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Tag: Aiellesi nel Mondo
Notizie, storia, cultura, tradizioni degli emigrati di Aiello Calabro (Cs) che ancora hanno nel cuore e nella mente i profumi, le immagini, i suoni, i sapori del nostro piccolo grande paese!
Foto d'epoca. Una formazione dell'Aiello del 1933
Il Comites di Buenos Aires ha celebrato il 63esimo anniversario della Repubblica. Onorificenza all’Aiellese Italo Aloisio
FONTE ITALIANNETWORK
“Domenica 31 Maggio scorso si sono svolte le celebrazioni per il 63º Anniversario della Repubblica Italiana e la Giornata dell’Immigrante Italiano in Argentina. Il nutrito programma di attività, organizzato dal Consolato Generale d’Italia e che ha contato con l’adesione della FACIA e del Com.It.Es. di Buenos Aires, è iniziato in mattinata con l’omaggio presso il monumento a Manuel Belgrano, patriota argentino figlio di italiani e, successivamente, è stata celebrata la Santa Messa nel Santuario Madonna degli Emigranti nel quartiere di La Boca.”
E’ l’incipit della nota del Comites di Buenos Aires sulle manifestazioni promosse in vista della ricorrenza del 2 giugno, festa della Repubblica italiana.
“Nel pomeriggio, prosegue la nota, si è svolto l’evento centrale della giornata presso il Teatro Coliseo, contando con un’affluenza massiccia di connazionali (secondo le stime, un pubblico di oltre 3000 persone) che ogni anno attendono con molta aspettativa quest’occasione d’incontro. Tra le autorità italiane presenti, avviando la cerimonia, hanno rivolto un caldo saluto a tutti i presenti l’Ambasciatore d’Italia in Argentina, Dott. Stefano Ronca; la Presidente del locale Comites, Cav. Graciela Laino, il Senatore Esteban Caselli e il Console Generale d’Italia a Buenos Aires, Dott. Giancarlo M. Curcio, vivamente complimentato per l’organizzazione dell’evento; oltre alle numerose autorità della collettività italiana in Argentina di Associazioni e Federazioni.
Sul palcoscenico si sono succeduti per rivolgere i discorsi di rito, l’ambasciatore d’Italia in Argentina Stefano Ronca, il presidente del Comites di Buenos Aires Graciela Laino, il senatore Esteban Caselli e il console generale d’Italia a Buenos Aires Giancarlo Maria Curcio.
L’Amb. Ronca, nel suo saluto, ha ricordato la forza di volonta degli italiani nella ricostruzione del dopoguerra, 63 anni fà, ed il loro spirito democratico; nonché il grande sacrificio degli emigranti italiani che con il loro lavoro all’estero hanno contribuito anche a risollevare il Paese. Ha proseguito ricordando a tutti i presenti i forti legami socio-culturali esistenti tra l’Italia e l’Argentina ed illustrando sinteticamente le numerose iniziative di cooperazione tra i due paesi, nonché ribadendo l’importante compito delle istituzioni nel promuovere tali rapporti mediante proposte concrete e progetti di lavoro congiunto sia in campo scientifico, tecnologico, che culturale, sottolinendo l’importanza delle numerose imprese presenti in Argentina fondate da italiani qui residenti, di prima seconda o terza generazione, che rendono l’Argentina un partner pienamente complementare dell’Italia. Infine, si è congratulato con il Cons. Gen. Curcio per l’organizzazione dell’evento e per il lavoro che ogni giorno svolge in favore della collettività italiana”.
Al suo turno, la Presidente del Comites di Buenos Aires, Cav. Graciela Laino, ha ricordato che gli italiani all’estero si sono controddistinti per lo spirito di superamento che gli hanno sempre animati, i forti dei valori di unità, libertà, e di rispetto della Costituzione, per la costruzione di una società senza esclusi nè privilegiati, considerando la collettività come fonte di sviluppo. In seguito ha illustrato l’impegno del Comites nel promuovere la partecipazione dei giovani, artefici dello sviluppo della nostra collettività ed il lavoro che sta svolgendo insieme al Consolato, per trovare soluzioni agli anziani in situazione più disagiata. Concludendo, Laino ha ringraziato il Console generale Curcio per la collaborazione che dà al Comites.
La presidente ha rivolto il suo saluto anche al Sen. Caselli, dedicando un minuto di silenzio alle vittime del terremoto in Abruzzo ed ha proseguito ricordando l’epopea degli immigranti italiani che, con il loro lavoro, hanno contribuito allo sviluppo dell’Argentina.
Quindi, il Cons. Gen. Curcio si è rivolto a tutti i presenti, ringraziando in primo luogo i saluti pervenuteli dagli On. Giai, Angeli e Merlo che, non potendo essere presenti, hanno opportunamente trasmesso il loro messaggio di adesione. Ha proseguito illustrando il lavoro che il Consolato sta svolgendo e, in particolare, il raggiungimento dell’obiettivo che si era fissato riguardo l’attenzione ai connazionali e l’aggiornamento delle pratiche di cittadinanza, ricordando il lavoro svolta dal suo personale. Inoltre, ha reso nota la continuità degli interventi in materia socio-assistenziale mediante i sussidi erogati ai connazionali bisognosi ed il contratto con la Swiss Medical, nel quale è stato incluso l’Ospedale Italiano. Per venire incontro alle necessità dei connazionali, ha informato che è stata aperta la sede del nuovo Vice consolato d’Italia a San Isidro e che è quasi pronta l’operazione per aggiungere i comuni di San Martin e di San Miguel alla circoscrizione del Vice consolato di Tres de Febrero.
Ha inoltre dichiarato di condividere la visione della presidente del Comites sull’importanza della partecipazione dei giovani nella collettività. E, concludendo, ha invitato a salire sullo scenario dirigenti e giocatori presenti dello Sportivo Italiano, recentemente Campioni di calcio della serie B Metropolitana, e il presidente dello Sportivo Salvador D’Antonio ha alzato la coppa vinta e ringraziato il Console generale e ha dato l’avvio allo spettacolo artistico.
Quest’anno, è stato offerto a tutti i presenti un concerto musicale a carico dei cantanti Antonello Rondi e Paolo Martini, napoletano ed italo-argentino rispettivamente, seguiti con molto entusiasmo ed emozione da tutti i presenti.
L’occasione è stata opportuna per effettuare la consegna di onorificenze a un gruppo di esponenti della collettività per il lavoro che da anni svolgono a favore della nostra comunità. tra cui due Consiglieri del Comites di Buenos Aires: Antonio Turtora, ex dirigente della Fiat, attuale presidente della Mutualità Italiana Ex Combattenti, VicePresidente del Comites di Buenos Aires e attivo dirigente della collettività nella zona di Tres de Febrero; Marcelo Pacifico, Presidente dell’Associazione Nazionale Italiana e consigliere del Comites di Buenos Aires; Italo Aloisio, già dirigente dell’AIMI e fondatore e presidente dell’Associazione Calabria Unita; il dott. Mario Surballe consulente legale in materia civile del Consolato Generale d’Italia a Buenos Aires; Héctor Dattoli, Vice Console d’Italia a Tres de Febrero; l’avv. Roberto Mauro, VicePresidente del Circolo Italiano di Buenos Aires; José Tucci, responsabile del Patronato Ital in Argentina e direttore del periodico La Comunità.
La Presidente del Comites di Buenos Aires, Cav. Graciela Laino, ha dichiarato “da anni non vedevo un pubblico così nutrito al Teatro Coliseo” e che quest’anno “la celebrazione del 2 Giugno è stata una vera festa della comunità italiana in Argentina, assolutamente partecipativa” e che “mi riempe di orgoglio e soddisfazione vedere l’afetto che, con la loro presenza, ci esprimono i nostri connazionali. Questa è una vera espressione di gratitudine che ci incoraggia a proseguire con il nostro lavoro e ci da le forze per esigerci sempre a fare di più per tutta la collettività” ed ha concluso dedicando un particolare sentito ringraziamento e vivo complimento al Console Generale Curcio per l’eccezionale organizzazione di tutto l’evento e la qualità dello spettacolo”.
L’esperienza migratoria italiana. The Italian Immigrant Experience, di Antonio Pucci e John Potestio

Riproponiamo, qui di seguito, un nostro pezzo sull’emigrazione italiana in Canada. L’articolo era stato pubblicato su Il Quotidiano della Calabria del 27.02.2003, pag. 45.
Ne è passato di tempo da quando nella primavera del 1847, il genovese Andrea Gagliardo per primo si imbarcò per l’America con il Brigantino “Bettuglia”, viaggiando per 57 giorni tra “cielo e mare, cielo e mare”. Dopo i primi pionieri, tanti italiani hanno abbandonato la propria terra, in cerca di fortuna nel nuovo mondo.
Oggi, la cultura dell’emigrazione però “è molto emarginata in Italia perché – come ha spiegato recentemente padre Mario Maffioletti, direttore del Centro Studi Emigrazione di Roma (fonte News Italia Press) – è confinata a livello accademico e nei meandri di una società che non ha memoria”. Anche se è in atto una presa di coscienza della risorsa rappresentata dagli italiani all’estero.
Le storie di questo esodo, che ci aiutano a ritrovare la memoria storica, sono raccontate in centinaia di pubblicazioni. Una di queste che vogliamo segnalare ai lettori calabresi per la lucidità descrittiva del fenomeno migratorio, avuta tra le mani da poco tempo, ma che risale al 1988, è curata da due studiosi di origini calabresi. John Potestio e Antonio Pucci, docenti entrambi di Storia a Thunder Bay, l’uno alla Lakehead Board of Education; l’altro alla Lakehead District Catholic School Board, che hanno messo insieme i diversi contributi letterari, tutti in inglese, di qualificati studiosi dell’emigrazione. Ognuno dei “contributors” – tra cui: Robert Harney, Jean Morrison, Bruno Ramirez, Frank Sturino, Rudolph J. Vecoli e John Zucchi, molti dei quali professori delle Università di Toronto, Montreal, York, Minnesota, ed esponenti di spicco di altri autorevoli centri culturali -, è membro della C.I.H.A. (Canadian Italian Historical Association) ed ha concorso a vario titolo alla ricerca storiografica canadese.
Il libro – il titolo è “Italian Immigrant Experience” -, racchiude otto saggi, un interessante quadro della microstoria degli italiani in Canada e in Nord America che vale la pena di conoscere.
In uno di questi scritti, il cui autore è Antonio Pucci, uno dei curatori (originario di Aiello Calabro, mentre Potestio è originario di Grimaldi), viene offerta al lettore l’interessante storia dell’insediamento della Comunità italiana a Port Arthur e Fort William, poi divenute una unica città che prese il nome di Thunder Bay, immersa tra le foreste e il Lago Ontario e dominata da Monte McKay.
Inizialmente, tra il 1880 e l’inizio del secolo XX, Thunder Bay è meta di poche decine di emigranti italiani. Poi, nel primo decennio del ‘900, i flussi migratori dall’Italia aumentano, con l’aumento delle attività economiche, dovuto alla costruzione della strada ferrata che fa diventare Port Arthur e Fort William, un centro di “trans-shipment” (qui si accumula il grano trasportato dai treni e qui viene caricato sulle navi che lo trasbordano attraverso i Grandi Laghi). La nuova situazione economica, che rappresenta una opportunità di lavoro per molti -, richiama “strong backs and strong arms”, schiene e braccia forti, per lo più di italiani.
Nel 1911, i nostri connazionali censiti sono 710 a Fort William e 364 a Port Arthur. Ma il numero, negli anni, è destinato a crescere. Nel 1921 risultano 1342 e 698; nel 1931, 1642 e 923, mentre nel 1941 arrivano, rispettivamente, a 1902 e 1132, e tutti vengono “richiamati” da parenti ed amici o da “paesani”.
La “piccola Italia”, ingrandendosi, si organizza. Nasce nel 1909 la Società Italiana di Benevolenza intitolata al Principe di Piemonte, poi nel 1929 la Società di Mutuo Soccorso. In contemporanea, si assiste alla nascita di chiese cattoliche che fanno da fattore di coesione nella comunità. I nostri emigrati si distinguono anche per le battaglie sindacali che portano avanti, tra il 1902 e il 1912, contro la Canadian Pacific e la Canadian Northern Railways. Dopo questo periodo turbolento, tra gli anni ’20 e ’40, gli italiani iniziano a presentarsi con un’immagine positiva, mantenendo alti gli standard di moralità. Gli anni ’50, infine, segnano, con l’arrivo di nuove ondate migratorie, la trasformazione della comunità italiana nel più grande gruppo etnico di Thunder Bay, contando circa diecimila residenti, molti dei quali calabresi.
Le elezioni americane, Obama e la famiglia Pagnotta

Gli Italiani degli Stati Uniti hanno votato, secondo alcune fonti, per un buon 65% il neo presidente Obama che si insedierà alla guida degli Stati Uniti d’America il prossimo 20 gennaio. Abbiamo chiesto a Matthew Murtagh, giovane studente italoamericano di New York, di raccogliere per il blog le impressioni e le aspettative dei calabresi, e degli aiellesi in particolare che vivono negli States.
Qui di seguito una sorta di intervista ad una numerosa famiglia originaria di Aiello Calabro (Cs), i cui membri di prima seconda e terza generazione vivono tra Brooklyn e il New Jersey.
Le elezioni americane, Obama e la famiglia Pagnotta di Matthew Murtagh 4 novembre. La vittoria annunciata arriva intorno a mezzanotte. Giovani nelle strade per celebrare. Nei quartieri popolari, feste mai viste per una causa politica americana. Davanti alla Casa Bianca, una manifestazione spontanea, con studenti, operai, e politici, di ogni razza e religione, insieme. La canzone, “Sha na na na, hey hey hey, goodbye!,” cantata a Bush. A New York e nel New Jersey, la famiglia Pagnotta, d’origine aiellese, guarda ai risultati con grande attenzione, come tutti gli americani. E, come la maggioranza dell’elettorato, i Pagnotta hanno risposto alla vittoria di Obama con gioia, speranza, ed orgoglio, per l’America, e per il mondo. “Penso che sarà un buon presidente,” ha detto Rose Marie Murtagh, nata a Brooklyn nel 1950. “Credo che ci sarà un cambiamento,” ha aggiunto la figlia degli aiellesi Rico Pagnotta e Anna Pucci. Suo figlio Kevin, 17enne, è d’accordo. “È un buon cambiamento”. Per Marco Pagnotta, 54enne, fratello di Rose Marie, l’elezione di Obama rappresenta la vittoria dell’intelligenza contro l’ignoranza. “Non ha paura di dire quello che pensa,” ha detto Marco. “È un intellettuale, e ascolta intellettuali ed esperti. Bush non ha mai fatto così.” L’elezione rappresenta anche la vittoria di una nuova visione del mondo, Marco ha aggiunto, vista nella figura di Obama stesso, un nero, cresciuto in parte in un paese musulmano, adesso capo della repubblica americana. Mentre c’è molta gioia per il risultato, nessuno nella famiglia Pagnotta pensa che sarà facile per il nuovo presidente. I Pagnotta pensano a economia, educazione, e assicurazione sanitaria come i principali problemi da risolvere per il presidente eletto. “L’economia è la cosa più importante,” ha detto Francine Fuerst, sorella di Rose Marie, nata nel 1955. “Devono esserci più regole. I broker ed i banchieri guadagnano troppi soldi e non fanno niente per nessuno. Molti lavoratori hanno perso le loro pensioni, i loro risparmi.” “È tragica,” ha aggiunto Francine. “Non deve essere così.” Francine ha anche parlato delle scuole americane, specialmente delle università, che costano fino a 50mila dollari all’anno. “Non capisco perché costa così tanto. Il prezzo è fuori controllo. Non c’è senso.” Per Marco, la crisi sanitaria è centrale per la presidenza di Obama. Ha criticato il sistema privato in America come “dispendioso e controproducente.” Quando Obama farà il suo piano d’assicurazione universale, “sarà il suo Social Security,” ha detto, citando il famoso programma di Franklin Roosevelt per i pensionati. Secondo Rose Marie, Obama deve fare qualcosa per i ceti medi e gli studenti, e fermare le guerre. “Voglio vedere tagli delle tasse per i ceti medi, tagli nel costo dell’educazione per gli studenti, e la fine delle guerre,” ha detto Rose Marie. “Spero di vedere più soldi nelle mani di quelli che lavorano.” Ugo Pagnotta, però, nato ad Aiello nel 1925 e zio di Rose Marie, Marco, e Francine, non è così ottimista. “Obama deve fermare le guerre. Può fare questo. Deve ridurre le armi. Deve salvare il Medicare (l’assicurazione per i pensionati nda) e gli ospedali. Può fare anche questo. Ma c’è molto di più da fare. Lui è in una posizione terribile, povero uomo,” ha detto. Ugo ha anche parlato della necessità di mantenere una sinistra forte, per lottare per il popolo nella nuova amministrazione. Ha citato l’Italia come l’esempio di quello che può succedere senza una sinistra militante. “In Italia i comunisti sono scomparsi completamente,” ha detto. Senza la sinistra, c’è solo Berlusconi, che “ha tutte le facce che volete. Per fortuna, ha detto Ugo, non abbiamo un Berlusconi americano come presidente in questo momento di crisi.
Celebrata la festa dell’Immacolata 2008
AIELLO CALABRO – La comunità religiosa della cittadina ha celebrato la tradizionale festività dell’Immacolata Concezione, conclusasi oggi con le sante messe del mattino (celebrate da don Ortensio Amendola e da don Jean Paul Bamba) e con la processione per le vie del paese che ha accompagnato la Statua della Madonna da Santa Maria Maggiore a Santi Cosma e Damiano.
Quest’ultimo luogo di culto recuperato alla memoria, sebbene restaurato dalla Soprintendenza nel 2001, e prima ancora nel 1951 a distanza di cinquant’anni da parte dell’allora procuratore della Confraternita dell’Immacolata Saverio Gervino che “con intelletto d’amore l’ha fatta risorgere al culto antico”, ha urgente necessità del restauro del rovinatissimo affresco che campeggia sulla volta centrale della navata. Speriamo che anche questa testimonianza artistica (forse attribuibile al pittore ottocentesco Raffaele Aloisio), come anche la preziosa statuetta de “A Mmaculatella” possano un giorno essere salvate e valorizzate come meritano.
Per la tradizionale festività che ci proietta in pieno periodo natalizio (a proposito, avete già fatto l’albero ed il presepe?) non sono mancati i cullurielli (caratteristico l’odore di fritto che la sera del 7 si spande per l’aria nelle vinelle) e nemmeno i suoni delle zampogne.


Emigrazione. Aiello Calabro protagonista di “Formato famiglia”, il talk show di Sat 2000
AIELLO CALABRO Cs – L’emigrazione italiana, con particolare riferimento a quella meridionale, è stato l’argomento affrontato dalla trasmissione “Formato famiglia. Le sfide e le speranze di oggi” andata in onda ieri (mercoledì 5 novembre) su Sat 2000, il Network dei Cattolici Italiani.
Come avevamo già annunciato, durante il talk show condotto in studio da Antonio Soviero è stata ospitata una minifiction sul tema ambientata ad Aiello Calabro (Cs), un paesino dal quale nel corso degli anni sono partiti tantissimi emigranti in cerca di lavoro all’estero. Tanto per fare un esempio, nella sola Sault Saint Marie, città dell’Ontario (Canada) di quasi 80 mila abitanti, si contano oggi intorno a duemila abitanti di origine aiellese. Non è un caso che proprio in questi giorni, un assessore del comune di Aiello si trovi proprio lì per partecipare ad alcune manifestazioni per celebrare il 25° anno di fondazione del club calabrese di quella città.
Tra gli ospiti in studio, a testimoniare la propria esperienza di emigrato, anche il senatore calabrese Basilio Giordano, eletto ad aprile scorso nella circoscrizione del Nord e Centro America. Giordano, nativo di Frascineto, si era stabilito a Montreal negli anni ‘70, divenendo poi sindaco di San Leonard vicino Montreal e direttore del giornale in lingua italiana “Il Cittadino Canadese”.
Celebrata la festa del Protettore San Geniale 2008
La Comunità Aiellese ha celebrato domenica scorsa la giornata di devozione dedicata a San Geniale Martire, Protettore principale della cittadina.Quello di quest’anno, anche se nessuno lo ha ricordato, era un anniversario tondo. A parte i 340 anni del Culto che si perpetua da domenica 6 maggio 1668, ricorrevano pure due secoli esatti della permanenza della Statua e delle Reliquie all’interno della Chiesa Matrice. Come ci ricorda Scipione Solimena, sino agli inizi di maggio 1808 San Geniale aveva sede nella Cappella gentilizia dei Cybo fuori le mura. Poi, “mentre nella prima domenica di maggio si portava il Santo in processione ritornata questa davanti la Chiesa Madre, dalla bocca del popolo che la seguiva, s’incominciò a gridare: «Vogliamo che il nostro Santo resti in questa Chiesa!». E così, il desiderio del popolo venne subito esaudito, con il collocamento della Statua dapprima nella Cappella a destra della Chiesa Matrice, e poi dal 1883, nella nuova Cappella dedicata al Martire.
Di questa volontà popolare, oggi, a duecento anni di distanza, è rimasto ben poco. Salvo che in qualche occasione – come per l’importante celebrazione del 2004, anno della ricognizione canonica delle Reliquie e del restauro conservativo della statua lignea settecentesca; e poi per quella del 2005, quando di celebrò San Geniale nel ricordo del terribile sisma del settembre 1905 – la festa sembra sempre di più cadere nell’oblio e nell’indifferenza. Nella mattinata di domenica si sono registrate solo i riti religiosi alla presenza delle locali Autorità civili e militari, e lo svolgimento della processione per le vie del paese accompagnata dalla banda musicale con la Statua contenente le sacre Reliquie, arricchita da Palma e Corona d’argento, e dalle preziose chiavi urbiche anch’esse d’argento forgiate dall’orafo aiellese Pasquale Bruni. Non abbiamo visto, però, eccetto che in un caso, i numerosi damaschi e le pregiate coperte di seta da finestre e balconi che in passato salutavano il passaggio del Santo; non un tradizionale pallone aerostatico, non un fuoco pirotecnico, e nemmeno il tipico torneo pomeridiano “du casu”. Abbiamo visto solo una Statua su una base processionale ottocentesca malconcia e precaria che andrebbe subito subito restaurata. Perché non lanciare una bella sottoscrizione pubblica? Perché non ritornare a ridare importanza – con un piccolo quanto significativo gesto – alle cose che più contano per la verace identità culturale della cittadina?
Di questa volontà popolare, oggi, a duecento anni di distanza, è rimasto ben poco. Salvo che in qualche occasione – come per l’importante celebrazione del 2004, anno della ricognizione canonica delle Reliquie e del restauro conservativo della statua lignea settecentesca; e poi per quella del 2005, quando di celebrò San Geniale nel ricordo del terribile sisma del settembre 1905 – la festa sembra sempre di più cadere nell’oblio e nell’indifferenza. Nella mattinata di domenica si sono registrate solo i riti religiosi alla presenza delle locali Autorità civili e militari, e lo svolgimento della processione per le vie del paese accompagnata dalla banda musicale con la Statua contenente le sacre Reliquie, arricchita da Palma e Corona d’argento, e dalle preziose chiavi urbiche anch’esse d’argento forgiate dall’orafo aiellese Pasquale Bruni. Non abbiamo visto, però, eccetto che in un caso, i numerosi damaschi e le pregiate coperte di seta da finestre e balconi che in passato salutavano il passaggio del Santo; non un tradizionale pallone aerostatico, non un fuoco pirotecnico, e nemmeno il tipico torneo pomeridiano “du casu”. Abbiamo visto solo una Statua su una base processionale ottocentesca malconcia e precaria che andrebbe subito subito restaurata. Perché non lanciare una bella sottoscrizione pubblica? Perché non ritornare a ridare importanza – con un piccolo quanto significativo gesto – alle cose che più contano per la verace identità culturale della cittadina?
Nuovo libro del compagno Peppe Verduci

“Frammenti di storia e ricordi”, edito da Pellegrini e patrocinato dall’Amministrazione provinciale di Cosenza, è il titolo del nuovo libro di Peppe Verduci, presentato al pubblico a novembre scorso nel salone di Rappresentanza del Comune di Cosenza. All’incontro, moderato dal giornalista Eugenio Furia, ha preso parte Giuliano Ricca, Segretario del Circolo cittadino di Rifondazione; il sindaco Salvatore Perugini; il giornalista Bruno Pino che ha collaborato alla stesura del libro e lo stesso Autore. Nel corso della manifestazione sono intervenuti pure Mario Oliverio, presidente della provincia di Cosenza; Angelo Broccolo, segretario provinciale del PRC; e Franco Iacucci, vice sindaco di Aiello Calabro.
Il volume, come già in altre pubblicazioni del “compagno” Peppe Verduci, raccoglie memorie e particolari avvenimenti vissuti dall’autore che riguardano la storia politica e sociale di Aiello Calabro nell’immediato secondo dopoguerra.
«Quello di Peppe – scrive Bruno Pino nella prefazione – non è e non vuole essere un libro che si alimenta di fonti documentali, ma più semplicemente, è una viva testimonianza dell’autore – permeata dalla passione, da emozioni e sensazioni personali – resa a distanza di decenni, e relativa ad episodi accaduti all’interno di una piccola comunità del sud in un certo periodo storico in cui, uscita dalla devastante esperienza della seconda guerra mondiale, l’Italia s’incamminava, attraverso spinte ideali contrapposte, a diventare un paese civile e democratico».
«Verduci – continua Pino – oltre a narrare con prosa semplice e scorrevole, del suo amore per il Comunismo, dell’attività spesa per il Partito, delle lotte, dei rapporti e dei contrasti con la Dc, tratteggia alcuni uomini di valore che nella Seconda Guerra Mondiale scelsero di essere Partigiani nella Resistenza come “l’eroe di Aiello Calabro” Geniale Bruni, al quale era intitolata la locale sezione Pci; e quello di tanti altri antifascisti che si sono sacrificati per i valori fondanti della democrazia. Ma soprattutto, Verduci, delinea una figura interessantissima della vita politica locale e poi internazionale. Ovvero quella di Nando Aloisio (Aiello C. 1923 – Buenos Aires 1975), fondatore del Pci e della Camera del Lavoro di Aiello, attivista nel 1946 nella campagna in favore della Repubblica in occasione del Referendum che nel 1946 diede all’Italia le sue attuali Istituzioni democratiche; e promotore nel 1947-48 delle lotte dei contadini per l’occupazione delle terre; poi emigrato in Argentina, e lì, nella terra dei Gauchos, sindacalista dell’Inca-Cgil e martire del peronismo, qualche mese prima del golpe del 1976».
Peppe Verduci, classe 1921, poeta e scrittore comunista oltre a questo lavoro, ha pubblicato, nel 1999, il libro “Memorie di Lotta – Aiello Calabro 1943 – 1970” (edito dall’Icsaic), in cui raccoglie le esperienze della sua militanza comunista e dove mette a fuoco le problematiche di una comunità che lo ha visto crescere e maturare, insieme ad una generazione di giovani dediti alla costruzione di una società improntata ai veri valori di una democrazia fattiva e concreta e non solo formale. Il libro – per il successo ottenuto – è stato poi rieditato da Pellegrini nel 2002.
Sempre con la Casa Editrice Pellegrini, ha pubblicato nel 2003 “Poesie”; e nel 2004 “Aiello Calabro – Appunti sparsi”, Sono invece del 2005 “Stralci letterari” e “I miei dieci anni a Lungro”.
San Geniale maggio 2003
Una mostra dell’Archivio di Stato di Cosenza e un approfondimento dello storico Fausto Cozzetto sul Culto di S. Geniale Martire

di Bruno Pino
LA CONVERSAZIONE sulla nascita del culto di S. Geniale Martire che si è tenuta sabato 26 aprile 2003 alla Casa delle Culture di Aiello Calabro (Cs) si è rivelata di grande interesse e spessore e dalla quale sono venuti alla luce elementi di storia locale sino a questo momento sconosciuti.
Fausto Cozzetto, docente di Storia Moderna all’Università della Calabria, brillante come sempre nella veste di relatore a questa ennesima iniziativa che ha promosso l’assessorato alla cultura del comune – in occasione della preparazione dei festeggiamenti del patrono – ha offerto un’analisi storica del periodo in cui tanti sono i santi martiri che vengono richiesti e concessi alle chiese di tutto il mondo cristiano. Una fase storica, quella successiva alla Riforma protestante, in cui studiosi e dottori della Chiesa, come Cesare Baronio (Sora 1538 – Roma 1607), cardinale e storico che scrisse una monumentale storia della Chiesa per confutare i contenuti delle “Centurie di Magdeburgo” ed Antonio Bosio (1629-1652), il “Colombo della Catacombe” a cui è dovuta la mappatura dei cimiteri romani, riaffermano e rinsaldano la fede, la centralità vaticana e le proprie radici storiche, riscoprendo il Paleocristianesimo. San Geniale è un giovane che muore tra il I e III secolo d.C. da martire “a testimonianza dell’Evangelo, di quell’Evangelo – scrive il Solimena nel libro sul patrono aiellese ripubblicato nel 1992 dall’editore Brenner – ch’è il più santo ed il più giusto di tutti i codici dell’umanità”.
Dopo il Concilio di Trento, dalle fondamenta della Città Eterna, da quelle Catacombe in cui “di notte, mentre il sonno assopiva i rimorsi degl’imperatori e del popolo di Roma, i generosi fedeli raccoglievano il Sangue e i Corpi dei Martiri, rimasti esposti nel giorno al pubblico ludibrio, e con gelosa cura li depositavano…. (Solimena)” parte l’operazione di rinsaldare la fede, minacciata dalla Riforma, irradiando in tutto il mondo cattolico le ossa e il sangue di questi primi eroi del Cristianesimo.
In questo periodo di nuovo Cristianesimo che emana da Roma, gli aiellesi, dopo le sciagure provocate dal terremoto del 1638, cantate in una poesia di Giuseppe Di Valle, si sentono indifesi contro la forza devastante della natura. Sentono il bisogno di farsi proteggere.
L’occasione si offre con Alderano Cybo, cardinale molto influente della famiglia allora feudataria di Aiello. A lui chiedono di intercedere per ottenere qualche reliquia di santo martire. E le ottengono nel 1667 quando arrivano ad Aiello. Purtroppo però, come ebbe a scrivere il parroco Scipione Solimena nel 1902 e come risulta dagli studi dei Bollantisti, “nel Martirologio non si parla del Martire nostro. L’omissione – spiega il Solimena – potrebbe attribuirsi al fatto che in certi giorni era così grande il numero dei Martiri, da riuscire difficile e qualche volta impossibile il prenderne nota”.
Tuttavia, questa circostanza nulla toglie alla venerazione delle spoglie del santo, sostenuta negli anni cinquanta, in occasione di una visita pastorale, anche dal vescovo Monsignor Agostino Saba di Tropea (Aiello faceva parte sino a quegli anni di quella Curia vescovile, mentre ora e con Cosenza-Bisignano), come testimonia don Ortensio Amendola, intervenuto all’iniziativa culturale.
Novità assoluta dell’incontro, grazie all’attività puntigliosa di ricerca dell’Archivio di Stato di Cosenza, diretto da Anna Maria Letizia Fazio ed alla documentazione esibita, è stata per tutti l’esistenza, di cui si era persa memoria storica, di altre reliquie (un cranio con due capelli) di San Pacifico Martire, concesse (1739) a don Nicola Giannuzzi e conservate, chissà sino a quanto tempo fa, nella Cappella di San Francesco di Paola.
L’’esposizione fotografica dei documenti notarili (nell’occasione della conversazione sono stati esibiti gli originali del 1473, 1656, 1658, 1667 e 1732), curata dall’Archivio, è proseguita sino al 4 di maggio, giorno della 335° festa patronale. Un’occasione, come ha tenuto a sottolineare il direttore dell’Archivio cosentino, “per tenere accesa la fiammella della nostra storia e delle nostre radici”.


