Per la giornata del paesaggio del 14 marzo 2026, uno sguardo ad Aiello Calabro (Cs), paese tra i paesi più belli d’Italia (il termine borgo non ci piace). Foto di repertorio scattata dal castello. Album foto di repertorio
P.s. Siccome non ne avevamo dato notizia sul blog (‘a capu), segnaliamo che la chiesa di S. Maria Maggiore è attualmente in restauro conservativo, come si può leggere dalla foto del cartello sotto. Le funzioni religiose, da qualche giorno, sono spostate nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano.
di Carmelina Sicari La guerra suscita grandi emozioni soprattutto perché nella guerra in atto manca qualcosa. Mancano gli eroi e i martiri. Eroi come Leonida che risponde al nemico persiano che lo minaccia di coprire il sole con le frecce dell’ingente esercito: «Combatteremo all’ombra.» Eroi, con un salto di secoli, come Enrico Toti che lancia al nemico la sua stampella. Martiri come i caduti della Grande guerra, tra cui mio nonno ventenne, di cui ho cercato invano la tomba nei cimiteri veneti. Caduto sul San Michele in una delle battaglie dell’Isonzo. Per generazioni i nipoti maschi si chiamarono Stefano e le femmine Stefania. Perché nella guerra a porre il discrimine tra civiltà e barbarie non è solo il valore, bensì anche l’eusebeia, il rispetto, la pietas, quella che fa grande Enea. I caduti delle Termopili hanno tutti ferite al petto. Non che si possa prediligere la guerra, ma certo questa attuale, con i missili che sfrecciano anonimi nello spazio, rispetto alle precedenti ha un surplus di orrore. E nella guerra di un tempo c’era la strategia. Napoleone, le braccia non conserte, organizzava l’impero e le truppe adoranti, fiduciose, certe della vittoria, ubbidivano celermente. Niente di tutto questo. Tutto sparito. Siamo a una mutazione terribile.
Dal 3 marzo 2026, Aiello è entrato a fare parte de I Borghi più belli d’Italia. Perché Ajìellu ìe Ajìellu! Ora è ufficiale. Lo si vede anche sul sito de “I Borghi più belli d’Italia” (https://borghipiubelliditalia.it/calabria/). Aiello Calabro è entrato a far parte del club. Dalla fine degli anni ’90, abbiamo seguito da vicino le cd città d’arte, chiesto di essere bandiere arancioni del Touring Club, ma seppur meritevole, Aiello non aveva avuto un formale riconoscimento. Ora, è uno dei paesi (a me piace chiamarlo così) più belli d’Italia. E ne siamo orgogliosi. Naturalmente, non c’era bisogno che ce lo dicessero e confermassero altri. Ajìellu ìe Ajìellu. Lo sappiamo bene. Immaginiamo che ci saranno prescrizioni da seguire ed il cammino è lungo (penso all’eternit per esempio, al restauro di San Guliano, e ad altre cose). Ma è un punto di passaggio importante. Aspettiamo che diventi anche parco letterario dedicato a Francesco Della Valle, e che si valorizzi anche la figura di Costantino Arlìa, accademico della Crusca e di altri illustri Aiellesi. Intanto, è alle porte l’iniziativa strutturata in più appuntamenti dedicata a Pietro Barbalonga, l’artista, scalpellino, architetto, autore della Cappella Cybo e del palazzo cd Cybo, di cui vi diremo a breve. Insomma, viva la Calabria tutta. Evviva il Nostro San Geniale, il Martire Bambino, Patrono di Aiello, giustamente ricordato in occasione della gradita notizia dall o storico dell’arte Gianfrancesco Solferino. P.s. stiamo disegnando concretamente il Cammino di Tarquinia. Nui, jamu a caminare!
Venerdì 27 febbraio 2026, alle 17.30, il Cinema Eraclea di Isola di Capo Rizzuto (KR) ospiterà l’incontro “Fare bene il bene comune”, che vuole rilanciare, in chiave attuale, l’eredità culturale e sociale di don Carlo De Cardona, figura emblematica del cattolicesimo sociale e interprete calabrese dei principi della Rerum novarum, la prima enciclica sociale, promulgata da Leone XIII nel 1891. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Forum Dottrina Sociale Cattolica con il patrocinio del Comune di Isola di Capo Rizzuto e la collaborazione della Pro Loco Isola di Capo Rizzuto, vuole essere un’occasione di riflessione civile e formativa sul valore del bene comune nella società contemporanea. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Isola di Capo Rizzuto M. Grazia Vittimberga e di Loredana Gentile, che evidenzieranno il legame tra impegno amministrativo e responsabilità sociale, i lavori saranno introdotti e coordinati da Maria Greca Di Manna, chiamata a delineare il contesto storico e culturale in cui maturò l’azione di De Cardona. La conversazione per immagini di Demetrio Guzzardi, editore cosentino e tra i promotori del Centro studi calabrese “Cattolici Società e Politica”, offrirà uno sguardo documentato sulla sua opera educativa e sociale; le conclusioni dell’incontro saranno tenute da don Francescantonio Spatola, che rilancerà il tema della formazione delle nuove generazioni, indicando nei “buoni maestri” una risorsa decisiva per costruire comunità più giuste e partecipi.
Demetrio Guzzardi da anni studia il pensiero e l’opera del sacerdote don Carlo De Cardona; la sua casa editrice ha già pubblicato dieci numeri di “Studi e ricerche su don Carlo De Cardona e il Movimento Cattolico in Calabria”, inoltre ha curato la mostra “Don Carlo De Cardona pioniere dell’apostolato sociale dei contadini e artigiani calabresi” esposta alla Settimana sociale dei cattolici in Italia, svoltasi a Trieste, lo scorso anno alla presenza del presidente della Repubblica, sergio Mattarella e di papa Francesco. Attualmente la mostra è esposta nella sede della BCC “Mediocrati” di Commenda di Rende.
di Carmelina Sicari Per molto tempo l’eroe, per me, è stato associato all’idea della morte in combattimento. Merito o colpa di mia madre, che non aveva conosciuto suo padre, morto da eroe sul Carso. Suo padre era una foto: un ufficiale decorato, severo, dinanzi al quale sua madre versava fiumi di lacrime. Eroe che però rispondeva “presente” alle manifestazioni, o meglio rispondevano per lui un coro di voci. Eroi erano i morti delle Termopili, tutti con ferite al petto; quelli del Risorgimento, con l’alloro alle chiome. Le pire continuano a fumare nei classici. Ma chi è l’eroe del nostro tempo? Chi ha superato lo spazio del Grande Fratello della mistificazione che sosteneva: “La guerra è pace e l’odio è amore”. È l’eroe della coscienza, che sa distinguere il bene dal male. L’avvento dell’uomo-massa, segnalato da Ortega y Gasset, è il vero disastro consumatosi nella storia, con ben due guerre mondiali e la crisi della natura. Esso significa perdita della consapevolezza e della responsabilità, i due elementi della coscienza. L’eroe dai mille volti di cui parla Campbell aveva questi due elementi, che presiedevano alla vita individuale e sociale. È in rischio l’autodistruzione. È questo l’allarme necessario.
Il 18 febbraio del 1915 a Firenze moriva Costantino Arlìa, l’illustre letterato, accademico della Crusca e magistrato, nato ad Ajello il 23 agosto 1828 (immagine creata da IA*). Nel rinviarvi alla voce Arlìa Costantino del Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, curato dall’ICSAIC (https://www.icsaicstoria.it/dizionario/arlia-costantino/), ad un post sul Blog di Bruno Pino (https://brunopino.it/…/costantino-arlia…/) e alle pagine 150-160 dell’antologia Aiello ad Litteram, vi segnaliamo pure le schede SIUSA che si riferiscono ai fondi Costantino Arlìa della Crusca e della Biblioteca Marucelliana (https://siusa-archivi.cultura.gov.it/…/siusa/pagina.pl… – https://siusa-archivi.cultura.gov.it/…/siusa/pagina.pl…). Il rimando più importante, però, è per questa pagina di AbeBooks (https://www.abebooks.it/ricerca…/autore/arlia-costantino/) dove si possono acquistare volumi di Arlìa anche della fine del 1800. Un suggerimento per i prossimi acquisti della Biblioteca comunale di Aiello Calabro. Il 2028 è vicino, ma c’è tempo a sufficienza per pensare a qualche iniziativa in suo onore. (bp)
* “L’immagine – è la spiegazione dell’IA alla quale abbiamo chiesto di immaginare come potesse essere Arlìa – potrebbe evocare un volto familiare proprio perché si rifà a un canone visivo ottocentesco condiviso da molti intellettuali italiani dell’epoca. Non è una somiglianza diretta con una persona specifica, ma una convergenza stilistica e culturale”.
A Cosenza, negli anni Venti del Novecento, la zona di corso Umberto, stava diventando il nuovo centro finanziario della città: vi erano presenti i fabbricati della Banca d’Italia, del Banco di Napoli, della Banca di Calabria e anche don Carlo De Cardona costruì, proprio lì, la sede centrale della Cassa Rurale federativa, che raggruppava le oltre 80 Casse rurali nate in tanti paesi del cosentino. Quell’immobile, costato più di un milione e mezzo di lire, fu inaugurato il 15 dicembre 1930 (95 anni fa) e per De Cardona rappresentava, anche visivamente, il simbolo della solidità economica e finanziaria delle Casse rurali che offrivano ai contadini e agli artigiani il denaro necessario: per combattere l’usura, per l’acquisto delle sementi e dei mezzi di lavoro. Per far memoria dell’evento venerdì 30 gennaio 2026 a Cosenza, in piazza della Vittoria, 24 nei locali della Cgil si terrà una storica e significativa manifestazione, organizzata congiuntamente dalla Cgil di Cosenza, dal Centro studi calabrese “Cattolici Socialità Politica”, dalla Banca di Credito Cooperativo “Mediocrati” e dalla Fondazione “Di Vittorio” della Cgil di Roma; alle 17.30 nell’atrio del Palazzo si terrà lo scoprimento di una ceramica artistica che ricorda don Carlo De Cardona, il prete sociale cosentino, che fece edificare l’immobile che attualmente ospita la sede della CGIL. A questo momento interverranno: Massimiliano Ianni, segretario generale della CGIL di Cosenza; Nicola Paldino, presidente della BCC “Mediocrati”; Maria Locanto, vicesindaco di Cosenza e Roberto Occhiuto, presidente della Giunta regionale della Calabria. Subito dopo lo scoprimento (ore 18.00) nel Salone “G. Donato” si terrà l’incontro: “Il protagonismo dei lavoratori nella storia, per i diritti, la democrazia, la solidarietà”; introduce Massimiliano Ianni (segretario generale CGIL Cosenza), a seguire la conversazione tra: Massimo Covello, della CGIL Calabria; Demetrio Guzzardi, editore e curatore dei quaderni su don Carlo De Cardona; Francesco Sinopoli, presidente della Fondazione “Di Vittorio” CGIL Roma e Mimmo Rizzuti, studioso di don Carlo De Cardona e delle Leghe contadine e operaie.
Ajello – Disegno serie Cybo, (Archivio di Stato di Massa)Sant’Antonio Abate – chiesa di S. Domenica, Longobardi
Da quando ho scoperto che ad Aiello, nel Rione Valle, esisteva una parrocchia intitolata a Sant’Antonio Abate — il santo che la Chiesa celebra il 17 gennaio — questo frammento di storia locale, oggi quasi del tutto dimenticato, ha iniziato a incuriosirmi sempre di più. È facile immaginare che, secoli fa, proprio ad Ajello questa data fosse vissuta come una vera giornata di festa. Sant’Antonio Abate, padre del monachesimo cristiano, era ed è il protettore degli animali domestici, del bestiame e del lavoro dei campi: una figura centrale per una comunità come quella del Rione Valle, abitata in prevalenza da contadini. Lo confermano anche le fonti fiscali dell’epoca, come le rivele del Catasto onciario, dove ricorrono spesso cognomi legati a famiglie rurali — i numerosi “Pino” ne sono un esempio eloquente. Di quella chiesa parrocchiale, attiva tra il XVI e il XVIII secolo e dedicata appunto a Sant’Antonio Abate, oggi non resta alcuna traccia visibile nel tessuto urbano. Nessun muro, nessuna iscrizione, nessun segno che ne indichi l’antica presenza. Eppure la memoria non è andata completamente perduta: a salvarla dall’oblio è rimasta la Platea dei beni, un documento prezioso che continua a raccontarci, in silenzio, l’esistenza di una comunità, della sua fede e del suo quotidiano rapporto con la terra.
La Platea della Chiesa di S. Antonio Abate di Aiello (documento conservato presso l’Archivio di Stato di Cosenza) registra, tra la fine del XVI e l’inizio del XVIII secolo, l’insieme dei beni immobili, delle rendite e degli obblighi religiosi appartenenti alla chiesa. Il patrimonio è composto da terreni agricoli, vigne, case, orti e censi, concessi a privati in cambio di pagamenti in grano o denaro. Molti beni sono gravati da obblighi spirituali (messe, lumi, manutenzione di cappelle). La documentazione attesta un possesso stabile, riconosciuto dalle visite pastorali e confermato ufficialmente nel 1723, con divieto di alienazione senza autorizzazione ecclesiastica.
Tra i toponimi principali e ricorrenti che troviamo: Aiello (luogo centrale della Platea, sede della chiesa di S. Antonio Abate e delle rendite); Pietramala (località e cappella dotata di rendita); Pietra Bava (bene fondiario), ecc. E poi S. Martino di Aiello; S. Michele d’Aiello; S. Nicola d’Aiello, ecc. E ancora: SS. Sacramento, S. Maria di sopra, S. Maria di sotto, S. Giuliano, S. Lorenzo, S. Pietro, S. Biagio, ecc. ecc.
*** Qui di seguito, in aggiunta a questo post, un brano del “Viaggio” nell’Aiello del 1753, relazione del 2013 di Sergio Chiatto, pubblicato nell’Antologia “Aiello ad Litteram” alle pagine 104-5, che parla del rione aiellese più antico. (vedi anche https://brunopino.it/2025/08/22/il-rione-valle-ad-ajello/)
Valle, l’ho già detto, appare il quartiere a più alta concentrazione di abitanti in questo momento storico (ripeto che siamo nel 1753 e che il dato è tratto dalla consultazione di rivele e spogli afferenti al coevo Catasto Onciario di Aiello). I 361 individui che vi abitano con certezza, suddivisi negli individuati 74 fuochi, con una media, perciò, di 4,88 componenti per nucleo familiare, vivono quasi tutti di agricoltura. Agricoltori, dunque, ma anche custodi di animali, massari e molinari: in definitiva, tutto un mondo rurale, che alla Valle importa il 74 % ed oltre dei suoi capifamiglia, ove spiccano, per numero di occupati, quelli dal cognome Pino: una decina almeno, uno dei quali, Francesco, di soli 14 anni, è il più giovane capofuoco del paese. Anche due delle cinque donne del quartiere con famiglia propria sono Pino: Virginia e Ippolita, quest’ultima di 46 anni, figlia di Giovanni che di anni ne ha 100, un altro primato. Due falegnami, due barbieri, un sarto e un fabbro formano il corpo degli artigiani del rione. Il Regio Notaro Gennaro Serra ed il “nobile” Don Giuseppe De Liguoro, nella sua casa di dieci camere, con bassi, cortile, stalle e giardinetto attaccato, sono i due benestanti del vicinato. I sacerdoti Don Muzio Giuliani, Don Geniale Buffone ed il suddiacono Don Domenico Civitelli (gli ultimi due, beneficiati, rispettivamente, dell’Altare di Santa Caterina del casale di Terrati e della locale cappella di Sant’Antonio Abate), ne costituiscono il Clero. Altro individuo, con celesti … agganci, deve essere quel tale Lorenzo Gallo, «figlio della Madonna» (ma Gesù non fu unigenito?!), il quale sembra anch’egli dimorare nella Valle, nella casa che Don Paolo Viola gli concede “per carità”. (Sergio Chiatto)
Il 2025 è stato un anno intenso e significativo per la Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura, impegnata a rafforzare il ruolo degli archivi come presìdi di memoria, luoghi di ricerca, spazi di innovazione e strumenti vivi di cittadinanza. Dalla digitalizzazione alla valorizzazione del patrimonio, dagli investimenti sulle sedi alle relazioni internazionali, passando per l’attività editoriale e culturale, il lavoro svolto ha tracciato una direzione chiara: rendere gli archivi sempre più accessibili e centrali nella vita culturale del Paese.
Digitalizzazione La trasformazione digitale è in agenda da tempo e continua ad essere una delle azioni cardine della Direzione generale Archivi nel 2025. Dopo otto anni di lavoro, si avvia alla piena accessibilità l’archivio digitale dei processi per il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro: un nucleo documentario di straordinario valore civile e storico, reso consultabile attraverso la piattaforma pubblica Rete degli archivi per non dimenticare. Un progetto avviato nel 2005 che unisce memoria, trasparenza e responsabilità sociale, anche grazie al coinvolgimento dei detenuti del carcere di Rebibbia in percorsi di reinserimento. Numerose e di rilievo le collaborazioni scientifiche. Con il Dipartimento di Fisica dell’Università “Federico II” di Napoli, la Direzione generale Archivi ha avviato un progetto, prima in fase sperimentale presso l’Archivio di Stato di Caserta, esteso poi a tutti i 102 Archivi di Stato, di utilizzo dell’intelligenza artificiale per la trascrizione dei documenti archivistici mediante l’utilizzo della piattaforma Transkribus. La tecnologia, basata su sistemi di riconoscimento del testo manoscritto, consente la trascrizione automatica di documenti storici, trasformandoli, previo controllo, in testi digitali accessibili e ricercabili. Grande attenzione è stata dedicata anche alla semplificazione amministrativa nei territori colpiti dai sismi del 2009 e del 2016. Con la firma di un Protocollo d’Intesa tra il Commissario Straordinario al sisma 2016 e le Soprintendenze archivistiche e bibliografichedelle Regioni coinvolte verranno digitalizzate circa un milione di pratiche edilizie afferenti all’Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Un investimento imponente, volto a creare archivi digitali centralizzati, capaci di garantire efficienza, trasparenza e accesso in tempo reale. In questa stessa direzione si inseriscono i progetti dedicati alla memoria della Resistenza, presentati in occasione dell’80° anniversario della Liberazione, e la convenzione quinquennale siglata con l’INPS, finalizzata a rafforzare le attività di tutela, conservazione e valorizzazione del vasto patrimonio archivistico dell’Istituto.
Valorizzazione del patrimonio Il 2025 ha visto un’intensificazione delle attività di valorizzazione, capaci di portare gli archivi fuori dai loro confini tradizionali e di dialogare con pubblici sempre più ampi. La partecipazione per il secondo anno a Roma Arte in Nuvola ha offerto una vetrina prestigiosa per il patrimonio archivistico, mettendo in relazione documenti storici, design industriale, architettura del Novecento e grandi capolavori della tradizione, in un racconto che attraversa secoli di creatività italiana. Eventi partecipativi come la Festa della Musica, le Giornate Europee del Patrimonio, la Domenica di Carta e Carte in Dimora hanno confermato il ruolo degli archivi come spazi aperti, capaci di intrecciare memoria, territorio e comunità. In questo quadro si inserisce anche il convegno Strategie per la valorizzazione economica del patrimonio archivistico e librario, ospitato presso l’Istituto Centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro (ICPAL) in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2025–2026 della Scuola di Alta Formazione e Studio. L’incontro, che ha coinvolto istituzioni ed esperti nazionali e internazionali, ha offerto un momento di riflessione qualificata sulla transizione da una visione che ha considerato gli archivi unicamente come beni da custodire a una visione più dinamica che alla tutela affianca l’esigenza di riconoscerne la vitalità e la capacità di generare valore culturale ed economico. Appuntamenti Mostre, anniversari e progetti speciali hanno scandito l’anno. L’Archivio di Stato di Caserta ha dedicato una grande esposizione alla Reggia di Caserta nel periodo cruciale 1943–1947, che la vide ospitare le truppe alleate. A Firenze, una mostra allestita in occasione del centenario della nascita ha celebrato Giovanni Spadolini e l’istituzione del Ministero della Cultura (allora per i Beni Culturali e per l’Ambiente), mentre a Roma l’Archivio centrale dello Stato espone (fino al 26 maggio 2026) i disegni della Fabbrica del Vittoriano recentemente restaurati. In parallelo, la filatelia ha ritrovato il suo ruolo di strumento di narrazione e valorizzazione grazie all’emissione dei primi due francobolli – dedicati a Sant’Ivo alla Sapienza, sede dell’Archivio di Stato di Roma, e al Codice di Santa Marta custodito all’Archivio di Stato di Napoli – della nuova serie filatelica permanente dedicata agli Archivi di Stato. Non sono mancati progetti di sistema, come l’introduzione di un nuovo logo unitario per gli Archivi di Stato, le Linee guida per l’accessibilità e l’inclusione, pensate per migliorare l’accesso fisico e digitale delle persone con disabilità, e iniziative di divulgazione come Gli archivi raccontano l’Italia, un viaggio audiovisivo tra le storie custodite negli istituti archivistici realizzato in collaborazione con il Laboratorio di Comunicazione dell’Università del Sannio. A fianco della valorizzazione delle carte, quella degli spazi. In quest’ottica si colloca l’accordo siglato tra la Direzione generale Archivi e la Diocesi di Roma per la riapertura al pubblico della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, capolavoro di Francesco Borromini appartenente al complesso che ospita l’Archivio di Stato di Roma, al termine dei lavori di restauro: un intervento che restituisce alla città uno spazio simbolico di straordinario valore storico, architettonico e culturale, rafforzando il dialogo tra patrimonio archivistico, architettura e comunità. Investimenti, contributi e sedi archivistiche Il 2025 segna un anno record sul fronte degli investimenti. Con oltre 1,8 milioni di euro destinati alla ricerca scientifica e alla valorizzazione degli archivi, la Direzione generale Archivi ha rafforzato in modo concreto il sostegno ai progetti di studio e agli archivi dei movimenti politici e sindacali. Contestualmente, sono state semplificate e uniformate le procedure di accesso ai bandi, rendendole più trasparenti e accessibili. Grande attenzione è stata riservata anche alle sedi archivistiche. Dall’inaugurazione della nuova sede dell’Archivio di Stato di Barletta e Ascoli Piceno, alla riapertura dell’Archivio di Stato di Campobasso, fino all’acquisizione degli immobili di Brescia, Matera e Varese e ai progetti di riqualificazione di Latina, Chieti e Potenza, passando per la formalizzazione della nuova sede di Messina, il 2025 ha rappresentato un passo decisivo nella messa in sicurezza e nella valorizzazione delle infrastrutture archivistiche. Nel triennio 2022–2025, gli investimenti complessivi in acquisto immobili e adeguamenti strutturali e impiantistici hanno superato i 61,6 milioni di euro. 27 Totem digitali: Il Progetto Donare alla Storia Innovativo anche il progetto Donare alla storia, che introduce strumenti digitali per favorire il sostegno diretto dei cittadini agli Archivi di Stato. Nel 2025 sono stati installati totem digitali per la raccolta di microdonazioni in 27 Archivi di Stato distribuiti su tutto il territorio nazionale: dispositivi informativi che raccontano le sedi e il patrimonio archivistico e che consentono ai visitatori di contribuire liberamente, beneficiando delle agevolazioni fiscali dell’Art Bonus. Relazioni internazionali Sul piano internazionale, la Direzione generale Archivi ha consolidato il proprio ruolo nei principali contesti europei e globali. Dalla partecipazione ai lavori dell’European Archives Group e del Consiglio Internazionale degli Archivi, agli accordi bilaterali con Turchia e Albania, passando per il rafforzamento dei rapporti con le istituzioni archivistiche di Spagna e Cina, il 2025 è stato un anno di dialogo, scambio di buone pratiche e cooperazione su temi chiave come la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la conservazione digitale. Particolarmente rilevante è stato il ruolo assunto dall’Italia nella governance degli Arolsen Archives, con l’avvio della programmazione delle iniziative che accompagneranno la Presidenza italiana della Commissione Internazionale.
Attività editoriale Infine, il 2025 ha segnato un nuovo capitolo per l’attività editoriale della Direzione generale Archivi. La collaborazione con Viella Libreria Editrice ha ridato vita alla collana Pubblicazioni degli Archivi di Stato – Saggi, presentata nei principali appuntamenti dell’editoria nazionale come il Salone Internazionale del Libro di Torino e la fiera Più libri più liberi a Roma. Attraverso studi storici, ricerche archivistiche e volumi (anche bilingui), i documenti tornano a parlare al grande pubblico, confermando gli archivi come luoghi vivi di produzione culturale. Torna, con nuova veste editoriale, la storica Rassegna degli Archivi di Stato, rivista ufficiale dell’amministrazione archivistica dal 1955, avviata fin dal 1941 come Notizie degli Archivi di Stato. La nuova serie, la cui qualità è garantita da un Comitato scientifico di eccellenza, si propone come luogo di confronto aperto per studiosi e professionisti. Un ulteriore segnale di volontà di rilancio che in questo caso si aggancia alla secolare tradizione italiana di riflessione metodologica sull’archivistica.
Oggettistica Segnaliamo infine l’avvio nel 2026 della realizzazione di una linea di prodotti editoriali e oggetti di uso quotidiano ispirati ai documenti e alle immagini conservati negli Archivi di Stato. L’iniziativa, proposta da Haltadefinizione, società del Gruppo Panini Cultura, mira a trasformare le fonti storiche in strumenti di narrazione accessibili, ampliandone la visibilità e rafforzando il dialogo tra patrimonio archivistico e pubblico contemporaneo. Il 2025 si chiude dunque in positivo, all’insegna della crescita, della sperimentazione e dell’apertura. Un anno che ha rafforzato la missione della Direzione generale Archivi: custodire il passato, interpretare il presente e costruire, attraverso la memoria, il futuro.