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| Album fotografico (100 scatti) |
Categoria: Turismo
Camminando tra natura e storia, sulle tracce del passato
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I cipressi del castello: "Eh già sembrava la fine del mondo ma siamo ancora qua"
La Redazione del Blog
P.s. Non so se sian stati allertati VV.FF. protezione civile e corpo forestale. Se qualcuno presente può raccontarci di più… Grazie.
Tra natura e storia. "Jamu a caminare", escursioni tra amici 2015
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| Escursione Monte Faeto Aiello Calabro 26 luglio 2015 – Galleria foto 1 e Galleria foto 2 |
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| Escursione Monte Cocuzzo Mendicino 20 agosto 2015 – Galleria foto |
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| Escursione Monte S. Lucerna Grimaldi – Galleria foto 1 e Galleria foto 2 |
E Luce (Rna) fu
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| Foto di gruppo S. Lucerna (Grimaldi) 25 agosto 2015 |
GALLERIA FOTOGRAFICA (NIKON)GALLERIA FOTOGRAFICA (SAMSUNG)
E Luce (Rna) fu. Le foto dell'escursione di Jamu a caminare a monte S. Lucerna e Grimaldi
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| Foto di gruppo S. Lucerna (Grimaldi) 25 agosto 2015 |
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Accese le luci al castello di Aiello Calabro

AIELLO – Il 28 luglio, nel mentre a Fiumefreddo veniva inaugurato il castello restaurato (qui), ed era in corso il Bergamini day, anche ad Aiello è stata finalmente accesa l’illuminazione lungo il percorso che conduce alla porta d’ingresso, nei pressi della torre quadrata.
Appena possibile, faremo un giretto serale per fare qualche foto.
Post precedenti sul Castello:
- 18 giugno 2012 – Il castello di Aiello, pulitura in corso…;
- 8 febbraio 2012 – Pils regione Calabria. Quello dell’Antica Temesa ammesso a finanziamento;
- 30 novembre 2011 – Interventi di riqualificazione del castello di Ajello. Il Consiglio dà il via libera ad un preliminare per il Pils locale. Tra gli altri punti discussi e approvati il riposizionamento di un anemometro in montagna;
- 28 settembre 2010 – Aiello Calabro. Quasi terminata la via d’accesso al Castello medioevale.
Santa Lucerna, una montagna di misteri e leggende
Turismo. L’orgoglio dell’appartenenza poco sentito in questi luoghi splendidi
Fonte: Il Quotidiano della Calabria 9 luglio ’08 (di Sergio Zanardi, giornalista della Rivista Mythos)
TIRRENO – Per le opere strutturali vengono spesi centinaia di migliaia di euro, ma quando si tratta di porre in essere delle opere immateriali come la programmazione turistica del territorio, organizzare e diffondere la cultura “dell’accogliere bene”, chissà perché, scatta una sorta d’indifferenza, forse di panico. Erroneamente si crede che queste opere “immateriali”, non hanno valore sociale.
E’ uno dei tanti problemi di questa terra: si costruiscono le case, poi non si pensa ad arredarle. Morale, il risultato è quello visto in una mattina d’inizio estate. Nel borgo antico di Fiumefreddo, in quella piazzetta che a suo tempo stregò Salvatore Fiume e che strega chiunque vi approdi, c’erano cinque persone. Non molte, se si considera il periodo stagionale. E qui si entra in ciò che significa l’importanza di unificare e legare insieme, tutte le risorse del Sud Tirreno cosentino, avviato ad essere definito in un unico logo d’area, “La Riviera dei Borghi Antichi”, ovvero un concetto più concreto di sistema turistico. Una nicchia che poi, però, bisogna fare conoscere al mondo. Ora, per gioco, immaginiamo che La Riviera dei Borghi Antichi, cominci a prendere corpo, magari a partire dai residenti, perché a Campora San Giovanni e a Torremezzo, i punti che per ora delimitano quella parte di territorio indicato con questo nome, vengono collocati due mega cartelli, che indicano a chi transita sulla Ss 18, dove si è in quel momento; immaginiamo che tutti i borghi, a partire da quello di Amantea vecchia, per finire a quelli di Aiello e Cleto, facciano domanda collettiva d’iscrizione al club “I Borghi più Belli d’Italia”, immaginiamo che tutte le risorse territoriali siano legate da un unico filo, in un’unica rete e proposta collettiva di fruizione turistica, da Fiumefreddo a Belmonte Calabro , magari diventato “museo vivente della Storia e delle tradizioni calabresi”. Cosa succederebbe se avvenisse tutto questo? Intanto si diffonderebbe una cultura e un orgoglio d’appartenenza al luogo, si determinerebbe sicuramente un concetto diverso di turismo di qualità; resterebbero vive molte tradizioni, si genererebbero posti di lavoro. E quella piazzetta, a luglio, sarebbe vuota? Certamente no! Fantascienza? No, è quello che è già accaduto, dove hanno saputo organizzarsi in un sistema coeso.
Cappelle Gentilizie e Devozionali in Calabria. Una pubblicazione di Francesca Paolino che parla anche della Cappella Cybo di Aiello Calabro


Postiamo, retrodatandolo, il seguente articolo:
“Cappelle Gentilizie e Devozionali in Calabria 1550-1650” di Francesca Paolino, Laruffa Editore – Reggio Calabria, pp. 228, £. 50.000
Pubblicato su Il Quotidiano della Calabria, 20 aprile 2000, pag. 36
L’opera di Francesca Paolino – architetto, saggista, oltre che docente alla facoltà di Architettura dell’Università in riva allo Stretto – viene pubblicata in queste settimane, per i tipi di Laruffa di Reggio Calabria e grazie al contributo del Dipartimento di Architettura e Analisi della Città Mediterranea e del MURST.
L’autrice non è nuova a questo tipo di pubblicazioni. Già in precedenza si è distinta per aver dato alle stampe saggi di storia dell’architettura, come peraltro hanno fatto in anni recenti altri suoi colleghi quali Mussari, Scamardì, Cammera, i quali hanno posto una devota attenzione nello studio di opere di cui la Calabria è ricca e sulle quali si vuole intervenire verso una loro effettiva valorizzazione.
L’analisi del periodo artistico che il saggio della Paolino si ripropone nasce tuttavia non senza alcune difficoltà. Difficoltà indicate dalla stessa autrice che sono “la scarsità delle fonti documentarie” a cui attingere. Causa la poca attenzione che la storiografia in passato ha dedicato alla Calabria artistica tra la metà del ‘500 e la metà del ‘600. E solo in anni recenti, tale disattenzione – grazie anche all’apporto di nuovi studi da parte delle “giovani università calabresi” – affievolendosi, ha generato positivamente indagini approfondite. Sono comprese in queste indagini alcune tra le opere più rappresentative del periodo qui considerato. Si tratta di talune Cappelle gentilizie (nelle Chiese di San Domenico e San Francesco di Paola in Cosenza, La Cappella Spinelli nel Santuario di Paola, del SS. Sacramento e della Madonna Odigitria nella Cattedrale di Gerace e, infine, la Cappella Cybo-Malaspina dell’ex Convento dei Francescani Osservanti di Aiello Calabro) che appartengono “all’insieme delle opere dei secoli XVI e XVII presenti in terra calabrese ancora inesplorate e in molti casi del tutto ignote”.
“La Calabria – dice nel libro l’autrice – (…) mostra, attraverso un’indagine ormai largamente estesa, avviata da chi scrive, di possedere testi architettonici di notevole interesse e di grande suggestione, i cui caratteri sono estremamente variabili in ragione di fattori diversi e complessi. Ciò è attribuibile – continua – al fatto che la regione non arriva a formulare un’autonoma produttività artistica e architettonica, non esistendo i presupposti culturali, socio-politici ed economici per un siffatto salto di scala. Essa (la Calabria) si limita dunque ad accogliere opere concettualmente appartenenti ad aree culturalmente egemoni (Toscana, Roma, Napoli, Messina)…”. Ad emergere dall’analisi storiografica di siffatte opere di pregio, quale elemento caratterizzante, è la Committenza (per esempio la famiglia toscana dei Cybo per Aiello o le altre famiglie nobili anche calabresi o il Clero) che, esprimendo in esse opere “la lungimiranza e la volontà di autocelebrazione”, contribuiscono a renderle consone, almeno per quanto concerne le grandi opere d’arte, alla “temperie del periodo in cui – l’opera d’arte – è stata prodotta”. E validi esempi sono i monumenti nel libro presi in esame. “La fioritura – sostiene Francesca Paolino – di opere architettoniche – stimolata e sostenuta da intenti celebrativi e devozionali (espressione concreta dell’applicazione dei dettami del Concilio di Trento), attuata con l’apporto di idee e linguaggi innovativi rispetto al clima artistico della regione da maestranze ‘straniere’ -, è stata possibile grazie all’impiego di risorse litiche locali, calabresi, il cui sfruttamento è stato forse suggerito dalle stesse maestranze, integrato e completato da una parziale importazione di marmi bianchi di Carrara”. Già padre Giovanni Fiore da Cropani, il Barrio e il Pacichelli, tra i tanti storiografi, avevano decantato, nelle loro descrizione delle terre calabresi, le risorse litiche impiegate per la costruzione di “superbissime Cappelle, Colonne, Statue, e somiglianti…” (Barrio); come pure in epoca più recente nell'”Elenco degli edifici monumentali” del 1938 di Alfonso Frangipane, e in Paolo Orsi, precedentemente nel 1929, ne “Le Chiese Basiliane della Calabria”.
Il libro insomma “dà a ricomporre – per come suggerisce Rosario Gioffrè nella prefazione – un affresco culturale di un luogo e di un’epoca…”, ovvero la Calabria artistica tra il XVI e XVII secolo. “Le pagine, per esempio sulla Cappella Cybo (particolare in copertina) o su quella di San Francesco di Paola (La Cappella Spinelli), manifestano una chiarezza microchirurgica, settoria, nel riandare alla scoperta di ogni indizio fondabile su lacerti materici e informativi…”.
Bruno Pino







