Notizie, storia, cultura, tradizioni degli emigrati di Aiello Calabro (Cs) che ancora hanno nel cuore e nella mente i profumi, le immagini, i suoni, i sapori del nostro piccolo grande paese!
Foto 1 | Etiopia, fine anni ’30. Foto di gruppo con nonno Bruno Pino (cerchiato, in alto);
Foto 2 | Etiopia, Amba Alagi, fine anni ’30. Il nonno Bruno Pino col suo amico Perri.
Foto 3 | Etiopia, cerimonia di sepoltura, da parte degli amici, di un italiano, di un Aiellese del quale non sappiamo le precise generalità. È stata scattata ad Asmara il 3 agosto 1939. Tra i presenti (in piedi, alla destra della foto), c’era anche il nonno dello scrivente, Bruno Pino (Aiello, 23 agosto 1894). Morirà anche lui in un agguato nei pressi di Amba Alagi (Etiopia) il 10 dicembre 1940. Le sue spoglie, dopo decenni, rientrarono nella sua Aiello il 6 ottobre, giorno di S. Bruno, del 1974.
Il salone si conserva ancora come quando era in piena attività, prima che andasse in pensione. Lo specchio oblungo riflette tutti gli oggetti e gli strumenti che hanno avuto una funzione. Le forbici, le lame per radere, pettini e spazzole, la mitica brillantina, il pennello per la schiuma da barba, il seggiolino per i bambini con la testa di topolino. Tutto è rimasto com’era. Dalle vetrinette fanno capolino fotografie ingiallite, ritagli di giornali, vecchi calendarietti di quelli profumati, ricordi vari. È un piccolo museo dell’amarcord. Qui, come in una recente descrizione dei barbieri del sud del vecchio secolo, del giornalista Paride Leporace, «l’attesa del turno era lenta»; qui, «La modernità del vecchio barbiere è un ventilatore che taglia a fette l’aria del vecchio tempo». Mastr’Adorfu, così lo chiaman tutti, ma il vero nome è Rodolfo, il protagonista di tanti anni passati con le forbici in mano, l’ultimo dei “varbìeri” ajellesi, è ancora qui. Ogni tanto, va in giro a trovare amici e parenti, infermi a letto; e per carità cristiana, a chi accorcia i capelli, a chi rade la barba. È un ancora giovanile signore, di minuta corporatura, capelli bianco grigi, sempre ben rasato. Per la sua curiosità avrebbe potuto fare anche il giornalista. Si informa di questo, chiede a quell’altro, ti racconta cosa è successo, cosa si dice in piazza, ti chiede il perché ed il percome. Non è difficile incrociarlo. Più volte al giorno se ne va a trovare i propri cari al Cimitero. Mastr’Adorfu – come pure lo sono stati tanti altri artigiani del luogo, oramai passati a miglior vita – era e rimane tuttora un punto di riferimento per quegli Aiellesi che vivono fuori paese. Sono stati suoi clienti, e quando ritornano, specialmente d’estate, non mancano di passare dal vecchio salone per salutarlo. Il suo, il vecchio salone, come anche le vecchie e innumerevoli “putighe” di una volta sparse per il paese, era una sorta di ritrovo. Frequentato non solo per farsi la toeletta, ma per leggere il giornale, o parlare, come si suole dire, del più e del meno. A sprazzi ci ha raccontato la storia della sua vita e dell’attività artigianale durata per un quarantennio. Nato ad Aiello nel marzo del ’35, giovanissimo, Rodolfo Sicoli va a imparare il mestiere nella “putiga” di mastru Fiorenzo Pucci. Diversi anni di apprendistato e poi, come tanti coetanei in quel periodo, dopo la seconda guerra, se ne va a cercar miglior fortuna, un po’ a Milano, e poi a Roma, sempre come aiutante barbiere. A 18 anni, nell’autunno del 1953, decide di mettersi in proprio, e apre il suo salone ad Aiello, dove era nato e dove avrebbe formato famiglia. Per oltre quarant’anni, “il simpatico figaro” dell’antico paesino di Ajello chissà quanti baffi ha sagomato, quante barbe ha raso, e quanti tagli di capelli, a padri di famiglia e giovanotti. Nel dicembre del 1962 sposa Gilda Lepore. Dal loro matrimonio nascono Carmela – che perderanno prematuramente nel 1994 – e Graziella che i coniugi Sicoli li ha resi nonni. Il 1994, a dicembre, il salone chiude i battenti. Mastr’Adorfu se ne va in meritata pensione. Ogni tanto, però, riapre le porte per liberare i ricordi. Ricordi che per un po’ ci riportano indietro negli anni, con nostalgia.
Il 21 marzo è la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo seguente. “La data, che segna anche il primo giorno di primavera – è scritto sul sito dell’Unesco -, riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace”.
Per celebrare l’appuntamento, in galleria foto, alcuni componimenti del poeta Francesco Della Valle (Aiello Calabro, 1590 circa – Roma ?, 1627). Qui di seguito, un articolo che tratta del poeta calabrese.
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Francesco Della Valle, poeta aiellese del ‘600 di Bruno Pino (Il Quotidiano, settembre 2002)
“DI DUO Franceschi abbia la Patria il vanto /tu la spada adoprando ed io le carte /tu col valor del braccio ed io col canto”. I versi che recita Antonio Piromalli, professore emerito di Letteratura Italiana all’Università di Cassino, tra i maggiori critici e storici della letteratura italiana attualmente in circolazione – in occasione della conferenza sul poeta secentesco tenutasi recentemente alla Casa delle Culture della cittadina aiellese – fanno chiarezza sul luogo di nascita del poeta Francesco Della Valle, vissuto tra la fine del 1500 e i primi decenni del 1600. Appartenenti ad un sonetto delle “Rime” che scrisse il poeta, opera forse mai letta in precedenza con la dovuta attenzione, i versi citati da Piromalli sono dedicati all’amico Francesco di Malta, esponente di spicco di una delle famiglie nobili aiellesi, assalito dai turchi in battaglia e salvatosi eroicamente. Se la patria del di Malta era – come era – lo Stato feudale di Aiello, è logico dedurre, che anche Della Valle fosse aiellese. Anche un altro sonetto, sempre delle “Rime” che sono dedicate ad una donna della propria città natale, si rivela chiarificatore. In esso l’autore affida il compito all’amico Muzio Stefanini, aiellese anche lui, di andare a trovare la sua musa in Aiello (Là dove sotto a poco amica stella/ io nacqui e vissi i dì poco sereni/ vanne pur, Muzio, e dica all’empia/ che mia penna ha cara/ che ancor l’adoro/ e alla patria ingrata/ che suo malgrado a nome mio sia chiara.). Ciononostante, alcuni studiosi reputano Della Valle nativo invece di Cosenza e nipote di Sartorio Quattromani. Questa tesi, trova fondamento nella dicitura riportata sulla copertina di una delle edizioni delle “Rime” (Napoli, 1617), in cui il poeta si qualifica cosentino; e anche nel sonetto che l’autore dedica alla città di Cosenza dove dice: “Nobil città, ch’al chiaro Crati in sponda; …Come presso (sic!) il tuo Seggio ebbi la cuna”. Analizzati con attenzione, gli elementi che sostanziano la tesi della cosentinità, risultano in qualche maniera poco sostenibili. Lo Spiriti, nelle sue “Memorie degli scrittori cosentini”, ci dice, invece, chiaramente, che il Della Valle “… di cui si rinviene il nome avanti la traduzione del IV libro dell’Eneide del Quattromani” visse intorno al 1570, mentre il Nostro “pubblicò le sue poesie il 1618, e dice l’Eritreo, che morì molto giovine (probabilmente nel 1627); onde se questi dovesse riputarsi lo stesso, che il primo, avrebbe dovuto avere nel 1618 almeno li suoi settant’anni; e perciò nò potea dirsi che fosse morto assai giovine”. Parimenti, anche la menzione che il poeta fa di Cosenza nel sonetto dedicato alla Città Bruzia (presso il tuo Seggio ebbi la cuna), trova una plausibile spiegazione nel fatto che potrebbe essere stata dettata unicamente dalla gloria e dalla potenza culturale e politica che la città dei Bruzi ebbe in quell’epoca. Per l’autorevole storico e critico della letteratura italiana Antonio Piromalli, che con una prosa semplice e gradevole ha tenuto alto e costante l’interesse del numeroso pubblico, non ci sono dubbi. Francesco Della Valle è poeta aiellese, come lo era per Benedetto Croce che nel 1910 lo inserisce nell’antologia dei Lirici marinisti. Durante l’incontro culturale – curato dall’assessorato alla Cultura del comune, a cui hanno assicurato la partecipazione attiva la professoressa Donatella Laudadio, attivissimo assessore alla Cultura dell’Amministrazione provinciale; il primo cittadino Francesco Iacucci; e Antonio D’Elia, presidente del sodalizio letterario “F. Della Valle” di Cosenza inaugurato alla Casa delle Culture di Cosenza a settembre del 2002 -, il professore Piromalli, ha tracciati con chiarezza il quadro storico in cui il poeta ha vissuto ed un singolare profilo del poeta. Due importantissimi documenti notarili, del 1604 e 1609, reperiti da Antonio D’Elia, che descrivono la donazione da parte del notaio GiovanPaolo Della Valle, padre di Francesco, dello Ius Patronatus dell’altare di San Lorenzo presso la chiesa di San Giuliano in Aiello, al figlio chierico che poi vi rinuncerà, forse per andare a Roma, nel 1609, ci informano che Della Valle dovesse appartenere al mondo ecclesiastico. Forse un sacerdote, diacono o chierico, durante la sua permanenza nella Città Eterna, dove visse lontano “dalla patria ingrata” (in un sonetto delle “Rime” (1618), dedicato a Girolamo Brivo, confessa di essere già da 10 anni a Roma), poteva vantare amicizie tra i più importanti personaggi dell’epoca. Sono suoi amici, il Cavalier Marino, Antonio Bruni, l’Eritreo, con cui condivide le frequentazioni all’Accademia degli Umoristi; il principe Filippo Colonna; Maurizio di Savoia, figlio di Carlo Emanuele I; il Duca Ranuccio Farnese; Roberto degli Ubaldini che sarà il suo mecenate; e, Cinzio e Pietro Aldobrandini, che lo zio, quello che diverrà Papa Clemente VIII, fa poi cardinali. Altro amico del Della Valle è il cardinale Maffeo Barberini, che salito al soglio pontificio nel 1623, col nome di Urbano VIII, si ricorderà del poeta che qualche tempo prima gli aveva dedicato alcuni sonetti, accordandogli nel 1626 – secondo Padre Francesco Russo che lo riporta dal quinto volume dei Regesti Vaticani -, una pensione sul conto del clero di Cosenza, città che Della Valle, desideroso di ritornare all’Accademia dei Costanti, reputa città di cultura. La conferenza, tuttavia, non ha posto l’attenzione solo sugli aspetti biografici, pure importanti, soprattutto per una comunità, come quella aiellese, che come patria del Della Valle, ne riceve lustro. Piromalli ha parlato per più di un’ora della sue poesie, raccolte ne “Le Rime”, pubblicate in due edizioni (Napoli 1617; e Roma 1622); ne “Le lettere delle dame e degli eroi” (Venezia 1622 e 1627 e Ravenna 1630) e in altre sue liriche che si trovano nella “Raccolta di sonetti d’autori diversi et eccellenti dell’età nostra” (Ravenna 1623) e in una Antologia pubblicata a Roma nel 1627, in occasione del Funerale della signora Sitti Maani Gioerida. Lo stile, i modelli che prendono ispirazione da Petrarca, la rilevanza artistica del poeta, peraltro testimoniata da diversi studiosi come l’Eritreo, D’Amato, Spiriti, Accattatis, Croce, Getto, Tuscano, Procaccioli, lo stesso Piromalli, Crupi ed altri, che ne hanno analizzato lo stile, l’espressione e l’originalità della sua poesia, rendono giustizia ad un poeta che merita di essere studiato. D’altronde, le diverse tesi di laurea sul poeta prodotte all’Università di Salerno e all’Unical, come quelle del giovane Alessandro Citro, che è stato il primo a studiarlo, seguito dal compianto professore Saro Contarino e poi dal professore Ordine (significativa la borsa di studio assegnatagli per la sua tesi dalla Città di Cosenza recentemente); come pure Mariangela Romano di Salerno, Annalisa Montesanti di Lametia e di Antonio D’Elia che ancora continua le ricerche su Della Valle, testimoniano l’interesse del mondo accademico per questo poeta certamente non minore. Ora, le sue opere, non stampate più da circa 4 secoli, potrebbero essere ripubblicate dal comune di Aiello Calabro con gli auspicabili contributi che regione Calabria e Provincia di Cosenza vorranno mettere a disposizione. Una intenzione ed un impegno preciso, che sono emersi da questo importante approfondimento letterario.
AIELLO CALABRO (Cs) – La due giorni dedicata alla Madonna delle Grazie, per la comunità aiellese, rimane l’appuntamento più importante. Anno, dopo anno, da secoli (il culto ha origine alla fine del XV secolo, nda), per Aiello, l’uno ed il due luglio, come succede anche in altri paesi calabresi, la tradizione di fede che lega la popolazione locale alla Vergine si perpetua con rinnovata devozione. La festa, appena consegnata ai ricordi, ed impressa in foto e video di appassionati e cultori, che hanno già fatto il giro del globo attraverso la Rete a beneficio dei tantissimi emigrati Aiellesi, si è svolta sul solco della consuetudine, secondo il programma religioso e civile, elaborato da una commissione di volontari cattolici che ha collaborato con il parroco di Santa Maria Maggiore, don Jean Paul Bamba.
Sempre bella e particolare, la processione notturna del primo luglio, con migliaia di fedeli, che ha accompagnato in paese la statua della Madonna, lungo il percorso illuminato che dalla cappella Cybo extra moenia porta al duomo cittadino. Una traslazione che rievoca l’antico desiderio degli Aiellesi di custodire la Madonna all’interno delle mura urbiche, nella chiesa Matrice. La processione notturna – quest’anno oltre al parroco Bamba e diversi sacerdoti del comprensorio, partecipata pure da don Pasquale Traulo, delegato vescovile e accompagnata dalla banda musicale – è certamente la parte della festa più commovente e per certi versi più spettacolare per gli addobbi artistici del carro, e per le luminarie che segnano il perimetro del vecchio castello medioevale.
Uno spettacolo pirotecnico, curato dalla ditta Argirò di Gioiosa Jonica (Rc), ed offerto dalla Amministrazione comunale, ha poi chiuso la serata.
Il 2 luglio, come da cartellone, nel paese in festa per la presenza della Vergine, si sono svolte le principali sante Messe mattutine, e la processione per le viuzze del Centro storico; mentre nel pomeriggio, il S. Rosario, e la Benedizione eucaristica ha preceduto la processione di accompagnamento della Madonna alla Cappella Cybo.
Il culto per la Madonna delle Grazie ad Aiello – lo ricordiamo – risale a diversi secoli fa, quando su richiesta di Francesco de Siscar, viceré di Calabria e Signore di Aiello e Petramala, viene concessa dal Papa Sisto IV licenza di edificare una chiesa dell’Ordine di San Francesco degli Osservanti, intitolata a Santa Maria delle Grazie. La lettera papale, datata Roma 8 aprile 1472, ed inserita nel documento del notaio aiellese Giovanni Angelo Inserra, fu letta alla presenza dei frati, quindi si procedette alla designazione ed alla concessione, da parte del Siscar, del territorio dove costruire la chiesa. Più tardi, nel 1597, la chiesa si arricchisce per volere della famiglia Cybo, con la costruzione della bella Cappella gentilizia che fu rimontata nel 1735 – dopo l’abbandono del Convento vecchio – assieme alle parti architettoniche del convento nel luogo dove si trova adesso. Il trasporto su un carro di buoi delle parti architettoniche e dell’affresco raffigurante la Madonna dal vecchio al nuovo convento è riportato dalla leggenda popolare come miracoloso. Si racconta infatti che un campo di grano irrimediabilmente rovinato dal passaggio del carro ricrebbe più alto e rigoglioso di prima.
Per quanto riguarda le iniziative esterne, ad intrattenere il pubblico a conclusione delle festa, nella serata del due luglio, è stata Stefania Orlando, la nota soubrette di Rai2, con l’atteso spettacolo “Show sotto la luna” seguito da un numeroso pubblico.
AIELLO CALABRO Cs – Anziani e Internet. Se ne è parlato ieri, nella trasmissione televisiva “Formato famiglia” in onda su Sat 2000, la televisione dei Cattolici Italiani. Tra i protagonisti della puntata condotta in studio da Antonio Soviero e Arianna Ciampoli, in onda dalle 12 alle 13, c’era in collegamento esterno da Aiello Calabro (Cs), Domenico Medaglia, o Zio Mimì, come preferisce farsi chiamare.
Medaglia, maestro elementare per tantissimi anni, classe 1916, ha raccontato all’inviato Emilio Ravel (giornalista, autore televisivo italiano, uno dei pionieri della televisione in Italia) di come ha iniziato a smanettare col computer. Zio Mimì, quando aveva 84 anni – ora ne ha appena compiuti 93 – ha deciso che avrebbe dovuto imparare a usare il computer e a collegarsi alla Rete per comunicare con figli, parenti ed amici. Detto fatto. All’inizio un po’ di difficoltà, ma poi pian piano, con qualche aiutino, è riuscito a imparare senza troppe complicazioni. Così, ora, oltre ad usare il Pc per scrivere poesie, zio Mimì lo usa anche per stare in contatto con il mondo. Da qualche settimana, è addirittura iscritto a Facebook, il famoso social network. Come dire che – soprattutto per i suoi coetanei – non è mai troppo tardi per avvicinarsi ad uno strumento così importante.
Tre i collegamenti in esterna, nel corso della puntata, duranti i quali zio Mimì ha risposto alle curiosità di Ravel che, inoltre, ha intervistato in diretta pure i redattori del sito web dedicato agli Aiellesi nel Mondo, uno spazio virtuale che agevola gli emigrati del piccolo paesino calabrese a ritrovarsi e a non perdere contatto con le proprie radici culturali.
AIELLO CALABRO Cs – Collegamento in diretta Tv da Aiello Calabro (Cs), con Domenico Medaglia, o Zio Mimì, come preferisce farsi chiamare. Nel corso della trasmissione “Formato famiglia”, condotta in studio da Antonio Soviero, in onda venerdì 11 dicembre (dalle 12 alle 13) su SAT 2000 (piattaforma Sky canale 801), si parlerà di anziani e di Internet. Ma perché proprio un collegamento da Aiello Calabro e con zio Mimì? La risposta è semplice. Il professore Medaglia (ha insegnato come maestro elementare per tantissimi anni), classe 1916, quando aveva 84 anni – ora ne ha appena compiuti 93 – ha deciso che avrebbe dovuto imparare a usare il computer e a collegarsi alla Rete per comunicare con figli, parenti ed amici. Detto fatto. All’inizio un po’ di difficoltà, ma poi pian piano, con qualche aiutino, è riuscito a smanettare senza troppe complicazioni. Così, ora, oltre ad usare il Pc per scrivere poesie, zio Mimì lo usa anche per stare in contatto con il mondo. Da qualche settimana, è addirittura iscritto a Facebook, il famoso social network.
Venerdì mattina, nella puntata di “Formato famiglia” ci saranno un paio di collegamenti di pochi minuti da casa Medaglia. Zio Mimì risponderà alle domande dell’inviato Emilio Ravel e magari darà qualche suggerimento ai suoi coetanei – non è mai troppo tardi – per imparare a padroneggiare uno strumento così importante.
Per la cronaca, è la seconda volta che Aiello Calabro è protagonista sul canale SAT 2000, l’emittente dei Cattolici italiani. Come si ricorderà, già lo scorso anno, in novembre, il programma “Formato famiglia” si occupò dell’emigrazione aiellese. Durante il talk show era stata ospitata una minifiction (GUARDALA SU YOUTUBE) sul tema ambientata nella nostra cittadina, i cui protagonisti sono stati: Pasquale Lepore e Simona Falsetti, Pasquale Iacoe, Geniale Lepore e Benedetto Aloisio.
La volta scorsa, come pure per questa nuova puntata, con SAT 2000 (a cui vanno i ringraziamenti della Comunità di Aiello Calabro) ha collaborato la Redazione degli “Aiellesi nel Mondo” (http://aiellesinelmondo.blogspot.com).
Qualche curiosità su Formato famiglia
Ideato e curato da Brando Giordani, scritto e condotto da Antonio Soviero e Arianna Ciampoli, “Formato Famiglia” è il talk show di TV 2000 interamente dedicato alla famiglia vissuta come realtà positiva, luogo di scambio di esperienze, gioie, conquiste, ma anche porto sicuro nei momenti di difficoltà.
“Formato Famiglia” va in onda in diretta dal lunedì al venerdì, alle 11.45, con la regia di Maurizio Ventriglia.
Con uno stile agile e un ritmo dinamico, senza rinunciare ad un pizzico di ironia, in ogni puntata Antonio Soviero e Arianna Ciampoli ospitano una famiglia protagonista di una storia, spunto e occasione per dibattere su un argomento di stretta attualità. Ospiti in studio e collegamenti in esterna, curati dal nostro inviato Emilio Ravel, aiutano ad approfondire il tema del giorno da prospettive diverse.
L’anteprima di Formato Famiglia, dalle 11.45 alle 12.00, darà l’opportunità di ritornare sul tema del giorno precedente per rispondere ai quesiti posti dai telespettatori.
AIELLO CALABRO – Il suono della tradizione, quello delle zampogne, ed il profumo ed il sapore dei “cullurielli” caratterizzano come sempre la festa dedicata alla Immacolata Concezione. La serata delle vigilia, come vuole una usanza locale, non può passare senza assaggiare i “cullurielli”, una particolare ciambella di pasta lievitata a base di farina e patate, fritta nell’olio d’oliva, e senza sorseggiare un buon bicchiere di vino locale. Nella prima edizione, de “A chiazza se fa bella, ccu vinu e cullurella”, organizzata da Pro Loco, centro Anziani, gruppo Giovani e Comune, oltre a vino e cullurielli, c’erano anche i bravi zampognari roglianesi, Sergio Vizza e Sandro Sottile che hanno suonato nenie natalizie in piazza e per le viuzze del vecchio borgo medioevale.
La giornata della Immacolata, invece, svoltasi martedì con le sante messe del mattino, si è conclusa con la processione per le vie del paese guidata dal parroco padre Jean Paul Bamba, che da Santa Maria Maggiore ha riportato la Statua della Madonna a Santi Cosma e Damiano. Quest’ultimo luogo di culto è una deliziosa chiesetta che conserva al suo interno un rovinatissimo affresco (forse attribuibile al pittore ottocentesco Raffaele Aloisio), che campeggia sulla volta centrale della navata, con urgente necessità di restauro; ed una preziosa statuetta conosciuta come “A Mmaculatella”, del barocco napoletano, che andrebbe anch’essa restaurata.
Tra le iniziative che anno dopo anno si tengono l’8 dicembre, pure la giornata di solidarietà a favore dell’AIL, organizzata, oramai da diversi anni, dalla signora Lucia Baldini.