Monongah, tragedia dell'emigrazione italiana. Vi perirono anche tre minatori di Lago (Cs)

Le immagini della tregedia

TRA le centinaia di minatori morti a Monongah, West Virginia, il 6 dicembre 1907, ci sono una quarantina di calabresi. Secondo le cifre ufficiali dell’epoca, le vittime totali della sciagura sono 361, di cui 171 italiani. In seguito, si viene a sapere che probabilmente i morti si avvicinano a mille (ma la cifra è controversa e per i necessari approfondimenti vi rimandiamo alle ricerche del prof. Tropea), la metà di origine italiana, provenienti da Abruzzo, Molise, Campania e appunto Calabria. I paesi da cui sono emigrati, ricordati in occasione del centenario, nel 2007, sono Caccuri, San Giovanni in Fiore, Carfizzi, Falerna, Guardia Piemontese, Strongoli, Castrovillari, Gioiosa Ionica, San Nicola dell’Alto.

Ma anche Lago, paesino in provincia di Cosenza, è ora incluso nell’elenco. Quel venerdì 6 dicembre, nella miniera della città del West Virginia interessata da una serie di forti esplosioni, muoiono tre emigrati di Lago. Un tributo di sangue che si va ad aggiungere alle storie già raccontate. Si chiamano Francesco Abate (Abbate), 42 anni, Carlo Giovanni, 19, e Giuseppe appena 14enne.

La tragedia per anni dimenticata viene ricostruita, analizzata e raccontata grazie allo studio di ricercatori e appassionati come Joseph Tropea della George Washington University che con perseveranza continua la sua ricerca dei parenti delle vittime. È soprattutto merito suo se si è riusciti a contattare in Italia figli e nipoti di quei poveri disgraziati. Nell’opera di divulgazione di questa triste pagina della più grave tragedia sul lavoro per gli emigrati italiani, anche un giornale come Gente d’Italia ha fatto la propria parte. Una pagina triste della storia dell’emigrazione italiana. “Come Marcinelle. Più di Marcinelle”.

Le bare dei minatori

Nei giorni 4 dicembre, giorno di S. Barbara patrona dei minatori, e 5 dicembre del 1907, giorno in cui viene anticipata la celebrazione di S. Nicola, la miniera di Monongah, dalla quale si estrae carbone ed ardesia, è rimasta chiusa. Il paesino dei monti Appalachi, tremila anime, ha avuto due giorni di festa per tutti. Secondo la ricostruzione del prof. Tropea, la Compagnia che gestisce la miniera, nei giorni di chiusura per risparmiare ha spento gli aereatori e di conseguenza il gas grisou si è accumulato nelle gallerie. Quel venerdì 6 dicembre, al ritorno al lavoro dei minatori, è bastata una scintilla per far saltare tutto in aria. Poco prima delle 10.30, due esplosioni devastano la miniera. Il boato si sente a 12 chilometri di distanza. Un terremoto che sconquassa il ventre della miniera e fa tremare la terra circostante. Subito dopo, è un coro di grida, di disperazione. Dalle baracche in cui vivono i minatori e le loro famiglie, mogli e figli, parenti, ed i minatori degli altri turni, si precipitano verso il luogo dello scoppio. Un fumo denso e aspro fuoriesce dagli ingressi. I soccorritori si danno da fare, ma la situazione è infernale. Si salveranno solo in 4 o 5. Nei giorni successivi, i corpi recuperati sono centinaia e centinaia, ammassati prima nella banca locale, e poi sul corso principale. Vi sono, tra i corpi dilaniati riconosciuti dai parenti, anche moltissimi non identificati che verranno seppelliti in fosse comuni. Circa 250 le vedove, e un migliaio gli orfani, le conseguenze che la tragedia ha lasciato. Le stime fatte a ridosso dell’incidente parlano di cifre più contenute rispetto a quelle ipotizzate successivamente. Molto importante, per non dimenticare quanto avvenuto, il ruolo del reverendo di Monongah, Everett Francis Briggs, che nel 1964 in una pubblicazione raccoglie documenti, testimonianze dei parenti.

Se il numero delle morti è controverso, quelle che invece appaiono certe sono le terribili condizioni di lavoro a cui sono sottoposti i minatori che possono contare – con il cd buddy system o pal system – nell’appoggio altrui per affrontare e sopportare le ostili condizioni di vita nei cantieri. Questi aiutanti, che si recano al seguito dei minatori dentro le gallerie, non vengono assunti, non è nemmeno registrato il loro ingresso. Prendono solo qualche mancia, a secondo della quantità di ardesia che riescono a portare in superficie. La paga dei minatori è poco meno di un dollaro al giorno, anche se in proporzione più alta di un bracciante calabrese di allora. Si vive in piccole baracche di proprietà della stessa compagnia mineraria, spesso fatiscenti e prive degli indispensabili servizi igienici. L’orario di lavoro è di più di dieci ore al giorno. Un tipo di lavoro che gli altri emigrati non sono più disposti a fare e che viene invece fatto dagli italiani che insieme a polacchi, slavi e turchi, avranno le maggiori perdite di vite.

Dopo il gravissimo incidente, purtroppo, non c’è l’interesse delle autorità per accertare le responsabilità, e anche i risarcimenti alle famiglie spesso non arrivano mai a destinazione.

Il prof. Tropea con Giuseppe Cino a Lago

LA RICOSTRUZIONE STORICA DEL PROF. TROPEA E LA VICENDA UMANA DELLA FAMIGLIA ABATE
Nel mese di ottobre 2016, Tropea ha visitato Lago, accompagnato da Enrico Grammaroli dell’Università Tor Vergata di Roma, per avere delle conferme sulle sue ricerche e sulle vittime laghitane. Una ricostruzione della vicenda della famiglia Abate -, che si è svolta tra gli archivi comunali, e parlando con le persone più anziane. Alla ricerca hanno collaborato Giuseppe Cino della neonata associazione dei “Laghitani nel Mondo” ed il cav. Salvatore Muto, mente storica degli emigrati laghitani.

Francesco Abate nasce a Lago nel 1865 da Carlo e Luigia Scanga, primo di 5 figli. All’età di 22 anni si sposa con Maria Gaetano di Castrovillari. Dal matrimonio nasceranno: Carlo Giovanni nel 1888, Giuseppe nel 1893, Luigia nel 1896, Battista nel 1898, Giovanni nel 1900 ed infine Enrico nel 1903, anno in cui la famiglia emigra in America in cerca di fortuna. Qui, il padre Francesco con i figli Carlo e Giuseppe vengono assunti dalla “Fairmont Cool Company” che opera nell’estrazione del carbone. Lavoreranno sotto terra a decine e decine di metri sotto le profondità del fiume West Fork, sino a quella mattina di dicembre. Gli Abate si trovavano tutti e tre nella galleria n° 6 dove perdono la vita – sempre stando alle cifre ufficiali fornite nel gennaio 1908 dall’Annual Report of Department of Mines del West Virginia – una sessantina di italiani, mentre più di un centinaio moriranno nella galleria n° 8.

Da allora, dopo la loro morte degli Abate si perde memoria della tragedia. Giuseppe, fratello di Francesco che era rimasto a vivere nella propria terra, di questa storia non aveva più saputo nulla, e né la pronipote che attualmente vive a Lago, con la quale ha avuto modo di parlare il prof. Tropea, ha mai saputo della sorte dei congiunti emigrati. Ora, grazie al lavoro di scavo del docente della cattedra di sociologia alla George Washington University, e figlio egli stesso di un minatore italiano di origini calabresi, che da una quarantina di anni compie ricerche sul disastro di Monongah, si conosce un pezzetto di storia in più di questi sfortunati nostri connazionali che invece di realizzare i loro sogni, in America hanno trovato la morte, sepolti lontano, su una collina di Monongah.

LINK UTILI

MONONGAH A TRAGEDY NOT TO FORGET (aggiornamento 6 dicembre 2018)
Foto di gruppo con il prof. Tropea, Pino Cino ed il figlio Francesco Domenico, ed una parente degli Abate residente a Lago (foto Bruno Pino)

Today the 111 years of the tragedy of Monongah in West Virginia (USA) occur, where 361 miners died, of which 170 were of Italian origin, most of them from Calabria, from Caccuri, San Giovanni in Fiore, Carfizzi, Falerna, Guardia Piemontese, Strongoli, Castrovillari , Gioiosa Ionica and San Nicola dell’Alto and Lago.

Among the victims are three of our countrymen Abbot (Abbate) Francesco of 42 years and his two sons Carlo Giovanni of 19 and Joseph of 14 years.

After many years the mining tragedy of Monongah is rebuilt, analyzed and revealed to the world thanks above all to the study of researchers and enthusiasts. These include Joseph Tropea, professor emeritus of George Washintong University, who continues his search for relatives of the victims. It is especially thanks to him if he managed to contact in Italy, children and grandchildren of those poor wretches.

Today, those who are forced to leave their country must be recognized as having contributed to the redemption of their land of origin from poverty, as well as to the progress of the host communities, through hard work, sometimes humiliating, but certainly a job done with dignity and dedication, work that has often allowed to achieve prestigious goals, high professionalism and success in all areas of social life often cost the sacrifice of their lives.

The human and social affair of Monongah should not, however, only be a reason for commemoration, but must represent the commitment on the part of all of us in the construction of a conscious citizenship and a culture of security that can avoid the repetition of similar tragedies in the workplace. Especially today that Italy has become land of landing and hope for so many people who come from the poorest countries in the world and who, today as then, seek better conditions of life.

The commemoration of the tragedy of Monongah must serve, especially to the younger generations, to reflect on the phenomenon of “emigration” and to recognize equal dignity and rights to those who, like so many of our emigrants, leave their land and family to build a better future.

Storie di emigrazione. "Cara Francesca…", il programma di Rai Italia intervista l'Aiellese Raffaela Medaglia di Sault Saint Marie in Ontario

Aiello e l'emigrazione. Uno scritto di Peppe Verduci del '67

Aiello, Colombo e papa Cybo. Scoperte e vecchie certezze

Il Quotidiano della Calabria 29 agosto 2011, pag. 52

Aiello, molti visitatori per le mostre sull’emigrazione italiana in Francia; e delle opere dell’artista Giuseppe Civitelli

Aiello, molti visitatori per le mostre sull’emigrazione italiana in Francia; e delle opere dell’artista Giuseppe Civitelli.AIELLO CALABRO – Due esposizioni, in questo scorcio d’agosto, inaugurate da qualche giorno, animano culturalmente la cittadina collinare.

La prima mostra, dal titolo “Esperons que…”, aperta tutti i giorni dal 10 al 20 agosto (Casa delle Culture, 18.00 – 21.00) , ha come tema l’emigrazione italiana in Francia negli ultimi 150 anni, ed è curata dal Comites di Chambery e patrocinata dal Comune di Aiello Calabro.

Il percorso espositivo può essere descritto come il tentativo di rispondere a una serie di domande: le stesse domande che descrivono l’esistenza di tanti migranti di oggi. Che cosa ha spinto tanti italiani a emigrare? Quali erano i loro sogni e le loro aspettative? Quale la realtà con cui, una volta giunti in Francia, hanno dovuto confrontarsi? E ancora: come sono stati accolti dalla popolazione savoiarda? Quale ruolo hanno svolto nella comunità che li ha ospitati? Quali sono stati i loro mestieri? Quali i rapporti che hanno mantenuto con l’Italia e con chi è rimasto?

Tutto questo viene raccontato attraverso le immagini inedite che i discendenti dei tanti italiani emigrati a Chambéry e in Savoia hanno tratto dai loro album di famiglia. Fotografie spesso sbiadite o ingiallite che descrivono un mondo apparentemente passato, privato e lontano da noi, eppure legato strettamente al nostro presente, alla nostra identità, ai rapporti che ci legano ai nostri vicini d’oltralpe. Fa da complemento alla mostra il libro dall’omonimo titolo di François Forrais e Angela Caprifoglio, presenti in questi giorni nella cittadina, assieme alla signora Anna Cuglietta, aiellese emigrata e parte del team d’oltralpe che ha allestito l’evento.La seconda mostra (vernissage l’11 agosto scorso), invece, è dedicata a Giuseppe Civitelli (Aiello 1907 – Roma 1990), artista e ceramista «di maggior talento della seconda metà del ventesimo secolo». L’esposizione, che è patrocinata sempre dall’amministrazione locale ed è curata dai figli dell’artista, è allestita in una location d’eccezione. È la prima volta, infatti, che palazzo Cybo Malaspina, grazie alla collaborazione delle proprietarie, le signore Elena e Valeria Viola, ospita una iniziativa del genere. Si potrà visitare sino al 20 di agosto, tutti i giorni, dalle 19 alle 22.30.

«Pur se inserito nel quadro più ampio dell’arte italiana e della storia dell’arte ceramica più recente – scrive la critica Lisa Hockemeyer, già curatrice di una mostra di grande successo a Londra sull’arte ceramica italiana, in cui erano presenti anche le opere dell’artista nativo di Aiello Calabro – Civitelli è stato una delle figure ricorrenti nel vivace panorama artistico romano degli anni ’50 e ’60 e oltre».

Una mostra di grafiche, dipinti, e ceramiche che «offre una opportunità unica – scrive ancora Lisa Hockemeyer – per rivisitare e rivalutare la carriera artistica di Giuseppe Civitelli. Tale opportunità si è fatta attendere a lungo».

Colombo, il Christo Ferens e i Cybo. Conversazione ad Aiello il 21 agosto prossimo

AIELLO CALABRO, CS (12 agosto 2011) – Chi era veramente Cristoforo Colombo? Era davvero figlio di papa Innocenzo VIII Cybo? E che ruolo ebbe, lo stesso pontefice, nella spedizione verso le Americhe? Fu una “scoperta” quella del Christo Ferens, del portatore di Cristo, o solo una “rivelazione”? E che rapporti aveva, l’Ammiraglio, con San Francesco di Paola?

Su questi ed altri interrogativi, che ruotano tutti attorno alla figura di Colombo, “l’eroe che dovrebbe essere santo” (il cui processo di beatificazione fu avviato ed interrotto per due volte), converseranno domenica 21 agosto 2011, ad Aiello Calabro, antico borgo del cosentino che fu feudo dei Cybo, il colombista Ruggero Marino, autore del libro “L’Uomo che superò i confini del mondo” (Sperling & Kupfer 2010), lo storico Fausto Cozzetto, docente di storia moderna all’Unical, Giuseppe Pisano, studioso di Calabrès e Manetti, padre Rocco Benvenuto dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, e Mario Caligiuri, assessore alla cultura della regione Calabria. Ospiti del rendez-vouz ideato dal “Blog degli Aiellesi nel Mondo” animato da Bruno Pino, i sindaci Francesco Iacucci e Francesco Tonnara delle Comunità di Aiello e di Amantea.Le tesi di Marino, giornalista che ha lavorato per più di 30 anni a Il Tempo, esposte anche nei precedenti volumi: Cristoforo Colombo e il papa tradito (Newton Compton, 1991 e Edizioni RTM 1997), e Cristoforo Colombo, l’ultimo dei Templari (Sperling & Kupfer 2005), sono certamente “rivoluzionarie”. L’autore, che fa parte pure della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo, nell’ultimo libro «smonta uno ad uno i “miti” costruiti sulla figura dell’Ammiraglio». Colombo non sbarcherà in America per errore, nel tentativo di raggiungere l’Oriente, ma invece, «è perfettamente consapevole del suo obiettivo ed è molto più di un semplice e fortunato uomo di mare. Si muove sulla base di antiche mappe con la decisione di un missionario, di un soldato di Cristo, con lo stesso afflato religioso che caratterizza gli ordini cavallereschi e, in particolare, quello più misterioso della Storia: i Templari».L’incontro culturale, che si svolgerà, proprio nella piazza che ospita lo storico palazzo che fu dei feudatari Cybo, che tanta parte ebbero nella vicenda colombiana, sarà anche un primo passo verso ulteriori e più approfondite indagini sulla figura e sul ruolo di papa Giovanni Battista Cybo nel più importante avvenimento della storia dell’umanità, dopo la nascita di Cristo; e naturalmente, sui marinai Anton Calabrès di Amantea e Angelo Manetti di Ajello, il quale secondo l’Orlandi è tra i partecipanti alla spedizione di Vasco da Gama che lo porterà a Calcutta nel 1497, e «compagno di Cristoforo Colombo – come scrive lo storico Rocco Liberti – in uno dei suoi viaggi verso le Americhe».

Per saperne di più sull’argomento:

http://www.scribd.com/doc/60565137/Sunto-delle-Tesi-di-Ruggero-Marino

http://www.scribd.com/doc/62660764/La-meridionalita-di-Colombo

http://www.scribd.com/doc/62660768/San-Francesco-Di-Paola-e-Cristoforo-Colombo-g-Pisano-Art-Pubblicato-Su-Calabria-Letter-Aria

L’Aiellese Domenico Medaglia, zio Mimì, protagonista di “Formato famiglia” su SAT 2000

AIELLO CALABRO Cs – Anziani e Internet. Se ne è parlato ieri, nella trasmissione televisiva “Formato famiglia” in onda su Sat 2000, la televisione dei Cattolici Italiani. Tra i protagonisti della puntata condotta in studio da Antonio Soviero e Arianna Ciampoli, in onda dalle 12 alle 13, c’era in collegamento esterno da Aiello Calabro (Cs), Domenico Medaglia, o Zio Mimì, come preferisce farsi chiamare.

Medaglia, maestro elementare per tantissimi anni, classe 1916, ha raccontato all’inviato Emilio Ravel (giornalista, autore televisivo italiano, uno dei pionieri della televisione in Italia) di come ha iniziato a smanettare col computer. Zio Mimì, quando aveva 84 anni – ora ne ha appena compiuti 93 – ha deciso che avrebbe dovuto imparare a usare il computer e a collegarsi alla Rete per comunicare con figli, parenti ed amici. Detto fatto. All’inizio un po’ di difficoltà, ma poi pian piano, con qualche aiutino, è riuscito a imparare senza troppe complicazioni. Così, ora, oltre ad usare il Pc per scrivere poesie, zio Mimì lo usa anche per stare in contatto con il mondo. Da qualche settimana, è addirittura iscritto a Facebook, il famoso social network. Come dire che – soprattutto per i suoi coetanei – non è mai troppo tardi per avvicinarsi ad uno strumento così importante.

Tre i collegamenti in esterna, nel corso della puntata, duranti i quali zio Mimì ha risposto alle curiosità di Ravel che, inoltre, ha intervistato in diretta pure i redattori del sito web dedicato agli Aiellesi nel Mondo, uno spazio virtuale che agevola gli emigrati del piccolo paesino calabrese a ritrovarsi e a non perdere contatto con le proprie radici culturali.

Formato Famiglia su Anziani e Internet. Avviso per tutti gli Aiellesi

LA TRASMISSIONE FORMATO FAMIGLIA, ANDATA IN ONDA STAMANE SU SAT 2000 (CANALE 801 PIATTAFORMA SKY) DALLE 12 ALLE 13, SARà REPLICATA OGGI POMERIGGIO ALLE ORE 18.30 E STANOTTE ALLE 00.30 CIRCA. RICORDIAMO CHE SI PUò SEGUIRE, OLTRE CHE SUL SATELLITE, ANCHE IN STREAMING DAL SITO WEB www.sat2000.it.

Anziani e Internet. L’Aiellese Domenico Medaglia, zio Mimì, tra i protagonisti di “Formato famiglia”, in onda venerdì 11 dicembre dalle 12 alle 13 su SAT 2000 (Piattaforma Sky canale 801)

AIELLO CALABRO Cs – Collegamento in diretta Tv da Aiello Calabro (Cs), con Domenico Medaglia, o Zio Mimì, come preferisce farsi chiamare. Nel corso della trasmissione “Formato famiglia”, condotta in studio da Antonio Soviero, in onda venerdì 11 dicembre (dalle 12 alle 13) su SAT 2000 (piattaforma Sky canale 801), si parlerà di anziani e di Internet. Ma perché proprio un collegamento da Aiello Calabro e con zio Mimì? La risposta è semplice. Il professore Medaglia (ha insegnato come maestro elementare per tantissimi anni), classe 1916, quando aveva 84 anni – ora ne ha appena compiuti 93 – ha deciso che avrebbe dovuto imparare a usare il computer e a collegarsi alla Rete per comunicare con figli, parenti ed amici. Detto fatto. All’inizio un po’ di difficoltà, ma poi pian piano, con qualche aiutino, è riuscito a smanettare senza troppe complicazioni. Così, ora, oltre ad usare il Pc per scrivere poesie, zio Mimì lo usa anche per stare in contatto con il mondo. Da qualche settimana, è addirittura iscritto a Facebook, il famoso social network.

Venerdì mattina, nella puntata di “Formato famiglia” ci saranno un paio di collegamenti di pochi minuti da casa Medaglia. Zio Mimì risponderà alle domande dell’inviato Emilio Ravel e magari darà qualche suggerimento ai suoi coetanei – non è mai troppo tardi – per imparare a padroneggiare uno strumento così importante.

Per la cronaca, è la seconda volta che Aiello Calabro è protagonista sul canale SAT 2000, l’emittente dei Cattolici italiani. Come si ricorderà, già lo scorso anno, in novembre, il programma “Formato famiglia” si occupò dell’emigrazione aiellese. Durante il talk show era stata ospitata una minifiction (GUARDALA SU YOUTUBE) sul tema ambientata nella nostra cittadina, i cui protagonisti sono stati: Pasquale Lepore e Simona Falsetti, Pasquale Iacoe, Geniale Lepore e Benedetto Aloisio. 

La volta scorsa, come pure per questa nuova puntata, con SAT 2000 (a cui vanno i ringraziamenti della Comunità di Aiello Calabro) ha collaborato la Redazione degli “Aiellesi nel Mondo” (http://aiellesinelmondo.blogspot.com).


Qualche curiosità su Formato famiglia

Ideato e curato da Brando Giordani, scritto e condotto da Antonio Soviero e Arianna Ciampoli, “Formato Famiglia” è il talk show di TV 2000 interamente dedicato alla famiglia vissuta come realtà positiva, luogo di scambio di esperienze, gioie, conquiste, ma anche porto sicuro nei momenti di difficoltà.

“Formato Famiglia” va in onda in diretta dal lunedì al venerdì, alle 11.45, con la regia di Maurizio Ventriglia.

Con uno stile agile e un ritmo dinamico, senza rinunciare ad un pizzico di ironia, in ogni puntata Antonio Soviero e Arianna Ciampoli ospitano una famiglia protagonista di una storia, spunto e occasione per dibattere su un argomento di stretta attualità. Ospiti in studio e collegamenti in esterna, curati dal nostro inviato Emilio Ravel, aiutano ad approfondire il tema del giorno da prospettive diverse.

L’anteprima di Formato Famiglia, dalle 11.45 alle 12.00, darà l’opportunità di ritornare sul tema del giorno precedente per rispondere ai quesiti posti dai telespettatori.

Chi è Emilio Ravelhttp://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_Ravel

Il Comites di Buenos Aires ha celebrato il 63esimo anniversario della Repubblica. Onorificenza all’Aiellese Italo Aloisio

FONTE ITALIANNETWORK 

“Domenica 31 Maggio scorso si sono svolte le celebrazioni per il 63º  Anniversario  della Repubblica Italiana e la Giornata dell’Immigrante Italiano in Argentina.  Il nutrito programma di attività, organizzato dal Consolato Generale d’Italia  e  che ha contato con l’adesione della FACIA e del Com.It.Es. di Buenos Aires, è iniziato in mattinata con l’omaggio presso il monumento a Manuel Belgrano,  patriota argentino figlio di italiani e, successivamente, è stata celebrata la  Santa Messa nel Santuario Madonna degli Emigranti nel quartiere di La Boca.”

E’ l’incipit della nota del Comites di Buenos Aires sulle manifestazioni promosse in vista della ricorrenza del 2 giugno, festa della Repubblica italiana.

“Nel pomeriggio, prosegue la nota, si è svolto l’evento centrale della giornata presso il Teatro  Coliseo, contando con un’affluenza massiccia di connazionali (secondo le  stime,  un pubblico di oltre 3000 persone) che ogni anno attendono con molta  aspettativa  quest’occasione d’incontro. Tra le autorità italiane presenti, avviando la cerimonia, hanno rivolto un caldo saluto a tutti i presenti l’Ambasciatore  d’Italia in Argentina, Dott. Stefano Ronca; la Presidente del locale Comites,  Cav. Graciela Laino, il Senatore Esteban Caselli e il Console Generale  d’Italia a Buenos Aires, Dott. Giancarlo M. Curcio, vivamente complimentato per  l’organizzazione  dell’evento; oltre alle numerose autorità della collettività italiana in Argentina di Associazioni e Federazioni.

Sul palcoscenico si sono succeduti per rivolgere i discorsi di rito,  l’ambasciatore  d’Italia in Argentina Stefano Ronca, il presidente del Comites di Buenos Aires  Graciela Laino, il senatore Esteban Caselli e il console generale d’Italia a Buenos Aires Giancarlo Maria Curcio.

L’Amb. Ronca, nel suo saluto, ha ricordato la forza di volonta degli italiani nella ricostruzione del dopoguerra, 63 anni fà, ed il loro spirito  democratico;  nonché il grande sacrificio degli emigranti italiani che con il loro lavoro  all’estero hanno contribuito anche a risollevare il Paese. Ha proseguito ricordando a  tutti i presenti i forti legami socio-culturali esistenti tra l’Italia e l’Argentina  ed illustrando sinteticamente le numerose iniziative di cooperazione tra i due  paesi, nonché ribadendo l’importante compito delle istituzioni nel promuovere  tali rapporti mediante proposte concrete e progetti di lavoro congiunto sia in  campo scientifico, tecnologico, che culturale, sottolinendo l’importanza delle  numerose imprese presenti in Argentina fondate da italiani qui residenti, di  prima seconda o terza generazione, che rendono l’Argentina un partner  pienamente  complementare dell’Italia. Infine, si è congratulato con il Cons. Gen. Curcio  per l’organizzazione dell’evento e per il lavoro che ogni giorno svolge in  favore della collettività italiana”.

Al suo turno, la Presidente del Comites di Buenos Aires, Cav. Graciela Laino,  ha  ricordato che gli italiani all’estero si sono controddistinti per lo spirito  di superamento che gli hanno sempre animati, i forti dei valori di unità,  libertà, e di rispetto della Costituzione, per la costruzione di una società senza  esclusi nè privilegiati, considerando la collettività come fonte di sviluppo.  In seguito  ha illustrato l’impegno del Comites nel  promuovere la partecipazione dei giovani, artefici dello sviluppo della nostra  collettività ed il lavoro che sta svolgendo insieme al Consolato, per trovare  soluzioni agli anziani in situazione più disagiata. Concludendo, Laino ha  ringraziato  il Console generale Curcio per la  collaborazione che dà al Comites.

La presidente ha rivolto il suo saluto anche al Sen. Caselli, dedicando un minuto di  silenzio alle vittime del terremoto in Abruzzo ed ha proseguito ricordando l’epopea  degli immigranti italiani che, con il loro lavoro, hanno contribuito allo sviluppo dell’Argentina.

Quindi, il Cons. Gen. Curcio si è rivolto a tutti i presenti, ringraziando  in primo luogo i saluti pervenuteli dagli On. Giai, Angeli e Merlo che, non  potendo essere presenti, hanno opportunamente trasmesso il loro messaggio di  adesione. Ha proseguito illustrando il lavoro che il Consolato sta svolgendo  e,  in particolare, il raggiungimento dell’obiettivo che si era fissato riguardo  l’attenzione  ai connazionali e l’aggiornamento delle pratiche di cittadinanza, ricordando  il  lavoro svolta dal suo personale. Inoltre, ha reso nota la continuità degli  interventi in materia socio-assistenziale mediante i sussidi erogati ai  connazionali bisognosi ed il contratto con la Swiss Medical, nel quale è stato  incluso l’Ospedale Italiano. Per venire incontro alle necessità dei  connazionali, ha informato che è stata aperta la sede del nuovo Vice consolato  d’Italia a San Isidro e che è quasi pronta l’operazione per aggiungere i comuni  di San Martin e di San Miguel alla circoscrizione del Vice consolato di Tres  de  Febrero.

Ha inoltre dichiarato di condividere la visione della presidente del  Comites sull’importanza della partecipazione dei giovani nella collettività.  E,  concludendo, ha invitato a salire sullo scenario dirigenti e giocatori  presenti  dello Sportivo Italiano, recentemente Campioni di calcio della serie B  Metropolitana, e il presidente dello Sportivo Salvador D’Antonio ha alzato la  coppa vinta e ringraziato il Console generale e ha dato l’avvio allo  spettacolo  artistico.

Quest’anno, è stato offerto a tutti i presenti un concerto musicale a carico  dei  cantanti Antonello Rondi e Paolo Martini, napoletano ed italo-argentino  rispettivamente, seguiti con molto entusiasmo ed emozione da tutti i presenti.

L’occasione è stata opportuna per effettuare la consegna di onorificenze a un  gruppo di esponenti della collettività per il lavoro che da anni svolgono a  favore della nostra comunità. tra cui due Consiglieri del Comites di Buenos  Aires: Antonio Turtora, ex dirigente della Fiat, attuale presidente della  Mutualità Italiana Ex Combattenti, VicePresidente del Comites di Buenos Aires  e  attivo dirigente della collettività nella zona di Tres de Febrero; Marcelo  Pacifico, Presidente dell’Associazione Nazionale Italiana e consigliere del  Comites di Buenos Aires; Italo Aloisio, già dirigente dell’AIMI e fondatore e presidente dell’Associazione Calabria Unita; il dott. Mario Surballe  consulente  legale in materia civile del Consolato Generale d’Italia a Buenos Aires;  Héctor  Dattoli, Vice Console d’Italia a Tres de Febrero; l’avv. Roberto Mauro,  VicePresidente del Circolo Italiano di Buenos Aires; José Tucci, responsabile  del Patronato Ital in Argentina e direttore del periodico La Comunità.

La Presidente del Comites di Buenos Aires, Cav. Graciela Laino, ha dichiarato “da anni non vedevo un pubblico così nutrito al Teatro Coliseo” e che  quest’anno  “la celebrazione del 2 Giugno è stata una vera festa della comunità italiana in Argentina, assolutamente partecipativa” e che “mi riempe di orgoglio e  soddisfazione vedere l’afetto che, con la loro presenza, ci esprimono i nostri  connazionali. Questa è una vera espressione di gratitudine che  ci incoraggia a proseguire con il nostro lavoro e ci da le forze per esigerci  sempre a fare di più per tutta la collettività” ed ha concluso dedicando un  particolare  sentito ringraziamento e vivo complimento al Console Generale Curcio per l’eccezionale organizzazione di tutto l’evento e la qualità dello spettacolo”.