A 35 anni dal golpe argentino del 24 marzo 1976. I ricordi della signora Emma Cuglietta, emigrata calabrese

Sono 35 gli anni passati dal 24 marzo 1976, quando in Argentina c’è il golpe che esautora il governo di Isabel Martínez de Perón, e che fa precipitare la terra dei gauchos in una profonda notte che durerà sino al 1983.
I numeri di quel periodo dittatoriale sono terribili: 30 mila desaparecidos (il 30% di origine italiana),  2.300 omicidi politici e oltre 10.000 arresti politici. Ma anche tante – 250 secondo i dati del rapporto Nunca Mas stilato dalla commissione presieduta dallo scrittore Ernesto Sabato – furono le “vite rubate”, ossia tutti quei bambini che furono portati via ai genitori desaparecidos. O forse 500, come affermano le Abuelas de Plaza de Mayo.
Quegli anni sono ancora ben presenti in chi li ha vissuti in prima persona. Abbiamo ascoltato una testimone che pochi mesi prima del golpe aveva perso il marito. Una morte, quella di Nando Aloisio, militante della sinistra e sindacalista, in qualche maniera sospetta. La signora Emma Cuglietta è nativa di Aiello Calabro, come lo era Nando. Già emigrata, quando, nel 1948, il futuro marito si trasferisce in Argentina. Si sposeranno nel settembre 1950 a Buenos Aires.
Oggi, è una signora anziana, vive ancora a Buenos Aires e ha figli e diversi nipoti. I ricordi indietreggiano agli anni e ai mesi che precedono il marzo del 1976.
L’Argentina, allora, era interessata da una situazione di forte crisi. Nell’ottobre 1973, Peròn era ritornato al potere dopo che nel ‘55 i militari avevano messo fine al suo governo dando vita ad una lunga dittatura militare, intervallata da governi costituzionali. Tuttavia, i molti conflitti tra le diverse fazioni sostenitrici di destra e di sinistra del regime peronista, e la successiva morte del presidente avvenuta il primo luglio 1974, oltre che la oramai drammatica situazione di un paese sull’orlo di un collasso economico e politico (si pensi per esempio all’inflazione aveva superato il 700% o al terrore della triplice A, l’Alleanza Anticomunista Argentina creata da Lòpez Rega), fanno precipitare il paese in una dittatura – con Videla e la sua Junta (Massera e Agosti) alla guida del Paese – che durerà sino al 1983.
«Solo dopo che è successo tutto, si è saputo. Avevo paura per mio marito – ricorda la signora Emma -, perché lui era militante in un partito. Un partito che nemmeno si poteva dire».
«Saputo della morte di Rucci (nel 1973 segretario generale della Confederazione generale del lavoro, ndb), che era sindacalista peronista, ho parlato subito con Nando per chiedere cosa stava succedendo. Mi disse che anche alla porta dell’Inca (ricopriva la carica di presidente della Commissione Nazionale del Patronato Inca-Cgil, ndb) avevano messo 4 tamburi con l’asta». Un segnale di avvertimento. E non fu l’unica minaccia.
«Come sindacalista, perché lui lavorava al banco d’Italia de La Plata, una volta lo hanno preso carcerato, un giorno, all’epoca di Peròn. Un’altra volta, anche, per precauzione abbiamo dovuto togliere tutti i libri, che erano del partito socialista e comunista, da casa».
Come già accennato, il 12 novembre 1975, a pochi mesi dall’inizio della dittatura di Videla, Nando muore.
«Lui si doveva operare al cuore. Allora in Italia dove era stato – racconta Emma Cuglietta -, gli dissero non ti operare in Argentina. Ma volle farlo lo stesso e si operò all’Ospedale italiano. E lì è morto 8 giorni dopo l’intervento. Un giorno prima della morte lo aveva visto il fratello Settimio che disse di averlo visto bene. Ma dopo ci siamo informati che erano morte 8 persone per la stessa operazione».
La signora Emma parla ancora di Nando. Il suo italiano è un po’ incerto, e si alterna con lo spagnolo. «Nando era una persona molto buona. Che difendeva e amava i suoi figli. Come politico era completamente leale. Un uomo che pensava al progresso delle persone, al miglioramento della società. Ha lottato molto in Italia dopo la guerra e qui, in Argentina …».
I ricordi indugiano ancora a quel periodo. Pensa ai tanti desaparecidos, alle madri di Plaza de Mayo, ai figli che hanno perduto per sempre. Se fosse successo a lei, ciò che è capitato alle madri di Plaza de Mayo, non avrebbe dimenticato, né perdonato. 


Leggi anche:
http://aiellesinelmondo.blogspot.com/2010/11/lanniversario-35-anni-fa-in-argentina.html

Articolo uscito su Il Quotidiano il 24 marzo 2006

Articolo de Il Quotidiano del 1 aprile 2006

L'Anniversario. 35 anni fa in Argentina, moriva il calabrese Nando Aloisio, responsabile dell’Inca-Cgil del Sud America

Nanduzzo Aloisio

L’ANNIVERSARIO. 35 anni fa, in Argentina, moriva il calabrese Nando Aloisio, responsabile dell’Inca-Cgil del Sud America – di Bruno Pino

A seguire l’intervento “Il Vizio della memoria” – di Francesco Saccomanno del Comitato politico Prc-Se di Cosenza

Era stato sottoposto ad una operazione al cuore, per sostituire la valvola mitralica. Una patologia di cui soffriva già da anni. Ma quel 12 novembre del 1975, Nando Aloisio rimarrà sotto i ferri.
Alfredo Bossio e Nando
«La notizia – aveva scritto il compianto Peppe Verduci nel suo ultimo libro di ricordi – mi fu data per telefono dal cognato Alfredo Bossio direttamente dall’Ospedale di Buenos Aires dove Nando ancora giaceva in attesa dell’autopsia disposta dal Consolato Italiano e voluta dai fratelli Italo e Settimio dopo aver esposto alla Magistratura il fatto che i medici avevano cambiato la valvola mitralica proprio per farlo morire». Una morte forse annunciata che, ricorda ancora Verduci, «aveva causato un subbuglio a Buenos Aires; gli emigrati erano insorti con manifestazioni di solidarietà alla famiglia del loro dirigente sindacale, scomparso per opera dei fascisti di Peròn».
L’Argentina in quegli anni era in pieno caos. La situazione in cui agiva Aloisio, come quella del paese sudamericano, in grave crisi economica e politica, in un clima di terrorismo, era fortemente pericolosa, specialmente per coloro i quali militavano a sinistra e che svolgevano attività politica e sindacale. «Ricordo ancora –  ci aveva raccontato tempo addietro Alfredito, uno dei figli del sindacalista – le tante volte che mio padre fu minacciato dalle bande fasciste. Entravano nell’ufficio di notte, rompevano tutto e lasciavano carte intimidatorie».
Proprio nell’ultimo dei suoi viaggi a Roma per le attività di dirigente dell’Inca Cgil per il Sud America, Aloisio non volle dare ascolto all’amico compagno di partito Giancarlo Pajetta, responsabile Esteri di Botteghe Oscure, che lo pregava di farsi operare in Italia. L’ipotesi che circolò allora – come già accennato -, soprattutto nella convinzione della famiglia, è che per la morte del sindacalista ci misero lo zampino i militari che di lì a poco, il 24 marzo 1976, avrebbero preso il potere e instaurato un regime di terrore.
Nando alla Funtana d’a Porta
Fernando Aloisio, nella terra dei Gauchos c’era andato da emigrato nel 1948. Nato ad Aiello Calabro (Cs) il 28 aprile 1923, si era diplomato come perito agrario, e ricoperto dal 1944 al 1946 la carica di presidente dell’Ucsea (ufficio comunale statistico economico dell’agricoltura), «un ente che aveva – scrive Giuseppe Masi, in “Socialismo e amministrazione nella Calabria contemporanea” – il compito di esercitare controlli sulle trebbiatrici durante la lavorazione del grano e di registrare, nello stesso tempo, tutte le denunce a cui erano tenuti i produttori locali in tema di ammassi granari e oleari».
L’impegno in politica lo aveva portato, nel 1944, ad organizzare la Camera del Lavoro di Aiello e la sezione locale del Partito Comunista di cui fu primo segretario; e poi a partecipare attivamente nel 1946 alla campagna in favore della Repubblica per il Referendum che diede all’Italia le sue attuali Istituzioni democratiche. Nel 1947-48 è con i contadini della sua regione per l’occupazione delle terre. «Col filo spinato e paletti – rievoca Verduci – sia sul greto del torrente Maiuzzo che su quello del fiume Oliva, avevamo delimitato una proprietà. (…) Quelle terre le occupammo e le assegnammo, delimitandole con bandierine rosse, ai contadini …».
Dopo quell’esperienza, chiuso per ordine governativo l’ufficio dell’Ucsea, Nando si ritrovò senza lavoro e venne il momento di partire. Come fecero in quel periodo tantissimi altri calabresi, per dare sostegno economico alla numerosa famiglia.
Nel nuovo mondo inizia a lavorare come responsabile di una grande impresa agricola del Rìo Negro. Poco dopo, a Buenos Aires il 21 settembre 1950, sposa Emma Cuglietta, una ragazza del suo paese emigrata anni prima.
Nella capitale federale, in cui si trasferisce stabilmente nel ’54, prende parte attiva alla vita della collettività italiana. Fa parte della Commissione Direttiva dell’AIMI (Unione e Benevolenza) e di Feditalia (Federazione delle Società Italiane in Argentina), ed è membro attivo del Gruppo Permanente del Lavoro e del Comitato di Coordinamento delle attività assistenziali del Consolato Generale d’Italia.
Intensifica, poi, con la nomina a presidente della Commissione Nazionale del Patronato Inca-Cgil, e con la partecipazione come esperto del Comitato Consultivo degli Italiani all’Estero con sede a Roma, l’attività a favore degli emigrati. Assieme a tanti altri calabresi, come Filippo Di Benedetto di Saracena, anch’egli dirigente dell’Inca, Aloisio infatti è stato – scriveva anni fa Gaetano Cairo, che fu Consigliere CGIE – tra coloro i quali hanno «… costruito la base politica del riscatto dei diritti politici degli italiani all’estero».
Aloisio, l’avv. Corigliano e altri
Una tematica, questa che riguarda la vicenda umana e le condizioni degli emigrati, a cui dedica molto tempo e diversi incontri e conferenze. Come quella doppia tenutasi a Cosenza (nel salone di rappresentanza del Comune e nella sezione PCI “Togliatti”), con il magistrato Oreste Nicastro, l’avvocato Ernesto Corigliano, con l’amico e compagno Peppe Verduci, e gli onorevoli Giacomo Mancini e Mario Alicata.
Quella di Fernando Aloisio, figura di primissimo piano per la storia dell’emigrazione italiana, «il grande, carismatico personaggio» e «l’inobliabile “Nanduzzo”», come lo chiama Francesco Volpe, è dunque una storia di spessore che andrebbe approfondita, attraverso la ricerca documentale del suo impegno politico-sindacale. A cominciare dall’archivio comunale del suo paese natale dove svolse il ruolo di amministratore; agli archivi della federazione provinciale del Pci dell’epoca; a quelli dell’Inca-Cgil, ecc. Sarebbe una operazione culturale opportuna anche la dedica di un luogo pubblico (una strada, una piazza, ecc.) nella sua Calabria.

***

Il vizio della Memoria

di Francesco Saccomanno*
Abbiamo l’obbligo, in un momento storico decisivo per la sinistra italiana e particolarmente critico per quella calabrese, di coltivare, come ci ricorda giustamente un insigne giurista,  il “vizio della memoria”.
Per questo, in occasione del trentacinquesimo anniversario della morte di Nando Aloisio, avvenuta in circostanze sospette il 12 novembre del 1975 a Buonos Aires proprio nel periodo in cui l’Argentina stava per precipitare nel baratro della dittatura fascista, è necessario ricordare la sua figura, anche pensando a delle apposite iniziative pubbliche, per farla uscire dall’oblio dei nostri tempi e per raccontare l’esempio di un uomo che ha rappresentato in modo impareggiabile quella figura che Antonio Gramsci definiva “l’intellettuale organico”.
Per chi l’ha conosciuto inizialmente attraverso le “Memorie di lotta”, scritti importanti realizzati grazie alla passione politica dell’indimenticato compagno Peppino Verduci ed imperniati sulle vicende politiche del dopoguerra ad Aiello Calabro e nella provincia di Cosenza,  ed ha poi approfondito la conoscenza delle sue vicende politiche ed umane vissute tra l’Italia ed il Sud America, rimane indelebile la figura di questo militante comunista colto, figlio del popolo, umile ed impegnato concretamente per l’emancipazione delle classi deboli.
Dobbiamo, e mi rivolgo alla Sinistra diffusa ma in particolare alla Cgil, che oggi rappresenta un baluardo di difesa dei diritti dei lavoratori e dei soggetti deboli e che è stata il riferimento principale, insieme al Partito Comunista, dell’impegno sindacale e di vita di “Nanduzzo” Aloisio nonché dello stesso Verduci, attivarci  per rivalutare figure che hanno segnato in positivo la vita e la storia della nostra provincia.
Inoltre, proprio in tempi di crisi vera, economica e democratica, in cui siamo bersagliati da escort, società dell’apparenza, ossessione della sicurezza, rigurgiti di fascismo, razzismo e mito del denaro da perseguire a tutti i costi, disvalori che devastano il tessuto sociale, i beni comuni e le istituzioni, non possiamo non recuperare la validità della testimonianza della generazione degli Aloisio e dei Verduci per ricostruire le nostre comunità.
Dal basso, con l’impegno, con il lavoro, con l’azione politica diretta e determinata, con l’occupazione e la difesa delle terre, questi uomini hanno vissuto il processo di fuoriuscita dal periodo nero del ventennio fascista e dalla miseria cercando di costruire nelle nostra terra le pre-condizioni ideali per realizzare ciò di cui oggi abbiamo ancora concretamente bisogno: un processo reale di allargamento degli spazi di democrazia diretta e di partecipazione popolare.
Cosenza, 11 novembre 2010
*Comitato politico Prc-Se Cosenza
Una poesia di Peppe Verduci dedicata a Nando

25 Aprile. Un ricordo dei Partigiani Aiellesi

Il contributo del Sud alla lotta di Liberazione – conclusasi il 25 aprile del ’45 – è stato notevole, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Si parla di migliaia di Partigiani meridionali, molti dei quali calabresi, per lo più ex militari sbandati dopo l’8 settembre del ’43. Tanti morirono giovanissimi.
Ma quanti furono i Partigiani della Comunità tirrenica? Secondo alcune fonti, molti di più di quanto si pensi. Eroi dimenticati, spesso sconosciuti.
Per questo anniversario della Liberazione, vogliamo ricordarne qualcheduno. Primo fra tutti, Geniale Americo Bruni (nella foto). Nato il 5 febbraio del 1923, da Giovanni e Maria Giuseppa Volpe, trascorre la sua giovinezza ad Aiello e poi ad Acquappesa dove si sposa. Presto però inizia la guerra e Geniale viene arruolato. Passerà nella fila partigiane della 143° Brigata Garibaldi dell’Emilia Romagna dal primo gennaio 1944 sino alla data della sua eroica morte. Il Partigiano Bruni – di cui abbiamo trovato una lapide ricordo a Parma in via d’Azeglio, posta nel 1955 in occasione del decennale della Resistenza – si era reso protagonista di un atto coraggioso alla Salvo d’Acquisto. Per salvare il gruppo di compagni della Brigata a cui apparteneva, si accusò come esecutore solitario dello scoppio di una bomba contro i tedeschi in fuga. Il gesto gli costò la deportazione in Germania dove morirà nel Lager di Mauthausen il 18 marzo 1945.
Peppe Verduci ne aveva ravvivato la memoria nell’ultimo libro (Frammenti di Storia e Ricordi, Edizioni Pellegrini, Cosenza 2006), ricordando, a tutta la Comunità, l’intitolazione nell’immediato dopoguerra della sezione del Partito Comunista al giovane martire di soli 22 anni.
Dai ricordi del compagno Verduci affioravano anche i nomi di altri Partigiani ignoti alla memoria collettiva. Come Alfredo Bossio, partigiano a Valmontone, Carmine Mollame, Rosario Belluno e Raffaele Pucci, morto nell’ottobre 2007 (tesserino 001183, appartenente ai Corpi volontari della Libertà, Comando I zona Piemonte – Biellese, XII divisione d’assalto “Nodo”, grado Garibaldino, nome di battaglia “Monsone”). “Raffaele – scriveva Verduci nel suo libro – stava spesso con me e con Nando (Aloisio, fondatore del Pci e della Camera del Lavoro di Aiello, nda); ogni tanto, per dimostrarci la sua forte fede al Partito, saliva da Valleoscura portando in tasca il berrettino Partigiano, indossandolo poi nella sezione per mostrarci la falce ed il martello con la stella ricamata sulla visiera con filo argentato”.
Altri Aiellesi, che sono invece compresi nell’elenco dell’Icsaic di Cosenza, sono: Giovanni Coccimiglio (Aiello, 17 ottobre 1923), Partigiano dal 9 settembre 1943 al 15 gennaio 1944, e dall’11 agosto 1944 al 30 novembre dello stesso anno, nella Divisione Gramsci – Albania; Guglielmo Coccimiglio (Aiello, 29 febbraio 1917), soldato del 317° Fanteria Divisione Acqui, disperso in combattimento nel settembre 1943 in Grecia;Fortunato Lepore (Aiello, 5 febbraio 1914), Partigiano dall’11 ottobre 1943 al 30 novembre 1944, nella Divisione Gramsci – Albania; Francesco Vecchio (Aiello, 14 aprile 1919), Partigiano dal 9 settembre 1943 all’1 luglio 1944, nella Divisione Garibaldi – Jugoslavia. E forse tanti altri ancora sconosciuti.
Per altri contributi vedi:

25 Aprile. Un ricordo dei Partigiani Aiellesi

Qui di seguito, con qualche giorno d’anticipo rispetto al 25 aprile, ripubblichiamo un articolo del 2007 (postato sul Blog di Aiello Calabro e dintorni), ma sempre attuale e utile per non dimenticarci di quanti hanno sacrificato la propria vita per la causa della democrazia e della libertà.


Il contributo del Sud alla lotta di Liberazione – conclusasi il 25 aprile del ’45 – è stato notevole, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Si parla di migliaia di Partigiani meridionali, molti dei quali calabresi, per lo più ex militari sbandati dopo l’8 settembre del ’43. Tanti morirono giovanissimi.

Ma quanti furono i Partigiani della Comunità tirrenica? Secondo alcune fonti, molti di più di quanto si pensi. Eroi dimenticati, spesso sconosciuti.

Per questo anniversario della Liberazione, vogliamo ricordarne qualcheduno. Primo fra tutti, Geniale Americo Bruni (nella foto), detto “u totaro”. Nato il 5 febbraio del 1923, da Giovanni e Maria Giuseppa Volpe, trascorre la sua giovinezza ad Aiello e poi ad Acquappesa dove si sposa. Presto però inizia la guerra e Geniale viene arruolato. Passerà nella fila partigiane della 143° Brigata Garibaldi dell’Emilia Romagna dal primo gennaio 1944 sino alla data della sua eroica morte. Il Partigiano Bruni – di cui abbiamo trovato una lapide ricordo a Parma in via d’Azeglio, posta nel 1955 in occasione del decennale della Resistenza – si era reso protagonista di un atto coraggioso alla Salvo d’Acquisto. Per salvare il gruppo di compagni della Brigata a cui apparteneva, si accusò come esecutore solitario dello scoppio di una bomba contro i tedeschi in fuga. Il gesto gli costò la deportazione in Germania dove morirà nel Lager di Mauthausen il 18 marzo 1945.


Peppe Verduci ne aveva ravvivato la memoria nell’ultimo libro (Frammenti di Storia e Ricordi, Edizioni Pellegrini, Cosenza 2006), ricordando, a tutta la Comunità, l’intitolazione nell’immediato dopoguerra della sezione del Partito Comunista al giovane martire di soli 22 anni.

Dai ricordi del compagno Verduci affioravano anche i nomi di altri Partigiani ignoti alla memoria collettiva. Come Alfredo Bossio, partigiano a Valmontone, Carmine MollameRosario Belluno e Raffaele Pucci, morto nell’ottobre 2007 (tesserino 001183, appartenente ai Corpi volontari della Libertà, Comando I zona Piemonte – Biellese, XII divisione d’assalto “Nodo”, grado Garibaldino, nome di battaglia “Monsone”). “Raffaele – scriveva Verduci nel suo libro – stava spesso con me e con Nando (Aloisio, fondatore del Pci e della Camera del Lavoro di Aiello, nda); ogni tanto, per dimostrarci la sua forte fede al Partito, saliva da Valleoscura portando in tasca il berrettino Partigiano, indossandolo poi nella sezione per mostrarci la falce ed il martello con la stella ricamata sulla visiera con filo argentato”.

Altri Aiellesi, che sono invece compresi nell’elenco dell’Icsaic di Cosenza, sono: Giovanni Coccimiglio (Aiello, 17 ottobre 1923), Partigiano dal 9 settembre 1943 al 15 gennaio 1944, e dall’11 agosto 1944 al 30 novembre dello stesso anno, nella Divisione Gramsci – Albania; Guglielmo Coccimiglio (Aiello, 29 febbraio 1917), soldato del 317° Fanteria Divisione Acqui, disperso in combattimento nel settembre 1943 in Grecia;Fortunato Lepore (Aiello, 5 febbraio 1914), Partigiano dall’11 ottobre 1943 al 30 novembre 1944, nella Divisione Gramsci – Albania; Francesco Vecchio (Aiello, 14 aprile 1919), Partigiano dal 9 settembre 1943 all’1 luglio 1944, nella Divisione Garibaldi – Jugoslavia. E forse tanti altri ancora sconosciuti.

Vedi anche Monsone, l’ultimo Partigiano Aiellese

Il Compagno Peppe Verduci è morto

Il Poeta Comunista Peppe Verduci è morto oggi 8 aprile, dopo una lunga malattia, nella sua casa di Viale Cosmai a Cosenza. Il prossimo 22 maggio avrebbe compiuto 87 anni.
È morto proprio in piena campagna elettorale, lui che di campagne elettorali ne ha fatte tante e che ha raccontato in diversi libri. Come quella indimenticabile di sessanta anni fa delle Politiche del 18 aprile 1948 in cui la DC vinse per 12 milioni di voti contro gli 8 del Fronte Popolare. In quel periodo, Peppe assieme a Nando Aloisio e agli altri compagni della sezione del PCI di Aiello Calabro (Cs), dove undicenne, nel 1932, si era trasferito con la famiglia da Lazzàro (Rc), erano impegnati in una fervente attività politica e sociale per l’affermazione degli ideali del Partito comunista al quale aveva aderito nel 1943.
Per il compagno Peppe l’amore per il comunismo è stato, come per Nando Aloisio, “una questione di vita”. Come questione di vita è stata pure la “voglia di scrivere” che gli era venuta “più intensamente del solito” dopo il pensionamento dal Genio Civile per il quale aveva lavorato. Poi quel “desiderio è divenuto brama – racconta in “Frammenti di storia e ricordi”, ultimo libro pubblicato nel 2006 da Pellegrini – e mi spinge sempre a prendere carta e penna segnando in appunti gli avvenimenti cosparsi del lungo peregrinare della vita”. “Certo, ciò ch’è più di peso e di più importante in tutte le vicende, è la scelta ideale che ho fatto – racconta Verduci – quando ho optato per il Comunismo, impegnandomi profondamente in una lotta impari per la costruzione di una Società che voleva essere quella delle gente umile, della fratellanza e della giustizia sociale”.
Oltre a comunista e scrittore, Peppe è stato anche un apprezzato poeta. “Un letterato dei nostri tempi” come lo ha definito l’editore Luigi Pellegrini che ha pubblicato diverse sue opere. Un poeta autentico, per Pellegrini, “dotato di profonda forza espressiva e di luminosa fantasia”. Molti delle poesie le aveva dedicate alla moglie Peppinella che lo aveva lasciato qualche anno fa; tante altre pue per la sua Aiello che amava moltissimo.
Di recente, per la sua attività letteraria, aveva ricevuto una “recensione” di Fausto Bertinotti che gli aveva rivolto parole di sincera stima e apprezzamento intellettuale. «Caro compagno Peppe Verduci – gli aveva scritto Bertinotti -, ho ricevuto la tua gradita lettera e i tre volumi da te mirabilmente scritti, che testimoniano a tutti noi il tuo profondo legame con la comunità di donne e uomini del territorio della tua terra. La tua passione, la tua abnegazione, la tua vicinanza al fianco dei più deboli, dei più umili ti rendono un testimone eccezionale del lungo cammino dell’intero popolo italiano per la conquista della giustizia e dell’uguaglianza”.
La cerimonia funebre si terrà mercoledì 9 aprile alle 16.30 nella Chiesa di Santa Maria Maggiore in Aiello Calabro. Verduci sarà poi tumulato nel locale cimitero dove riposerà vicino alla moglie Peppinella.

Nota biografica. Peppe Verduci nasce a Lazzaro (Rc) il 22 maggio del 1921. Si trasferisce ad Aiello Calabro (Cs) nel 1932 con la numerosa famiglia. Nel 1940 è a Bologna per svolgere il servizio militare, ed è proprio nel capoluogo emiliano, frequentando la famiglia Dozza, che trova occasione per avvicinarsi agli ideali del Comunismo, che lo hanno accompagnato per tutta la vita.
Ancora giovane, dopo aver appreso il mestiere di falegname, apre una bottega. Nel 1943, assieme ad altri giovani, costituisce, ad Aiello, la prima sezione del Partito Comunista Italiano, di cui egli diviene dirigente, svolgendo una intensa attività politica. In seguito, farà parte Comitato Federale, e terrà comizi e riunioni di sezione nei disparati paesi della provincia di Cosenza. Poi, dopo la nomina a “costruttore di Zona” nell’alto Ionio con sede a Trebisacce, sarà chiamato per essere eletto sindaco di Lungro e, dopo due legislature, tornato a Cosenza, assumerà la carica della presidenza della Lega delle Cooperative. È stato pure membro della Camera Confederale del Lavoro e dell’Alleanza dei Contadini. Sciolto il P.C.I., è rimasto comunista, militando nel partito di Rifondazione, e ricoprendo la carica di presidente dei probiviri nel circolo “Fausto Gullo” di Cosenza.
Ha pubblicato, nel 1999, il libro “Memorie di Lotta – Aiello Calabro 1943 – 1970” (edito dall’Icsaic), in cui raccoglie le esperienze della sua militanza comunista e dove mette a fuoco le problematiche di una comunità che lo ha visto crescere e maturare, insieme ad una generazione di giovani dediti alla costruzione di una società improntata ai veri valori di una democrazia fattiva e concreta e non solo formale. Il libro – per il successo ottenuto – è stato poi rieditato da Pellegrini nel 2002. Sempre con la Casa Editrice Pellegrini, ha pubblicato nel 2003 “Poesie”; e nel 2004 “Aiello Calabro – Appunti sparsi”, Sono invece del 2005 “Stralci letterari” e “I miei dieci anni a Lungro”. Del 2006, invece, l’ultima fatica letteraria “Frammenti di storie e ricordi” (Pellegrini), in cui Verduci raccoglie memorie e particolari avvenimenti che riguardano la storia politica e sociale di Aiello Calabro nell’immediato secondo dopoguerra.

Il Poeta Comunista
(poesia di Mario Pucci)

Pieno d’amore è il cuore con cui parli,
Eterna la tua fede in quel che credi,
Più di ogni altra cosa è vero il sogno,
Proletario, che all’alba sopravvive,
Estinguerlo non può nessuna fiamma.

Viandante sei di pace, di giustizia,
E porgi le tue mani da gigante
Rasserenando il volto di chi trema,
Dinanzi a chi lo sfrutta e lo disprezza.
Uniti vinceremo!… gridi ancora
Cantando a squarciagola, evviva… evviva
Il comunismo della libertà.

Mario Pucci

Il Compagno Peppe Verduci è morto

Il Poeta Comunista Peppe Verduci è morto oggi 8 aprile, dopo una lunga malattia, nella sua casa di Viale Cosmai a Cosenza. Il prossimo 22 maggio avrebbe compiuto 87 anni.
È morto proprio in piena campagna elettorale, lui che di campagne elettorali ne ha fatte tante e che ha raccontato in diversi libri. Come quella indimenticabile di sessanta anni fa delle Politiche del 18 aprile 1948 in cui la DC vinse per 12 milioni di voti contro gli 8 del Fronte Popolare. In quel periodo, Peppe assieme a Nando Aloisio e agli altri compagni della sezione del PCI di Aiello Calabro (Cs), dove undicenne, nel 1932, si era trasferito con la famiglia da Lazzàro (Rc), erano impegnati in una fervente attività politica e sociale per l’affermazione degli ideali del Partito comunista al quale aveva aderito nel 1943.
Per il compagno Peppe l’amore per il comunismo è stato, come per Nando Aloisio, “una questione di vita”. Come questione di vita è stata pure la “voglia di scrivere” che gli era venuta “più intensamente del solito” dopo il pensionamento dal Genio Civile per il quale aveva lavorato. Poi quel “desiderio è divenuto brama – racconta in “Frammenti di storia e ricordi”, ultimo libro pubblicato nel 2006 da Pellegrini – e mi spinge sempre a prendere carta e penna segnando in appunti gli avvenimenti cosparsi del lungo peregrinare della vita”. “Certo, ciò ch’è più di peso e di più importante in tutte le vicende, è la scelta ideale che ho fatto – racconta Verduci – quando ho optato per il Comunismo, impegnandomi profondamente in una lotta impari per la costruzione di una Società che voleva essere quella delle gente umile, della fratellanza e della giustizia sociale”.
Oltre a comunista e scrittore, Peppe è stato anche un apprezzato poeta. “Un letterato dei nostri tempi” come lo ha definito l’editore Luigi Pellegrini che ha pubblicato diverse sue opere. Un poeta autentico, per Pellegrini, “dotato di profonda forza espressiva e di luminosa fantasia”. Molti delle poesie le aveva dedicate alla moglie Peppinella che lo aveva lasciato qualche anno fa; tante altre pue per la sua Aiello che amava moltissimo.
Di recente, per la sua attività letteraria, aveva ricevuto una “recensione” di Fausto Bertinotti che gli aveva rivolto parole di sincera stima e apprezzamento intellettuale. «Caro compagno Peppe Verduci – gli aveva scritto Bertinotti -, ho ricevuto la tua gradita lettera e i tre volumi da te mirabilmente scritti, che testimoniano a tutti noi il tuo profondo legame con la comunità di donne e uomini del territorio della tua terra. La tua passione, la tua abnegazione, la tua vicinanza al fianco dei più deboli, dei più umili ti rendono un testimone eccezionale del lungo cammino dell’intero popolo italiano per la conquista della giustizia e dell’uguaglianza”.
La cerimonia funebre si terrà mercoledì 9 aprile alle 16.30 nella Chiesa di Santa Maria Maggiore in Aiello Calabro. Verduci sarà poi tumulato nel locale cimitero dove riposerà vicino alla moglie Peppinella.

Nota biografica. Peppe Verduci nasce a Lazzaro (Rc) il 22 maggio del 1921. Si trasferisce ad Aiello Calabro (Cs) nel 1932 con la numerosa famiglia. Nel 1940 è a Bologna per svolgere il servizio militare, ed è proprio nel capoluogo emiliano, frequentando la famiglia Dozza, che trova occasione per avvicinarsi agli ideali del Comunismo, che lo hanno accompagnato per tutta la vita.
Ancora giovane, dopo aver appreso il mestiere di falegname, apre una bottega. Nel 1943, assieme ad altri giovani, costituisce, ad Aiello, la prima sezione del Partito Comunista Italiano, di cui egli diviene dirigente, svolgendo una intensa attività politica. In seguito, farà parte Comitato Federale, e terrà comizi e riunioni di sezione nei disparati paesi della provincia di Cosenza. Poi, dopo la nomina a “costruttore di Zona” nell’alto Ionio con sede a Trebisacce, sarà chiamato per essere eletto sindaco di Lungro e, dopo due legislature, tornato a Cosenza, assumerà la carica della presidenza della Lega delle Cooperative. È stato pure membro della Camera Confederale del Lavoro e dell’Alleanza dei Contadini. Sciolto il P.C.I., è rimasto comunista, militando nel partito di Rifondazione, e ricoprendo la carica di presidente dei probiviri nel circolo “Fausto Gullo” di Cosenza.
Ha pubblicato, nel 1999, il libro “Memorie di Lotta – Aiello Calabro 1943 – 1970” (edito dall’Icsaic), in cui raccoglie le esperienze della sua militanza comunista e dove mette a fuoco le problematiche di una comunità che lo ha visto crescere e maturare, insieme ad una generazione di giovani dediti alla costruzione di una società improntata ai veri valori di una democrazia fattiva e concreta e non solo formale. Il libro – per il successo ottenuto – è stato poi rieditato da Pellegrini nel 2002. Sempre con la Casa Editrice Pellegrini, ha pubblicato nel 2003 “Poesie”; e nel 2004 “Aiello Calabro – Appunti sparsi”, Sono invece del 2005 “Stralci letterari” e “I miei dieci anni a Lungro”. Del 2006, invece, l’ultima fatica letteraria “Frammenti di storie e ricordi” (Pellegrini), in cui Verduci raccoglie memorie e particolari avvenimenti che riguardano la storia politica e sociale di Aiello Calabro nell’immediato secondo dopoguerra.

Il Poeta Comunista
(poesia di Mario Pucci)

Pieno d’amore è il cuore con cui parli,
Eterna la tua fede in quel che credi,
Più di ogni altra cosa è vero il sogno,
Proletario, che all’alba sopravvive,
Estinguerlo non può nessuna fiamma.

Viandante sei di pace, di giustizia,
E porgi le tue mani da gigante
Rasserenando il volto di chi trema,
Dinanzi a chi lo sfrutta e lo disprezza.
Uniti vinceremo!… gridi ancora
Cantando a squarciagola, evviva… evviva
Il comunismo della libertà.

Mario Pucci

E' morto "Monsone", l'ultimo dei Partigiani aiellesi

“Monsone”, l’ultimo dei partigiani aiellesi, si è spento a 91 anni lo scorso 22 ottobre presso l’ospedale di Paola.
Raffale Pucci, nato il 18 settembre 1916 ad Aiello Calabro, da giovane aveva fatto la Resistenza. Dopo l’8 settembre del ’43 si trovava, da soldato sbandato, dalle parti di Ventimiglia, da qui raggiunse Torino. Nel capoluogo piemontese aderì alla causa partigiana, entrando nei Corpi volontari della Libertà, Comando I zona Piemonte – Biellese, XII divisione d’assalto “Nedo”, col grado di Garibaldino (tesserino 001183).
Di recente, la sua figura di combattente, era stata messa in risalto dalla stampa regionale e dallo scrittore e poeta comunista Peppe Verduci nel suo ultimo libro “Frammenti di storia e ricordi”, edito da Pellegrini nel 2006.
“Raffaele – scrive Verduci – stava spesso con me e con Nando (Aloisio, fondatore del Pci e della Camera del Lavoro di Aiello, nda); ogni tanto, per dimostrarci la sua forte fede al Partito, saliva da Valleoscura (la frazione aiellese dove abitava) portando in tasca il berrettino da Partigiano, indossandolo poi nella sezione per mostrarci la falce ed il martello con la stella ricamata sulla visiera con filo argentato”.
I funerali del partigiano “Monsone” si sono svolti nel pomeriggio di martedì, nella chiesa di Santa Maria Maggiore. La salma ora riposa presso il locale cimitero.

Una recensione di Bertinotti per il compagno Peppe Verduci

Peppe Verduci, ex PCI, ed oggi militante del Partito della Rifondazione Comunista, è avvezzo a ricevere giudizi, commenti, o anche critiche alla sua attività letteraria che oramai consta, oltre che di centinaia di poesie, anche di alcune pubblicazioni che raccontano le sue esperienze politiche. Ma fa trasparire una certa soddisfazione quando a rivolgergli parole di sincera stima e apprezzamento intellettuale è il presidente della Camera dei Deputati.

«Caro compagno Peppe Verduci – scrive Fausto Bertinotti -, ho ricevuto la tua gradita lettera e i tre volumi da te mirabilmente scritti, che testimoniano a tutti noi il tuo profondo legame con la comunità di donne e uomini del territorio della tua terra. La tua passione, la tua abnegazione, la tua vicinanza al fianco dei più deboli, dei più umili – sottolinea il presidente – ti rendono un testimone eccezionale del lungo cammino dell’intero popolo italiano per la conquista della giustizia e dell’uguaglianza. In un Paese uscito dagli orrori della Seconda guerra mondiale, insieme a tante altre eroiche figure come quella di Nando Aloisio, da te brillantemente descritta, hai saputo portare un contributo sincero e incondizionato».
«Non è ancora tempo di bilanci – aggiunge Bertinotti – , ma puoi ben goderti il fascino che emana la tua esperienza che ha attraversato il nostro tempo. So che possiamo contare ancora sui tuoi preziosi consigli. Lunga vita tra tutti coloro che con immutato affetto oggi ti circondano, continuando ad avere il privilegio di mettere a frutto il tuo enorme bagaglio di esperienza poetica e umana».
I libri, oggetto della “recensione” del presidente Bertinotti sono: “Memorie di Lotta – Aiello Calabro 1943 – 1970” (edito nel 1999 dall’Icsaic); “I miei dieci anni a Lungro” (Pellegrini, 2005); ed infine, “Frammenti di storie e ricordi” (Pellegrini, 2006), ultimo volume in ordine di tempo, in cui Verduci, classe 1921, raccoglie memorie e particolari avvenimenti che riguardano la storia politica e sociale di Aiello Calabro nell’immediato secondo dopoguerra.

25 aprile 2007 – Partigiani Aiellesi, un ricordo

Il contributo del Sud alla lotta di Liberazione – conclusasi il 25 aprile del ’45 – è stato notevole, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Si parla di migliaia di Partigiani meridionali, molti dei quali calabresi, per lo più ex militari sbandati dopo l’8 settembre del ’43. Tanti morirono giovanissimi.
Ma quanti furono i Partigiani della Comunità tirrenica? Secondo alcune fonti, molti di più di quanto si pensi. Eroi dimenticati, spesso sconosciuti.

Per questo anniversario della Liberazione, vogliamo ricordarne qualcheduno. Primo fra tutti, Geniale Americo Bruni. Nato il 5 febbraio del 1923, da Giovanni e Maria Giuseppa Volpe, trascorre la sua giovinezza ad Aiello e poi ad Acquappesa dove si sposa. Presto però inizia la guerra e Geniale viene arruolato. Passerà nella fila partigiane della 143° Brigata Garibaldi dell’Emilia Romagna dal primo gennaio 1944 sino alla data della sua eroica morte. Il Partigiano Bruni – di cui abbiamo trovato una lapide ricordo a Parma in via d’Azeglio, posta nel 1955 in occasione del decennale della Resistenza – si era reso protagonista di un atto coraggioso alla Salvo d’Acquisto. Per salvare il gruppo di compagni della Brigata a cui apparteneva, si accusò come esecutore solitario dello scoppio di una bomba contro i tedeschi in fuga. Il gesto gli costò la deportazione in Germania dove morirà nel Lager di Mauthausen il 18 marzo 1945.

Peppe Verduci di recente ne ha ravvivato la memoria nel suo ultimo libro (Frammenti di Storia e Ricordi, Edizioni Pellegrini, Cosenza 2006), ricordando, a tutta la Comunità, l’intitolazione nell’immediato dopoguerra della sezione del Partito Comunista al giovane martire di soli 22 anni.
Dai ricordi del compagno Verduci affiorano anche i nomi di altri Partigiani ignoti alla memoria collettiva. Come Alfredo Bossio, partigiano a Valmontone, Carmine Mollame, Rosario Belluno e Raffaele Pucci, 91 anni il prossimo 18 settembre (tesserino 001183, appartenente ai Corpi volontari della Libertà, Comando I zona Piemonte – Biellese, XII divisione d’assalto “Nodo”, grado Garibaldino, nome di battaglia “Monsone”). “Raffaele – scrive Verduci nel suo libro – stava spesso con me e con Nando (Aloisio, fondatore del Pci e della Camera del Lavoro di Aiello, nda); ogni tanto, per dimostrarci la sua forte fede al Partito, saliva da Valleoscura portando in tasca il berrettino Partigiano, indossandolo poi nella sezione per mostrarci la falce ed il martello con la stella ricamata sulla visiera con filo argentato”.
Altri Aiellesi, che sono invece compresi nell’elenco dell’Icsaic di Cosenza, sono: Giovanni Coccimiglio (Aiello, 17 ottobre 1923), Partigiano dal 9 settembre 1943 al 15 gennaio 1944, e dall’11 agosto 1944 al 30 novembre dello stesso anno, nella Divisione Gramsci – Albania; Guglielmo Coccimiglio (Aiello, 29 febbraio 1917), soldato del 317° Fanteria Divisione Acqui, disperso in combattimento nel settembre 1943 in Grecia; Fortunato Lepore (Aiello, 5 febbraio 1914), Partigiano dall’11 ottobre 1943 al 30 novembre 1944, nella Divisione Gramsci – Albania; Francesco Vecchio (Aiello, 14 aprile 1919), Partigiano dal 9 settembre 1943 all’1 luglio 1944, nella Divisione Garibaldi – Jugoslavia. E forse tanti altri ancora sconosciuti.

Nando Aloisio

Quando Nando Aloisio muore è il 12 novembre del 1975. «In Argentina – come ci racconta il figlio Alfredito, docente di psicologia all’Università di Barcellona in Spagna che alla morte del padre aveva 18 anni, militante nella Gioventù del Partito Comunista -, si stava imponendo l’idea, mediante l’azione dei mezzi di comunicazione di massa, che il caos si stava avvicinando, e che mancava una condotta patriottica per far ritornare il paese alla “civilizzazione”. Era questa – aggiunge – un’epoca molto movimentata. Da un lato, i militari che ancora non si erano decisi a prendere il governo (lo avrebbero fatto poi l’anno seguente), si dichiaravano, con l’appoggio del parlamento, in guerra contro i gruppi guerriglieri. Dall’altro, era cresciuta una parte fascista che si incaricava di minacciare e ammazzare persone vicine alla sinistra».

Fernando Aloisio, era emigrato in Sudamerica nel 1948. Era nato ad Aiello Calabro (Cs) il 28 aprile 1923. Diplomatosi come perito agrario, aveva ricoperto dal 1944 al 1946 la carica di presidente dell’Ucsea (ufficio comunale statistico economico dell’agricoltura). Aveva organizzato la Camera del Lavoro di Aiello e la sezione locale del Partito Comunista e partecipato attivamente nel 1946 alla campagna in favore della Repubblica per il Referendum che diede all’Italia le sue attuali Istituzioni democratiche; e nel 1947-48 alla lotta dei contadini della sua regione con l’occupazione delle terre.

Poi, chiuso per ordine governativo l’ufficio dell’Ucsea che non aveva più ragione di esistere, Nando si ritrovò senza lavoro e venne il momento di partire, come ci ricorda il poeta comunista Peppe Verduci nel suo libro di Memorie di Lotta. In Argentina, assume la direzione di una importante Impresa nella provincia del Rìo Negro e si sposa con una ragazza del suo paese a Buenos Aires il 21 settembre 1950.
Ritornerà in Italia nel 1953, dedicandosi nuovamente all’azione sindacale in favore dei contadini. Ma nel 1954, si trasferisce, questa volta definitivamente, a Buenos Aires prendendo parte attiva alla vita della collettività italiana, sempre con lo sguardo ai suoi ideali politici e sindacali. Partecipa alla costituzione dell’Associazione Calabrese unificando il “Corum Bonum” e il circolo Calabrese; è membro dell’esecutivo della Azione Italiana Garibaldi, associazione antifascista degli emigrati italiani. Fa parte della Commissione Direttiva dell’AIMI (Unione e Benevolenza) e di Feditalia (Federazione delle Società Italiane in Argentina), essendo anche membro attivo del Gruppo Permanente del Lavoro e del Comitato di Coordinamento delle attività assistenziali del Consolato Generale d’Italia. Diventa presidente della Commissione Nazionale del Patronato INCA-CGIL e fa parte come esperto del Comitato Consultivo degli Italiani all’Estero con sede a Roma. Lavora pure diversi anni come impiegato del Banco de Italia y Rio de la Plata.

La situazione in cui agisce Aloisio, com’è quella argentina, un paese in grave crisi economica e politica e di terrorismo, è fortemente pericolosa, specialmente per coloro i quali militavano a sinistra. «Ricordo ancora – riferisce Alfredito Aloisio – le tante volte che mio padre fu minacciato dalle bande fasciste. Entravano nell’ufficio di notte, rompevano tutto e lasciavano carte intimidatorie».

Nell’ultimo dei viaggi a Roma per i suoi impegni legati all’attività sindacale e politica, Nando Aloisio disse che al ritorno in Argentina avrebbe dovuto sottoporsi alla consueta operazione al cuore per la sostituzione della valvola mitralica. Non volle dare ascolto all’amico compagno di partito Giancarlo Pajetta che lo pregò di farsi operare in Italia.

Il Quotidiano della Calabria 1 aprile 2006

Vedasi nota biografica su Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea dell’ICSAIC