Torno da Roma e trovo la notizia: Claruzzo i giornali piú non vende. Mi toglie questo annuncio ogni delizia e tristi il guardo, il cuor, la mente rende.
D’incontro e scontro, ma ritrovo grato era il negozio, di vie e idee incrocio. Di salde idee Claruzzo sempre armato la guerra combattea con buon approccio
di modi a volte duri ma affettuosi, e sempre con gentile piglio amico, quai son talora i torbidi marosi che a riva impulso cessano nemico.
Accanto avéa la dolce e cara sposa, Maria, che con modi assai garbati sapéa far sí ch’ei giusta avesse posa nel sostenere i duoi princípi amati.
I due fratelli stavangli vicino: Franco, di note musicali autore, e l’altro, lo storiografo Cenzino. L’edicola era al centro d’attenzione.
La foga or viene meno del guerriero e tace quella voce penetrante. Tutta Amantea se n’ duole e il circondario, perch’ella di passione luogo ardente
era civil, politica e morale. Vi s’incontravan viri di pensiero, che disponean dibattito leale sí che ciascun dell’altro andava fiero,
e tanti poi comuni cittadini, lavoratori ansiosi di sapere ogni mattina a lor quali destini voleva riservar chi avéa il potere;
e ad esser s’apprestavan sempre pronti al giorno della lotta e alla riscossa, allór che i comunisti dirigenti per lor suonato avrian “Bandiera rossa”.
Riceviamo da Franco Pedatella un componimento a ricordo di Giulio di Malta.
Ppe Giuliu ‘e Mavuta. (Ppe Giuliu Di Malta).
Jíe ppe lle vie parole a rruozzulare, ca de l’anticu avissenu ‘u sapure ed allu core sânu ben parrare e ccose belle sânu ricordare;
ppe lle campagne ràdiche ‘e pittare e ggrita ppe ffigure belle fare, c’avissenu i culuri d’ ‘a natura e all’uommini parrassenu intr’ ‘u core.
‘U riestu d’ ‘a jurnata po’ ‘u passave a ccecaliare ccu ll’amici ‘e core; e ppo’ passave all’arte d’ ‘u pitture: culuri ccu ppinnielli sapíe usare.
Senza cravatta, ccu giacca e ccappottu jíe. Curríe appríessu sempre a ‘nnu pallune e ssempre rimaníe ‘nnu giuvenottu e ffrisca manteníe chista passione..
Mo’ ‘u chjangenu i tifosi juventini ch’illu teníe allegri e ccumbattivi, pronti a zumpare quandu i bianconeri ‘n classifica d’ ‘e squatre erenu i primi.
Vulíe nun sulu vídere jocare, ma puru ‘u pallune palleggiare e ppo’ intr’ ‘a porta ‘u biellu gollu fare dopu c’avíe aspettatu ‘u traversune.
Priestu ‘a matina ccu stivali e ccane, fucile in spalla e ccartuccera chjina, jíe, dopu ‘a sirata alla cantina ccu ll’atri cacciaturi a ffare ‘u pianu
ppe lla battuta ‘e caccia d’ ‘a matina, ‘ndov’unu cc’ere i passi a ccumandare c’avíe dde fare ‘a squatra a puntinu ppe acielli e ppuorcuspini precurare.
‘Ntr’ ‘u core ‘a Tyllesium, dintra ‘a mente ‘a bella e ccara squatra d’ ‘u Cusenza ch’ illu seguíe tifosu e dirigente ccu acqua, sule, nive, friddu e bientu.
D’ ‘e cose antiche ere ‘nnammuratu: dunare allu Comune ‘u castiellu vulíe ppe ‘nn’ attu biellu ‘n core natu, quandu ere io sindacu d’Ajìellu;
‘u sulu ‘mpegnu ca m’ha ddumandatu ere ca rimanisse ‘nnu castiellu; e cchista è lla risposta ch’io l’haju datu: “A nnozze tu me fai ‘nu ‘mbitu biellu”.
C’è statu po’ legale ‘mpedimientu, ppe cchistu ‘u fattu biellu ‘un s’è ccunchjusu, ma l’attu generusu d’ ‘u momentu m’ ‘u puortu dintra ‘u core scrittu e cchjusu.
L’aspette mmo’ l’amicu suo Toninu Citrignu ppe pparrare ‘e pinnellate e rriproporre llà ‘ndo’ ‘u cielu è ffinu “Nuova Comunità” ppe lli Beati.
Mo’ sû ffermate ‘e manu e lle parole, nun guardenu cchjú ll’ uocchji cielu e mmare, ma ogne ppersuna ch’ ‘i racconti move, ogne vallune d’ ‘e poesie e cchjanuoru
parre e nne cunte ‘a storia ca l’autore l’ha mmisu ‘m bucca o ha ddatu ‘n cuorpu e fforma e Giuliu torne a scrivere e a ppittare dunandu a nnumi e a pposti vita curma.
Il 18 marzo del 1945 moriva a Mauthausen Geniale Amerigo Bruni (per leggere la sua storia vedi la voce del Dizionario ICSAIC). Abbiamo scritto più volte che la sezione locale del P.C.I. era intitolata proprio al giovane partigiano Geniale che a soli 22 anni morì come un eroe. Il ricordo di questa intitolazione, però, e non ne conosciamo le ragioni, si è man mano cancellato. Per fortuna, tempo fa, scartabellando documenti d’epoca, ci è venuto sotto gli occhi il timbro del partito comunista con la scritta che commemora il Nostro.
Copano è una località di Aiello, conosciuta per le curve tortuose della strada provinciale che l’attraversa. Il 24 agosto del 1828, alle ore dodici, arriva in Comune la signora Grazia Casanova, di professione levatrice, di anni 60, e presenta al sindaco ed Ufficiale dello Stato Civile, Geniale Maruca, un bambino appena nato. È stato ritrovato dalla signora Casanova qualche ora prima, alle 7 del mattino, “avanti la Pagliaia del suo fondo detto Copano ove domicilia”. Il neonato è stato abbandonato, così riporta l’atto di nascita, “dagli autori dei suoi giorni, in fasciato con alcuni panni di lino bianco, con fascia di Bambace bianca, ricci di cambri bianchi, al collo, legato con un cordone di lana nero, con una barca di seta, color paglino e fettuccia rossa ed altra bianca colla testa ignuda senza alcun segno, cifra, o lettera sul collo. Noi ufficiali dello Stato Civile – prosegue il documento – dopo aver visitato detto bambino l’abbiamo ritrovato essere maschio, della età apparente di tre giorni. La stessa ha inoltre dichiarato di dare al bambino nome di Costantino cognome Adriano”. Nello stesso documento, è annotato che il 16 gennaio 1836, 8 anni più tardi, don Bonaventura Arlìa, dottore fisico e cerusico di Amantea dichiarerà di riconoscere per proprio figlio il piccolo Costantino, nato il 23 di agosto del 1828. Inoltre, lo stesso 24 agosto, dopo la registrazione in comune, il trovatello riceverà il battesimo nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Costantino, dunque, adottato dalla levatrice, cresce ad Aiello. La sua formazione scolastica inizia però nel seminario di Tropea, nella cui Diocesi erano compresi all’epoca sia Aiello che Amantea. In seguito, dopo un periodo di studio da autodidatta, si trasferisce a Napoli, dove si laurea in Giurisprudenza. È il 1861 quando inizia la carriera in magistratura come Procuratore del Re presso il Tribunale di Ivrea. Da qui andrà a Torino come capo sezione al Ministero di Grazia e Giustizia; e poi a Roma. Nel 1890 si dimette per motivi di salute dall’incarico ministeriale di direttore della seconda divisione e subito dopo, nel febbraio 1891, si trasferisce a Firenze, assieme alla compagna Giuseppina Massaglia. Con quest’ultima si sposa nella città del Giglio, ormai avanti con gli anni, il 4 febbraio 1906. Nel capoluogo toscano, Costantino Arlìa passa a miglior vita nella sua casa di via S. Gallo 81, per una emorragia cerebrale, il 18 febbraio del 1915. «L’ultimo periodo della sua lunga vita (morì a 86 anni) – si legge nel necrologio pubblicato sul «Giornale storico della letteratura italiana» – venne funestato dalla cecità, ma egli sopportò con stoicismo la sua sventura, consolando le tenebre da cui era avvolto con le luci sempre vivide della memoria e dell’intelletto». Fu, il Nostro, secondo l’anonimo estensore, «editore e annotatore amoroso e sagace», sebbene non «un letterato di professione, ma ciò non tolse che egli amasse e studiasse le lettere nostre con vera e instancabile passione». Costantino Arlìa che per tanti anni aveva svolto la professione di magistrato, è conosciuto però come filologo e italianista. Tra le sue pubblicazioni più note, il “Lessico dell’infima e corrotta italianità” che scrisse insieme a Pietro Fanfani. La competenza filologica e lessicografica acquisita, nonché le numerose pubblicazioni a tema, fecero dell’Arlìa un autorevole linguista, tanto da essere chiamato a far parte dell’Accademia della Crusca.
Con i festeggiamenti per celebrare il centenario dell’Ulisse, capolavoro di James Joyce, quest’anno, la capitale irlandese sarà ancora di più il luogo perfetto per tutti gli amanti della letteratura o per chi desidera scoprirla partendo, perché no, da uno dei “suoi” libri più famosi. E parlando di libri, prima di passare in rassegna i moltissimi eventi joyciani, va ricordato che il 2022 sarà anche il 125° anniversario di “Dracula”, scritto da un altro scrittore Dubliner DOC quale Bram Stoker.
Grazie a un fitto calendario di eventi, l’omaggio al centesimo compleanno di una delle opere più iconiche in lingua inglese trasformerà Dublino in un gioioso salotto letterario diffuso.
A partire da oggi, 2 febbraio, giorno dell’anno in cui nel 1922 uscì ufficialmente il libro che mise Dublino per sempre in evidenza su tutte le mappe letterarie, il luogo di nascita del suo autore sarà l’epicentro di tutte le celebrazioni e la Città della Letteratura dell’UNESCO si animerà con un programma di letture, conferenze, commissioni artistiche, momenti legati al gusto, tour a piedi, mostre, musica, teatro e molto altro.
Un intero romanzo in un giorno solo… per un anno di eventi!
Gli eventi del MoLI: Museum of Literature Ireland – www.moli.ie
Nell’Ulisse, la storia si svolge a Dublino, giovedì 16 giugno 1904 e nel gioco di numeri legati al centenario, oltre al palindromo numerico 2.2.22, coincidenza vuole che il 16 giugno di quest’anno cada proprio di giovedì. Va ricordato inoltre, che Joyce era molto superstizioso riguardo al 2 febbraio, anche perché la prima pubblicazione del suo romanzo sperimentale coincise con il suo 40° compleanno. E le celebrazioni joyciane di Dublino toccheranno uno dei loro momenti più intensi proprio 16 giugno, giorno tradizionalmente noto come “Bloomsday”, in onore del personaggio centrale del romanzo, Leopold Bloom.
In primo piano tra le attrazioni letterarie che segnano il centenario, c’è il Museum of Literature Ireland (MoLI), situato in una delle più belle dimore storiche di Dublino. Chiamato MoLI in omaggio a Molly Bloom, l’eroina di Joyce nell’Ulisse, è il punto focale delle celebrazioni: detiene la preziosa prima copia ufficiale del romanzo e nel corso di tutto l’anno, infatti, ospiterà una serie di interessanti appuntamenti, coinvolgendo artisti, scrittori, accademici e artisti per celebrare l’Ulisse e la sua capacità di continuare a influenzare trasversalmente la creatività.
L’avvio ufficiale è proprio oggi con il lancio di “Love, Says Bloom”, una nuova esplorazione visiva del nucleo familiare e amorosi di Joyce attraverso film, immagini, narrazioni e canzoni contemporanee. L’installazione, disponibile al MoLI fino al 3 luglio, è stata curata dalla stimata scrittrice e poetessa irlandese Nuala O’Connor.
Le sorprese non finiscono qua e oggi il MoLI annuncerà anche la line-up completa di artisti coinvolti per “Ulysses 2.2”, collaborazione tra il museo, l’innovativa compagnia di teatro, arte visiva e danza ANU, e Landmark Productions, uno dei principali produttori teatrali irlandesi: “Ulysses 2.2” vedrà la creazione di 18 nuove opere d’arte ispirate ai 18 capitoli del romanzo e prevede la collaborazione di importanti artisti irlandesi di tutte le discipline, tra cui figurano la scrittrice Anne Enright, nata a Dublino, l’editorialista e scrittore Fintan O’Toole, Poetry Irelanda, nonché la Irish National Opera con Marina Carr ed Evangelia Rigaki.
Inaugurazione di Ulysses 2.2 Episode 1: avrà luogo il 15 febbraio e sarà caratterizzata da una nuova installazione teatrale che utilizza un software di eye-tracking che illumina come le persone leggono l’Ulisse. Altre date saranno confermate nel corso del progetto.
In collaborazione con il Governo irlandese, il MoLI ha anche lanciato “Ulysses100”, una nuova piattaforma digitale e una guida agli eventi irlandesi e internazionali relativi al centenario. Il sito funzionerà come un centro di raccolta virtuale per registrare queste e altre attività anche per lo studio e la ricerca futuri. https://ulysses100.ie
“Ulysses100” mette in evidenza importanti eventi internazionali del centenario, tra cui “Ulysses Journey 2022”: sei nuovi film e lavori musicali di compositori irlandesi, che sono ispirati da, riflettono su, e/o rispondono idealmente all’Ulisse. “Ulysses Journey 2022” (https://ulysses100.ie/posts/ulysses-journey-2022) inizia a Dublino e a Parigi il 2 febbraio e andrà avanti fino a tutto il mese di aprile, viaggiando verso a Belfast e poi di nuovo verso Dublino, prima di traslocare a Budapest per il Bloomsday 2022 e concludendosi a Parigi il 18 giugno 2022.
Gli eventi del James Joyce Centre con i suoi tour anche gastronomici, il Bloomsday Festival e un… francobollo!
Il MoLI non sarà naturalmente l’unico punto in cui si festeggerà Joyce e i suoi fan sono doppiamente invitati a visitare la città perché dal 2 febbraio anche il dublinese James Joyce Centre darà il via alle celebrazioni per il centenario. Ospitato da una splendida dimora georgiana menzionata nel romanzo ha inevitabilmente molti legami con Joyce e le sue opere, tra cui la porta originale del numero 7 di Eccles Street, l’indirizzo di Leopold Bloom nell’Ulisse, che custodisce nelle sue sale. www.jamesjoyce.ie
Gli eventi chiave includeranno una mostra di dipinti di Aidan Hickey, che si rifarà ai 18 episodi di Ulisse. Inoltre, il centro, sempre a partire da febbraio, organizzerà una serie di tour a piedi, che, oltre a toccare molti luoghi presenti nel romanzo, includerà performance e momenti legati al gusto.
Gli appassionati di letteratura potranno anche prenotare l’annuale Bloomsday Festival, gestito dal James Joyce Centre. È un evento davvero interessante e ogni amante dei libri dovrebbe partecipare almeno una volta nella vita, per la sua natura di importante festa letteraria, che riunisce a Dublino migliaia di persone: guai a immaginarselo serioso; il divertimento è grande ed è fatto di letture, concerti musicali, pub crawls e altri eventi che rendono omaggio a un romanzo saldamente radicato nella cultura irlandese. www.bloomsdayfestival.ie
Quest’anno si svolgerà naturalmente durante il Bloomsday, il 16 giugno, e offrirà una miriade di occasioni e spunti per connettersi con Ulisse, attraverso musica, tour, teatro e conferenze in luoghi storici del romanzo.
Molti altri luoghi ed eventi segneranno il 100° anniversario della pubblicazione dell’Ulisse a Dublino, compresi la James Joyce Tower a Sandycove, nella baia di Dublino, e il pub di Davy Byrnes, immortalato nel romanzo.
E alla luce dell’importanza per Dublino, l’Irlanda e il mondo, dell’Ulisse, il servizio postale irlandese An Post ha creato due nuovi francobolli Ulysses100. Progettati dai designer irlandesi The Stone Twins, i francobolli sono intenzionalmente non ortodossi, sorprendenti e inaspettati, oltre che modernisti. Esattamente ciò che ci si aspetta da una lettura di Ulisse!
100 anni di Ulisse in Italia e nel mondo
Nel corso della Irish Week che avrà luogo a Milano nella settimana di San Patrizio (17 marzo), Turismo Irlandese organizzerà alcuni appuntamenti dedicati allo scrittore, coinvolgendo anglisti di fama mondiale e alcuni licei milanesi.
Immancabile Trieste, città in cui Joyce visse tra il 1904 e il 1915: si potranno seguire visite guidate in programma ogni sabato e in occasione del Bloomsday andranno in scena 4 giorni di appuntamenti interessanti e divertenti. Indirizzo da non mancare il Joyce Museum.
Parte di “Ulysses 100”, a Parigi il Centre Culturel Irlandais presenterà “A Nation Under the Influence: Ireland at 100”, annunciato come “un’onesta riflessione sulla maturazione di una nazione, sulla falsariga del candido ritratto di Dublino dipinto dall’Ulisse di Joyce” (https://ulysses100.ie/posts/a-nation-under-the-influence-ireland-at-100).
Sempre legato a “Ulysses 100”, negli Stati Uniti, gli eventi del centenario includeranno Women and the Making of Joyce’s Ulysses, che avrà luogo all’Harry Ransom Center di Austin, Texas. Curata da Clare Hutton della Loughborough University, la mostra, inaugurata il 29 gennaio, proseguirà fino al 17 luglio e racconterà la storia del ruolo formativo dei membri della famiglia di Joyce e, in particolare, di quattro donne che furono associate all’innovativa sperimentazione letteraria di quel periodo (https://ulysses100.ie/posts/women-and-the-making-of-joyce-s-ulysses).
101 anni fa, il #21gennaio1921, veniva fondato a Livorno il Partito Comunista d’Italia. Le paginette che seguono raccontano i ricordi di Peppe Verduci circa le attività svolte per il partito, da metà anni ’40 in poi, a livello locale e federale.
Peppe Verduci il 22 maggio di quest’anno avrebbe compiuto 100 anni. Un anno significativo perché ricorre il centenario della nascita del Partito Comunista, al quale aderisce a partire dal 1944.
Appena possibile, cercheremo di aggiungere alla sua militanza ulteriori informazioni, attingendo dagli archivi del PCI della Federazione di Cosenza, e dalla documentazione dell’Archivio di Stato di Cosenza.
Per ora, ricordiamo questa data, postando una brevissima nota biografica.
Nato a Lazzàro (Rc) il 22 maggio 1921, Verduci si trasferisce ad Aiello Calabro nel 1932 con la numerosa famiglia. Ancora giovane, dopo aver appreso il mestiere di falegname, apre una bottega. Nel 1943, assieme ad altri giovani, costituisce, ad Aiello, la prima sezione del Partito Comunista Italiano, di cui egli diviene dirigente, svolgendo una intensa attività politica. In seguito, farà parte del Comitato Federale di Cosenza. Dal 1956 al 1965, per due consiliature è stato sindaco di Lungro; poi presidente della Lega delle Cooperative; membro della Camera Confederale del Lavoro e dell’Alleanza dei Contadini. Sciolto il P.C.I., Verduci è rimasto comunista, militando nel partito di Rifondazione, e ricoprendo la carica di presidente dei probiviri nel circolo “Fausto Gullo” di Cosenza.
Ha pubblicato, nel 1999, il libro “Memorie di Lotta – Aiello Calabro 1943 – 1970” (edito dall’ICSAIC), in cui raccoglie le esperienze della sua militanza comunista e dove mette a fuoco le problematiche di una comunità che lo ha visto crescere e maturare, insieme ad una generazione di giovani dediti alla costruzione di una società improntata ai veri valori di una democrazia fattiva e concreta e non solo formale. Il libro – per il successo ottenuto – è stato poi rieditato da Pellegrini nel 2002. Sempre con la Casa Editrice Pellegrini, ha pubblicato nel 2003 “Poesie”; e nel 2004 “Aiello Calabro – Appunti sparsi”, Sono invece del 2005 “Stralci letterari” e “I miei dieci anni a Lungro”. Del 2006, invece, l’ultima fatica letteraria “Frammenti di storie e ricordi” (Pellegrini), in cui sono raccolte memorie e particolari avvenimenti che riguardano la storia politica e sociale di Aiello Calabro nell’immediato secondo dopoguerra.
Si è spento a Cosenza l’8 aprile del 2008. Riposa nel cimitero di Aiello Calabro, vicino alla cara moglie Peppinella.
Il manoscritto di A. Civitelli sui fatti del 20 febbraio ’21
Ciò che successe quel 20 febbraio 1921 passò alla cronaca ed alla storia come i Fatti luttuosi di Ajello in Calabria, ed ebbero una rilevanza nazionale oltre che locale.
Sono circa le dieci del mattino, quando centinaia di contadini iscritti alla sezione della Lega del lavoro di Stragolera e Cannavali (due frazioni del comune, nda) si riversano in paese per protestare contro la tassa sul focatico. Una imposta diretta comunale di origine medioevale, poi abolita nel 1931, applicata solo alle famiglie benestanti, che l’Amministrazione di Aiello aveva deciso di estendere a tutti, senza distinzione di reddito. Una simile reazione delle classi più povere si era registrata già nel luglio 1919, ad Aiello come in altri centri calabresi, per il rincaro del costo della vita.
Il 20 febbraio 1921, però, la situazione precipita. «Due morti (Lepore Vincenzo di anni 50 e Guercio Vincenzo di anni 22) e cinque feriti si sono avuti in una dimostrazione compiuta da contadini contro il Municipio di Aiello Calabro, per protestare contro l’annuncio della tassa sul focatico. La folla inveendo contro i carabinieri aveva ferito il brigadiere e un milite: il carabiniere superstite per evitare di essere sopraffatto, fece fuoco ripetutamente e i dimostranti si diedero alla fuga lasciando al suolo due morti e tre feriti leggeri». Così fu riportata la notizia dal “Corriere della Sera” del 24 febbraio. In questi termini era stata riferita anche dal “Giornale di Calabria” il giorno successivo agli eventi.
Palazzo Cybo, all’epoca sede del Municipio e dei Real Carabinieri
Ma è controversa la dinamica di quanto avvenne. Il “Giornale di Calabria” (del 21.02.1921), nella ricostruzione dei fatti, riassumendo, parla di invasione da parte della folla del Municipio e della caserma dei Real Carabinieri (allocati nello stesso palazzo Cybo-Malaspina, nda); di aggressione ai militi, e di alcuni colpi di rivoltella, uno dei quali ferì un carabiniere in modo lieve. «I carabinieri allora – è scritto nell’articolo – vistisi ridotti a mal partito fecero uso delle armi furono esplosi cinque colpi che uccisero due dimostranti (…) e ne ferirono lievemente altri tre».
Per quei fatti furono arrestati 16 contadini ed emesso mandato di cattura per Adolfo Civitelli, insegnante “borghese” ed ex sindaco della cittadina sul finire del 1800, che fu ritenuto istigatore della rivolta. La “Sezione di Accusa” presso la Corte di Appello di Catanzaro, prosciolse i Reali Carabinieri “per legittima difesa” e rinviò a giudizio: Raffaele Bernardo Ciddio «per reato di lesione» in persona del carabiniere Barbuto e altre 13 persone (tre furono prosciolte), compreso Civitelli, «per oltraggio con violenza e resistenza, di violenza privata e di lesioni lievissime».
La terza Sezione del Tribunale, presieduta dal cav. Russo, nel marzo 1922, (collegio di difesa composto dagli avvocati: Caratelli, Virno, D’Andrea, De Chiara, Tocci, Gullo, e Corigliano) emetterà sentenza di condanna per Bernardo Raffaele (un anno, un mese e 8 giorni); e per gli altri a due mesi e 27 giorni di reclusione, «pena completamente condonata»; mentre assolverà, per insufficienza di prove, altri sette contadini.
A. Civitelli con familiari
«È evidente che la ricostruzione dei fatti fornita inizialmente dal “Giornale di Calabria” – scrive Rocco Civitelli, autore del liber amicorum “Cronaca e storia ad Aiello Calabro nel primo Novecento, Libreria Dante e Descartes – Napoli 2003”, dove sono contenuti gli appunti di Adolfo Civitelli che «inviò dalla latitanza alla famiglia per organizzare la difesa processuale» – non resse né all’istruttoria né al dibattimento. L’accusa di tentato omicidio non fu neppure portata in aula. Ma la sentenza – evidenzia l’autore, già docente ed ex militante nella Cgil Nazionale – appare comunque sproporzionata e non rispondente ai fatti».
Anche l’organo provinciale socialista cosentino nel numero 3 del 1° aprile 1922 – come riporta ancora l’autore da Misefari (1972) – bolla il pronunciamento della corte come una «incredibile e feroce sentenza di classe» e parla di «persecuzione giudiziaria contro l’insegnante Adolfo Civitelli, dipinto come istigatore, e 16 poveri contadini …».
In altre parole, per Civitelli i moti contadini del ’21 non furono strumentalizzati dalle ambizioni personali di un borghese “dissidente” dalla classe di appartenenza, né una manifestazione “spontanea”, ma furono solo legittime battaglie contro le forze conservatrici per una giustizia sociale.
* Riproponiamo in occasione dei 100 anni dei Fatti di Ajello, un vecchio articolo pubblicato sulla stampa e poi postato sul blog, diversi anni fa.