Storie di frane e paesi scomparsi. La vicenda di Laghitello in un convegno a Lago (Cs)

Laghitello anni ’30

In Calabria esistono diversi casi di abbandono di interi paesi. Paesi con secoli di storia alle spalle che scompaiono. Per gli effetti dello spostamento delle popolazioni verso le coste, perché interessati da forti flussi migratori, o perché distrutti da terremoti o alluvioni. A volte vengono abbandonati perché il terreno dove sorgono è interessato da una secolare vicenda di frane e dissesto idrogeologico.

La storia di Laghitello, antico casale di Aiello, è da iscriversi in questo ultimo caso. Ma più che abbandonato, si dovrebbe usare il termine “scomparso”. Il piccolo agglomerato, che proprio 200 anni fa, nel 1811, venne accorpato alla vicinissima Lago, è travolto nel corso del tempo da un segnato destino geologico che agli inizi degli anni ‘50 lo svuota del tutto. È il 1952-3 quando, racconta uno dei due testimoni intervistati per il documentario “Il paese scomparso” del regista Massimo De Pascale, gli ultimi abitanti rimasti si trasferiscono a Lago, nelle case popolari appena costruite. Il cortometraggio, ideato da Sergio Chiatto, Gaetano Osso e Francesco Mazzotta, in occasione del bicentenario dell’accorpamento, racconta attraverso le testimonianze di Nicola De Luca e Francesco Piluso, con immagini attuali e frame del passato, la vita che vi si svolgeva. Il mulino, gli orti, le coltivazioni di grano e “grandiano” (granoturco), le processioni votive in onore della Madonna delle Grazie custodita nella piccola chiesetta, il ponte di legno, a vucata delle donne, i suoni della forgia, lo zampillare delle uniche due fontane pubbliche dove prendere l’acqua per bere e per i bisogni, le partite tra ragazzi col pallone di pezza, le goliardate, la fame, la solidarietà tra i vicini.

La vicenda di Laghitello, che può assomigliare a quella di tanti altri paesini calabresi, sarà al centro di un convegno (Storie di frane e di paesi scomparsi; Laghitello, ricostruzione storica, antropologica e analisi dei fenomeni) che si terrà sabato 17 dicembre a Lago, a partire dalla 11, nell’auditorium delle scuole medie di via Falsetti. Insieme alle associazioni L’Arcipelago e Coccinella onlus che organizzano l’incontro, patrocinato dalla Provincia di Cosenza, ci saranno l’Istituto scolastico G. Mameli di Amantea, i comuni di Lago e Aiello, la Sigea e l’Istituto per gli studi storici di Cosenza. Nel corso nell’incontro, durante il quale verrà proiettato il cortometraggio citato (10 min. riprese e montaggio Nicola Carvello), interverranno: Sergio Chiatto (Laghitello nella storia); Gaetano Osso e Nicola Paoli (Ricostruzione dei fenomeni franosi nel territorio di Laghitello e Lago); Francesco Mazzotta (Il trasferimento dell’abitato di Laghitello e le ripercussioni sull’urbanistica di Lago). E i professori Gioacchino Lena dell’Istituto studi storici di Cosenza, e Vito Teti, docente di Etnologia e Letterature Popolari dell’Unical  che tireranno le conclusioni. Nelle intenzioni degli organizzatori, «il  convegno  si  pone  l’obiettivo  di  dare  una risposta    ai    tanti    interrogativi    che    ancora circondano le vicende di Laghitello e, soprattutto, di  far  conoscere  alle  nuove  generazioni  una pagina  molto  importante  ma  poco  nota  della storia locale». Inoltre, «la ricostruzione delle   vicende   della   piccola comunità rappresenta  quindi  un  vero  e  proprio dovere  e  anche  una  forma  di  tardivo  risarcimento per lo scempio di un luogo di estremo interesse, sia dal punto di vista   geologico che da quello antropologico».

In edicola il n° 131 di Calabria Sconosciuta


 

E’ in edicola, da qualche giorno, il n° 131 di Calabria Sconosciuta. Di seguito, una anteprima del sito web Newz.it di un articolo che tratta del pittore Raffaele Aloisio.
Leggi l’anteprima QUI

Aiello, Colombo e papa Cybo. Scoperte e vecchie certezze

Il Quotidiano della Calabria 29 agosto 2011, pag. 52

Aiello, molti visitatori per le mostre sull’emigrazione italiana in Francia; e delle opere dell’artista Giuseppe Civitelli

Aiello, molti visitatori per le mostre sull’emigrazione italiana in Francia; e delle opere dell’artista Giuseppe Civitelli.AIELLO CALABRO – Due esposizioni, in questo scorcio d’agosto, inaugurate da qualche giorno, animano culturalmente la cittadina collinare.

La prima mostra, dal titolo “Esperons que…”, aperta tutti i giorni dal 10 al 20 agosto (Casa delle Culture, 18.00 – 21.00) , ha come tema l’emigrazione italiana in Francia negli ultimi 150 anni, ed è curata dal Comites di Chambery e patrocinata dal Comune di Aiello Calabro.

Il percorso espositivo può essere descritto come il tentativo di rispondere a una serie di domande: le stesse domande che descrivono l’esistenza di tanti migranti di oggi. Che cosa ha spinto tanti italiani a emigrare? Quali erano i loro sogni e le loro aspettative? Quale la realtà con cui, una volta giunti in Francia, hanno dovuto confrontarsi? E ancora: come sono stati accolti dalla popolazione savoiarda? Quale ruolo hanno svolto nella comunità che li ha ospitati? Quali sono stati i loro mestieri? Quali i rapporti che hanno mantenuto con l’Italia e con chi è rimasto?

Tutto questo viene raccontato attraverso le immagini inedite che i discendenti dei tanti italiani emigrati a Chambéry e in Savoia hanno tratto dai loro album di famiglia. Fotografie spesso sbiadite o ingiallite che descrivono un mondo apparentemente passato, privato e lontano da noi, eppure legato strettamente al nostro presente, alla nostra identità, ai rapporti che ci legano ai nostri vicini d’oltralpe. Fa da complemento alla mostra il libro dall’omonimo titolo di François Forrais e Angela Caprifoglio, presenti in questi giorni nella cittadina, assieme alla signora Anna Cuglietta, aiellese emigrata e parte del team d’oltralpe che ha allestito l’evento.La seconda mostra (vernissage l’11 agosto scorso), invece, è dedicata a Giuseppe Civitelli (Aiello 1907 – Roma 1990), artista e ceramista «di maggior talento della seconda metà del ventesimo secolo». L’esposizione, che è patrocinata sempre dall’amministrazione locale ed è curata dai figli dell’artista, è allestita in una location d’eccezione. È la prima volta, infatti, che palazzo Cybo Malaspina, grazie alla collaborazione delle proprietarie, le signore Elena e Valeria Viola, ospita una iniziativa del genere. Si potrà visitare sino al 20 di agosto, tutti i giorni, dalle 19 alle 22.30.

«Pur se inserito nel quadro più ampio dell’arte italiana e della storia dell’arte ceramica più recente – scrive la critica Lisa Hockemeyer, già curatrice di una mostra di grande successo a Londra sull’arte ceramica italiana, in cui erano presenti anche le opere dell’artista nativo di Aiello Calabro – Civitelli è stato una delle figure ricorrenti nel vivace panorama artistico romano degli anni ’50 e ’60 e oltre».

Una mostra di grafiche, dipinti, e ceramiche che «offre una opportunità unica – scrive ancora Lisa Hockemeyer – per rivisitare e rivalutare la carriera artistica di Giuseppe Civitelli. Tale opportunità si è fatta attendere a lungo».

Colombo, il Christo Ferens e i Cybo. Conversazione ad Aiello il 21 agosto prossimo

AIELLO CALABRO, CS (12 agosto 2011) – Chi era veramente Cristoforo Colombo? Era davvero figlio di papa Innocenzo VIII Cybo? E che ruolo ebbe, lo stesso pontefice, nella spedizione verso le Americhe? Fu una “scoperta” quella del Christo Ferens, del portatore di Cristo, o solo una “rivelazione”? E che rapporti aveva, l’Ammiraglio, con San Francesco di Paola?

Su questi ed altri interrogativi, che ruotano tutti attorno alla figura di Colombo, “l’eroe che dovrebbe essere santo” (il cui processo di beatificazione fu avviato ed interrotto per due volte), converseranno domenica 21 agosto 2011, ad Aiello Calabro, antico borgo del cosentino che fu feudo dei Cybo, il colombista Ruggero Marino, autore del libro “L’Uomo che superò i confini del mondo” (Sperling & Kupfer 2010), lo storico Fausto Cozzetto, docente di storia moderna all’Unical, Giuseppe Pisano, studioso di Calabrès e Manetti, padre Rocco Benvenuto dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, e Mario Caligiuri, assessore alla cultura della regione Calabria. Ospiti del rendez-vouz ideato dal “Blog degli Aiellesi nel Mondo” animato da Bruno Pino, i sindaci Francesco Iacucci e Francesco Tonnara delle Comunità di Aiello e di Amantea.Le tesi di Marino, giornalista che ha lavorato per più di 30 anni a Il Tempo, esposte anche nei precedenti volumi: Cristoforo Colombo e il papa tradito (Newton Compton, 1991 e Edizioni RTM 1997), e Cristoforo Colombo, l’ultimo dei Templari (Sperling & Kupfer 2005), sono certamente “rivoluzionarie”. L’autore, che fa parte pure della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo, nell’ultimo libro «smonta uno ad uno i “miti” costruiti sulla figura dell’Ammiraglio». Colombo non sbarcherà in America per errore, nel tentativo di raggiungere l’Oriente, ma invece, «è perfettamente consapevole del suo obiettivo ed è molto più di un semplice e fortunato uomo di mare. Si muove sulla base di antiche mappe con la decisione di un missionario, di un soldato di Cristo, con lo stesso afflato religioso che caratterizza gli ordini cavallereschi e, in particolare, quello più misterioso della Storia: i Templari».L’incontro culturale, che si svolgerà, proprio nella piazza che ospita lo storico palazzo che fu dei feudatari Cybo, che tanta parte ebbero nella vicenda colombiana, sarà anche un primo passo verso ulteriori e più approfondite indagini sulla figura e sul ruolo di papa Giovanni Battista Cybo nel più importante avvenimento della storia dell’umanità, dopo la nascita di Cristo; e naturalmente, sui marinai Anton Calabrès di Amantea e Angelo Manetti di Ajello, il quale secondo l’Orlandi è tra i partecipanti alla spedizione di Vasco da Gama che lo porterà a Calcutta nel 1497, e «compagno di Cristoforo Colombo – come scrive lo storico Rocco Liberti – in uno dei suoi viaggi verso le Americhe».

Per saperne di più sull’argomento:

http://www.scribd.com/doc/60565137/Sunto-delle-Tesi-di-Ruggero-Marino

http://www.scribd.com/doc/62660764/La-meridionalita-di-Colombo

http://www.scribd.com/doc/62660768/San-Francesco-Di-Paola-e-Cristoforo-Colombo-g-Pisano-Art-Pubblicato-Su-Calabria-Letter-Aria

Artisti della tarda maniera nel Viceregno di Napoli. Il libro di Mario Panarello (Rubbettino 2010) che tratta di mastri scultori, marmorari e architetti, sarà presentato a Tropea il 5 agosto prossimo

La Cappella Cybo di Pietro Barbalonga,
Andrea Matini e Battista Cioli
Ex Convento Osservanti Aiello Calabro (Cs)

Santa Lucerna, una montagna di misteri e leggende

Monte S. Lucerna, tra misteri e leggende – Pubblicato su Il Domenicale de Il Quotidiano della Calabria 10 luglio 2011, pp. 18 e 19.
Le montagne calabresi nascondono ancora dei segreti? Certamente sì. Alcune, poi, sono state ispiratrici nel passato di leggende che ancora oggi vengono raccontate. È il caso, per esempio, di monte Santa Lucerna, in territorio di Grimaldi (Cs). Che, forse (gli addetti ai lavori però non si sbilanciano più di tanto), potrebbe, ed il condizionale è davvero d’obbligo, ospitare uno sconosciuto sito archeologico. 
Monte Santa Lucerna domina le vallate circostanti dai suoi 1.256 s.l.m in provincia di Cosenza, compreso nei territori dei comuni di Lago e Grimaldi. L’origine è ancora sconosciuta, e presenta una conformazione rocciosa complessa. Il clima è di tipo appenninico, quasi alpino. Così è descritto su Wikipedia.
Intorno a questa montagna aleggiano pure vecchie storie. Sono delle leggende di origine longobarda che parlano – come ci informa il Prof. Antonio Guerriero su un numero di “Grimaldi 2000” che cita un precedente scritto di Luigi Silvagni in Cronaca di Calabria – di una chioccia con sette pulcini d’oro, immensi tesori nelle viscere di S. Lucerna lì depositati «da una regina, padrona e signora delle fu antichissime e doviziose città di Alba-Longa, di Tirirocca e Serralonga e, a guardia di essi, sta un enorme serpente dall’alito asfissiante con doppia filiera di acutissimi denti e dalla coda biforcuta e tagliente a mo’ di rasoio, raggomitolato tra le sue formidabili spire al di sopra dei grandi vassoi di argento che contengono oro e pietre preziose. Allo scoccar della mezzanotte dal principio d’ogni plenilunio, sul Pizzone, dalle profondità della montagna – racconta Guerriero -, balza un gallo dalle penne d’argento, dai piedi e dalla cresta d’oro, con gli occhi di grossi zaffiri, che canta tre volte e subito sparisce, per dar posto ad una chioccia con sette pulcini, tempestati tutti di oro e di brillanti che, per pochi minuti, razzolano ed indi spariscono anch’essi. Al fortunato che cattura il gallo, la chioccia ed i pulcini, si spalanca dinanzi ai piedi il nascondiglio degli ambiti tesori, e ne sarà assolutamente padrone, allorquando avrà sostenuto e vinto un impari lotta con il mostruoso serpente».
Questo luogo misterioso è stato meta di recente di un gruppo di appassionati, novelli Indiana Jones alla ricerca di novità. Al ritrovo, sul valico di Potame, di buon mattino, man mano giungono un po’ da tutta la Calabria. Una quarantina di amanti di trekking, natura, geologia, archeologia e storia. A capeggiare il drappello è il prof. Gioacchino Lena, presidente dell’Istituto per gli Studi Storici di Cosenza che ha organizzato la giornata assieme alla SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) sez. Calabria. Insieme a lui, a farci da guida, il geologo Gaetano Osso, e lo storico Sergio Chiatto che a margine dell’escursione ha poi tenuto una conversazione sugli aspetti storici del luogo (vedi box).
Un caffè al bar Tre Monti, che non ha nulla a che fare col ministro, e via in direzione della montagna misteriosa. Un luogo importante, Santa Lucerna, che incute rispetto e interesse, non solo per l’aspetto geo-naturalistico, ma anche per quello storico-archeologico, sui quali Lena e Osso, con Amedeo Brusco e Nicola Paoli hanno condotto un preliminare studio, presentato nell’aprile dello scorso anno in occasione del Convegno Nazionale sul Patrimonio Geologico a Sasso di Castalda (PZ).
Arriviamo sul posto con le auto, alcune si fermano prima per la strada accidentata. Quando ci ritroviamo tutti, inizia la piccola inerpicata. Tra di noi, c’è anche la dott.ssa Rossella Agostino, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria che valuta con attenzione quanto le guide ci mostrano.
In particolare Nino Osso illustra le caratteristiche morfologiche del sito, una finestra tettonica costituita da dolomie triassiche, con i versanti che si affacciano verso il mare ripidi e scoscesi, accidentati per la presenza di guglie, balze e dirupi dovuti ai fenomeni di erosione e dissoluzione dei costituenti carbonatici. L’interno è invece contraddistinto da numerose spianate sommitali e dalla presenza di doline, che nella porzione centrale deprimono l’acrocoro fino alla quota di 1213 m s.l.m.. Tutto il territorio di Potame costituisce ancora uno degli habitat naturali o naturalizzati ancora integro e di grande valenza naturalistica e paesaggistica.Sarà la parte archeologica a far discutere i presenti. Niente di certo, ma le ipotesi che sembrano contrastare, potrebbero invece essere entrambe plausibili.
L’area è caratterizzata dalla presenza di numerosi filari in muratura costituiti da pietre con diverso orientamento, piccole strutture in elevato di varia misura con evidenti riutilizzi e formanti piccoli ambienti. L’area edificata si sviluppa in modo irregolare, seguendo la morfologia del sito, per una lunghezza di oltre 700 metri e una larghezza massima di circa 300. La tecnica costruttiva, irregolare e grossolana, non presenta alcun tipo di legante tra i componenti della tessitura.
L’ipotesi – lo ripetiamo – sebbene sia solo tale e che andrà supportata da scavi e da studi approfonditi, è che i numerosi resti possano essere parte di un sito archeologico. Tuttavia, c’è chi, come Pino Filice di Grimaldi, è certo che tutta l’area, che nel recente passato è stata sfruttata con intensive coltivazioni agricole (patate, germano ecc.), ed i resti, altro non sono che opera di chi coltivava la zona (portando l’acqua dal vicino fiume Tenise con mezzi di fortuna), e dai pastori che la frequentavano.
Non resta che aspettare scavi e studi degli esperti, se e quando ci saranno, per saperne di più. Quello che è certo, per il momento, è che il luogo merita di essere visitato. Unica raccomandazione, andateci attrezzati da trekking e con qualcuno del posto che vi faccia da guida.
 
S. Lucerna, luogo di frontiera
di Sergio Chiatto
Il 13 febbraio 1404, quale filiale della parrocchiale di Grimaldi, (intitolata a San Pietro, della quale v’è traccia almeno dal 1360) la chiesa, sine cura, di Santa Lucerna di Monte Santa Lucerna, ricadente nella diocesi di Cosenza, risultò officiata da Don Antonio de Flore del casale di Paterno, il quale contemporaneamente fu provvisto della terza porzione della chiesa parrocchiale di San Giovanni della stessa Paterno, solitamente retta da tre rettori. Qualche anno dopo, il 4 dicembre 1429, ne beneficerà, sebbene ad interim, tale Don Giacomo de Alessandro di Grimaldi), il quale nel contempo è il parroco (porzionario) della chiesa parrocchiale di San Pietro dello stesso luogo. Il de Alessandro subentrava al defunto Don Giovanni de Valle (originario anch’egli di Paterno). Appena quattro mesi dopo, esattamente il 29 aprile 1430, sarà Don Tommaso de Marsico ad acquisirne la prebenda, la cui prevedibile modestia, essendo la “nostra”, lo ripeto, chiesa “sine cura” (senza cura d’anime, ovvero chiesa – o cappella – solo filiale), era compensata dagli altri incarichi ricoperti dallo stesso de Marsico, il quale, appunto, era altresì titolare di una delle porzioni della chiesa parrocchiale di San Pietro, nonché di altre chiese (o cappelle) tutte di Grimaldi.
L’ultima notizia (tratta, come le precedenti, dal Regesto Vaticano per la Calabria del compianto P. Francesco Russo) sulla chiesa di Santa Lucerna di Monte Santa Lucerna, data 24 maggio 1442, allorquando la stessa veniva provvista a tale Don Angelo de Augustino di Motta Santa Lucia, parroco anch’egli di una delle porzioni della più volte nominata chiesa parrocchiale di San Pietro di Grimaldi, il quale subentrava al precedente beneficiato, Don Tommaso de Marsico, defunto.
Era forse ormai venuta meno la funzione assunta dalla chiesetta all’atto della sua edificazione, la quale, nelle intenzioni dei suoi fondatori, doveva render sacro e quindi inviolabile il sito e fungere così da deterrente nei confronti di coloro i quali avessero avuto di mira la violenta acquisizione di quel territorio, che i grimaldesi, giova rammentarlo, avevano strenuamente e vittoriosamente conteso ai vicini in occasione di uno dei soliti riordini territoriali, uno dei quali avvenne proprio in ambiti quattrocenteschi. Perché Santa Lucerna, per la sua eminente posizione, fu chiaramente un luogo d’avvistamento, oltre che un confine, o un “limite” (forse in più occasioni ed in tempi anche remoti); e tale è ancora, delimitando attualmente i territori di Grimaldi, Lago e Domanico. Una “frontiera”, talora, da difendere con ogni mezzo, brandendo se del caso pure simboli religiosi e perfino magici, come mostruosi serpenti posti a guardia di improbabili tesori. Nei secoli successivi, XVI e XVII sicuramente, stando agli utili studi di Don Franco Vercillo, il luogo (Santa Lucerna) risultava destinato a “difesa”. Ricordo che nel suo ambito, con alcune limitazioni naturalmente, vi si poteva legnare, far pascolare il bestiame e praticare l’agricoltura e “l’industria” casearia. I fondi interessati, cosiddetti “chiusi”, erano inibiti agli estranei; al contrario di quelli “aperti” dai quali l’università (l’odierno comune) traeva delle entrate che sovente servivano ad alleviare la fiscalità posta a carico dei cittadini.

Il Pittore Raffaele Aloisio (Aiello, giugno 1800 – ?), uno degli artisti di successo dell'Ottocento calabrese. Sue opere conservate in molte chiese della regione

Madonna delle Grazie, 1854 (Aiello, Cappella Cybo)

Adorazione dei Magi, 1848 (Castello di Corigliano)

Presentazione di Maria al Tempio, 1848 (Castello, Corigliano)

Galleria opere di Aloisio conservate a Lago (Cs)

Il Pittore Raffaele Aloisio (Aiello, giugno 1800 – ?), uno degli artisti di successo dell'Ottocento calabrese. Sue opere conservate in molte chiese della regione

Madonna delle Grazie, 1854 (Aiello, Cappella Cybo)
Adorazione dei Magi, 1848 (Castello di Corigliano)
Presentazione di Maria al Tempio, 1848 (Castello, Corigliano)

C’era una volta… “A Nuzziata” ad Aiello Calabro. Storia, arte e ricordi

«Annunciazione, annunciazione…». Iniziava così un celebre sketch de “La Smorfia” del compianto Massimo Troisi, un’espressione che evoca immediatamente un senso di attesa e rivelazione. E proprio il 25 marzo, giorno della festività religiosa dell’Annunciazione, ad Aiello Calabro (CS), il sacro si intreccia da sempre con le radici profonde delle ritualità pagane.
L’aspetto religioso è universalmente noto: l’Arcangelo Gabriele, dopo aver recato la lieta novella a Elisabetta, cugina di Maria, si presenta alla futura Madre di Gesù per annunciarle la Maternità divina che avrebbe trasformato il mondo. Un evento di tale portata ha, nel corso dei secoli, ispirato innumerevoli artisti, lasciando un’eredità culturale e spirituale inestimabile.
Ad Aiello Calabro, una testimonianza artistica di notevole pregio è custodita nella chiesa di San Francesco d’Assisi, dell’Ex Convento degli Osservanti. Qui si trovano tre altorilievi marmorei della fine del XV secolo, di scuola napoletana, originariamente parte della tomba monumentale di Francesco Siscar. Questi frammenti raffigurano l’Eterno Padre, la Vergine Annunziata e l’Arcangelo Gabriele, un trittico che cattura l’essenza di questo momento sacro con una delicatezza e maestria uniche.
Accanto alla devozione religiosa, la cittadina tirrenica ha sempre mantenuto vive le sue tradizioni. Sebbene non sia chiaro quando sia stata istituita, la fiera legata all’Annunciazione, chiamata in dialetto la fiera della “Nuzziata”, godeva di grande attenzione fino a pochi anni fa. Era consuetudine, in queste occasioni, acquistare i cosiddetti “rivuoti”, ovvero i porcellini destinati all’allevamento.