Ma che fine ha fatto la Pro Loco?

AIELLO CALABRO – Ma che fine ha fatto la Pro Loco? Oramai a chiederselo sono in tanti. E tra questi anche il Quotidiano della Calabria.
Gli ultimi segni di vitalità risalgono ad anni or sono e da allora questa associazione – che dovrebbe occuparsi, oltre che di promozione turistica del territorio aiellese, anche del miglioramento della qualità della vita nel proprio paese – non dà più traccia di se. A parte qualche collaborazione in passato con l’Amministrazione comunale, ed alcune iniziative come “Casellone sotto le Stelle” e la partecipazione al progetto Unpli “l’Arcobaleno della Storia” con l’impiego di qualche giovane nel servizio civile, la Pro Loco aiellese non ha mai brillato per come avrebbe dovuto e potuto. Per diverse ragioni. C’è da dire, tuttavia, che la responsabilità di questa annosa pigrizia riteniamo non sia attribuibile all’ultimo presidente (che a quanto ci risulta ha pure fatto sapere tempo addietro di voler lasciare la carica) o al consiglio direttivo, né alla locale Amministrazione comunale che peraltro nulla o poco ha fatto per sollecitarne l’attività (com’è noto fa parte di diritto a tutti gli effetti con un proprio rappresentante del CdA), ma che probabilmente sia in gran parte attribuibile alla parte cosiddetta attiva della comunità, la quale si sta dimostrando invece indolente e che oltre al mero desiderio proclamato di come dovrebbe e potrebbe essere il paese che vogliamo, è poco incline a spendersi per il bene della collettività e quindi ad impegnarsi in prima persona in una associazione di grande importanza, com’è la Pro Loco, per la vitalità di ogni piccolo o grande centro.
La provocazione l’abbiamo fatta. Il sasso nello stagno è lanciato. Ora ci aspetteremmo che qualcuno si faccia avanti con il proprio punto di vista. Ma ci aspetteremmo anche, ed è questa la nostra proposta, che i tanti o pochi uomini di buona volontà (specialmente quelli che in ancora giovane età sono andati in pensione da poco, ma anche e soprattutto i giovani) possano raccogliere la sfida ed impegnarsi in chiave socio-culturale per ridare ad Aiello un rinnovato slancio a favore della difesa del patrimonio culturale, ambientale e storico.

Inmigrarte, iniziativa di un aiellese in Spagna

Si chiama Inmigrarte, de la angustia a la expresiòn, un progetto dell’Associazione spagnola Codigo Libre di cui è animatore l’aiellese Alfredito Aloisio.

Aloisio – che la passione per il fenomeno dell’emigrazione l’ha ereditata dal padre Nando, responsabile dell’Inca Cgil per l’America Latina e organizzatore nel 1975 della prima conferenza internazionale sul tema – vive e lavora come ricercatore dell’Università a Barcellona in Spagna, una tra le mete – nella misura del 14% – dell’emigrazione italiana nel mondo che in terra iberica conta attualmente più di 60 mila unità. L’associazione che Aloisio gestisce assieme ad altri è impegnata da anni nel sociale, e questa volta ha voluto promuovere proprio sul fenomeno migratorio una interessante raccolta di esperienze. L’iniziativa – i cui dettagli si possono consultare sul blog http://codigo-libre.blogspot.com – consiste nello scrivere, in non più di tre pagine, esperienze di immigrazione, sia che si tratti di esperienze di persone immigrate, che di persone del luogo che li accoglie.

Le tematiche affrontate nelle storie raccolte – come motivazioni personali che hanno determinato la scelta di emigrare; aspettative e illusioni, difficoltà di integrazione, risvolti psicologici per la separazione dal gruppo familiare, relazioni con la cultura del luogo, e con amici, colleghi di lavoro ecc. – saranno utilizzate come fonte di ispirazione per diverse forme artistiche, come teatro, fotografia, musica e danza, arti visuali e cortometraggi.

Associazione Calabria Unita a Buenos Aires


L’ARGENTINA, con più di 400 mila presenze, come risulta dall’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero), è il paese extraeuropeo che ospita il maggior numero di cittadini italiani ed è anche quello in cui la popolazione di origine italiana viene stimata intorno al 50% del totale. Almeno così evidenzia il recente rapporto degli italiani nel mondo della Fondazione Migrantes. 
I calabresi, con quasi 60 mila residenti regolarmente iscritti Aire, e con oltre mezzo milione di oriundi, rappresentano la fetta più consistente. Molti di questi, si parla di migliaia di persone, sono riuniti in associazioni – se ne contano una ottantina – che aderiscono alla Faca, la Federazione Calabrese che a sua volta fa parte di Feditalia, una grandissima famiglia di istituzioni e associazioni italiane in terra argentina. 
Una delle associazioni appena costituita e presentata ufficialmente a Buenos Aires è “Calabria Unita” e tra i suoi principali obiettivi, c’è la formazione dei giovani per facilitare il loro inserimento nel mondo del lavoro. Il nuovo sodalizio, sin dal suo debutto avvenuto i principi di dicembre scorso, ha raccolto l’attenzione di numerosi membri della comunità calabrese di Buenos Aires. Tra gli altri il giudice Franco Fiumara, presidente della FACA che ha offerto l’appoggio istituzionale della federazione da lui presieduta; José Tucci, vice presidente della Consulta regionale dei Calabresi nel mondo; Santo Ianni, calabrese di Belmonte Calabro e presidente del Comites di Buenos Aires; Irma Rizzuti presidente dell’Associazione Calabrese; ed infine l’On. Ricardo Merlo, che si è congratulato con “Calabria Unita” affermando di “ascoltare una musica diversa in questa associazione, una musica per stimolare le nuove generazioni, perché comincino ad occupare spazi nella collettività”.
Abbiamo incontrato Italo Aloisio, presidente di questa nuova associazione, proprio qualche giorno fa, in occasione di un suo viaggio privato in Italia.
Aloisio, classe 1935 – fratello di quel Nando protagonista della prima Conferenza dell’Emigrazione, nel 1975, nella sua veste di presidente del Patronato Inca-Cgil per l’America Latina, e di Settimio, promotore sportivo di successo – era partito da Aiello Calabro (Cs) per l’Argentina nel 1954, dove si è impegnato in diverse attività lavorative. È stato prima sarto e poi gestore di un bar. In seguito, ha messo su una piccola fabbrica di rivestimenti e mattonelle, aperto una catena di negozi per l’edilizia e iniziato a importare ardesia. Ma in tutta questa attività non ha mai smesso di impegnarsi a favore degli emigrati italiani.
Calabria Unita, come ci ha spiegato, si rivolge “a tutti i calabresi ed ai loro discendenti, con un programma diverso e ambizioso, elaborato da un Consiglio Direttivo caratterizzato dal comune profilo imprenditoriale dei suoi componenti. Al centro del nostro programma – ha detto Aloisio – c’è l’obiettivo di offrire ai giovani discendenti di calabresi, possibilità di formazione professionale e l’insegnamento di arti e uffici nei vari campi di attività (tessile, metallurgico e gastronomico), con concrete possibilità di lavoro”.
L’associazione di calabresi, che sinora conta 1.143 iscritti (la maggior parte, ci fa notare Aloisio, sono interi nuclei familiari che non hanno mai fatto parte di altre associazioni calabresi in Argentina), sarà presto operativa. Per esempio, il 20 di febbraio si sono aperte le iscrizioni al primo corso di “plomeria, agua y gas” (idraulica, nda), il cui inizio è previsto per il 15 marzo. Ma, come assicura Aloisio, a breve saranno attivati anche i corsi di “Manejo de maquinas laser”, “Mecanica de Automoviles”, “Confecciòn de Prendas de vestir Femeninas” e altri ancora.
Il sodalizio, che si offre di aiutare i propri associati nell’acquisto di medicinali, nell’intermediazione di cittadinanza e nel settore del turismo con importanti sconti, parte sotto i migliori auspici. E trova approvazione anche tra i politici calabresi come il Senatore Gino Trematerra, presente all’inaugurazione di Buenos Aires; e l’On. Mario Pirillo che ha incontrato il presidente Aloisio nei primi giorni di febbraio.

Nuovo libro del compagno Peppe Verduci

“Frammenti di storia e ricordi”, edito da Pellegrini e patrocinato dall’Amministrazione provinciale di Cosenza, è il titolo del nuovo libro di Peppe Verduci, presentato al pubblico a novembre scorso nel salone di Rappresentanza del Comune di Cosenza. All’incontro, moderato dal giornalista Eugenio Furia, ha preso parte Giuliano Ricca, Segretario del Circolo cittadino di Rifondazione; il sindaco Salvatore Perugini; il giornalista Bruno Pino che ha collaborato alla stesura del libro e lo stesso Autore. Nel corso della manifestazione sono intervenuti pure Mario Oliverio, presidente della provincia di Cosenza; Angelo Broccolo, segretario provinciale del PRC; e Franco Iacucci, vice sindaco di Aiello Calabro.
Il volume, come già in altre pubblicazioni del “compagno” Peppe Verduci, raccoglie memorie e particolari avvenimenti vissuti dall’autore che riguardano la storia politica e sociale di Aiello Calabro nell’immediato secondo dopoguerra.
«Quello di Peppe – scrive Bruno Pino nella prefazione – non è e non vuole essere un libro che si alimenta di fonti documentali, ma più semplicemente, è una viva testimonianza dell’autore – permeata dalla passione, da emozioni e sensazioni personali – resa a distanza di decenni, e relativa ad episodi accaduti all’interno di una piccola comunità del sud in un certo periodo storico in cui, uscita dalla devastante esperienza della seconda guerra mondiale, l’Italia s’incamminava, attraverso spinte ideali contrapposte, a diventare un paese civile e democratico».
«Verduci – continua Pino – oltre a narrare con prosa semplice e scorrevole, del suo amore per il Comunismo, dell’attività spesa per il Partito, delle lotte, dei rapporti e dei contrasti con la Dc, tratteggia alcuni uomini di valore che nella Seconda Guerra Mondiale scelsero di essere Partigiani nella Resistenza come “l’eroe di Aiello Calabro” Geniale Bruni, al quale era intitolata la locale sezione Pci; e quello di tanti altri antifascisti che si sono sacrificati per i valori fondanti della democrazia. Ma soprattutto, Verduci, delinea una figura interessantissima della vita politica locale e poi internazionale. Ovvero quella di Nando Aloisio (Aiello C. 1923 – Buenos Aires 1975), fondatore del Pci e della Camera del Lavoro di Aiello, attivista nel 1946 nella campagna in favore della Repubblica in occasione del Referendum che nel 1946 diede all’Italia le sue attuali Istituzioni democratiche; e promotore nel 1947-48 delle lotte dei contadini per l’occupazione delle terre; poi emigrato in Argentina, e lì, nella terra dei Gauchos, sindacalista dell’Inca-Cgil e martire del peronismo, qualche mese prima del golpe del 1976».
Peppe Verduci, classe 1921, poeta e scrittore comunista oltre a questo lavoro, ha pubblicato, nel 1999, il libro “Memorie di Lotta – Aiello Calabro 1943 – 1970” (edito dall’Icsaic), in cui raccoglie le esperienze della sua militanza comunista e dove mette a fuoco le problematiche di una comunità che lo ha visto crescere e maturare, insieme ad una generazione di giovani dediti alla costruzione di una società improntata ai veri valori di una democrazia fattiva e concreta e non solo formale. Il libro – per il successo ottenuto – è stato poi rieditato da Pellegrini nel 2002.
Sempre con la Casa Editrice Pellegrini, ha pubblicato nel 2003 “Poesie”; e nel 2004 “Aiello Calabro – Appunti sparsi”, Sono invece del 2005 “Stralci letterari” e “I miei dieci anni a Lungro”.

San Geniale febbraio 2003

da Il Quotidiano della Calabria del 5 febbraio 2004 

AIELLO CALABRO – Il 1783 è l’anno del terremoto che sconvolge le Calabrie. Aiello, quel 5 di febbraio, è colpita solo in maniera lieve. Si registra solo la morte del castellano per il crollo dell’antico maniero. Per lo scampato pericolo, la popolazione in segno di ringraziamento, di penitenza e di devozione verso il protettore San Geniale, volle fare pubblica processione e dare inizio alla festa ex voto, che si innesta su un precedente ex voto del 1623 consacrato all’Immacolata. Questo anno, la festività dedicata a San Geniale che precede quella patronale solenne della prima domenica di maggio risalente al 1668, è certamente più densa di significati, religiosi, ma anche storico-artistici. Nel mese di novembre scorso, come si ricorderà – presentata al pubblico a fine dicembre in una riuscita conferenza organizzata dall’assessorato comunale alla cultura (tra i relatori don Ortensio Amendola, parroco di santa Maria Maggiore dove sono conservate le reliquie, la storica delle religioni Elisabetta Mazzei e don Enzo Gabrieli, presidente della Commissione di Ricognizione) -, si è conclusa la Ricognizione Canonica sul ‘corpo santo’ di Geniale martire, voluta da monsignor Giuseppe Agostino, Metropolita di Cosenza-Bisignano. Un atto che si colloca, come è scritto nella relazione di don Enzo Gabrieli, “nel cammino che la nostra Chiesa locale sta facendo, per la riscoperta e la valorizzazione della memoria dei Santi e dei Martiri”. L’attenzione, sempre più viva, verso il patrono, e verso un periodo storico in cui le Reliquie del Martire vennero ad Aiello (26 luglio 1667) per interessamento della famiglia feudataria dei Cybo, è testimoniata anche dalla volontà della famiglia Solferino di far eseguire – con i nulla osta di Curia e Soprintendenza – il restauro del simulacro settecentesco contenente le reliquie, che dovrebbe terminare in tempo utile per la solenne festa patronale del 2 maggio prossimo. Nel programma della festa ex voto del 5 febbraio (tutti gli uffici pubblici osserveranno la chiusura), vi sono le messe celebrate in Santa Maria Maggiore e la fiera nel centro storico. L’amministrazione comunale, che aveva previsto in occasione di San Geniale “e vutu” la consegna al parroco don Amendola di una targa ricordo, in segno di gratitudine per l’opera svolta al servizio della comunità, per il suo cinquantesimo anniversario di parrocato nella comunità aiellese (1954 – 2004), ha fatto sapere che la cerimonia di consegna avverrà durante la visita pastorale che Monsignor Agostino farà ad Aiello il prossimo 15 febbraio.

Ricognizione delle Reliquie di San Geniale Martire

Ricognizione 
e firma dei verbali

AIELLO CALABRO – Il 28 dicmbre 2003, alla Casa delle Culture della cittadina, è stata presentata al pubblico l’operazione di Ricognizione, avvenuta a novembre 2003 (11 – 30), delle Reliquie di San Geniale Martire.
A organizzare l’appuntamento culturale è stato l’assessorato alla comunale alla cultura, unitamente alla Diocesi di Cosenza-Bisignano e alla Parrocchia di Santa Maria Maggiore. Alla conferenza, introdotta dalla storica Elisabetta Mazzei che ha relazionato sul culto dei martiri e delle persecuzioni diocleziane del 304 d.C., hanno partecipato: Francesco Iacucci, sindaco di Aiello Calabro; don Ortensio Amendola, parroco di Santa Maria Maggiore; e don Enzo Gabrieli, presidente della commissione di Ricognizione e vicepostulatore Causa dei Santi della Diocesi di Cosenza-Bisignano.

da Il Quotidiano
gennaio 2004 

Da Calabria Ecclesia del 16 gennaio 2004, n° 56
Conclusa la ricognizione canonica sul ”corpo santo” del martire Geniale, custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore in Aiello Calabro 
Si è conclusa la ricognizione canonica sul “corpo santo” del martire Geniale, custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore in Aiello calabro. 
Geniale è uno dei tantissimi martiri che la Chiesa annovera nei primi secoli: martiri non canonizzati, la cui santità cioè non è stata riconosciuta attraverso il procedimento canonico, ma venerati nelle catacombe e nei cimiteri di Roma perché hanno donato la propria vita per la fede cristiana. Il nome di Geniale – si legge nella parte storica della relazione di Don Enzo Gabrieli, Presidente della Commissione dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano per la ricognizione delle reliquie – si trovava in un’antica iscrizione ormai perduta; è riportato in un Istrumento notarile che riproduce il documento di accompagnamento del corpo, datato 10 giugno 1656: «Corpus S. Genialis mart., cum vitro sanguine tinto et lapide marmorea … de mandatio S. Coemeterio S. Laurentii»; ne parla anche un testo di storia locale (Scipione Solimena, S. Geniale Martire patrono in Aiello, Palmi 1902, ristampa Ed. Brenner, Cosenza, 1992, p. 18). 
Poche sono le fonti sulla vita di geniale. L’analisi medica effettuata in questa ed in altre precedenti ricognizioni descrive le ossa del martire come appartenenti ad un giovinetto: esclude, perciò, che si tratti di Geniale Flavio, Prefetto del Pretorio di Pidio Giuliano, come altre ipotesi. La narrazione trasmessa di padre in figlio ad Aiello (riportata anche nel citato volume di Solimena) è quella del martirio di sette fratelli davanti alla loro madre durante una persecuzione (il modello di tale narrazione può essere il racconto biblico del martirio dei sette fratelli nel secondo libro dei Maccabei, cap. 7). 
Le reliquie, secondo l’atto notarile, vennero inviate da Roma a Napoli, con un Rescritto di Papa Alessandro VI, dal Cardinale Alderano Cybo (pronipote di Alberico Cybo, primo marchese di Aiello Calabro), perché fossero consegnate al Padre Francesco da Pietramala dei Minori osservanti. Via mare, raggiunsero Amantea e sulla spiaggia – si legge nel documento notarile – avvennero i primi miracoli. Il 26 luglio 1667 la «capsula quatrata» contenente le reliquie e la boccia con il sangue del martire giunse ad Aiello Calabro e fu portata nella chiesa del Monastero di Santa Chiara. Il 6 maggio 1868, con l’arrivo del Vicario generale della Diocesi di Tropea, Don Orazio D’Amato, inviato dal Vescovo Mons. Luigi De Morales, frate agostiniano spagnolo, si constatò che i sigilli erano intatti e Geniale fu proclamato Patrono di Aiello Calabro. Le reliquie furono così trasferite nela convento dei Minori osservanti e depositate nella cappella gentilizia. 
Da allora, ogni prima domenica di maggio si celebra la festa di S. Geniale, Patrono di Aiello Calabro. 
Le reliquie – spiega ancora la relazione della Commissione diocesana – corrispondono a parte del corpo di una persona di giovane età. Erano dignitosamente conservate e munite di autentica. 
Il Parroco, Don Ortensio Amendola, ha inoltrato alle sedi competenti una richiesta di restauro del simulacro contenente le reliquie del martire Geniale, rappresentato a mezzo busto nell’iconografia classica dei giovinetti romani, munito della palma del martirio e della corona che richiama il “patronato” sulla città di Aiello Calabro. L’Amministrazione municipale ha provveduto a coprire le spese per la ricognizione canonica sulle reliquie. 
La ricognizione sul “corpo santo” del martire Geniale, disposta dall’Arcivescovo Metropolita di Cosenza-Bisignano Mons. Giuseppe Agostino, è una tappa del cammino di riscoperta e valorizzazione della memoria dei santi e dei martiri che la Chiesa cosentino-bisignanese sta percorrendo. Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica Tertio Millennio Adveniente scrive: «La Chiesa del primo millennio nacque dal sangue dei martiri. (…) Al termine del secondo millennio, la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti – sacerdoti, religiosi e laici – hanno operato una grande semina di martiri in varie parti del mondo. La testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti (…). È una testimonianza da non dimenticare. Come è stato suggerito nel Concistoro, occorre che le Chiese locali facciano di tutto per non lasciar perire la memoria di quanti hanno subito il martirio, raccogliendo la necessaria documentazione». 
La Commissione nominata da Mons. Agostino era composta dai seguenti membri: Don Enzo Gabrieli (Presidente), Don Bruno di Domenico (Promotore di giustizia), Don Francesco Zumpano (Notaio attuarlo), Sig. Francesco Reda (Notaio), Don Ortensio Amendola (Parroco di Aiello Calabro), Dott. Francesco Morrone (Perito medico), Sig. Aurelio Scaglione (Collaboratore medico), Sig. Vincenzo Leonetti (Operaio), Sig. Antonio Trozzo (Operaio). 

San Geniale maggio 2003

Una mostra dell’Archivio di Stato di Cosenza e un approfondimento dello storico Fausto Cozzetto sul Culto di S. Geniale Martire

di Bruno Pino

LA CONVERSAZIONE sulla nascita del culto di S. Geniale Martire che si è tenuta sabato 26 aprile 2003 alla Casa delle Culture di Aiello Calabro (Cs) si è rivelata di grande interesse e spessore e dalla quale sono venuti alla luce elementi di storia locale sino a questo momento sconosciuti.

Fausto Cozzetto, docente di Storia Moderna all’Università della Calabria, brillante come sempre nella veste di relatore a questa ennesima iniziativa che ha promosso l’assessorato alla cultura del comune – in occasione della preparazione dei festeggiamenti del patrono – ha offerto un’analisi storica del periodo in cui tanti sono i santi martiri che vengono richiesti e concessi alle chiese di tutto il mondo cristiano. Una fase storica, quella successiva alla Riforma protestante, in cui studiosi e dottori della Chiesa, come Cesare Baronio (Sora 1538 – Roma 1607), cardinale e storico che scrisse una monumentale storia della Chiesa per confutare i contenuti delle “Centurie di Magdeburgo” ed Antonio Bosio (1629-1652), il “Colombo della Catacombe” a cui è dovuta la mappatura dei cimiteri romani, riaffermano e rinsaldano la fede, la centralità vaticana e le proprie radici storiche, riscoprendo il Paleocristianesimo. San Geniale è un giovane che muore tra il I e III secolo d.C. da martire “a testimonianza dell’Evangelo, di quell’Evangelo – scrive il Solimena nel libro sul patrono aiellese ripubblicato nel 1992 dall’editore Brenner – ch’è il più santo ed il più giusto di tutti i codici dell’umanità”.

Dopo il Concilio di Trento, dalle fondamenta della Città Eterna, da quelle Catacombe in cui “di notte, mentre il sonno assopiva i rimorsi degl’imperatori e del popolo di Roma, i generosi fedeli raccoglievano il Sangue e i Corpi dei Martiri, rimasti esposti nel giorno al pubblico ludibrio, e con gelosa cura li depositavano…. (Solimena)” parte l’operazione di rinsaldare la fede, minacciata dalla Riforma, irradiando in tutto il mondo cattolico le ossa e il sangue di questi primi eroi del Cristianesimo.

In questo periodo di nuovo Cristianesimo che emana da Roma, gli aiellesi, dopo le sciagure provocate dal terremoto del 1638, cantate in una poesia di Giuseppe Di Valle, si sentono indifesi contro la forza devastante della natura. Sentono il bisogno di farsi proteggere.

L’occasione si offre con Alderano Cybo, cardinale molto influente della famiglia allora feudataria di Aiello. A lui chiedono di intercedere per ottenere qualche reliquia di santo martire. E le ottengono nel 1667 quando arrivano ad Aiello. Purtroppo però, come ebbe a scrivere il parroco Scipione Solimena nel 1902 e come risulta dagli studi dei Bollantisti, “nel Martirologio non si parla del Martire nostro. L’omissione – spiega il Solimena – potrebbe attribuirsi al fatto che in certi giorni era così grande il numero dei Martiri, da riuscire difficile e qualche volta impossibile il prenderne nota”.

Tuttavia, questa circostanza nulla toglie alla venerazione delle spoglie del santo, sostenuta negli anni cinquanta, in occasione di una visita pastorale, anche dal vescovo Monsignor Agostino Saba di Tropea (Aiello faceva parte sino a quegli anni di quella Curia vescovile, mentre ora e con Cosenza-Bisignano), come testimonia don Ortensio Amendola, intervenuto all’iniziativa culturale.

Novità assoluta dell’incontro, grazie all’attività puntigliosa di ricerca dell’Archivio di Stato di Cosenza, diretto da Anna Maria Letizia Fazio ed alla documentazione esibita, è stata per tutti l’esistenza, di cui si era persa memoria storica, di altre reliquie (un cranio con due capelli) di San Pacifico Martire, concesse (1739) a don Nicola Giannuzzi e conservate, chissà sino a quanto tempo fa, nella Cappella di San Francesco di Paola.

L’’esposizione fotografica dei documenti notarili (nell’occasione della conversazione sono stati esibiti gli originali del 1473, 1656, 1658, 1667 e 1732), curata dall’Archivio, è proseguita sino al 4 di maggio, giorno della 335° festa patronale. Un’occasione, come ha tenuto a sottolineare il direttore dell’Archivio cosentino, “per tenere accesa la fiammella della nostra storia e delle nostre radici”.

Racconti di vite oltreoceano, in un libro di Gabriele Niccoli

“NON dimenticherò mai quel primo Natale canadese. Lo passai solo come un cane. L’unica cosa che mi faceva andare avanti era il ricordo della famiglia e delle tradizioni che allietavano la mia gente e le mie terre in quel periodo. In quella cameretta scura che era ormai diventata sia il mio porto che la mia cella io rivissi il Natale della mia terra calabra”.

Il brano appena citato fa parte di un libro, pubblicato qualche tempo fa, che racconta le esperienze migratorie di italiani in Canada, si pone come interessante documento della storia degli italo-canadesi. D’altronde, è di corrente attualità, l’interscambio ed il confronto – rafforzati anche ultimamente tra l’Unical e le Università canadesi con il “progetto Canada” – sulle comuni radici culturali delle comunità di emigrati calabresi all’estero.

L’autore, o meglio, il curatore della pubblicazione è Gabriele Niccoli, direttore del Dipartimento di Italianistica e Francesistica dell’Università di Saint Jerome’s, originario di Grimaldi (Cs) e presidente della “Valle del Savuto Social-Cultural Club” di Toronto, uno dei più convinti sostenitori di questo progetto, presente a Cosenza qualche giorno fa all’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università della Calabria.

I racconti di vite oltreoceano raccolti nel libro “Ricordi”, pubblicato da Éditions Soleil Publishing Inc. con il contributo del Governo canadese, del Consolato Generale d’Italia a Toronto, dell’Istituto di Cultura di Toronto e del Centro Scuola e Cultura Italiana, non sono che testimonianze dirette e personali “dello sradicamento dalla propria terra”, come avverte Niccoli, di “gioie e dolori della loro diaspora”, che ci dicono delle difficoltà dell’adattamento degli emigrati nel nuovo mondo.

Sebbene il libro sia una ri-scrittura del curatore che tuttavia dichiara di “aver conservato al testo, o ai testi, buona parte della loro voce e vivacità”, si struttura in diversi ricordi, a tema unico (l’esperienza migratoria), che gli stessi protagonisti italo-canadesi ci raccontano. Molte storie – scritte in italiano, altre in inglese – “si snodano – scrive nella prefazione Sergio Maria Gilardino, professore della McGill University di Montréal -, le une dopo le altre, portandoci di fronte la stessa vicenda: uomini e donne che lasciano una terra natia tanto amata, ma indigente, per cercare lavoro oltreoceano”. “Ne escono – scrive ancora Gilardino – confessioni che sono tanto vibranti nella loro urgente espressiva e, direi, lirica, quanto istruttive nella loro icastica proiezione del maledetto trapianto. Le soluzioni narrative – continua – variano: dai versi in dialetto, rimuginati dal fondo di dolci-dolorose memorie, alla ricostruzione di una vita incentrando il racconto su un dettaglio, un momento, un arrivo, una partenza”.

“Possa quest’opera – si augura il professore della McGill University – in un clima di sempre maggiore sensibilità da parte delle autorità italiane ai destini dell’italianità all’estero (al recupero delle competenze linguistiche e del patrimonio ancestrale) e di sempre maggiore interesse da parte dei giovani italo-canadesi, nati a valle del doloroso percorso degli antenati, portare quell’impulso e quei lumi che ancora mancavano per sanare con la lettura, l’intesa, gli scambi culturali e la comprensione il divario d’un secolo e d’un oceano”.

RICORDI
Racconti di vite oltreoceano
a cura di Gabriele NICCOLI
Éditions SOLEIL Publishing Inc. – Canada

Cappelle Gentilizie e Devozionali in Calabria. Una pubblicazione di Francesca Paolino che parla anche della Cappella Cybo di Aiello Calabro

Postiamo, retrodatandolo, il seguente articolo:
Cappelle Gentilizie e Devozionali in Calabria 1550-1650” di Francesca Paolino, Laruffa Editore – Reggio Calabria, pp. 228, £. 50.000
Pubblicato su Il Quotidiano della Calabria, 20 aprile 2000, pag. 36

L’opera di Francesca Paolino – architetto, saggista, oltre che docente alla facoltà di Architettura dell’Università in riva allo Stretto – viene pubblicata in queste settimane, per i tipi di Laruffa di Reggio Calabria e grazie al contributo del Dipartimento di Architettura e Analisi della Città Mediterranea e del MURST.
L’autrice non è nuova a questo tipo di pubblicazioni. Già in precedenza si è distinta per aver dato alle stampe saggi di storia dell’architettura, come peraltro hanno fatto in anni recenti altri suoi colleghi quali Mussari, Scamardì, Cammera, i quali hanno posto una devota attenzione nello studio di opere di cui la Calabria è ricca e sulle quali si vuole intervenire verso una loro effettiva valorizzazione.
L’analisi del periodo artistico che il saggio della Paolino si ripropone nasce tuttavia non senza alcune difficoltà. Difficoltà indicate dalla stessa autrice che sono “la scarsità delle fonti documentarie” a cui attingere. Causa la poca attenzione che la storiografia in passato ha dedicato alla Calabria artistica tra la metà del ‘500 e la metà del ‘600. E solo in anni recenti, tale disattenzione – grazie anche all’apporto di nuovi studi da parte delle “giovani università calabresi” – affievolendosi, ha generato positivamente indagini approfondite. Sono comprese in queste indagini alcune tra le opere più rappresentative del periodo qui considerato. Si tratta di talune Cappelle gentilizie (nelle Chiese di San Domenico e San Francesco di Paola in Cosenza, La Cappella Spinelli nel Santuario di Paola, del SS. Sacramento e della Madonna Odigitria nella Cattedrale di Gerace e, infine, la Cappella Cybo-Malaspina dell’ex Convento dei Francescani Osservanti di Aiello Calabro) che appartengono “all’insieme delle opere dei secoli XVI e XVII presenti in terra calabrese ancora inesplorate e in molti casi del tutto ignote”.
“La Calabria – dice nel libro l’autrice – (…) mostra, attraverso un’indagine ormai largamente estesa, avviata da chi scrive, di possedere testi architettonici di notevole interesse e di grande suggestione, i cui caratteri sono estremamente variabili in ragione di fattori diversi e complessi. Ciò è attribuibile – continua – al fatto che la regione non arriva a formulare un’autonoma produttività artistica e architettonica, non esistendo i presupposti culturali, socio-politici ed economici per un siffatto salto di scala. Essa (la Calabria) si limita dunque ad accogliere opere concettualmente appartenenti ad aree culturalmente egemoni (Toscana, Roma, Napoli, Messina)…”. Ad emergere dall’analisi storiografica di siffatte opere di pregio, quale elemento caratterizzante, è la Committenza (per esempio la famiglia toscana dei Cybo per Aiello o le altre famiglie nobili anche calabresi o il Clero) che, esprimendo in esse opere “la lungimiranza e la volontà di autocelebrazione”, contribuiscono a renderle consone, almeno per quanto concerne le grandi opere d’arte, alla “temperie del periodo in cui – l’opera d’arte – è stata prodotta”. E validi esempi sono i monumenti nel libro presi in esame. “La fioritura – sostiene Francesca Paolino – di opere architettoniche – stimolata e sostenuta da intenti celebrativi e devozionali (espressione concreta dell’applicazione dei dettami del Concilio di Trento), attuata con l’apporto di idee e linguaggi innovativi rispetto al clima artistico della regione da maestranze ‘straniere’ -, è stata possibile grazie all’impiego di risorse litiche locali, calabresi, il cui sfruttamento è stato forse suggerito dalle stesse maestranze, integrato e completato da una parziale importazione di marmi bianchi di Carrara”. Già padre Giovanni Fiore da Cropani, il Barrio e il Pacichelli, tra i tanti storiografi, avevano decantato, nelle loro descrizione delle terre calabresi, le risorse litiche impiegate per la costruzione di “superbissime Cappelle, Colonne, Statue, e somiglianti…” (Barrio); come pure in epoca più recente nell'”Elenco degli edifici monumentali” del 1938 di Alfonso Frangipane, e in Paolo Orsi, precedentemente nel 1929, ne “Le Chiese Basiliane della Calabria”.
Il libro insomma “dà a ricomporre – per come suggerisce Rosario Gioffrè nella prefazione – un affresco culturale di un luogo e di un’epoca…”, ovvero la Calabria artistica tra il XVI e XVII secolo. “Le pagine, per esempio sulla Cappella Cybo (particolare in copertina) o su quella di San Francesco di Paola (La Cappella Spinelli), manifestano una chiarezza microchirurgica, settoria, nel riandare alla scoperta di ogni indizio fondabile su lacerti materici e informativi…”.


Bruno Pino