Martedì 30 giugno alle 18.00 alla libreria Ubik presentazione del libro di Pierluigi Pedretti “La scelta di Basilio. Storia di un partigiano calabrese“. All’incontro partecipano, oltre all’autore, Anna Petrungaro e Roberta Corbo.
Stamattina, alla Libreria Mondadori di Cosenza, è stato presentato il nuovo libro di Pierluigi Pedretti, La scelta di Basilio, edito da ilfilorosso di Rogliano. Basilio Bianchi è un partigiano di Grimaldi (Cs), morto fucilato a Biella nel ‘43. Per notizie su di lui, si può cercare in rete (su ICSAIC, ANPI, ecc.), ma è anche opportuno comprare e leggere il volume. Tra i tanti aspetti affrontati nella discussione tra Pedretti e Angela Potente dell’ANPI Cosenza, si è parlato della “scelta”. Perché molti sbandati dopo l’8 settembre hanno deciso di salire sui monti come partigiani? La risposta non è sempre scontata. Soprattutto quando si è giovanissimi (Basilio aveva 19 anni quando è morto fucilato), quando non si fa parte di partiti politici, quando non si è ideologizzati, ecc. Ho voluto evidenziare, nel mio brevissimo intervento, una questione emblematica e drammatica. Geniale Bruni, partigiano di Aiello Calabro (Cs), morto nel campo di Mauthausen a marzo del 1945, a poche settimane dalla fine della guerra, aveva fatto la scelta, dopo l’armistizio, di aderire al partigianato parmense. Poi, venne catturato, incarcerato, trasferito nel campo di transito di Bolzano e poi, a febbraio del ‘45, nel lager di Mauthausen, dove morirà. Diciamo che scelse la parte giusta della storia. Ma fu un caso? Perché diventa partigiano? Non lo possiamo sapere. Sappiamo però che nella stessa famiglia, il fratello più piccolo, Francesco, faceva parte delle camicie nere e morì il 10 luglio del ‘43 in Sicilia, a Gela, in una battaglia contro gli alleati appena sbarcati. Due fratelli, scelte diverse, contrapposte. Perché? Forse perché le scelte di ogni persona, sono influenzate, più o meno consapevolmente o forzatamente, da quel particolare momento storico che si sta vivendo, dall’ambiente sociale e politico. Insomma, le piccole storie si perdono nel flusso della grande storia. Non tutti hanno la forza di nuotare controcorrente.
Riceviamo e postiamo un breve scritto di Pierluigi Pedretti su S. Lucerna (Grimaldi, Cs), a cura di Comitato Popolare Tutela del Savuto, Forum Ambientalista e Proloco di Grimaldi.
Postiamo il cortometraggio di Giovanni Sole sul giovanissimo Partigiano calabrese Basilio Bianco (Grimaldi 12 novembre 1924 – Biella il 22 dicembre 1943). Catturato in uno scontro a fuoco con i nazi-fascisti dopo aver esaurito i proiettili per proteggere la ritirata dei suoi compagni, viene fucilato. Buona visione
Fino all’ultimo proiettile. Storia di un giovane partigiano calabrese
Riproponiamo, qui di seguito, un nostro pezzo sull’emigrazione italiana in Canada. L’articolo era stato pubblicato su Il Quotidiano della Calabria del 27.02.2003, pag. 45.
Ne è passato di tempo da quando nella primavera del 1847, il genovese Andrea Gagliardo per primo si imbarcò per l’America con il Brigantino “Bettuglia”, viaggiando per 57 giorni tra “cielo e mare, cielo e mare”. Dopo i primi pionieri, tanti italiani hanno abbandonato la propria terra, in cerca di fortuna nel nuovo mondo. Oggi, la cultura dell’emigrazione però “è molto emarginata in Italia perché – come ha spiegato recentemente padre Mario Maffioletti, direttore del Centro Studi Emigrazione di Roma (fonte News Italia Press) – è confinata a livello accademico e nei meandri di una società che non ha memoria”. Anche se è in atto una presa di coscienza della risorsa rappresentata dagli italiani all’estero. Le storie di questo esodo, che ci aiutano a ritrovare la memoria storica, sono raccontate in centinaia di pubblicazioni. Una di queste che vogliamo segnalare ai lettori calabresi per la lucidità descrittiva del fenomeno migratorio, avuta tra le mani da poco tempo, ma che risale al 1988, è curata da due studiosi di origini calabresi. John Potestio e Antonio Pucci, docenti entrambi di Storia a Thunder Bay, l’uno alla Lakehead Board of Education; l’altro alla Lakehead District Catholic School Board, che hanno messo insieme i diversi contributi letterari, tutti in inglese, di qualificati studiosi dell’emigrazione. Ognuno dei “contributors” – tra cui: Robert Harney, Jean Morrison, Bruno Ramirez, Frank Sturino, Rudolph J. Vecoli e John Zucchi, molti dei quali professori delle Università di Toronto, Montreal, York, Minnesota, ed esponenti di spicco di altri autorevoli centri culturali -, è membro della C.I.H.A. (Canadian Italian Historical Association) ed ha concorso a vario titolo alla ricerca storiografica canadese. Il libro – il titolo è “Italian Immigrant Experience” -, racchiude otto saggi, un interessante quadro della microstoria degli italiani in Canada e in Nord America che vale la pena di conoscere. In uno di questi scritti, il cui autore è Antonio Pucci, uno dei curatori (originario di Aiello Calabro, mentre Potestio è originario di Grimaldi), viene offerta al lettore l’interessante storia dell’insediamento della Comunità italiana a Port Arthur e Fort William, poi divenute una unica città che prese il nome di Thunder Bay, immersa tra le foreste e il Lago Ontario e dominata da Monte McKay. Inizialmente, tra il 1880 e l’inizio del secolo XX, Thunder Bay è meta di poche decine di emigranti italiani. Poi, nel primo decennio del ‘900, i flussi migratori dall’Italia aumentano, con l’aumento delle attività economiche, dovuto alla costruzione della strada ferrata che fa diventare Port Arthur e Fort William, un centro di “trans-shipment” (qui si accumula il grano trasportato dai treni e qui viene caricato sulle navi che lo trasbordano attraverso i Grandi Laghi). La nuova situazione economica, che rappresenta una opportunità di lavoro per molti -, richiama “strong backs and strong arms”, schiene e braccia forti, per lo più di italiani. Nel 1911, i nostri connazionali censiti sono 710 a Fort William e 364 a Port Arthur. Ma il numero, negli anni, è destinato a crescere. Nel 1921 risultano 1342 e 698; nel 1931, 1642 e 923, mentre nel 1941 arrivano, rispettivamente, a 1902 e 1132, e tutti vengono “richiamati” da parenti ed amici o da “paesani”. La “piccola Italia”, ingrandendosi, si organizza. Nasce nel 1909 la Società Italiana di Benevolenza intitolata al Principe di Piemonte, poi nel 1929 la Società di Mutuo Soccorso. In contemporanea, si assiste alla nascita di chiese cattoliche che fanno da fattore di coesione nella comunità. I nostri emigrati si distinguono anche per le battaglie sindacali che portano avanti, tra il 1902 e il 1912, contro la Canadian Pacific e la Canadian Northern Railways. Dopo questo periodo turbolento, tra gli anni ’20 e ’40, gli italiani iniziano a presentarsi con un’immagine positiva, mantenendo alti gli standard di moralità. Gli anni ’50, infine, segnano, con l’arrivo di nuove ondate migratorie, la trasformazione della comunità italiana nel più grande gruppo etnico di Thunder Bay, contando circa diecimila residenti, molti dei quali calabresi.
“NON dimenticherò mai quel primo Natale canadese. Lo passai solo come un cane. L’unica cosa che mi faceva andare avanti era il ricordo della famiglia e delle tradizioni che allietavano la mia gente e le mie terre in quel periodo. In quella cameretta scura che era ormai diventata sia il mio porto che la mia cella io rivissi il Natale della mia terra calabra”. Il brano appena citato fa parte di un libro, pubblicato qualche tempo fa, che racconta le esperienze migratorie di italiani in Canada, si pone come interessante documento della storia degli italo-canadesi. D’altronde, è di corrente attualità, l’interscambio ed il confronto – rafforzati anche ultimamente tra l’Unical e le Università canadesi con il “progetto Canada” – sulle comuni radici culturali delle comunità di emigrati calabresi all’estero. L’autore, o meglio, il curatore della pubblicazione è Gabriele Niccoli, direttore del Dipartimento di Italianistica e Francesistica dell’Università di Saint Jerome’s, originario di Grimaldi (Cs) e presidente della “Valle del Savuto Social-Cultural Club” di Toronto, uno dei più convinti sostenitori di questo progetto, presente a Cosenza qualche giorno fa all’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università della Calabria. I racconti di vite oltreoceano raccolti nel libro “Ricordi”, pubblicato da Éditions Soleil Publishing Inc. con il contributo del Governo canadese, del Consolato Generale d’Italia a Toronto, dell’Istituto di Cultura di Toronto e del Centro Scuola e Cultura Italiana, non sono che testimonianze dirette e personali “dello sradicamento dalla propria terra”, come avverte Niccoli, di “gioie e dolori della loro diaspora”, che ci dicono delle difficoltà dell’adattamento degli emigrati nel nuovo mondo. Sebbene il libro sia una ri-scrittura del curatore che tuttavia dichiara di “aver conservato al testo, o ai testi, buona parte della loro voce e vivacità”, si struttura in diversi ricordi, a tema unico (l’esperienza migratoria), che gli stessi protagonisti italo-canadesi ci raccontano. Molte storie – scritte in italiano, altre in inglese – “si snodano – scrive nella prefazione Sergio Maria Gilardino, professore della McGill University di Montréal -, le une dopo le altre, portandoci di fronte la stessa vicenda: uomini e donne che lasciano una terra natia tanto amata, ma indigente, per cercare lavoro oltreoceano”. “Ne escono – scrive ancora Gilardino – confessioni che sono tanto vibranti nella loro urgente espressiva e, direi, lirica, quanto istruttive nella loro icastica proiezione del maledetto trapianto. Le soluzioni narrative – continua – variano: dai versi in dialetto, rimuginati dal fondo di dolci-dolorose memorie, alla ricostruzione di una vita incentrando il racconto su un dettaglio, un momento, un arrivo, una partenza”. “Possa quest’opera – si augura il professore della McGill University – in un clima di sempre maggiore sensibilità da parte delle autorità italiane ai destini dell’italianità all’estero (al recupero delle competenze linguistiche e del patrimonio ancestrale) e di sempre maggiore interesse da parte dei giovani italo-canadesi, nati a valle del doloroso percorso degli antenati, portare quell’impulso e quei lumi che ancora mancavano per sanare con la lettura, l’intesa, gli scambi culturali e la comprensione il divario d’un secolo e d’un oceano”.
RICORDI Racconti di vite oltreoceano a cura di Gabriele NICCOLI Éditions SOLEIL Publishing Inc. – Canada