Pillole di storia locale. Il Partigiano Geniale Bruni

Un video di due minuti ciascuno per ricordare tutti i Partigiani della Provincia di Cosenza. Una iniziativa del direttivo ANPI Provinciale di Cosenza “Paolo Cappello” per celebrare il 25 Aprile, nel settantacinquesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo.
Il progetto “Pillole di Partigiani Cosentini” curato da Matteo Dalena (testi e voce), Maria Pina Iannuzzi (voce) e Rodolfo Capoderosa (musiche e montaggio), in collaborazione con l’ICSAIC  (Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea) presieduto da Paolo Palma, mira a creare un archivio della memoria del nostro partigianato.
Ai videodoc già realizzati, che potrete rivedere sul sito ANPI di Cosenza, oggi si aggiungono quelli dedicati a Walkiria Vetere di Rogliano e a Geniale Americo Bruni di Aiello Calabro che vi riproponiamo.
Qui il POST sul Blog di Anpi Cosenza che ringraziamo.

Parole di giornalismo in Costantino Arlìa

Qui di seguito, alcune parole del gergo giornalistico, quali “reportage“, “reporter“, “resocontista” e “canard“, l’odierna “fake news“, tratte dal dizionario de L’infima e corrotta italianità di Pietro Fanfani e Costantino Arlìa, linguista e accademico della Crusca, di origine calabrese.

Resocontista
Reporter
Canard, l’odierna fake news

Emigrati Aiellesi negli States. Ugo Pagnotta ci lascia, ma rimangono i ricordi raccontati nel suo libro "Figure, Bozzetti di Vita Paesana sul Filo della Memoria"

Nel blog abbiamo più volte ospitato qualche scritto di Ugo Pagnotta, emigrato negli Stati Uniti nei primi anni ’50. Domenica scorsa se n’è andato a 95 anni. Ci lascia un prezioso libro di ricordi, di cui abbiamo già pubblicato brani.

Qui di seguito, il necrologio.

Ugo S. Pagnotta, 95, of Brick passed away peacefully on Sunday, December 9, 2018 at his home in Brick surrounded by his family. Mr. Pagnotta worked as a tailor for Brooks Brothers in New York City for many years before retiring. He was a communicant of St. Dominic’s RC Church in Brick. 

Born in Aiello Calibro, Italy, he immigrated to the United States in 1951, settled in Brooklyn and lived there until coming to Brick in 1998. 

Mr. Pagnotta was predeceased by his brothers, Aldo and Enrico Pagnotta. Surviving are his loving wife of 60 years, Gertrude (Incarnato) Pagnotta; son, George Pagnotta and his wife, Lynda of Brick; daughter, Lucille Pagnotta and Esther Weatherington of Staten Island; sister, Carmela Casella of Brick; 2 grandchildren, Nicole Bruno and her husband Joe of Lakewood, and Carissa Pagnotta of Brick; and great grandsons, Dominic and AJ Bruno; and many nieces and nephews. 

Visiting will be on Tuesday from 2-4 and 7-9pm at the O’Brien Funeral Home, 505 Burnt Tavern Road, Brick. A Mass of Christian Burial will be offered 10am on Wednesday at St. Dominic’s RC Church, Brick. Burial will follow at Resurrection Cemetery, Staten Island.

Giulio di Malta presenta il suo ultimo libro di poesie

Presentazione libro G. di Malta

Anniversari. Il 18 aprile 1948, le prime elezioni politiche dopo l'entrata in vigore della Costituzione

Dal libro di Peppe Verduci, Frammenti di storia e ricordi, Pellegrini 2006, pag. 49.
Il più delle volte era la Democrazia Cristiana a fare festa, scavalcandoci nella conta dei voti che ad essi risultavano sempre di più; come ad esempio avvenne nelle politiche del 1948, quel 18 aprile, quando ne uscimmo sconfitti in maniera eclatante, con le ossa rotte, con solo 8 milioni di voti contro i 12 della Democrazia Cristiana, con l’aggravante di aver tutta la sinistra in un solo gruppo per non far disperdere voti, inventando il famoso “Fronte Popolare” e scegliendo come simbolo la testa di Garibaldi. La Democrazia Cristiana quell’anno ha dilagato, conquistando in Parlamento la maggioranza assoluta dei voti con 307 Deputati, ma, ricordo, imbarcò poi nel Governo il Partito Repubblicano che contava solo 5 Deputati, allo scopo, certo, di non farsi accusare di regime assoluto, ma per dimostrare che l’Italia aveva un Governo di coalizione. Quella travolgente affermazione fu ottenuta sulla base di una campagna elettorale, a dir poco, sconsiderata, nella quale si buttarono a capofitto tutte le forze antipopolari, con in testa la Confindustria, la Confagricoltura, la Confcommercio, facendo scendere in campo direttamente tutti i padroni delle aziende di produzione, promettendo mari e monti, proprio in quei momenti in cui l’Italia era investita da una crisi profonda, con una disoccupazione galoppante, indicando agli operai e ai contadini la via dell’emigrazione, avendo coniato il famoso detto: “Prendi la valigia e vai all’estero”.

Vedi anche:
https://brunopino.it/2008/04/18/le-elezioni-del-18-aprile-1948-quando-il-fronte-popolare-perse-e-vinse-la-dc/

https://brunopino.it/2007/03/12/nuovo-libro-del-compagno-peppe-verduci/

L’8 aprile 2008, moriva il compagno Peppe Verduci

Per altre notizia, qui ==>
https://brunopino.blogspot.it/search?q=Peppe+Verduci

Riconoscimento della Commissione Cultura del Comune di Cosenza per il prof. Remo Naccarato. Le foto della serata

Nella sala Quintieri del teatro Rendano di Cosenza, oggi pomeriggio, 25 settembre, è stato conferito il riconoscimento alla carriera di "Calabrese eccellente nel mondo" all'Aiellese Remo Naccarato, uno dei padri della gastroenterologia italiana.

Dal sito del Comune di Cosenza

Consegnato, alla presenza del Sindaco Occhiuto, riconoscimento alla carriera al Prof.Remo Naccarato, gastroenterologo cosentino di fama internazionale

“Una figura così ricca ed eclettica, con una straordinaria formazione professionale ed accademica, non disgiunta dalle sue evidenti doti umane, avrebbe fatto molto comodo all’interno dei nostri ospedali, ma nel nostro territorio, che pure ha grandi potenzialità ed un capitale umano di assoluto riguardo non c’è stato, purtroppo, l’humus giusto per far sì che eccellenze come il prof. Remo Naccarato potessero restare qui ed arricchire il nostro patrimonio”.
Lo ha detto il Sindaco Mario Occhiuto intervenendo questa sera nella Sala “Quintieri” del Teatro “Rendano” dove era in programma la cerimonia di consegna al prof. Remo Naccarato, uno dei padri della gastroenterologia italiana e personalità di spicco nel campo della ricerca, insigne accademico dell’Università di Padova e figura di primo piano con meriti acquisiti anche a livello internazionale, di un riconoscimento alla carriera attribuito dalla Commissione cultura del Comune di Cosenza, presieduta da Claudio Nigro.
Al prof. Naccarato, nativo di Aiello Calabro, oggi ottantaduenne, ma con un’energia e una capacità comunicativa veramente sorprendenti, si deve la fondazione della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia dell’Università di Padova, da lui diretta dal 1976 al 2003.
Libero docente in Patologia Speciale Medica dal 1965, ha insegnato nell’ateneo del capoluogo veneto Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali, Gastroenterologia e Patologia Speciale Medica.
Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, il prof. Naccarato ha fatto anche parte del Consiglio Superiore della Sanità. 
Il Sindaco Occhiuto si è detto grato al prof. Naccarato per quello che rappresenta a livello nazionale ed internazionale. “Per quanto poca cosa sia questo riconoscimento, rispetto a quelli che è abituato a ricevere – ha aggiunto il primo cittadino – la città di Cosenza è onorata di consegnarglielo, attraverso la Commissione cultura, perché proviene direttamente dal cuore della nostra città e della nostra comunità”. 
La cerimonia, introdotta dal Presidente Nigro, ha visto la relazione del consigliere Mimmo Frammartino che ha ripercorso puntualmente la prestigiosa carriera del prof. Naccarato ricordandone anche i trascorsi da studente, a Cosenza, del Liceo Classico “Bernardino Telesio” (in sala “Quintieri” c’era anche qualche compagno di classe, come Ettore Cozza e Tonino Guzzo). Dal “Telesio” di Cosenza al “Virgilio” di Roma e poi all’Università di Padova dove Remo Naccarato si laureò nel 1957 e dove ottenne, nel 1964, il suo primo incarico al Policlinico dopo aver vinto una borsa di studio per specializzarsi in Olanda e dopo altre due specializzazioni, a New York e a Londra. 
Frammartino ha inoltre ricordato il legame inscindibile tra la Calabria ed il prof. Naccarato anche se “ha eletto l’Università di Padova a sua compagna per sempre”. Un impegno ed una smisurata passione per il sapere che sorprende ma che gli è valsa, di recente, anche la medaglia al merito deontologico attribuitagli in occasione del premio intitolato ad Achille De Giovanni, primo presidente dell’ordine dei medici di Padova. Basta leggere la motivazione per rendersi conto di come il prof. Naccarato sia diventato un punto di riferimento insostituibile per i suoi allievi, alcuni dei quali presenti anche alla cerimonia di Cosenza: “per la spinta motivazionale trasmessa agli allievi della sua scuola e per essere un esempio di etica professionale per tutti i medici padovani”. 
“E in quel veneto dove un altro calabrese, Bruno da Longobucco otto secoli fa, nel 1200, si accorse che era giunto il momento di cambiare la filosofia della medicina, portandola ad un livello colto, Remo Naccarato – è ancora il consigliere Frammartino a parlare – continua a fare scuola”. 
Nel corso della cerimonia sono intervenuti, tra gli altri, la Vice Presidente della Commissione cultura Maria Lucente, il consigliere Francesco Perri, il Sindaco di Aiello Calabro Franco Iacucci e il prof. Giampiero Avruscio, cosentino come l’eccellente cattedratico e primario di angiologia all’Ospedale di Padova, che ha molto insistito sia sulle indiscusse qualità professionali del prof. Naccarato, ma anche sulla sua missione tesa ad umanizzare la medicina. 
Quando prende la parola, il prof. Naccarato, dopo aver ringraziato il Sindaco Occhiuto, la Commissione cultura e tutta la città, comincia a sfogliare l’album dei ricordi. 
La mente va al ponte Mario Martire bombardato durante la guerra e al Liceo “Telesio” dal quale si vedeva anche il “Rendano” bombardato. Non dimentica la sua passione calcistica per il Cosenza, evocandone la prima promozione in serie B “con Vignolini capitano e De Maria coach”. Una passione, quella per il calcio, che ha continuato a coltivare anche negli anni successivi scendendo direttamente in campo ogni mattina, alle 7,00, prima di recarsi in Ospedale. Prima di ritirare il premio, non rinuncia ad una breve, ma profonda lectio su alcuni principi importanti della medicina, richiamando il messaggio, del 1714, di un pioniere come Bernardino Ramazzini: “E’ meglio prevenire che curare”. Raccomanda il riorientamento dei servizi sanitari e virtuose politiche pubbliche per la salute. Tra gli altri consigli: uno stile di vita sano che contempli l’attività fisica e una sana alimentazione. Poi ricorda le 12 regole del codice europeo contro il cancro senza dimenticare due parole ancora per gli anziani, da considerare una risorsa. “Invecchiare bene deve essere una priorità globale e, ultima avvertenza, bisogna continuare a lavorare anche nella terza età”. E la prova provata è il suo costante impegno, nonostante le ottantadue primavere.
La serata è stata conclusa da una performance musicale del “Trio Beethoven” composto dal pianista Fabio Falsetta, dal violinista Davide Stratoti e dal violoncellista Leo Stratoti che hanno eseguito i “Klaviertrios Op.1 n.1 e n.2” di Beethoven.

La Commissione cultura del comune di Cosenza assegnerà venerdì 25 settembre al Teatro “Rendano” il riconoscimento alla carriera al Prof. Remo Naccarato, uno dei padri della gastroenterologia italiana

Il prof. Remo Naccarato, uno dei padri della gastroenterologia italiana, sarà venerdì 25 settembre a Cosenza per ritirare, al Teatro “Rendano”, nel corso di una cerimonia in programma alle ore 17,15 nella Sala “Quintieri”, un riconoscimento alla carriera attribuitogli dalla Commissione Cultura del Comune di Cosenza.
Alla cerimonia di consegna parteciperà il Sindaco Mario Occhiuto.
Al prof. Naccarato, nativo di Aiello Calabro, oggi ottantaquattrenne, si deve la fondazione della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia dell’Università di Padova, da lui diretta dal 1976 al 2003.
Libero docente in Patologia Speciale Medica dal 1965, l’attività accademica del Prof.Naccarato si è svolta all’Università di Padova dove ha insegnato Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali, Gastroenterologia e Patologia Speciale Medica. Nel 1978 divenne, sempre presso la stessa Università, professore ordinario di malattie dell’apparato digestivo.
E’ stato, tra l’altro, fondatore della Società Italiana di Alcologia, fondatore e presidente dell’Associazione Italiana Studio Pancreas e della Società Italiana di Gastroenterologia. All’inizio degli anni ’90 ha diretto anche il dipartimento trapianti d’organo dell’Azienda ospedaliera di Padova e fino al 2003 è stato inoltre direttore del dipartimento di scienze chirurgiche e gastroenterologiche dell’Università del capoluogo veneto. Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, il prof.Naccarato ha fatto parte del Consiglio Superiore della Sanità.
Remo Naccarato si laureò a Padova nel 1957, dopo aver compiuto gli studi classici prima al Liceo “Bernardino Telesio” di Cosenza e poi al “Virgilio” di Roma.
Il suo primo incarico a Padova, al Policlinico, risale al 1964 e nella città veneta giunse dopo la specializzazione a New York e a Londra.
Venerdì al “Rendano” la relazione in Commissione cultura sarà svolta dal consigliere comunale Mimmo Frammartino. Ad introdurre l’ospite sarà il Presidente dell’organismo consiliare Claudio Nigro. Il prof.Remo Naccarato sarà accompagnato a Cosenza dal Prof.Giampiero Avruscio, cosentino come l’eccellente cattedratico e primario di angiologia all’Ospedale di Padova.

Aiellesi illustri. Oggi, 18 febbraio 2015, ricorre il centenario della morte di #CostantinoArlìa

 

Cento anni fa, il 18 febbraio 1915, a Firenze, all’età di 86 anni, moriva Costantino Arlìa, illustre filologo calabrese. Era stato magistrato e poi funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia. Ma aveva dedicato gran parte della sua vita allo studio della lingua italiana. Una passione forte ed una competenza filologica e lessicografica, che lo avevano portato a diventare accademico della Crusca. 

Nato ad Aiello Calabro (Cs) nell’agosto 1828, si forma al seminario di Tropea. Dopo un periodo da autodidatta, prosegue gli studi a Napoli dove si laurea in giurisprudenza. Iniziata nel 1861 la carriera in magistratura come Procuratore del Re presso il Tribunale di Ivrea, passa come funzionario al Ministero di Grazia e Giustizia, prima a Torino, e poi a Roma. Dimessosi per motivi di salute dall’incarico ministeriale, si trasferisce agli inizi del 1891, a Firenze, dove trascorre la parte finale della vita, insieme alla moglie.
Di lui si parla nell’Enciclopedia Italiana Treccani e nel Dizionario Enciclopedico UTET, oltre che in “Gli Scrittori delle Calabrie”, e nella “Bibliografia e Biografia calabra”.

Per l’Arlìa, la purezza linguistica – come si evince dal Lessico dell’infima e corrotta italianità, scritto insieme a Pietro Fanfani (la prima edizione per i tipi di Paolo Carrara di Milano è del 1877, a cui ne seguiranno altre) – fu tra le sue più vive preoccupazioni. Tanto che, come riferisce la voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani, il Carducci lo definirà “puntiglioso linguaiolo”.

Tra le altre pubblicazioni il “Dizionario bibliografico”, edito a Milano fra i manuali Hoepli nel 1892, una raccolta di locazioni e voci del linguaggio bibliografico; “Voci e maniere di lingua viva” (Milano, 1895); “Del linguaggio degli artigiani fiorentini” (ibid. 1876); “Filologia spicciola” (Firenze, 1889); “Passatempi filologici” (Milano, 1903), ecc. 
Molti suoi manoscritti – oltre alla documentazione prodotta dallo studioso custodita all’Accademia della Crusca – sono conservati ancora presso l’Istituto Lombardo dell’Accademia di Scienze e Lettere, nonostante avesse ordinato, prima di morire, e divenuto oramai cieco, che fossero dati alle fiamme. Alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, invece, si trovano un corposo carteggio ed altre lettere di Chiaro Chiari e di Pietro Fanfani, donate nel 1936 alla biblioteca dalla vedova.

La riconosciuta importanza degli studi di Arlìa, però non ha sortito, come invece avrebbe dovuto, l’interesse da parte delle istituzioni culturali, che non hanno inteso, per motivi che disconosciamo, fare una celebrazione del centenario, come avevamo suggerito sulla stampa, già anni fa e in diverse occasioni, ma senza successo.

Tuttavia, se è sfuggita questa ricorrenza del 18 febbraio, volendo, si può sempre pensare di organizzare, nei prossimi mesi, almeno un convegno, un incontro, una conferenza. Intanto, anche un po’ per provocazione, è in corso una commemorazione, virtuale, sui social network.

L’ultimo dei “varbìeri” ajellesi

L’ultimo dei “varbieri aiellesi”
di Bruno Pino

Il salone si conserva ancora come quando era in piena attività, prima che andasse in pensione. Lo specchio oblungo riflette tutti gli oggetti e gli strumenti che hanno avuto una funzione. Le forbici, le lame per radere, pettini e spazzole, la mitica brillantina, il pennello per la schiuma da barba, il seggiolino per i bambini con la testa di topolino. Tutto è rimasto com’era. Dalle vetrinette fanno capolino fotografie ingiallite, ritagli di giornali, vecchi calendarietti di quelli profumati, ricordi vari. È un piccolo museo dell’amarcord. Qui, come in una recente descrizione dei barbieri del sud del vecchio secolo, del giornalista Paride Leporace, «l’attesa del turno era lenta»; qui, «La modernità del vecchio barbiere è un ventilatore che taglia a fette l’aria del vecchio tempo».
Mastr’Adorfu, così lo chiaman tutti, ma il vero nome è Rodolfo, il protagonista di tanti anni passati con le forbici in mano, l’ultimo dei “varbìeri” ajellesi, è ancora qui. Ogni tanto, va in giro a trovare amici e parenti, infermi a letto; e per carità cristiana, a chi accorcia i capelli, a chi rade la barba. È un ancora giovanile signore, di minuta corporatura, capelli bianco grigi, sempre ben rasato. Per la sua curiosità avrebbe potuto fare anche il giornalista. Si informa di questo, chiede a quell’altro, ti racconta cosa è successo, cosa si dice in piazza, ti chiede il perché ed il percome. Non è difficile incrociarlo. Più volte al giorno se ne va a trovare i propri cari al Cimitero.
Mastr’Adorfu – come pure lo sono stati tanti altri artigiani del luogo, oramai passati a miglior vita – era e rimane tuttora un punto di riferimento per quegli Aiellesi che vivono fuori paese. Sono stati suoi clienti, e quando ritornano, specialmente d’estate, non mancano di passare dal vecchio salone per salutarlo. Il suo, il vecchio salone, come anche le vecchie e innumerevoli “putighe” di una volta sparse per il paese, era una sorta di ritrovo. Frequentato non solo per farsi la toeletta, ma per leggere il giornale, o parlare, come si suole dire, del più e del meno.
A sprazzi ci ha raccontato la storia della sua vita e dell’attività artigianale durata per un quarantennio. Nato ad Aiello nel marzo del ’35, giovanissimo, Rodolfo Sicoli va a imparare il mestiere nella “putiga” di mastru Fiorenzo Pucci. Diversi anni di apprendistato e poi, come tanti coetanei in quel periodo, dopo la seconda guerra, se ne va a cercar miglior fortuna, un po’ a Milano, e poi a Roma, sempre come aiutante barbiere. A 18 anni, nell’autunno del 1953, decide di mettersi in proprio, e apre il suo salone ad Aiello, dove era nato e dove avrebbe formato famiglia. Per oltre quarant’anni, “il simpatico figaro” dell’antico paesino di Ajello chissà quanti baffi ha sagomato, quante barbe ha raso, e quanti tagli di capelli, a padri di famiglia e giovanotti. Nel dicembre del 1962 sposa Gilda Lepore. Dal loro matrimonio nascono Carmela – che perderanno prematuramente nel 1994 – e Graziella che i coniugi Sicoli li ha resi nonni. Il 1994, a dicembre, il salone chiude i battenti. Mastr’Adorfu se ne va in meritata pensione. Ogni tanto, però, riapre le porte per liberare i ricordi. Ricordi che per un po’ ci riportano indietro negli anni, con nostalgia.