editoriale Progetto 2000 di Demetrio Guzzardi”.

Serafino Sprovieri è nato il 18 maggio 1930 a San Benedetto di San Pietro in Guarano (CS); è stato ordinato presbitero per l’Arcidiocesi di Cosenza il 12 luglio 1953 da mons. Aniello Calcara, di cui è stato segretario. Direttore del settimanale diocesano Parola di vita (1969-1980) e segretario dell’Unione poeti e scrittori cattolici italiani e del Premio Cosenza. Per 26 anni (1953-1979) ha insegnato religione all’Istituto “Pezzullo” di Cosenza. Dal 1962 rettore del Seminario cosentino e dal 1975 rettore del Pontificio Seminario Teologico regionale “San Pio X” di Catanzaro. Paolo VI, l’11 febbraio 1978 l’ha nominato vescovo titolare di Temisonio (nell’odierna Turchia) e ausiliare dell’Arcidiocesi di Catanzaro e Squillace. Il 9 aprile 1978, nella cappella del “San Pio X”, è stato consacrato vescovo dal cardinale Sebastiano Baggio. Dal 1980 al 1991 ha retto l’Arcidiocesi di Rossano e Cariati; nel 1989 ha fondato il mensile diocesano Camminare insieme. Giovanni Paolo II l’ha chiamato, il 25 novembre 1991, a reggere l’Arcidiocesi metropolitana di Benevento; il 25 gennaio 1992 ha salutato l’Arcidiocesi di Rossano; ha fatto il suo ingresso nella Cattedrale di Benevento il 1° febbraio 1992, guidando la Chiesa beneventana per 14 anni (1992-2006). Dopo la rinuncia per ragioni di età, è tornato a Cosenza dove, il 2 gennaio 2018, all’età di 87 anni, ha concluso la sua vita terrena. Il suo corpo riposa nella Cattedrale di Benevento.