Giovanna Zangrandi, la nuova edizione de “I giorni veri. Diario della Resistenza”

Scrittrice, alpinista, sciatrice e partigiana, Giovanna Zangrandi è una donna sui sentieri della storia, la cui vita è stata spesa per la libertà. Nel libro, ripubblicato da Ponte alle Grazie e Cai, il racconto intimo e profondo in cui rielabora le annotazioni e i ricordi del periodo tra il 1943 e il 1945.

Milano, 4 maggio 2023
Una testimonianza partigiana da recuperare per ricordare le grandi figure femminili della Resistenza: questo è il cuore de I giorni veri. Diario della Resistenza di Giovanna Zangrandi, pubblicato per la prima volta nel 1963, la cui nuova edizione è appena uscita per la collana di narrativa “Passi” di Ponte alle Grazie e Club alpino italiano.

Le vicende raccontate
Cresciuta a Bologna ma fuggita giovanissima in Cadore, dove arrampica e scia con audacia, Giovanna Zangrandi da insegnante di scienze naturali diventa staffetta partigiana nel giro di pochi giorni. La sua vita ha infatti una svolta improvvisa con l’armistizio dell’8 settembre del 1943. Colta dall’urgenza di partecipare alla lotta di Liberazione, si unisce alla brigata Pietro Calvi e diventa un tassello fondamentale nel trasporto di informazioni, armi e documenti nella zona di Cortina. Vive per quasi due anni nascosta nei boschi e tra le rocce, nelle cucine amiche e nei fienili.
Quasi vent’anni dopo, cimentandosi nella stesura de I Giorni veri, traccia un diario intimo e profondo in cui rielabora le annotazioni e i ricordi del periodo tra il 1943 e il 1945. È una Resistenza vista nella sua dimensione quotidiana, tra spericolate discese con gli sci e lunghe corse in bicicletta. La montagna è un luogo conosciuto, che Giovanna attraversa senza enfasi, ma con la stessa riconoscenza che si riserva a una famiglia amata. Pur restando fedele ai fatti, la sua scrittura ha slanci nel fantastico, e rivela una capacità quasi espressionistica nel descrivere quello che ha definito “povero Risorgimento”, dove la povertà, il nulla e la solitudine si affiancano a un coraggio fisico e spirituale di rara fattura.
«Vorrei che dalla crudezza pulita della realtà uscisse una testimonianza e una moralità che molti miei contemporanei oggi o rinnegano o soffocano nell’adipe dei vari miracoli economici, e che molti giovani non sanno», sono le parole di Giovanna Zangrandi riportate nella quarta di copertina del libro.

Il saggio introduttivo di Benedetta Tobagi
Questa nuova edizione de I giorni veri si apre con un saggio introduttivo di Benedetta Tobagi, che presenta la vita di Giovanna Zangrandi come una continua ricerca interiore di sé stessa, anche tramite l’assunzione di uno pseudonimo, Anna, nome di dell’autrice durante la Resistenza.
E mentre Anna fa la sua parte, Giovanna scrive, riempiendo quaderni che a un certo punto dovrà sotterrare a 1700 metri, sotto le cime delle Marmarole, nelle Dolomiti orientali, e che recupererà solo a guerra finita. Quei quaderni saranno la materia prima a partire dalla quale Zangrandi ricostruirà la storia di Anna e dei suoi “giorni veri”. Veri non solo perché veramente vissuti, ma anche perché della Resistenza l’autrice restituisce un’immagine viva, diretta, tutt’altro che retorica, espressa in una scrittura di grande modernità.

I giorni veri. Diario della Resistenza (162 pagine) è acquistabile in libreria a un prezzo di 16 euro. I soci del Cai lo potranno trovare a un prezzo scontato su store.cai.it

Giovanna Zangrandi
Giovanna Zangrandi, pseudonimo di Alma Bevilacqua, nasce a Galliera, in provincia di Bologna, e dopo la laurea in Chimica si trasferisce a Cortina, dove insegna, scrive sui giornali locali, arrampica e fa la maestra di sci. In seguito agli eventi dell’8 settembre entra nella brigata Pietro Calvi. Dopo l’impegno nella Resistenza, si dedica maggiormente alla scrittura. Negli anni Cinquanta collabora con L’Unità, Gioia, Epoca, Amica, La Nazione, Noi donne. Nel 1954 pubblica con Mondadori I Brusaz, che vince il premio Grazia Deledda, nel 1959 Il campo rosso (Premio Bagutta) e nel 1963 I giorni veri (Premio Resistenza-Venezia). Nel 1946 costruisce il Rifugio Antelao, che diventa in seguito proprietà del Cai. Scomparsa nel 1988, l’autrice è sepolta a Galliera, il suo piccolo paese natale in provincia di Bologna.

Geniale Bruni, un partigiano calabrese a Mauthausen

Video di Francesca Rennis, 2020

Per ricordare Geniale Bruni, Partigiano di Aiello Calabro, in occasione di questo 25 Aprile 2023, postiamo un video realizzato nel 2020 da Francesca Rennis.

Geniale Americo Bruni era nato ad Aiello Calabro (Cs), il 5 febbraio del 1923, da Giovanni e Maria Giuseppa Volpe. Trascorre la sua giovinezza ad Aiello e poi ad Acquappesa dove si sposa. Presto però inizia la guerra e Geniale viene arruolato. Dopo l’armistizio, passerà nella fila partigiane della 143° Brigata Garibaldi dell’Emilia Romagna (dal primo gennaio 1944 sino alla data della sua morte). Il Partigiano Bruni – di cui abbiamo trovato una lapide ricordo a Parma in via d’Azeglio, posta nel 1955 in occasione del decennale della Resistenza, era stato catturato e poi deportato in Germania dove morirà nel Lager di Mauthausen il 18 marzo 1945.

Per maggiori info, si può consultare la voce “Geniale Bruni” del Dizionario biografico della Calabria contemporanea dell’ICSAC.

Altre informazioni di seguito:

25 Aprile, il contributo dei calabresi alla caduta del regime. Un articolo di Vittorio Cappelli storico dell’ICSAIC

Vittorio Cappelli, storico dell’Unical e direttore dell’ICSAIC, per il 25 Aprile ripercorre, in un articolo pubblicato su I Calabresi, il contributo calabrese alla caduta del regime. Di seguito, il link all’articolo.

Hai presente il 25 Aprile? Un podcast del Parri

Il #25aprile 2022 dell’ICSAIC

Fonte ICSAIC

Album foto “Una targa per Vittorio Staccione” Cosenza 25 aprile 2022

Il video dell’iniziativa
Una iniziativa della commissione didattica dell’ICSAIC in una scuola calabrese
Intervista radiofonica al prof. Ferraro sul 25 aprile

Il partigiano Giacomo Ulivi. “No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere”

Giacomo Ulivi (foto da Wikipedia)

No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!

Da Lettera agli amici, di Giacomo Ulivi, partigiano, di cui ricorre oggi il settantesimo anniversario della morte avvenuta a Modena, in Piazza Grande, il 10 novembre 1944.
 
 
Il Quotidiano della Calabria 11 novembre 2014, pag. 40
70esimo anniversario della morte del giovanissimo partigiano Giacomo Ulivi
«No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!». La frase è estrapolata da una lettera di Giacomo Ulivi, uno studente universitario, di soli 19 anni, assassinato dai fascisti proprio 70 anni fa. Era il 10 novembre del 1944, quando fu fucilato nella piazza Grande di Modena, insieme ad Alfonso Piazza ed Emilio Po. Ulivi era nato il 29 ottobre del 1925, in provincia di Parma, città molto attiva nella lotta di Liberazione, dove peraltro, in una targa ricordo, in via D’Azeglio, si commemora un nostro partigiano calabrese, Americo Bruni, di Aiello Calabro (Cs), anch’egli giovanissimo (del 1923) come Ulivi, morto a Mauthausen nel marzo del 1945.
Nella lettera agli amici che non venne mai spedita, scritta durante un periodo di esilio forzato a Modena, considerato suo testamento spirituale, ora conservata all’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia Ferruccio Parri di Milano, Ulivi esorta i giovani coetanei a fare un esame di coscienza. «Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali». Come l’allontanamento «da ogni manifestazione politica».
«È il tremendo, il più terribile, credetemi, risultato di un’opera di diseducazione ventennale – scrive appunto nella missiva -, di diseducazione o di educazione negativa, che martellando per vent’anni da ogni lato è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi. Fondamentale quello della “sporcizia” della politica […]. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è un lavoro di “specialisti”».
«Come mai, noi italiani, con tanti secoli di esperienza, usciti da un meraviglioso processo di liberazione – si chiede Ulivi -, in cui non altri che i nostri nonni dettero prova di qualità uniche in Europa, di un attaccamento alla cosa pubblica, il che vuol dire a sé stessi, senza esempio forse, abbiamo abdicato, lasciato ogni diritto, di fronte a qualche vacua, rimbombante parola? […] Ci siamo lasciati strappare di mano tutto, da una minoranza inadeguata, moralmente e intellettualmente. Questa ci ha depredato, buttato in un’avventura senza fine […]».
E continua ancora la lettera, molto attuale, che abborre il disimpegno: «Ricordate, siete uomini, avete il dovere se il vostro istinto non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri interessi, di badare a quelli dei vostri figli, dei vostri cari. Avete mai pensato che nei prossimi mesi si deciderà il destino del nostro Paese, di noi stessi: quale peso decisivo avrà la nostra volontà se sapremo farla valere; che nostra sarà la responsabilità, se andremo incontro ad un pericolo negativo?».
Studente di Legge, e convinto antifascista, dopo l’8 settembre ’43 Giacomo Ulivi entra nella Resistenza locale. Nel corso della sua attività per il Comitato di Liberazione Nazionale venne catturato dalle Brigate Nere. Venne prima torturato, e poi, per rappresaglia – a seguito dell’uccisione di quattro fascisti a Soliera (Mo), avvenuta sei giorni prima – venne condannato e fucilato.
Di questo giovane martire si parla nel volume appena edito per la collana “Vite ritrovate” a cura dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Parma, che porta come titolo “La giovinezza tenace. I luoghi e le parole di Giacomo Ulivi” (testi di Giuliano Albarani, Michela Cerocchi, Sonia Pellizzer e degli studenti del Liceo scientifico “G. Ulivi” che hanno partecipato al laboratorio storico-didattico “I luoghi e le parole di Giacomo Ulivi”), la cui presentazione sarà il prossimo venerdì 14 novembre all’Isrec di Parma in occasione del settentesimo dell’eccidio di Piazza Grande di Modena. Un libro che sarà interessante e doveroso leggere. Non solo per rendere onore al sacrificio compiuto dai Partigiani, ma soprattutto per apprezzarne il messaggio di impegno, di speranza, di resistenza, e il monito a non delegare la responsabilità del nostro futuro ad altri.
Bruno Pino