di Carmelina Sicari
La penna scrive da sola. Proprio così. Per l’indignazione. Il delirio di una possibile scissione in due parti dell’Italia sembra compiersi sotto gli occhi e l’indifferenza dei più. Quousque tandem abuteris, Catilina patientia nostra? Si chiedono alcuni. Perché il Sud non reagisce? Sarà colpa delle dominazioni che si sono succedute nel tempo e che sono tutte concluse.
Ma la penna scrive da sola…
La muove l’indignazione per il tradimento del Risorgimento, del giuro manzoniano che proclamava l’Italia una d’arme di lingua, d’altar…
La muove l’indignazione della falsificazione della Questione meridionale divenuta in nome del profitto questione settentrionale, il tradimento delle generazioni di meridionalisti che denunciavano l’esproprio dei diritto, le disuguaglianze, il sacrificio di intere generazioni.
La muove l’indignazione per lo sfruttamento l’abbandono.
La penna scrive da sola anche per celebrare i pochi eroi che combattono per il Sud. Stranamente sono i vescovi.
Uno di essi, l’arcivescovo di Reggio Calabria, Fortunato Morrone. protagonista di un convegno sul Mezzogiorno si è collegato all’opera di un suo precedessore, mons. Lanza, arcivescovo della stessa città, autore di una lettera pastorale sul Mezzogiorno che può considerarsi la Rerum novarum del Sud. Il Sud non è solo faccenda politica, sociale antropologica ma religiosa e morale.
Gli hanno fatto eco gli altri protagonisti del convegno come l’ambasciatore Antonio Morabito, allievo come Mons. Lanza del collegio Capranica di Roma.
E di lontano ma dopo aver dichiarato la sua partecipazione ideale sulle pagine del Quotidiano, Anna Rosa Macrì.
La penna scrive da sola ricordando uno dei punti fondamentali dell’intervento di Mons. Morrone: l’Unità. L’Unità è assunto religioso e non solo storico e sociale. È l’elemento costitutivo di quello che si definisce il Regno ed è la caratteristica dello Spirito Santo. Andare contro l’Unità è dunque blasfemia, empietà.
Antonio Morabito ha ricordato le tappe del pensiero sociale della Chiesa ed il forte richiamo della lettera di Mons. Lanza all’impegno concreto per lo sviluppo del Mezzogiorno.
La penna scrive da sola. L’attuazione del progetto dell’autonomia differenziata è suicida. Non solo per l’anatema incluso nel tradimento ma per le proporzioni del fatto. Generazioni e generazioni bandiranno e proclameranno la maledizione e così come nel Credo, il nome di Pilato viene esecrato da millenni così, la divisione sarà oggetto di ludibrio e di maledizione. Non importa che il Sud sembri indifferente e subisca, la sua memoria sarà lunga, lunghissima.
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Reggio Calabria. Un convegno sulla lettera pastorale del 1948 di Monsignor Lanza
L’11 giugno si è svolto nei locali della Curia metropolitana di Reggio Calabria un convegno organizzato insieme alla Diocesi dall’associazione Nuovo umanesimo sulla Lettera pastorale di Mons. Lanza arcivescovo di Reggio Calabria fino al l950 e morto giovanissimo.
La lettera pastorale riguarda il Mezzogiorno e Mons. Lanza, proprio nel cuore della questione meridionale, il 1948, vi propone il problema del Sud come problema religioso e morale oltre che politico e geografico. Anzi vi indica il primato della religione al riguardo.
Una lettera rivoluzionaria, dice Carmelina Sicari, presidente dell’associazione nell’introdurre il convegno, dopo Mons Sergi che ha ricordato i nomi dei vescovi meridionali firmatari della lettera e tra gli altri mons. Sorrentino.
Paragonabile alla Rerum Novarun di Leone XIII con un lungo orizzonte d’attesa perché ha raggiunto noi rivelando una straordinaria attualità,
Nel momento in cui il Sud sembra subire un ulteriore abbandono, la lettera propone dal punto di vista morale l’urgenza di interventi.
L’attuale arcivescovo Mons. Fortunato Morrone ha con l’apporto di fonti bibliche come S. Paolo insistito sul tema dell’unità e sottolineato la denuncia di Mons. Lanza sulla volontà di relegare la Chiesa ad un ruolo di conservazione.
Il relatore principale Antonio Morabito, allievo come Mons. Lanza del collegio Capranica, ha analizzato con cura gli aspetti della lettera. La condizione di opulenza per pochi e di miseria per molti non è più tollerabile, dice Lanza. La lettera segna un nuovo meridionalismo con uno slancio nuovo.
Il documento di grande spessore teologico e sociale sostenuto dal cardinale Montini ebbe una forte risposta anche da parte di altri come Mons. Sorrentino di cui parla don Denisi, già suo segretario che lamenta all’interno della Chiesa stessa talora una questione nella questione,
Antonino Piazza storicizza il momento in cui nasce la lettera, il papato di Pio XII.
Martedì 5 settembre 2023, mostra e incontro di studi sulla ricorrenza degli ottanta anni dallo sbarco delle Forze armate delle Nazioni Unite del 3 settembre 1943

Gli editori Città del Sole, Laruffa, Progetto 2000, di concerto con il Ministero della Cultura, la Biblioteca Nazionale di Cosenza, l’Associazione culturale “Anassilaos”, l’agenzia letteraria Bottega editoriale, l’Associazione Calabria in armi “Per la Patria”, l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, lo Spazio Open e l’Universitas Vivariensis, presentano la Mostra bibliografica e multimediale e l’incontro di studi sulla ricorrenza degli ottanta anni dallo sbarco delle Forze armate delle Nazioni Unite a Reggio Calabria del 3 settembre 1943, nel corso della Seconda guerra mondiale.
Dopo gli eventi della battaglia dello Stretto di Messina tra l’8 e il 16 agosto 1943, combattuta insieme per l’ultima volta dagli eserciti italiano e tedesco e vinta, dalle ore 2:30 del 3 settembre 1943, la costa di Reggio Calabria venne illuminata a giorno da oltre 1.000 cannoni americani e inglesi che annunciavano, con il loro carico di morte di 250 mila granate, il ritorno della democrazia sul suolo dell’Europa continentale. Giusto quattro anni dopo l’inizio della guerra del 3 settembre 1939.
Le navi da battaglia delle british and american fleets, e i piccoli e grandi mezzi da sbarco, dai porti di Catania e Messina cominciavano l’attraversata dello Stretto: alle 4:50, con soli venti minuti di ritardo sulla tabella di marcia, i soldati britannici e canadesi sbarcavano sulla costa calabrese. Dwight D. Eisenhower, Bernard Law Montgomery e George S. Patton si aspettavano a difesa delle Calabrie il XXXI Corpo d’armata del Regio Esercito (2.090 ufficiali, 2.537 sottufficiali e 46.582 militari di truppa), oltre alla Fallschirm panzer division “Hermann Göring”, ai diavoli verdi della 1. Fallschirmjäger-Division, alla 26. Panzer-Division, operativa a est di Palmi, tra Catanzaro e Nicastro, a Castrovillari e Sibari, a Maratea, e alla 29. Panzergrenadier-Division, in movimento lungo la direttrice Rosarno, Laureana di Borello, Nicastro, Castrovillari, e tenuto conto che l’Asse poteva impiegare contro eventuali sbarchi nell’Italia meridionale 684 aerei tedeschi e 877 italiani, dislocati sui vari campi di volo di Calabrie, Corsica, Sardegna e Provenza, e in aggiunta altri 500 tra caccia e bombardieri dislocati a Creta, nei Balcani e in Grecia. Ma durante l’Operation Baytown sulla costa calabra i british sherman tanks and infantry advanced north from Reggio non incontrarono alcuna resistenza.
Con l’approssimarsi dello sbarco in forze degli Alleati nelle Calabrie, il comandante della 10. Armee, aveva ordinato ai reparti della Wehrmacht e della Luftwaffe dislocati nella regione, il ripiegamento presso il centro di difesa predisposto nella zona compresa tra Salerno e Napoli e il trasferimento degli aerei negli altri aeroporti della Corsica e di Foggia.
Qualche ora dopo lo sbarco dei soldati britannici sulla costa di Reggio Calabria, alle 17:15, tra gli ulivi secolari di Cassibile in Sicilia, fu sottoscritta la fine delle ostilità tra il Regno d’Italia e le Nazioni Unite, ma con il primo ministro e segretario di Stato Pietro Badoglio e il re Vittorio Emanuele III indecisi sull’armistizio.
Il Regno d’Italia era definitivamente costretto a cessare le ostilità, al di là del termine “armistizio” era difatti una resa senza condizioni che entrava in vigore alle ore 17:30 di Algeri (18:30 in Italia), al momento dell’annuncio non previsto dell’armistizio da parte del comandante delle Forze armate delle Nazioni Unite, generale Dwight D. Eisenhower, che costringeva il Governo italiano a confermare la resa poco più di un’ora dopo, alle 19:42, con il messaggio di Pietro Badoglio.
L’8 settembre, da nemici ad alleati nello spazio di una giornata, una compagnia di 100 ragazzini dell’8° battaglione del 185° reggimento della Divisione Nembo, con colpi da ariete combatté – per l’onore dell’Italia – contro preponderanti forze anglo-canadesi. Alle 20:00, quando era già stata diffusa la notizia dell’armistizio e della fine delle ostilità, sulle improvvisate trincee dell’Aspromonte si spegnevano gli ultimi echi del dramma di una generazione sfortunata.
Il 9 settembre, mentre i britannici risalivano le Calabrie, 600 navi da guerra degli Alleati cominciavano a oscurare il Golfo di Salerno. Il 14, i 2.020 internati del Campo di concentramento di Ferramonti, in gran parte ebrei, sono stati i primi a essere liberati durante la Seconda guerra mondiale. Con l’illusione della pace, gli italiani si avviarono invece a un lungo periodo di bombardamenti, guerra civile, rappresaglie e stenti.
Con la mostra bibliografica e multimediale e l’incontro di studi gli organizzatori vogliono approfondire la conoscenza dei personaggi e degli eventi legati a quel periodo bellico, con le Calabrie – principale teatro, in Occidente, delle operazioni della seconda guerra mondiale – testimoni del sacrificio e del forte spirito di abnegazione dei reparti militari in conflitto, quando, prima ancora dell’annuncio dell’armistizio dai microfoni dell’Eiar, gli italiani scelgono, con l’Europa occidentale e gli United States, la democrazia.
È un momento epocale della storia non solo politica, ma anche culturale, economica e sociale della Nazione: tra mille difficoltà, militari e civili, all’alba del 3 settembre 1943, a Reggio Calabria, sconfessano il regime fascista-monarchico e l’azione ambigua del governo Badoglio e intraprendono, con convinzione, la strada della libertà e della sovranità popolare che nella Costituzione troverà la propria sublimazione.
Da Venezia alla Calabria, la maiolica secentesca di Gerace riscoperta

Presentazione del volume “Da Venezia alla Calabria – La Maiolica Secentesca di Gerace riscoperta” edito da Esperide e curato da Vincenzo Cataldo, Monica De Marco e Mario Panarello, che ripercorre la produzione calabrese dell’arte della maiolica. L’incontro che si terrà a Reggio Calabria presso la Sala di Palazzo Corrado Alvaro – sabato 10 giugno 2023, ore 16:30 rappresenterà l’occasione anche per relazionare su: Gerace, Reggio e Messina: rotte commerciali e cultura artistica. Interverranno, oltre che i curatori del volume, anche Francesca Paolino e Franco Arillotta, modererà Rossella Agostino.
Al via la terza edizione della Merenda nell’Oliveta
Calabria protagonista con Tarsia e la Città Metropolitana di Reggio Calabria. Grande attesa per l’iniziativa promossa dall’Associazione nazionale Città dell’Olio. Corsi di assaggio, laboratori didattici, incontri con olivicoltori, reading di poesie a tema olio, musica dal vivo all’ombra degli ulivi al tramonto. E per la prima volta sono gli olivi attraverso i loro olivicoltori a raccontarci la loro storia millenaria.

Calabria protagonista della terza edizione de “La Merenda nell’Oliveta” l’attesissimo evento organizzato dall’Associazione nazionale Città dell’Olio con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e delle Tutela del Territorio e del Mare e in collaborazione con LILT che si terrà in 100 Città dell’Olio italiane fino al 18 giugno. Una iniziativa nata per promuovere il turismo dell’olio attraverso un’esperienza unica ed emozionale di convivialità da vivere immersi nel paesaggio olivicolo, seduti all’ombra degli olivi, avvolti dai colori caldi del tramonto.
Quest’anno per la prima volta oltre alle degustazioni di olio EVO e alla tradizionale bruschetta, ai mini-corsi di assaggio e ai laboratori didattici per bambini, ai reading di poesie a tema olio e alla musica dal vivo, allo yoga sotto gli ulivi, tra le originali attività previste ci sarà anche uno storytelling molto speciale in cui saranno gli olivi a parlare attraverso la voce degli olivicoltori per raccontarci la loro storia millenaria.
Sono 2 le Città dell’Olio calabresi nelle quali si svolgerà la Merenda: Tarsia (CS), 10 giugno, e la Città Metropolitana di Reggio Calabria (RC).
“La Merenda nell’Oliveta è un evento sempre molto atteso. Il trend è in crescita: quest’anno le Città dell’Olio che hanno organizzato la Merenda sono sempre più consapevoli della necessità di investire sull’oleoturismo – ha dichiarato Michele Sonnessa Presidente delle Città dell’Olio – i nostri borghi sono meta di un turismo di comunità. I visitatori sono in cerca di esperienze uniche legate al mondo dell’olio per questo abbiamo deciso di far parlare gli olivi secolari e millenari che sono il fiore all’occhiello del nostro patrimonio olivicolo, attraverso la voce delle persone che se ne prendono cura: gli olivicoltori. Così pensiamo di avvicinare le persone a questa straordinaria coltura che a causa dell’abbandono in alcune zone del Paese rischia di scomparire. Ci vuole tanto amore e tanta cura per conservare l’immenso patrimonio di cui disponiamo e noi abbiamo il dovere di valorizzare l’impegno dei nostri olivicoltori”.
“La Merenda è una bella occasione per visitare i nostri borghi e prendersi del tempo per se stessi all’ombra dei nostri oliveti ma è anche un modo per imparare a riconoscere le caratteristiche del nostro olio e degustarlo in compagnia” ha dichiarato il consigliere nazionale Carmelo Versace.
“Le Città dell’Olio calabresi hanno risposto con entusiasmo alla nostra chiamata. Eventi come questi sono un’opportunità preziosa per far conoscere ai cittadini e ai turisti gli oli EVO del territorio e per fare cultura dell’olio mostrare le bellezze del paesaggio olivicolo” ha concluso il Sindaco di Rossano Flavio Stasi, coordinatore regionale delle Città dell’Olio calabresi.
Scopri tutti gli eventi in corso di aggiornamento: www.merendanelloliveta.it.
