Condividiamo dalla bacheca di Rocco Civitelli il post che parla dell’ultimo libro pubblicato, I garibaldini scomparsi, che dal 20 luglio scorso è acquistabile su Amazon.
Da quanto si legge nei documenti di archivio consultati da Civitelli, c’è un coinvolgimento importante di Aiellesi alle insurrezioni dell’estate 1860, già peraltro oggetto di uno scritto di Giovanni Solimena tema di una conferenza tenuta a Catanzaro nel 1920 sulla partecipazione calabrese alla spedizione di Garibaldi.
Proprio nel mese di agosto, l’11, ad Aiello, si forma un Comitato insurrezionale, il 24 agosto ci sarà una raccolta fondi – più di 300 ducati, pari a circa 15 mila euro di oggi – ed il 25 agosto il Comitato proclamerà l’insurrezione…
Siamo ancora in tempo, prima che la giornata si chiuda, per dedicare un pensiero a una ricorrenza che sta a cuore a tanti: oggi, 12 agosto, ricorre San Giuliano Martire.
Il calendario, a dir la verità, conosce diversi Santi con questo nome — celebrati a gennaio, a febbraio e poi ancora verso la fine di agosto — ma per la nostra comunità questa data porta con sé un’eco del tutto particolare, poichè esiste una chiesa intitolata a questo Santo. E anche perché questo luogo di culto è chiuso ormai da sin troppo tempo, poiché in pessimo stato di conservazione. Un luogo del cuore, nascosto e dimenticato.
Il titolo della chiesa si perde nella storia. Non si conservano, infatti, immagini, dipinti o statue di San Giuliano giunte fino a noi. Ma ciò che manca nell’iconografia è ben vivo nella memoria storica del paese.
Negli anni ’50 del secolo passato, si registrava l’ultimo intervento di restauro sul luogo di culto. Da oltre 25 anni le porte della chiesa sono sbarrate: chiusa al pubblico a causa del grave stato di degrado in cui versa. Più di tre quarti di secolo di abbandono per una struttura bellissima e immensamente cara a tutti gli Aiellesi, che l’hanno vista lentamente scivolare nel silenzio.
In questi anni, il patrimonio storico locale ha iniziato a mostrare segni di rinascita. Con i lavori ormai in via di ultimazione dell’ex Convento degli Osservanti e della chiesa di Santa Maria Maggiore, la speranza torna a farsi strada. Il nostro augurìo più grande è che, una volta chiusi questi importanti cantieri, l’attenzione e le risorse possano finalmente posarsi sulla Chiesa di San Giuliano. Restituire questo luogo alla comunità non significa solo recuperare delle pietre, ma ricucire un pezzo di identità e di storia del nostro territorio.
Le immagini a corredo 1 – San Giuliano Martire (Immagine di repertorio); 2 – Ritaglio stampa (Articolo del 2011 dedicato alla situazione della chiesa); 3 – Dettaglio del pannello espositivo della mostra su Pietro Barbalonga. Secondo l’ipotesi dello storico dell’arte Gianfrancesco Solferino, il Barbalonga sarebbe l’autore dell’arco lapideo della Cappella del Carmine, un’opera di straordinario pregio proveniente, verosimilmente, proprio da Santa Maria Maggiore e qui successivamente rimontata.
Qui sotto, aggiungiamo una immagine del calendarietto del 2000, per sensibilizzare a salvare l’arte. In questo caso, gli affreschi di Raffaele Aloisio… ma nulla si mosse.
Il prodigio che la poesia compie è notevole. Esso ha due punte: il dialogo che stabilisce attraverso l’autore (autentico medium) e quello con la natura. Tutte le possibilità dell’essere sono riassunte in queste due punte.
Il “tu” che l’autore usa per parlare con la natura stabilisce un altro da sé, un elemento diverso che permette di uscire dal solipsismo e dall’egoismo: “Chiare, fresche et dolci acque…”.
Ecco l’incipit del dialogo. Esso sarà centrale nella nostra poesia e culminerà nel dialogo con la luna di Leopardi: “Che fai tu, luna, in ciel?“
Anche quando la poesia esplora le zone più oscure, sa perfettamente che sono le possibilità insite nell’essere stesso del poeta: “Madame Bovary c’est moi” (“Madame Bovary sono io”), esclama Flaubert.
Il nodo centrale: La parola poetica. Sono le frontiere della poesia esplorata in questi giorni a Melicuccà. Il nodo centrale è la parola poetica. “Divina è la parola“, diceva D’Annunzio.
Il consigliere regionale e segretario questore: «Dopo gli incendi, con l’avvio anticipato della stagione venatoria, la Regione assesta un duro colpo alla fauna selvatica».
«Il prossimo 2 settembre si riapre la caccia. Così ha deciso la Giunta regionale, con l’approvazione del calendario venatorio 2026-27, nonostante gli innumerevoli roghi che hanno devastato il territorio regionale, assediato centri abitati, incenerito migliaia e migliaia di ettari di boschi, campi e di macchia mediterranea. Una “stagione di fuoco” ben lungi, purtroppo, dall’essersi conclusa. Infatti, lo stesso Piano Regionale per la Prevenzione e la Lotta Attiva agli Incendi Boschivi (Piano AIB) 2026 evidenzia che agosto e settembre rappresentano il periodo di maggior rischio e che quindi l’emergenza non è ancora finita. I dati satellitari indicano che, al 28 luglio, nella nostra regione, sono stati rilevati oltre mille grandi incendi boschivi. Uno scenario terribile, con animali selvatici morti in numero altissimo e che ora – quelli che sono sopravvissuti – dovranno vedersela con migliaia di fucili pronti, puntati su di loro, senza alcuna considerazione per il disastro che ha colpito l’ambiente calabrese e senza tenere conto dei danni subiti dalle specie, in questi giorni di fuoco e di siccità». È quanto dichiara il consigliere regionale, segretario questore, Ferdinando Laghi.
«A parte il danno diretto della morte di migliaia di animali e dei loro piccoli nati – dichiara – gli incendi hanno ridotto e frammentato notevolmente gli habitat idonei, costringendo la fauna a concentrarsi in aree più ristrette. Anticipare l’apertura della caccia, come se nulla fosse accaduto, è dunque un atto che da deplorevole in assoluto, diventa vergognoso, alla luce degli accadimenti di queste settimane».
«La Regione – spiega Laghi – ha “tirato diritto” rispetto anche a quanto prevede la stessa legge nazionale, che fissa l’apertura della caccia alla terza domenica di settembre, in aperto contrasto con la stessa legge quadro, la 157/92, che consente la preapertura solo “a condizione della preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori”, ovviamente relativi alla situazione delle specie oggetto di caccia anticipata. E il piano faunistico calabrese risale addirittura al 2003, ben oltre venti anni fa. Sarebbe stato opportuno e necessario, invece, applicare l’art.19 comma 1, sempre della legge n.157/92, che permette alle Regioni di “vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, per malattie o altre calamità”».
«La Regione, invece si è comportata come se gli animali, anziché essere stati uccisi dalle fiamme e dal caldo torrido – sottolinea ancora il consigliere regionale – si fossero ulteriormente moltiplicati; come se lo spazio a loro disposizione, piuttosto che ridursi in seguito agli incendi, si fosse allargato a dismisura. E la stessa Regione dovrebbe spiegare ai tanti calabresi perché mai gli interventi straordinari invocati a gran voce, debbano interessare solo il patrimonio boschivo o quello agricolo e non lo stesso patrimonio faunistico, che costituisce un tutt’uno con i precedenti».
«La risposta è drammaticamente semplice, anche se inespressa: gli animali non votano – conclude Ferdinando Laghi – i cacciatori sì. Ma dovrebbe esserci pure un limite, e questo limite, con l’apertura anticipata dell’attività venatoria, è stato, con ogni evidenza, ampiamente superato. E, danno che si aggiunge a danno, c’è addirittura l’intenzione da parte della Regione di chiedere la caccia in deroga a specie attualmente protette tra cui il fringuello che pesa circa 20 grammi».
Dal 28 al 30 agosto 2026 i Comuni di Malito e Grimaldi ospitano la prima edizione della manifestazione promossa da SeminAria culture e dalla famiglia Miniaci-Pizzuti.
MALITO – GRIMALDI (CS) – Prende il via il 28, 29 e 30 agosto 2026 la prima edizione di “Savuto’s Fair per Pino Miniaci”, una tre giorni di incontri, mostre, reading letterari, musica e trekking artistici a cura dell’associazione SeminAria culture, in collaborazione con la famiglia Miniaci-Pizzuti e sotto la direzione artistica di Pierluigi Pedretti.
Un gioco di parole tra fiera, equità e memoria L’evento gioca volutamente sul doppio senso del titolo in inglese: “Savuto’s Fair” è sia la storica Fiera del Savuto, sia l’affermazione che “Il Savuto è giusto, equo e leale”. Un luogo di incontro e dialogo situato in una delle vallate più ricche di storia e natura della Calabria, teso a coniugare il commercio plurisecolare con i valori della giustizia sociale, della solidarietà e dell’arte. La manifestazione è dedicata alla memoria di Pino Miniaci, artista legato a questi luoghi, nato a Grimaldi e vissuto a Malito.
IL PROGRAMMA DETTAGLIATO Venerdì 28 Agosto – MALITO Ore 17:30 – Apertura ufficiale: Presso il Monumento ai caduti (opera di Pino Miniaci) in Piazza del Popolo. Saluti istituzionali del Sindaco di Malito, dott. Franco De Rosa, e di Anna Petrungaro, presidente di SeminAria culture. Ore 18:00 – Casa d’artista: Visita allo studio Miniaci in località Petrara di Malito. Ore 18:30 – Mostra d’arte e fotografia: Esposizione delle opere di Pino Miniaci, Maria Naccarato e Franco Daddo Scarpino, con introduzione di Ludovica Miniaci e Pierluigi Pedretti. Ore 19:00 – Serata Iniziale – “La parola ai poeti”: Presentazione a cura di Antonietta Malito con interventi dei poeti: Giuseppe Condorelli (Do funnu di quali notti, Le Farfalle ed.) Anna Petrungaro (Gratis et Amore. Poesie erotiche, Efesto ed.) Mario Saccomanno (Rimango fedele alla terra, Interno libri ed.) Ore 20:00 – Musica open air: Il canto di Mario Saccomanno. Ore 20:30 – Buffet di benvenuto: A cura della famiglia Miniaci/Pizzuti.
Sabato 29 Agosto – GRIMALDI / MALITO Ore 09:30 – Matinée a Grimaldi: Saluti del Sindaco ing. Paolo Stilla presso il Palazzo Comunale. Ore 09:45 – Percorso d’artista: Trekking urbano nel centro storico lungo La Via Crucis di P. Miniaci. Conduce Antonietta Malito; testi di Pierluigi Pedretti letti da Michele Andronico e Franco Araniti. Ore 12:30 – Aperitivo/Rinfresco: Offerto dall’Amministrazione Comunale di Grimaldi presso il Loggione del Palazzo Comunale. Ore 17:00 – Sera d’arte e scrittura (Loc. Petrara, Malito): Mostra d’arte e fotografia – La parola agli artisti. Ore 18:00 – La parola agli scrittori: Presentazione del libro di Francesca Anili (La terra non ha memoria, ilfilorosso ed.) con Michele Andronico. Intermezzo musicale al sax di Emanuele Germanese. Presentazione del libro di Mauro F. Minervino (Le strade, la vita, Scholè ed.) con Giuseppe Condorelli e Pierluigi Pedretti. Ore 19:30 – Musica & Convivialità: Sax open air di Emanuele Germanese e chiacchiere conviviali con aperitivo.
Domenica 30 Agosto – GRIMALDI Ore 08:00 – Matinée “I luoghi del cuore di Pino Miniaci”: Trekking d’artista con raduno dei partecipanti in Piazza Mancini e partenza verso Monte Santa Lucerna. Ore 09:00 – Salita al monte: A piedi verso il monte “sacro” guidati da Rosario Pedretti. Ore 12:00 / 13:00 – Colazione al sacco e rientro in paese. Ore 18:00 – Serata Conclusiva (Palazzo Municipale): Presentazione del libro “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica” (Rubbettino ed.) di Fabrizio Mollo, archeologo dell’Università di Messina. Dialogano con l’autore Bruno Pino e Pierluigi Pedretti. Ore 19:30 – Saluti finali.
Patrocini e Ringraziamenti L’evento è organizzato grazie alla sinergia tra SeminAria culture e la famiglia Miniaci-Pizzuti, con il patrocinio e contributo del Comune di Grimaldi, il patrocinio del Comune di Malito, il supporto logistico della Pro Loco di Grimaldi APS e il sostegno di Mondadori Bookstore (Piano Lago – Mangone).
Info e Canali Social: Instagram: @savutosfair Direzione Artistica: Pierluigi Pedretti
Il consigliere regionale e segretario questore ha depositato una proposta di legge che vieta contenitori, stoviglie, bicchieri e cannucce usa e getta negli uffici regionali, negli enti vigilati e nelle manifestazioni finanziate dalla Regione, e premia i materiali riutilizzabili nelle gare pubbliche.
«In un mondo invaso dalla plastica, il modo migliore per avere rispetto della nostra “casa comune” è provare in ogni modo a eliminarla dal quotidiano usa e getta. Per questo ho depositato una proposta di legge che vieti i prodotti in plastica monouso negli uffici e nelle sedi della Regione, degli enti strumentali e delle aziende vigilate, distributori automatici compresi, e nelle fiere e nelle manifestazioni che la Regione organizza o finanzia anche solo in parte. Chi chiede ai cittadini comportamenti responsabili ha il dovere di adottarli per primo». Lo dichiara il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi.
«I numeri raccontano una realtà ormai insostenibile – evidenzia Laghi –. Della plastica, a livello globale se ne ricicla appena il nove per cento, mentre la sua produzione, che dipende dai combustibili fossili, pesa per circa il quattro per cento delle emissioni globali di gas serra. Calore, umidità e raggi ultravioletti, poi, sbriciolano i rifiuti disperdendoli e accelerano il rilascio di sostanze tossiche; piogge, alluvioni, e incendi fanno il resto, trasportandole nei mari, nei suoli e nell’aria».
«Una zavorra che ci portiamo dietro – afferma il consigliere regionale –. Microplastiche, nanoplastiche e sostanze chimiche associate, molte delle quali cancerogene o interferenti endocrini, vengono rilevate ormai in ogni organo del corpo umano e persino all’interno delle cellule, e attraversando la barriera placentare vanno a contaminare anche il bambino prima ancora che nasca. A questo si aggiunga una filiera del riciclo sotto pressione, con i centri di raccolta e selezione ingolfati e un rischio incendi che d’estate diventa ancora più concreto. Quindi, ogni oggetto usa e getta che non entra in un ufficio pubblico è un problema in meno lungo tutta la catena». «La proposta di legge che ho presentato suggerisce passaggi semplici – prosegue Laghi –: nelle gare regionali l’uso di materiali riutilizzabili diventi un elemento che fa punteggio, accanto ai criteri ambientali minimi già obbligatori, così da spingere le imprese verso soluzioni durevoli. Il tutto avviene con il personale e le risorse già disponibili, senza un euro in più a carico del bilancio regionale».
«Chiedo alla Commissione competente di calendarizzare presto l’esame del testo e ai colleghi di tutti i gruppi di sostenerlo, perché sul terreno della tutela della salute e della salvaguardia dell’ambiente le appartenenze politiche contano poco», conclude Ferdinando Laghi.
Ho scritto per il Quotidiano da novembre 1998 sino al gennaio 2020. Simeone, quando iniziai, era direttore da circa un anno. Ricordo di aver parlato con lui in poche occasioni. Una volta mi disse che aveva in mente di fare un quotidiano che riportasse ogni notizia da ogni singolo comune, piccolo o grande. Un’altra, addirittura, con mia somma sospresa, mi offrì di occuparmi della redazione di Vibo, rimasta scoperta in quel momento. Dissi di no, perché non conoscevo quella città e perché il compito era più grande di me, che il giornalista l’ho fatto solo per passatempo. Come qualsiasi altra attività. D’altronde, ognuno di noi ha una sua “natura” (la mia è adacquacerzesca). In ogni modo, del direttore Simeone conservo un buon ricordo.